Editoriale FANTASCIENZA E RELIGIONE di Antonio Scacco
È noto come nella nostra società, sotto l'influsso
di dottrine scientiste (darwinismo) e materialiste
(marxismo: "la religione è l'oppio dei
popoli"), Dio sia stato progressivamente espulso
dalla realtà della storia e dal mondo della natura. Un
tempo non si aveva difficoltà a vedere in Dio l'artefice
dei fenomeni naturali, a riconoscere in Lui «l'Amor che
move il sole e le altre stelle». Quando poi i segreti
della natura cominciarono ad essere svelati
scientificamente e non più in base ad un intervento
diretto e immediato di Dio, quest'ultimo sembrò
diventare superfluo Cominciò pacatamente, assaporando la propria voce che leniva e confortava l'incertezza dei fedeli. Dio aveva promesso all'uomo la Terra e un patto eterno. Perché allora gli uomini dovevano temere o perdere la fede. Per il fatto che uno sciame di mostri era sceso dalle stelle per metterli alla prova? Come ai tempi della schiavitù in Egitto o della cattività a Babilonia, ci sarebbero state sempre prove e momenti durante i quali i tiepidi di cuore avrebbero vacillato, ma l'esito finale era stato promesso a chiare lettere. In un primo momento, il reverendo Amos non ha difficoltà ad attribuire agli invasori la qualità di creature di Dio, anche perché il loro aspetto fisico non si differenzia di molto da quello degli uomini. Ma poi le atrocità, le torture, gli atti brutali che essi commettono e che non sembrano compatibili con l'alto grado di civiltà raggiunto, come dimostrano le loro astronavi, lo inducono a pensare che si tratti di creature del male, escluse dal regno di Dio: Proprio mentre passava il grosso della formazione nemica, si spalancò la porta di una casa e un omino uscì di corsa trascinandosi dietro la moglie grassa e il figlio ancor più grasso. Subito echeggiarono degli spari, e tutti e tre sobbalzarono, ma continuarono a correre. Dapprima Amos pensò che gli invasori avessero sbagliato mira, ma poi capì che la loro tattica era ben crudele: si divertivano a colpire a poco a poco, prima le mani, poi le braccia, poi il resto, per non perdere l'occasione di torturare a fondo le vittime. Gli avvenimenti si fanno più incalzanti: la moglie di Amos muore sotto le raffiche degli invasori, la chiesa dove il reverendo per tanti anni ha radunato la folla dei fedeli è devastata dalle cannonate, lui stesso è fatto prigioniero, ma riesce a fuggire. Durante la fuga, entra in una chiesa e con sorpresa vede che davanti al vecchio altare, depredato e demolito, sorge un cumulo di terra, sulla cui sommità i Mikhtchah hanno deposto una cassetta di legno, e in mezzo alla navata stanno inginocchiati due preti alieni con indosso complicati paraventi. Mentre assiste disorientato alla scena, dalla luce che splende dietro un velo al di sopra della cassa, gli giunge un messaggio sconvolgente: Nel suo cervello prese a pulsare un pensiero che si tramutò in parole: "IO SONO COLUI CHE SONO, colui che li liberò dalla schiavitù in Egitto e che scrisse sulla parete davanti a Baldassarre MENE MENE TEKEL UPHARSIN, come sarà scritto ovunque sulla Terra da questo giorno in avanti. Perché Io ho detto alla discendenza di Mikhtchah tu sei il mio popolo eletto e Io ti esalterò sopra tutte le razze sotto il cielo!. A questo punto, la vicenda abbandona il solco della tradizione biblica, il cliché cioè del popolo che, accortosi di aver offeso Dio, fa penitenza e alla fine ottiene il perdono. E il reverendo Amos non è punto disposto a cospargersi di cenere il capo o a indossare gli abiti del Mosé redivivo. Anzi, la constatazione dell'abbandono di Dio gli offre l'opportunità di mettere allo scoperto la religione 'segreta' che l'uomo contemporaneo cela dietro la facciata dell'agnosticismo o del devozionismo, l'orgogliosa convinzione cioè di essere, col sostegno della scienza e della tecnica, simile a Dio, contro cui può lottare alla pari: - Sono tornato dalla cattività presso gli
invasori - incominciò. - Ho visto le orde il cui unico
intento era quello di cancellare la memoria dell'uomo
dalla polvere della terra che lo generò. Mi sono
soffermato dinanzi all'altare del loro Dio. Ho udito la
voce di Dio proclamare che egli è anche il nostro Dio, e
che ci ha respinti. E io gli credetti, così come gli
credo ora [...]. In realtà, dietro la decantata potenza della 'ragione
strumentale', dietro l'efficientismo dei managers, si
cela uno spaventoso abisso d'impotenza, una totale
incapacità di pensare in modo autonomo e originale. La
riprova sta davanti agli occhi di tutti: ogni giorno che
passa, problemi su problemi (inquinamento, sottosviluppo,
droga, Aids, ecc.) rendono sempre più indigesto il
nostro pane quotidiano, né si profilano all'orizzonte
soluzioni degne di tal nome. Alle soglie del terzo
millennio, l'uomo non riesce a capire che la sua
debolezza deriva proprio dallo strumento che gli ha messo
in mano uno sconfinato potere: la scienza. Questa,
infatti, non contiene né indicazioni di fini, né
giudizi di valore. Ha perciò bisogno di integrarsi con
altre forme di esperienza, in primis con quella
religiosa. |
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