Racconto vincitore del 1° premio del Concorso di narrativa (IV Edizione) bandito da "Future Shock". ULTIMO DOWN di Piero Gai "Uhhhh!". Henry Banks si levò faticosamente in piedi, tentando di mettere a fuoco la situazione. Aveva perso il conto di quanto si fosse ripetuta, oramai, quella elementare operazione. Sempre con maggiori difficoltà. "Huddle!". Al secco comando, automaticamente, raggiunse i compagni schierati intorno al quarterback per ricevere lo schema d' attacco. Compagni? Mai visti prima. A dir la verità, non li vedeva neanche ora. Ogni volta che fissava loro lo sguardo in volto, una luce pareva spegnersi. L' unica, fuggevole impressione ricavata, al di là delle maschere d' acciaio protettive, gli ricordava sgradevolmente un museo delle cere. Facce fatte in serie, prive d'espressione. Peggio ancora per gli avversari - dei quali, ogni volta, scorgeva a mala pena la sagoma stranamente sfuocata - per il campo di gara e per il pubblico. Un confuso, indecifrabile rumoreggiare, era tutto quel che riusciva ad intendere. L' atmosfera era quella di un sogno; assai poco gradevole. "Troppe botte in testa in tutti questi anni, mio caro. Fanno strani scherzi. O quell' ormone della crescita non era sintetico...Chissà come inizia il morbo di Creuzfeld - Jakobs?". "Azzurro due, tre, al due!". Sempre la stessa tattica elementare. Ma poi, che fine aveva fatto il team difensivo? Aveva smarrito la nozione del tempo, questo è vero, tuttavia era impossibile non trovare sospetta la costante mancanza di cambi. Tutto ciò, non aveva alcunché di logico. Scrollò le spalle e si dispose accanto al cantro. Quante volte lo aveva fatto, durante la propria carriera? High School, Università, professionisti... Schema di lancio in profondità. Ripassò mentalmente le proprie mansioni; sino a quel punto, le cose non erano andate troppo bene. Per la guardia destra titolare dei New England Patriots, venire battuta sistematicamente da uno sconosciuto non era accettabile neppure in sogno o incubo che fosse. "Hike!...Hike!" . Sul secondo segnale, si alzò dalla posizione a tre punti d' appoggio, arretrando di mezzo passo assieme ai compagni per formare la tasca protettiva a beneficio del regista. Tre secondi, ed il pallone sarebbe partito... Niente! Anticipandone i movimenti, il
defensive end avversario lo colpì prima che fosse "Quel bastardo di fronte ha costantemente prevenuto le mie mosse. Quasi mi leggesse...no, cosa cazzo vado a pensare! E se, invece... Provare, non costa nulla. S'impose di escludere qualsiasi briciola raziocinante. Vuoto, nel proprio cervello; reagire automaticamente... "Non pensare, concentrarsi sui muscoli, i tendini tesi, le vene pulsanti. L'odore del sudore... e del sangue". Stavolta, il difensore rimase praticamente immobile, mentre 120 kg di rabbia lo colpivano all' altezza del basso ventre. Con tutta la carogneria possibile, Banks aveva piantato la propria maschera d' acciaio verso un punto del bacino che sapeva meno riparato dalle protezioni. La sensazione di trionfo fu immediata, ma venne repressa immediatamente. Non poteva scoprire le proprie carte così rapidamente. "Set...Hike!". Cross body block stavolta! Si catapultò letteralmente con tutto il proprio corpo contro le ginocchia del gigante a lui opposto, stranamente titubante. Lo schianto fu brutale; rizzandosi in piedi come un gatto, ebbe l' impressione di trovarsi in una pellicola cinematografica con fermo immagine in atto. Il difensore era a terra, raggomitolato per i postumi della mazzata ricevuta. Quasi fosse stato interrotto un circuito, tutti gli altri giocatori erano immobili come manichini. Stavolta, la sensazione fu irrefrenabile. Ansie, interrogativi, dubbi sulla propria sorte, sugli avvenimenti in corso e sull' assurda situazione, svanirono sotto il potente influsso dell' adrenalina. Era sempre stato considerato un fior di combattente, perdio; l' atmosfera di battaglia lo inebriò come in centinaia d' altre occasioni. Riprese posizione; qualunque cosa avesse di fronte, umana o meno, a dispetto delle sembianze, appariva visibilmente in difficoltà. La resa dei conti era giunta. Con un ribollire d' ira troppo a lungo repressa, lanciò come un guanto di sfida il proprio pensiero. "Comodo il gioco sporco, vero? Adesso, però, siamo pari. So che puoi leggermi nella mente, e tu sai che l'ho capito e posso evitarlo. Adesso, vedremo chi è il più forte davvero. E senza trucchi!" Avvertì uno strano formicolio all' altezza delle tempie. Per un attimo, provò l' impressione che il rivale cercasse di comunicargli qualcosa. La propria resa, forse? Troppo tardi. Lasciò rispondere alle proprie sensazioni: gelo, odio. Morte.Nella frazione di secondo successiva, Banks colpì con tutta la propria forza, centrando con il casco lo sterno del nemico; immediatamente, adoperò l' avambraccio destro come una clava, vibrando un fendente dal basso verso l'alto, destinato alla gola. Ci avrebbe rimesso la spalla, ma non gliene importava nulla. Non avvertì quasi la fitta di dolore dei legamenti strappati; la testa del rivale era schizzata all' indietro, ricadendo poi in direzione opposta, senza controllo. In un lampo, il cambiamento. Giocatori, tribune, arbitri, campo... tutto svanì. Non riuscì a distinguere se si trovasse all' aperto o dentro una qualche struttura. Solo il terreno, o pavimento che fosse, emetteva una luminosità gialla vivissima. Di fronte a lui, esanime, una figura priva di lineamenti, completamente nera, tremendamente simile ad una marionetta privata dei fili. Poi, di nuovo quel vortice nella testa.... (Dal Boston Globe, martedì 18 novembre) RITROVATO GIOCATORE SCOMPARSO BOSTON - Henry Banks, noto lineman offensivo dei New England Patriots, è stato ritrovato in un vicolo nei pressi di Hartford Street. Fisicamente assai provato ed in forte stato confusionale, l' atleta è stato ricoverato d' urgenza in ospedale per accertamenti. Il sergente Walker, capo della pattuglia cui si deve il ritrovamento di Banks, ha dichiarato di avergli sentito proferire poche frasi sconnesse su "qualcosa o qualcuno alle prese con una bella sorpresa, chissadove", prima di svenire. Tutte le ipotesi sono al vaglio degli inquirenti, nell' attesa che il giocatore riprenda conoscenza e possa chiarire ogni dettaglio della sua scomparsa. Le indagini continuano a tappeto in tutta la città. "Aaaah, piano, in nome di Daibutsu!". A qualche anno luce di distanza, su un grosso asteroide della costellazione del Cigno, problemi altrettanto pressanti erano in via di soluzione. La medesima figura nera, scorta a malapena da Henry Banks al termine della sua allucinante sfida, si lamentava apertamente dell' opera del compagno. Difficile, in verità, distinguerli tra loro. Altezza superiore ai due metri, braccia e gambe snelle, tronco muscoloso e proporzionato. Due grandi occhi gialli, privi di pupille, spiccavano in un cranio triangolare, altrimenti privo di dettagli. Il destinatario del rimprovero smise di passare lo speciale attrezzo a raggi sul corpo del compagno. "Non è il caso di lamentarsi troppo, N' Wok. Ho quasi finito e - continuò con un certo tono acido - visto che i guai te li sei andato a cercare, potresti almeno stare zitto!". "Ma io..." N' Wok non poté neppure concludere la propria flebile protesta. "Prima di tutto - il pensiero gli giunse caustico nei recettori cerebrali - visto che quella...cosa è tornata al mittente, possiamo esprimerci più civilmente. L' apparato vocale, te lo rammento, è un puro retaggio del passato utile in casi d' emergenza e poco più. Tornando a noi, niente scuse! La ricerca doveva riguardare un maestro di scacchi altairiano. Per l' arrivo di quell'... accidente non catalogato da destinazione ignota, ennesimo regalo di quel bidone di convertitore di trasferimento che nessuno vuole sostituirci, avresti dovuto adottare la procedutra standard". "Cioè, rispedirlo immediatamente da dov' era venuto. Grazie, Wraal, conosco la prassi, ma quando l' analizzatore etnologico ha segnalato la presenza, nel patrimonio conoscitivo di quella creatura, delle regole di un gioco ancora sconosciuto, non ho resistito. Attendevo da una vita un' occasione del genere". "Il solito, sciaguratissimo sognatore". Nelle parole di Wraal, si poteva cogliere una nota di chiaro affetto. Avevano diviso così tante avventure, loro due... "Passi voler esaminare il campione alieno senza preventivo benestare della sezione biologica, ma riprodurre le condizioni di gioco affrontandolo personalmente...". "Per Domisfal, che sorpresa! Pensavo di essere al sicuro, anche se si fosse accorto che gli leggevo nel pensiero. Invece, ha escluso la parte raziocinante della sua mente, senza perdere alcuna facoltà fisica. Sorprendente davvero". "Zitto e fermo, devo terminare la medicazione... Là, adesso è tutto a posto. Avessimo una fisiologia più simile alla loro, in base a quel po' che ho potuto vedere, ed a quest' ora starei compilando un modulo per sostituzione di personale deceduto in missione. Adesso muoviti: l' archivio del sapere universale non aspetta. Dobbiamo catalogare ancora fenomeni ludici e sportivi perlomeno di quattro sistemi solari, prima di ricevere il cambio". N' Wok distese le membra, stiracchiandosi lentamente. "Ouch! Fa ancora male! Quel..." - le espressioni indirizzate all' inconsapevole e lontano Banks, erano il frutto del periodo di studi su alcuni tra i più arretrati pianeti della nebulosa del Granchio - "...sei proprio sicuro che non abbiamo registrato le coordinate d' arrivo?". "Che ti prende? Vuoi proprio che quell'affare ritorni a finire l'opera? Il computer principale ha rispettato alla lettera la procedura d'emergenza: in caso di pericolo per gli operatori, riprodurre l' anomalia di trasferimento al contrario, cancellando l' ubicazione del mondo d' origine dell' intruso dopo avercelo rispedito. Comunque, non t'avvilire. Ci aspetta una delle ricerche che ti appassionano maggiormente in assoluto: prelevare un alieno da un pianeta periferico, rilevare tutto il possibile su un determinato sport lì in uso e riprodurlo fedelmente nel nostro studio B, con impegno diretto di uno di noi. Ovviamente, sarò ben lieto di cederti quest'onore...". "La solita lagna" sbadigliò deluso N' Wok, appollaiato sul proprio seggiolino. "Mi vien da vomitare solo al pensiero di un altro mosaico a cento incastri di Orione. Che strazio!". "Stavolta, pare si tratti di qualcosa di diverso. Del pianeta in esame, conosciamo poco o niente, tanto è arretrato. Le sonde automatiche hanno captato alcuni echi di trasmissioni locali casualmente, ed i cervelloni del piano di sopra hanno deciso di svolgere qualche indagine approfondita, anche se, originariamente, di là non dovevamo nemmeno passare". "Cosa si sa degli abitanti?" "Mistero. Non ci siamo mai sbarcati, né abbiamo raccolto campioni. Te l' ho detto, non gliene fregava niente a nessuno fino a due giorni fa. Sarà una sorpresa per tutti. Passami la carta cosmica...Sì, esattamente quel segmento. Il terzo dalla loro stella principale. Inserisci pure i dati". "E cosa ci scrivo nella tabella 'ricerca elementi'? L' indirizzo di tua sorella?". "Scusa, me n'ero dimenticato. loro lo chiamano 'Football Americano'". PIERO GAI -
Sono nato il 27 maggio 1966 a Feltre, provincia di
Belluno, dove chi s'interessa di fantascienza &
affini viene etichettato come "...uno che ha tempo
da perdere". Per un colpo di fortuna, mio padre,
piemontese doc ( è nato ad Asti), grande appassionato
del settore e di lettura "tout court", mi ha
lasciato saccheggiare a piene mani la propria collezione
di "Urania". Dapprima, timorosamente attratto
dalle copertine così inconsuete ed inquietanti. Poi,
finalmente, per dedicarmi a quelle pagine. Murray
Leinster ed H. Beam Piper sono tra i primissimi autori
(con l' onnipresente Asimov) nei miei ricordi di bambino,
in grado di lasciare una traccia indelebile. |
||||||||||