Editoriale

LA TECNOLOGIA

DA SOLA

NON BASTA

                                                               di          Antonio Scacco

La prima fanzine fu fondata da me nel 1984 ed aveva per titolo "THX 1138", tratto dall'omonimo romanzo di Ben Bova. Facevano parte del comitato di redazione: Donato Altomare, Vittorio Catani, Vincenzo Cucinella, Eugenio Ragone e Cosimo Trisolini.

Scopo della pubblicazione era di richiamare l'attenzione del lettore sulla svolta data olla nostra società dalla diffusione del computer e, più in generale, sull'ambivalenza della scienza, capace di trasformare il nostro pianeta in un paradiso terrestre o in un mondo d'incubo. Davanti all'aut-aut della propria salvezza o distruzione, "THX 1138" condannava sia l'indifferenza che il ripiegamento su atteggiamenti consolatorio-evasivi e auspicava una scelta di campo tra due aspetti non conciliabili della nostra civiltà: o abbandono sulla china dei "lastrico dell'inferno"1, come metaforicamente è definito il consumismo nthx.jpg (16909 byte)ell'omonimo romanzo di Damon Knight, o difesa in ogni latitudine della dignità umana.

Il ruolo che sulle pagine di "THX 1138" veniva attribuito alla narrativa di fantascienza era, in sostanza, quello della mediazione tra le innovazioni tecnico-scientifiche - sempre più incalzanti e sempre più monopolio di una ristretta cerchia di persone - e le aspettative, i problemi, le inquietudini e le speranze dell'uomo della strada.

Tale funzione mediatrice della science fiction era particolarmente chiamata in causa in occasione dell'inaugurazione, alle porte di Bari, di "Tecnopolis", la cittadella dell'informatica. Si faceva notare che il successo di un simile progetto - come del resto veniva sottolineato dalla delegazione degli operatori della 'Silicon Valley' - dipendeva dal fattore umano: l'innovazione tecnologica non è di per sé una "bacchetta magica" capace di funzionare ovunque.

Si insisteva, perciò, sulla necessità di impossessarsi, attraverso un adeguato processo educativo, dei meccanismi fondamentali della civiltà tecnologica, in modo che costituissero la base del nostro comportamento quotidiano fino o diventare una vera e propria "routine". Ed era proprio in quest'opera di educazione tecnologica, in quest'impegno a liberare il comportamento umano da condizionamenti pre-scientifici che la narrativa di fantascienza avrebbe potuto svolgere un ruolo molto proficuo. Ma era, la mia, una vox clamantis in deserto. Sicuramente, il razzismo culturale a cui da più di un secolo e mezzo, cioè dal Frankenstein di M. Shelley, soggiace la fantascienza, è un riflesso di quella situazione più vasta denunciata da Piero Angela: "Questo ritardo culturale (è bene rendersene conto) è graditissimo al potere, poiché in assenza di controllori efficaci esso si trova con le mani molto più libere per usure (o lasciare usare) le tecnologie a suo profitto. Del resto i politici hanno sempre considerato con sospetto l'ingresso del razionale in un contesto molto spesso irrazionale: anche perché una metodologia scientifica è per sua natura contestatrice, vuole verificare, non accetta spiegazioni demagogiche (... ). Per questo è graditissimo al potere una cultura che rimanga chiusa nel suo ghetto pre-scientifico e che affronti la problematica moderna più con i Dialoghi di Platone che con la "tavola" di Pitagora (o il principio di Archimede)"2. Conclusasi l'esperienza di "THX 1138", nel maggio 1986 fondai una seconda fanzine, "Future Shock". Anche questo volta il titolo non era parto della mia fantasia, ma ricavato dal celebre saggio scritto dal sociologo americano Alvin Toffler. Sulle sue pagine, ho condotto (e conduco) una tenace battaglia contro quanti si ostinano a confondere la science fiction con la letteratura fantastica e arrivano perfino ad amputare il termine "science" pretendendo col moncherino "fiction" di spiegare tutta una tradizione che va dai scientific romances di Wells alla scíentifiction di Gernsback3. Con "Future Shock", il legame tra scienza e fantascienza è diventato più intimo e articolato. Ecco, in sintesi, la linea editoriale che intendo seguire: 1) le radici della science fíction non vanno cercate nell'utopia, nel mito o nel romanzo gotico, bensì nella rivoluzione scientifica galileiana; 2) pur dibattendo i problemi che la scienza suscita in seno alla società, la fantascienza non è divulgazione scientifica: l'influsso della scienza sulla fantascienza riguarda non tanto la sostanza quanto la forma; 3) se da un lato la fantascienza rispecchia la crisi culturale del mondo moderno, tuttavia essa non è letteratura della trasgressione, della dissacrazione e del nichilismo. La funzione più genuina della science fiction è di ricucire lo strappo fra le due culture, quella umanistica e quella scientifica, di tendere cioè più a costruire che a demolire, più ad umanizzare che a svilire, più ad integrare che a dividere; 4) la soluzione alla crisi culturale provocata dallo shock da futuro innescato dalla scienza risiede in un nuovo umanesimo in sintonia con lo spirito scientifico (umanesimo scientifico): la fantascienza è in grado di favorire tale umanesimo. Al termine di questa breve cronistoria, è necessario lanciare un segnale forte e chiaro: "Future Shock" attualmente, a causa dell'esiguo numero di abbonati, versa in una grave crisi finanziaria e minaccia di chiudere. Se non ci sarà un adeguato sostegno da parte dei lettori, è chiaro che i punti programmatici sopraelencati saranno destinati a restare lettera morta.

NOTE

1 Cfr. Damon Knight, Il lastrico dell'inferno (Hell's Pavement, 1955), Fanucci, Roma, 1979.

2 Piero Angelo, La vasca di Archimede, Garzanti, Milano, 19824, pp.374-375.

3 Illuminante è, in proposito, il seguente brano di lsaac Asimov: "Una parola che viene usata in inglese esclusivamente per indicare la narrazione di avvenimenti inventati è fiction che deriva dal latino fictio, creazione, finzione. Naturalmente, la fiction, la narrativa, può essere di diversi tipi, a seconda del contenuto. Se gli avvenimenti di cui si parla trattano soprattutto d'amore, si avranno delle love stories, ovvero storie d'amore; e dunque love fiction. Nello stesso modo, potremo avere detective stories, o storie poliziesche, terror tales, o racconti del terrore, mistery fiction, narrativa del mistero, o "gialla", confession stories, storie di vita vissuta, western tales, o racconti western, o jungle storíes, storie della giungla. La narrativo che appare nelle riviste del nostro settore tratta in un modo o nell'altro di cambiamenti nella scienza e nella tecnologia da esso derivato. Non è dunque ragionevole definire i racconti in questione science stories o science tale, e in genere science fiction?"(Guida alla fantascienza, Mondadori, Milano, 1984, pp.11-12).