| PAOLO
ALBANI-BERLINGHIERO BUONARROTI, Aga Magéra
Difúra: Dizionario delle lingue immaginarie,
Zanichelli, L.48.000. Se in America la "esolinguistica" ha prodotto ben due saggi accademici, oltre ad un numero imprecisato di articoli sempre a livello universitario, in Italia l'argomento non pare avere destato interesse (l'unico a dedicargli un po' d'attenzione è stato Renato Giovannoli, di cui La scienza della fantascienza è l'unico saggio di tipo strutturale/epistemologico su questa narrativa). Un utile repertorio può essere adesso costituito da Aga Magéra Difúra: Dizionario delle lingue immaginarie di Paolo Albani e Berlinghiero Buonarroti, con l'avvertenza che si tratta però di un'enciclopedia generale (e ottima), che tratta di tutte le lingue non sviluppatesi naturalmente: le lingue artificiali, quelle letterarie, quelle nate per gioco, quelle inventate dai bambini e dai pazzi, quelle settoriali (per ciechi, per sordomuti), i gerghi eccetera, compresi il linguaggio dei fiori, la segnaletica marinara, la stenografia, le lingue religiose e quelle iniziatiche e così via. Ampio spazio è ovviamente dedicato a quella che ho sopra definito "esolinguistica", sia nell'accezione di lingue inventate nella narrativa fantascientifica, che in quella che riguarda le lingue medianiche ("astrali") e quelle propagandate da ufologi e contattisti. Ma ancora maggiore è questo spazio se consideriamo la "fantalinguistica" in generale, ossia l'insieme (a carattere linguistico) di tutte le opere di fantascienza, fantastico, utopia, e non solo quelle che riguardano gli alieni. Troviamo dunque, in Aga Magéra Difúra, le lingue franche del futuro (inglese standard, lingua galattica), l'evoluzione di quelle terrestri, i gerghi delle società di domani (il newspeak orwelliano), le lingue dei popoli scomparsi e quelle parlate nei mondi utopici. Citiamo solo qualcuno degli scrittori che sono trattati, sia nelle voci riservate agli autori che in quelle dedicate alle lingue: Asimov, Bester, Blish, Lovecraft, Tolkien, Le Guin, Anderson, Carr, Orwell, eccetera eccetera (sono tantissimi). Il repertorio è dunque utile da consultare (anche solo per curiosità) perché le varie voci sono puntuali e precise, ben documentate, con i rimandi opportuni e le segnalazioni bibliografiche per gli approfondimenti. Ed è anche divertente da leggere, magari saltellando da un'entrata all'altra nel seguire un percorso di lettura che non coincide con l'ordine alfabetico. Gian Filippo Pizzo |
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