FRANKENSTEIN TRA MITO E SCIENZA

                                                    di     Clara Parisi

E proprio ispirandosi al mito del doppio, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo (v. "Future Shock", n.16), Mary Shelley scrive un romanzo dal titolo: Frankenstein, or The Modern Prometheus1. In quest'opera che in parte continua storicamente la vicenda del Golem, la creatura non "nasce" per magia o alchimia, né viene chiamata in vita misticamente, al contrario del Golem. Essa è infatti il risultato di un esperimento scientifico condotto grazie alle conoscenze del dottor Frankenstein nel campo della chimica, dell'anatomia e dell'elettricità2. In un passo significativo del romanzo Victor Frankenstein si reca presso l'università di Ingolstadt per far visita a due professori.

Al primo, il professor Krempe, che insegna filosofia naturale, egli confessa di aver studiato le opere di Cornelio Agrippa, Paracelso e Alberto Magno. Questi però gli risponde: "... These fancies, which you have so greedily imbibed, are a thousand years old... "3, obiezione con la quale il professore riconosce che l'antichità è un modello ormai superato. Il secondo professore a cui Victor si rivolge sostiene che gli antichi "... promised impossibilities and performed nothing... "4, esalta la concezione moderna della scienza e con la forza della sua eloquenza riesce a convertire Victor al suo modo di considerare la scienza.

In realtà, in questo romanzo se il modello rappresentato dal passato viene superato, pur tuttavia resta al fondo come memoria e mito. Infatti, Victor Frankenstein è non solo il prototipo dello scienziato ma anche figura dalle caratteristiche - per così dire - mitiche. Egli incarna l'ambizione prometeico-faustiana di "rubare il fuoco agli dei", di superare, cioè, le limitazioni imposte al bisogno di conoscenza e di appropriarsi del segreto della creazione umana, del principio della vita strappandolo alla natura5. Egli inaugura, perciò, "una razza maledetta o reietta di scienziati, di inventori, di sognatori monomaniaci" che "ha spinto fino ai limiti più pericolosi questo sogno di immortalità, di potenza e di possesso"6.

Ma il sogno di Victor Frankenstein non è suggellato da un patto stretto col diavolo. E' stato infatti osservato che "... Frankenstein's ambitions bear fruit only when he throws away his old reference books from a pre-scientific age and gets down to some research in the laboratory..."7. Il Frankenstein drammatizza, dunque, "... the difference between the old age and the new... "8.

Questo romanzo, infatti, viene scritto in un periodo in cui il dibattito scientifico è particolarmente acceso. Già alla fine del diciottesimo secolo, sulla spinta dell'esplorazione del Pacifico, fra gli scienziati si accende il dibattito sull'evoluzione. Erasmus Darwin, nonno del più famoso Charles, figura eclettica a cui è attribuita l'invenzione di una macchina parlante, svolge esperimenti per infondere vita nella materia inorganica9. Studioso profondamente attento ai processi dell'evoluzione, sostiene che l'età della Terra è maggiore rispetto a quella stabilita dalla Chiesa. In questo periodo, inoltre, parallelamente al dibattito sull'evoluzione, si verifica la Rivoluzione industriale.

Come è stato notato, il ritmo della manifattura subisce un'accelerazione sorprendente "... in Great Britain in the second half of the eighteenth century, at a time when population were beginning to increase rapidly. This traditional incentive to industrial advance was coupled with the roster of inventions with which we are familiar from school: Hargreaves's spinning jenny, Cartwright's power loom, Watt's steam engine, and so on..."10.

L'evidenziarsi del progresso scientifico e tecnologico e lo scoppio della Rivoluzione francese che ha sostituito l'ordine con il caos informe, costringono la gente a scendere a patti con una nuova visione del mondo e del futuro. Crolla la concezione della storia come serie di cicli, del tempo come continuum, svolgimento regolare di eventi, e del futuro come "semplice continuazione del presente, fino alla fine del mondo"11. Il futuro, a causa dei cambiamenti scientifici e culturali, viene ora visto come un'incognita affascinante e terribile allo stesso tempo12. Il Frankenstein si inserisce perfettamente in questa realtà e ne raccoglie le suggestioni. Infatti, Mary Shelley ha proiettato "... nel suo stesso periodo storico una scoperta che avrebbe potuto verificarsi un giorno. Introdusse così un frammento di un futuro possibile nel suo stesso mondo e modificò per sempre le possibilità della letteratura..."13.

Mary Shelley, infatti, dilatando i confini della scienza del suo tempo, ha composto un romanzo che ha esercitato e continua ad esercitare un'influenza profonda sugli scrittori di fantascienza del Novecento14. Questo genere letterario ha potuto nascere soltanto quando è stato possibile immaginare un futuro diverso in cui nuove scoperte avrebbero modificato la vita stessa15.

Si è osservato che "... un discorso sulla fantascienza è... un discorso sulle numerose sfaccettature della realtà umana: beninteso, espresso non nelle forme consone ad una scienza ma ad un genere letterario..."16. La fantascienza, che è "letteratura di idee"17, analizza la natura e la condizione dell'uomo, enfatizza le sue potenzialità e il suo desiderio di perfezione. D'altronde la storia dell'evoluzione dell'uomo è fondata sullo sforzo di manipolare e trasformare la natura per dominarla e sottometterla alle necessità umane18, spesso andando oltre ai limiti imposti dalla natura stessa. La fantascienza pone l'accento sul sogno prometeico di "... "riprogrammare" l'uomo per farne una creatura nuova: sia pure a costo di accelerare o forzare i "tempi naturali" della sua evoluzione..."19.

Le tematiche in cui viene evidenziato questo antico sogno sono quelle della "longevità", cioè, il desiderio di immortalità, "la superintelligenza" che è la traduzione del bisogno di illimitata potenza proprio dell'uomo, "l'ingegneria genetica", con la possibilità di modificare l'eredità cromosomica, e "l'adattamento all'ambiente", anche a "quello d'un altro pianeta"20.

Il Frankenstein può perciò essere "... considerato... il riferimento obbligato delle numerose storie che introducono l'indagine scientifica nei segreti della "macchina umana""21. Ed è proprio in questo romanzo che vengono evidenziati temi che sono propri della fantascienza moderna a partire dalla drammatica rivisitazione del mito di Prometeo. La "creatura", che è il doppio di Victor Frankenstein e che incarna i lati più arditi e oscuri del suo carattere22, diventa un mostro sanguinario perché l'uomo che lo ha creato lo rifiuta. Già in questo romanzo viene evidenziata "... l'implicita carica eversiva insita nell'idea stessa di intelligenza artificiale, e che si presenta come un ricorrente simbolo dell'insidia al predominio, intellettivo e fisico, dell'uomo"23.

Per questa ragione, nel Frankenstein che, insieme a Malzel's Chess Player di E.A.Poe, Moxon's Master di A.Bierce e Erewhon di S.Butler, contiene tematiche fondamentali per quel sottofilone della fantascienza in cui computer e robots costituiscono il nucleo narrativo, si determina un ribaltamento della dialettica padrone-servo, un'inversione di ruoli tra l'uomo e il robot, per cui il robot-doppio finisce per diventare il persecutore del protagonista, secondo uno dei moduli tipici della letteratura che si occupa del tema del doppio. La rivolta del robot, inoltre, ricorda appunto il mito prometeico: la "creatura" si ribella agli dei che l'hanno costruita e "diventa il nuovo dio"24.

Lo scienziato-Prometeo viene dunque punito con la sconfitta per aver cercato di superare i limiti imposti dalla natura. L'atteggiamento di Victor Frankenstein è ambivalente: da una parte, egli è orgoglioso perché vuol creare qualcosa che trascenda le limitazioni umane; dall'altra, non può accettare che la sua creatura abbia una sua autonoma volontà e che possa tenergli testa25. Frankenstein, perciò, paga con l'esclusione la temerarietà del suo creatore.

Dal Frankenstein scaturisce quell'atteggiamento difensivo che è proprio degli scrittori che parlano di automi ma a patto di ribadirne l'inferiorità rispetto all'uomo. L'offesa alla "creatura", in questo romanzo, ha dimensioni cosmiche, dato che ad essa non viene dato nemmeno un nome e che essa deve dividere la sua identità con lo scienziato.

A Mary Shelley va il merito di aver evidenziato un problema che diverrà molto importante per l'uomo del XX secolo: lo sforzo cioè di controllare la sua tecnologia. L'elemento macchina è molto significativo nel Frankenstein, romanzo che raccoglie e interpreta, come si è detto, le suggestioni del tempo in cui è stato composto, fra le quali proprio i timori prodotti dalla meccanizzazione durante la Rivoluzione industriale. Infatti, in questo periodo, "... la macchina, elemento centrale dei nuovi rapporti economici e sociali... sconvolge un equilibrio antichissimo. Essa diviene oggetto di timori e di inquietudini... "26. In questo periodo, sembra che la macchina, lungi dal realizzare il sogno cartesiano di far trionfare l'umanità "sui mali che l'affliggono" e di rendere gli uomini "padroni e possessori della natura"27, li assoggetti rendendoli schiavi. Paradossalmente, essa aumenta "il rendimento del lavoro"28 e produce ricchezza ma nello stesso tempo crea disoccupazione.

In campo letterario la presenza della macchina nella società industriale dà luogo non solo ad un atteggiamento di "accettazione critica, non rassegnata della nuova realtà"29 che dà vita al romanzo sociale, il quale pone l'accento sulle conseguenze sconvolgenti della Rivoluzione industriale30, ma anche ad un atteggiamento passivo, di chiusura alla realtà esterna, che si traduce nel rifugio nel mondo familiare31 o in un passato remoto come quello medievale32 o fantastico, "popolato di incantesimi, magie, fatti soprannaturali, mistero e orrore"33.

In alcuni romanzi la negatività della meccanizzazione viene espressa attraverso rappresentazioni simboliche; spesso al rifiuto della macchina corrisponde "l'esaltazione della capacità umana di incidere sul reale, alleandosi con le forze incontrollate, spontanee della natura"34, tema ricorrente nel Romanticismo. Nel Frankenstein, infatti, il fulmine che anima il cervello del mostro è l'emblema della forza della natura che l'uomo-scienziato usa per i suoi fini35.

Come è stato osservato, "... il blasfemo Frankenstein sostituisce l'elettricità e la macchina al trascendente, così come la fantascienza introduce nella narrazione la scienza e la tecnica... "36.

N O T E 

1 M.Shelley, Frankenstein, or The Modern Prometheus, Oxford University Press, 1990. Il romanzo viene pubblicato anonimo nel 1818 e ripubblicato nel 1831. E' stato osservato che c'è un elemento ironico nel suo sottotitolo poiché "... the Prometheus of the myth suffered his torments because he had benefited mankind, whereas Frankenstein, consumed by pride and self-glorification, and prepared to sacrifice his friends and even his fiancée for the sake of his scientific obsession, is in effect an enemy and traitor to the human principle... ". (G.Phelps, Varieties of English Gothic, in The New Pelican Guide to English Literature, vol.5, From Blake to Byron, Harmondsworth, Penguin Books, 1987, p.121). Trad. dell'Autrice del saggio: "... il Prometeo del mito pativa i suoi tormenti perché aveva fatto del bene all'umanità, mentre Frankenstein, consumato dall'orgoglio e dall'auto-glorificazione e disposto a sacrificare i suoi amici e persino la sua fidanzata per amore della sua ossessione scientifica, è in realtà un nemico e un traditore del principio umano...".

2 Per l'elemento scientifico nel Frankenstein si vedano almeno B.Aldiss-D.Wingrove, Trillion Year Spree, London, Paladin Grafton Books, 1988; P.S.Warrick, Il romanzo del futuro. Computer e robot nella narrativa di fantascienza, Bari, Dedalo, 1984; C.Bordoni-F.Fossati, Dal feuilleton al fumetto, Roma, Editori Riuniti, 1985.

3 Cfr. B.Aldiss-D.Wingrove, op. cit., p.49.

4 Ibidem.

5 Come osserva C.Beebe Tarantelli, "... il desiderio di penetrare, di dominare, di piegare il fatto naturale alla volontà umana è l'impulso fondamentale, se non della cultura in sé, almeno della scienza borghese...". La "quest for knowledge" di Victor Frankenstein è dunque, in quest'ottica, il modello paradigmatico della forma mentis e della cultura borghese. Il dottor Frankenstein, inoltre, "... è impegnato nel progetto fondamentale della cultura: la produzione di immortalità..." (C.Beebe Tarantelli, Frankenstein, ovvero la perdita del soggetto femminile, "Calibano" n.6, maggio 1981, p.159).

6 M.Del Pizzo, La fantascienza in D.Buzzati: Il grande ritratto, "Future Shock" n.5 (n.s.), aprile 1990, p.2.

7 B.Aldiss-D.Wingrove, op. cit., p.49 (trad.: "... le ambizioni di Frankenstein danno risultati solo quando egli butta via i suoi vecchi libri di riferimento che risalgono ad un'età pre-scientifica e si decide a svolgere ricerche di laboraratorio...".

8 Ibidem (trad.: "... la differenza fra la vecchia età e la nuova...".

9 Di questi esperimenti, come anche del galvanismo, parla M.Shelley nell'introduzio-ne del Frankenstein del 1831.

10 B.Aldiss-D.Wingrove, op. cit., p.34 (trad.: "... in Gran Bretagna nella seconda metà del diciottesimo secolo, in un periodo in cui le popolazioni stavano cominciando ad aumentare rapidamente. Questo tradizionale incentivo al progresso industriale fu accompagnato dall'elenco di invenzioni che ci è familiare sin dai tempi della scuola: la gianetta di Hargreave, il telaio meccanico di Cartwright, la macchina a vapore di Watt e così via... ".

11 R.Scholes-E.S.Rabkin, Fantascienza. Storia. Scienza. Visione, Parma, Pratiche Editrice, 1979, p.14. Si è notato, infatti, che "l'idea di cambiamento e di progresso non era né accettabile né pensabile" dagli antichi. (A.Scacco, Fantascienza e letteratura giovanile, Bari, La Vallisa, 1989, p.55).

12 Il turbamento connesso a questo nuovo modo di vedere il futuro è stato definito appropriatamente "future shock". (Cfr. R.Scholes-E.S.Rabkin, op. cit., p.14).

13 Ibidem, p,15.

14 Questa opinione è condivisa, fra gli altri, da R.Scholes, E.S.Rabkin, B.Aldiss e D.Wingrove, P.S.Warrick, C.Bordoni e F.Fossati. Il termine fantascienza, inventato da Giorgio Monicelli, che per primo ha curato la collana "Urania", è un calco sull'inglese science-fiction.

15 Cfr. R.Scholes-E.S.Rabkin, op.cit., p.14.

16 V.Catani-E.Ragone-A.Scacco, Il gioco dei mondi. Le idee alternative della fanta-scienza, Bari, Dedalo, 1985, p.13.

17 Ibidem, p.10. Letteratura, cioè, in cui si mette l'accento più sulle idee che sulla forma e lo stile.

18 Ibidem.

19 Ibidem, p.14.

20 Ibidem.

21 Ibidem.

22 Per questo motivo ed anche perché Frankenstein è il frutto di un esperimento, alcuni critici, tra i quali B.Aldiss e D.Wingrove, sostengono che Frankenstein è l'antenato di Mr.Hyde.

23 V.Catani-E.Ragone-A.Scacco, op. cit., p.92.

24 P.S.Warrick, op.cit., p.54.

25 Ibidem. Le sofferte relazioni tra creatore e creatura rinviano alla sfida cosmica, alla rivolta contro il Creatore, e sono alla base di molte storie di robot e androidi.

26 C.Bordoni-F.Fossati, op. cit., p.12.

27 A.Koyré, Dal mondo del pressappoco all'universo della precisione, Torino, Einaudi, 1967, p.51.

28 Ibidem, p.52.

29 C.Bordoni-F.Fosati, op. cit., p.13.

30 Si tratta, fra gli altri dei romanzi di Sue, Hugo, Malot.

31 E' il caso di romanzi come Pamela e Clarissa di Richardson.

32 E in questo caso si ha il romanzo storico.

33 C.Bordoni-F.Fossati, op. cit., p.13. Si allude qui al romanzo gotico.

34 Ibidem.

35 In questo romanzo la macchina è vista come dispositivo infernale che si sottrae al controllo dell'uomo che gli ha dato la vita. Secondo C.Bebe Tarantelli, ciò che Victor Frankenstein desidera "... è di essere il primo maschio a controllare le fonti della vita... " e ad esercitare "... il controllo totale sullo spazio della presenza. E per poterlo realizzare deve diventare il primo madre maschio... " (C.Beebe Tarantelli, op. cit., p.160). Il prometeismo di questo personaggio ha dunque qualcosa di demoniaco perché "nega il principio femminile della creazione" (Hassan I, Paracriticisms, p.131, cit. in P.S.Warrick, op. cit., p.54).

36 C.Bordoni-F.Fossati, op. cit., p.78.