Presso l'editore Schena di Fasano, è uscito il saggio di Massimo Del Pizzo L'opera di J.-H. Rosny Aîné. Dal realismo al naturalismo, dal fantastico alla fantascienza (1995, pp.182, L.25.000). Il volume fa parte della "Biblioteca della Ricerca" (Sez. Cultura Straniera, n.63) diretta dal Professor Giovanni Dotoli della Università di Bari. L'articolo firmato da Massimo Del Pizzo e qui presentato riguarda un aspetto particolare della narrativa di Rosny Aîné: il viaggio.

Rotte dell'infinito: la poetica dell'alterità

in J.-H. Rosny Aîné

                                                    di     Massimo Del Pizzo

"Oui, j'ai vu... j'ai vu... le premier navire aérien premie
navire sidéral lanc dans l'infini par des être pensants..."
(G.De Maupassant, L'Homme de Mars, 1889)

1. Avvistamenti

Les Navigateurs de l'infini di J.-H. Rosny Aîné viene pubblicato la prima volta nel 1925, proprio quando negli Stati Uniti alcune riviste cominciano a proporre un fantastico diverso da quello a cui i lettori erano abituati. In questa fase di genesi e affermazione della science fiction come tale, c'è stata anche una ricerca di possibili modelli europei. Tra il 1926 e il 1930, Hugo Gernsback ospita su "Amazing Stories" ventisei testi di Wells e nove romanzi di Jules Verne. Diversa sorte tocca invece a J.-H. Rosny Aîné, benché la sua opera a quell'epoca abbia già i caratteri dominanti della fantascienza.

Nel 1924 si ha una delle rare traduzioni in lingua inglese di un suo "romanzo della preistoria", Le Félin géant; e solo nel 1930 la rivista americana di fantastico "Argosy" pubblica Helgvor du Fleuve Bleu, altro romanzo del filone preistorico. Bisognerà attendere gli Anni Sessanta perché racconti di carattere fantascientifico come Les Xipéhuz (1887) e Un Autre monde (1895) vengano tradotti in inglese e antologizzati da Damon Knight. Insomma la ricezione dell'opera di Rosny Aîné nell'area anglofona è tutt'altro che penetrante.

Eppure i riconoscimenti ufficiali che hanno accompagnato la sua instancabile attività letteraria sono solo un aspetto della non poca considerazione che la sua multiforme produzione meritò in Francia quando, fin dagli esordi, si era costruito tra la folla di scrittori in cerca di nuove ispirazioni, una inconfondibile fisionomia. Anche se il suo ciclo narrativo fantastico non sempre conobbe il successo che egli si aspettava, attirò comunque una giusta attenzione. Gli spunti immaginativi di contenuto apocalittico-visionario risultavano affascinanti (e fors'anche un po' disorientanti) per lettori come Edmond de Goncourt e Alphonse Daudet che furono tra i primi a seguire con curiosità questo autore "rebelle à toute imposition d'idées littéraires".

Naturalista, o meglio sarebbe dire già post-naturalista, in crisi di identità letteraria, Rosny Aîné doveva sconfinare subito, con una trasgressione salutare per la fantascienza a venire, in territori non coltivati dal realismo; trasgressione auspicabile del resto per chi come lui, ormai fuori dal consenso zoliano, aspirava ad una affermazione di diversità rispetto agli esempi classici del Maestro e di una scuola. Peraltro Rosny Aîné dirà di considerare il realismo come un aspetto della letteratura, e di ritenere la qualifica di naturalista attribuita alla sua persona come "un'ingiuria e quasi una calunnia".

Dichiarerà infatti: "I miei quaderni sono zeppi di appunti presi in strada, nei campi, nelle riunioni pubbliche, nei caffè, a casa mia dove prendevo nota della vita dei miei figli, delle mie stesse azioni e del mio modo di pensare. Così, il realismo si fondeva intimamente e costantemente col più chimerico idealismo. Quanti non riescono a capirmi in questi due aspetti non possono farsi un'idea giusta né sul mio carattere né sulla mia opera: tutti i miei sogni sono profondamente nutriti di cose viste e sentite. Risulto poi incomprensibile se si dimentica la mia inclinazione per la metafisica e per la scienza. La scienza è in me una passione poetica" (Torches et lumignons. Souvenirs de la vie littéraire, 1921).

Il fantastico-scientifico che utilizza insistentemente fin dagli esordi non è solo una alternativa obbligata in mancanza di altri spazi, né un semplice divertissement; è soprattutto, sia per esplicite dichiarazioni di poetica, sia per l'impegno mantenuto su certe tematiche, sia ancora per l'originalità dell'invenzione, il risultato della fiducia nelle virtualità di un rinnovato sistema di immagini, di un inesplorato campo lessicale, di un insolito progetto congetturale. Utilizzando in tutta libertà i contenuti della ricerca scientifica a lui contemporanea, Rosny Aîné mira alla determinazione di un "fantastique nouveau".

Con l'eliminazione ragionata della storia d'anticipazione a sfondo didascalico, non dimenticando Poe, del quale fu traduttore, reintroduce nel roman scientifique l'elemento meraviglioso e catastrofico-orrorifico; fa ricorso al racconto breve o brevissimo con conseguente eliminazione di digressioni didattiche; riduce o abolisce la componente tecnologica. Scrittore antiverniano per eccellenza, Rosny Aîné aspira a dare altre dimensioni congettuarali al roman d'hypothèse e smonta il cumulo di premesse tecnico-tecnologiche del viaggio interplanetario, così come Verne lo aveva organizzato in De la Terre à la Lune, per evidenziare il nucleo essenziale dell'avventura fantascientifica: l'incontro con l'Altro.

Il viaggiatore, le cui motivazioni al viaggio restano per lo più indefinite, spesso non possiede nemmeno una precisa identità, di lui si danno scarne notizie; non sempre è dotato di una attrezzatura adeguata e adopera mezzi di trasporto quasi non descritti; spesso segue rotte ignote al lettore e forse a lui stesso; si trova a confronto brutale con realtà geografiche e biologiche indecifrabili, con irruzioni continue dell'anomalo e del non previsto. Il viaggio è dunque un invito a smarrirsi per ridisegnare poi, secondo una nuova cartografia fantastica, altre tappe esistenziali.

2. Avvicinamenti

Nel tardo Ottocento la memoria letteraria è già affollata di Marziani. Le nozioni di abitabilità dei mondi e di evoluzione parallela risultano perfino quasi banali, tanto sono diffuse nel fantastico.

Se nel 1889 Guy de Maupassant in L'Homme de Mars evoca la visione agghiacciante di un globo aereo che trasporta alla deriva nello spazio ciò che resta della razza marziana agonizzante, e si inabissa poi nell'oceano, nel 1892 Camille Flammarion che aveva già contribuito a far opera di divulgazione pseudo-scientifica intorno all'idea di vita extraterrestre, si impegna nella stesura di un ponderoso trattato dal titolo La Planète Mars et ses conditions d'habitabilité, dove viene auspicata la fratellanza tra "l'humanité martienne et l'humanité terrestre". Due anni dopo, l'astronomo americano Percival Lowell pubblica Mars, studio nel quale suggerisce l'ipotesi di intelligenze marziane; nel 1886 è Wells a pubblicare un saggio scientifico, Intelligence on Mars, che prelude alla venuta degli orribili e feroci Marziani di The War of the World, dell'anno successivo.

Tra l'assenza di extraterrestri in Jules Verne (che ironizzava pesantemente anche sui seleniti immaginati da Poe in Hans Pfaal), e l'eccessiva disinvoltura di Flammarion nel popolare l'universo; tra il vampirismo marziano di Gustave Le Rouge, in Les Prisonniers de la planète e La Guerre des Vampires, e il ciclo erotico-eroico inaugurato da Under the Moons of Mars di Edgar Rice Burroughs, il tema dell'alieno si riconosce in Rosny Aîné, fin da Les Xipéhuz, in quanto definito in uno specifico e motivante ambito scientifico, che è quello dell'evoluzionismo.

Les Xipéhuz è il racconto di una ancora impossibile, benché auspicata, intesa fra l'umanità e le misteriose creature di natura minerale che la minacciano. Les Navigateurs de l'infini, e il suo seguito Les Astronautes, pubblicato postumo solo nel 1960, sanciscono l'alleanza stabile fra la razza umana e quella aliena, anticipando uno dei temi oggi usuali nella science fiction. I Marziani di Wells che aggrediscono una Inghilterra sonnacchiosa e del tutto impre-parata all'evento, sono definiti "unsympathetic"; nel racconto di Rosny Aîné si stabilisce subito una "indescriptible sympathie" fra i Tripedi e i visitatori terrestri che li considereranno la loro "famille d'Outre-Terre".

Tendente a ricondurre le opposizioni, i misteri biologici e gli scarti evoluzionistici in una visione simpatizzante e altruistica - che è anche nei romanzi sociali e in quelli della preistoria - Rosny Aîné fonda la poetica dell'alienità sulla accettazione della diversità, in una sorta di umanesimo fantascientifico.

La rivelazione di un universo pullulante di potenzialità vitali antagoniste o concorrenti dell'uomo per la conquista di un'area biologica, origina però un indebolimento progressivo di certezze pur lentamente acquisite: dall'esplorazione di una ipotesi ("se non fossimo gli ultimi, se non fossimo soli"), alla esplicitazione di una conseguenza destabilizzante. Perduta infatti la convinzione della rassicurante solitudine cosmica, il futuro è in una ormai confermata variabilità e vulnerabilità dell'uomo, nel susseguirsi di presenze che a volte sono impalpabili come i Vuren e i Moedigen di Un Autre monde, a volte sono complesse strutture molecolari aliene come in La Force mystérieuse (1914); altre volte ancora hanno invece conquistato la bellicosa solidità di organismi evoluti perversamente, come i Ferromagnéteaux in La Mort de la Terre (1910).

Piene di segreti biologici, queste alterità aboliscono la pretesa continuità evoluzionistica: in Rosny Aîné l'esistenza problematica dell'alieno decentra l'antropocentrismo e scardina il fissismo. Il confronto improvviso con civiltà non umane provoca lo shock culturale che sposta con violenza il baricentro di un sistema di valori e leggi elaborato dall'"unica civiltà esistente", e ne mette così in pericolo l'equilibrio. L'affollamento dell'universo prelude cioè alla possibile solitudine definitiva dell'uomo, se non riuscirà a mettere a punto sempre nuove filosofie e progetti di conoscenza per affrontare la perdita di centralità esistenziale sancita dall'incontro col Diverso.

Nel ciclo marziano, Rosny Aîné fa entrare in un primo tempo i terrestri in contatto con una specie la cui sopravvivenza su quel pianeta è minacciata dal progredire di una specie antagonista. Le affascinanti creature tripedi, con sei occhi, che esprimono una ineffabile bellezza, stanno soccombendo sotto l'incalzare cieco dell'evoluzione degli an-cor rozzi Zoomorphes. In Les Astronautes due rappresentanti dei Tripèdes, padre e figlia, vengono sulla Terra dove si preparano a riconquistare il proprio pianeta con l'aiuto dei terrestri. La giovane aliena metterà al mondo un figlio concepito con un umano, riaccendendo così le speranze di una nuova evoluzione. L'ipotesi allora è quella di una futura società plurirazziale e interplanetaria costruita con il nostro specifico contributo genetico.

3. Avvertimenti

Una delle fasi di trasformazione che riguardano la fantascienza americana coincide col periodo ormai conclusivo dell'attività di Rosny Aîné. Il mutamento registrato dagli storici del genere è riscontrabile negli anni 1933-38; si concentra, secondo una caratteristica propria della science fiction d'oltreoceano, intorno a riviste specializzate come "Astounding Stories" o "Wonder Stories", e riguarda tra gli altri anche il tema dell'extraterrestre.

Il problema della comunicazione e della coesistenza di vite nel cosmo, spesso scaduto a pretesto per le speculazioni più diverse, appare rivitalizzato in modo originale in due racconti di scrittori americani: Old Faithful (1933) di Raymond Z.Gallun e A Martian Odyssey (1934) di Stanley G.Weinbaum. Lontani da quello che, sull'esempio wellesiano, era ormai divenuto lo stereotipo dell'extraterrestre mostruoso e invasore, i due testi ripensano il rapporto uomo-alieno.

Eteromorfismo, esobiologia, costruzione di un plausibile universo alieno, ideale utopico di unità e simpatia fra dimensioni psicobiologiche distanti, sono i caratteri "nuovi" che hanno fatto dei due racconti veri e propri punti di riferimento nella storia della science fiction, e hanno garantito loro puntuali citazioni e antologizzazioni. Ma non si può fare a meno di notare che le componenti che decretarono la loro peraltro giusta affermazione, sono in verità ampiamente presenti già in Les Navigateurs de l'infini. Il racconto dunque ha un carattere di esemplarità che chiede aggiustamenti in senso cronologico, se non vere e proprie retrodatazioni, riguardo all'ingresso, nella letteratura fantascientifica, di utilizzazioni originali di tematiche classiche.

E' innegabile insomma che la lettura dell'opera fantastico-scientifica di Rosny Aîné invita a rivedere in termini più ampi e anche in prospettive storico-geografiche mutate, i modi e i tempi della genesi e della trasformazione di una narrativa che fin dalle prime espressioni era già vitale e sorprendente.

Note bio-bibliografiche

Joseph-Henry Boëx nasce a Bruxelles nel 1856. Si trasferisce presto a Londra dove compie le prime esperienze letterarie. Dal 1885 si stabilisce definitivamente a Parigi e l'anno successivo pubblica, con lo pseudonimo di J.-H.Rosny, Nell Horn de l'Armée du Salut, romanzo naturalista che suscita l'interesse di Edmond de Goncourt. Diventa così un frequentatore abituale del "Grenier d'Auteuil" ed entra a far parte dcll'"Académie Goncourt" fino a diventarne, nel 1926, il presidente. Partecipa attivamente ai dibattiti sul futuro del romanzo e sulla crisi del naturalismo, dichiarandosi alla ricerca di un fantastique nouveau e attaccando apertamente Zola.

E' infatti tra i firmatari del "Manifeste des Cinq" contro "La Terre", nel 1887. A questi anni risale anche l'intensa collaborazione letteraria col fratello minore Justin; nel 1908 l'unione si interrompe e da quel momento i due firmeranno rispettivamente Rosny Aìné e Rosny Jeune. Nel corso di successive ristampe, alcune opere apparse in origine sotto pseudonimo comune, porteranno la firma del loro unico autore, Rosny Aìne o Rosny Jeune, secondo i casi: è così possibile distinguere facilmente l'apporto maggiore del primo. Alla produzione realista e a quella che egli stesso definiva alimentaire, Rosny Aìné affianca un ciclo di "romanzi della preistoria" e uno di testi fantastico-scientifici inaugurato, fin dal 1887, da Les Xipéhuz.

Mentre è sempre attiva la partecipazione all'attività dell'"Académie" e quindi del "Prix Goncourt", si lega ad ambienti scientifici, tra il 1897 e il 1936 gli viene più volte conferita la Legion d'onore, nonché, nel 1937, una pension d'honneur. In occasione degli ottant'anni gli viene tributato un hommage alla Sorbona da parte della "Société des Gens de Lettres" Muore a Parigi nel 1940, all'età di novantaquattro anni, senza aver mai interrotto la propria attività creativa. E' autore di un centinaio di opere. Durante gli ultimi anni di vita auspicava una classificazione del proprio lavoro, proponendo una divisione in romans réalistes, romans sociaux, romans préhistoriques e romans du merveilleux scientifique; vanno aggiunti saggi scientifici (Les Origines, Le Pluralisme, Les Sciences et le pluralisme) e gli essais romancés (La Legende sceptique, Les Compagnons de l'Univers).

La riflessione critica nei suoi confronti è stata sempre attiva in Francia, sia contestualmente alla sua produzione che successivamente, negli Anni Quaranta e Cinquanta, ma gli Anni Sessanta segnano l'inizio, sempre in area francofona, di una importantissima fase di ristampa della sua opera fantastica, che ha poi accompagnato fino a oggi una attenzione critica consolidata ormai nel settore specialistico della fantascienza. Inedito in Italia, Les Navigateurs de l'infini è stato ripubblicato nel 1960 nella Collana di Hachette "Les Rayon Fantastique"; nel 1970 la novella è stata inserita da J. Bergier nella Collana "Les Chefs-d'oeuvre de la science fiction" delle edizioni Rencontre, fino a essere inclusa nel 1975 tra altri testi di Rosny Aìné in Récits de science fiction, antologia curata da J B Baronian e J.Van Herp per le edizioni Marabout. (M.D.P.)

Opere di J.-H. Rosny Aîné tradotte in italiano:

La Guerra del fuoco, Milano, Bompiani, 1982, "I Grandi Tascabili" 12. Altri Mondi (Les Xipéhuz, Un Autre monde, La Mort de la Terre, Dans le monde des Variants), Milano, Editrice Nord, 1988, "Documenti da Nessun Luogo" 6. In "Nova Sf*", 2, 1985 e "Nova Sf*", 9, 1987, sono apparsi Les Xipéhuz e Le Cataclysme, tradotti rispettivamente da Giorgio Monicelli e Roldano Romanelli.

MASSIMO DEL PIZZO (Casoli, 1954) è ricercatore presso la Cattedra di Lingua e letteratura francese della Facoltà di Lingue e letterature straniere all'Università di Bari. Su Jules Verne ha pubblicato: L'altro Jules Verne: Le Secret de Wilhelm Storitz, "La Collina", 3, 1982; Jules Verne: l'anamnesi lunare, "Il lettore di provincia", 56, 1985; La fine del mondo, la fine della scrittura, postfazione a J.Verne, L'eterno Adamo, Palermo, Sellerio, 1984, novella della quale ha curato la traduzione; L'Altro in Jules Verne: il Doppio, lo Stesso, "La città e le stelle", 6, 1987; Viaggi e passaggi. Letture di Jules Verne, Chieti, Solfanetti Editore, 1995. Sui problemi della fantascienza e del fantastico ha pubblicato: Il gioco serio della fantascienza, "La Vallisa", 15, dicembre 1986; Fantastico, fantasy e fantascienza nella riflessione critica di Ursula Le Guin, "Future Shock", 2, 1987; La fantascienza come laboratorio del fantastico, "THX 1138", 5/6, 1987. Sulla fantascienza francese in particolare: Rosny Aîné e il vertiginoso avvenire, introduzione a J.-H.Rosny Aîné, Altri mondi, Milano, Ed.Nord,1988, raccolta antologica della quale ha curato anche la traduzione; Maurice Renard, "Future Shock", 11 (nuova serie), 1993; Vie della fantascienza francese, "Future Shock", 14 (n.s.), 1994; Pensare la fantascienza: Christine Renard, "Future Shock", 15 (n.s.), 1995; SF & SFF, "Future Shock", 16 (n.s.), 1995.