IPERREALTA' (dis. di Pompeo De Vito) di Giuseppe & Antonio Monaco
1 - E questo trabiccolo che cos'è? - chiesi a mio zio Aristide nell'enorme studio- laboratorio, dove mi aveva già illustrato svariate diavolerie. - Nell'Ufficio di Ricerche e Studi, dove lavoro, abbiamo dimostrato scientificamente che qualunque fantasia, forse anche i sogni, acquistano spontaneamente realtà e vita, e che per di più diventano indipendenti dai loro creatori. Fin qui ci sei? - - - Aspetta! Il 'Tulpa' è solo un individuo singolo, qualche volta visibile perché sta ai limiti della nostra realtà. Ma il fenomeno è molto più generalizzato: tutti i pensieri di qualsiasi persona acquistano una certa concretezza. Naturalmente un uomo normale pensa in modo troppo debole per produrre certe creazioni. Tuttavia i casi in cui il fenomeno si realizza sono molto più frequenti di quanto si possa credere.- - Frequenti?! - - Sì, ad esempio numerosi autori come Dickens, Balzac, Flaubert e varî altri, vedevano o addirittura erano ossessionati dalla presenza dei personaggi da loro stessi creati che, come persone reali, li seguivano ovunque e, spesso, svolgevano davanti ai loro occhi la parte ad essi affidata o azioni autonome, fra cui il ribellarsi a queste parti stesse. Ciò è storicamente accertato.- - Ma avrebbero potuto anche essere semplici allucinazioni di persone esaltate! - - E' vero. Ma a parte che alcune di queste 'forme del pensiero' sono state viste anche da terze persone non prevenute, resta il fatto che questa ipotesi poté essere scartata, almeno in certi casi. I primi esperimenti furono eseguiti molto prima di noi con l'aiuto di pellicole fotografiche sensibilissime che in particolari condizioni ne restavano impressionate. Poi fu la volta delle registrazioni elettromagnetiche audio e video. Ma era solo l'inizio.- - Perbacco!.. - E stavo per aggiungere qualcosa per introdurmi in quel suo soliloquio. Ma egli proseguì imperterrito: - Con i nostri studi abbiamo capito che acquistano consistenza non solo singoli personaggi, ma tutto l'ambiente in cui la persona pensante li aveva collocati. Cercammo la possibilità di sintonizzarci su ognuno degli innumerevoli mondi imma-ginati dagli autori di romanzi, mondi particolarmente accessibili perché rafforzati nel tempo dall'interesse dei lettori. E' ciò che abbiamo realizzato con questa macchina. Ognuno di quei mondi ha una sua 'lunghezza d'onda', tanto per capirci, e questo 'trabiccolo', come tu lo chiami, è stato ideato per ottenere la sintonizzazione nel modo più completo possibile: esso 'entra' in queste diverse realtà per noi non sensibili. E' per questo che provvisoriamente la chiamiamo 'Macchina dell'iperrealtà'. - Mi indicò il bottone per l'accensione e varie manopole e leve per l'uso; ad ognuna corrispondeva un quadrante con un indice. Ma non capii molto. - Ma funziona? - domandai, più per dire qualcosa. - Veramente non è stata mai provata. Ma nel raggio di alcune centinaia di metri, forse anche qualche chilometro, già potrebbe agire. Ciò dopo gli ultimi miei perfezio-namenti. - - Ma come si trova qui? - - E' una copia ricostruita qui attraverso il tempo. Abbiamo il permesso di portarci il lavoro a casa con tutto il necessario. Al rientro dalle ferie, comunque, daremo il colpo finale. - Entrò mia zia con un annaffiatoio. - Voglio vedere quando ti deciderai a togliere questa maledetta pianta da questa stanza - urlò mio zio - e poi ad un metro da questa macchina!... - - Ma caro, - rispose quella con una faccia ingenua - quella macchina può star bene dappertutto; questa pianta, invece, solo qua. - 2 Qualche settimana dopo ero fermo per caso davanti ad un supermercato, pavoneg-giandomi in un costume all'ultima moda, imitazione tirolese, vinto ad un concorso a quiz in una sagra rionale. - Zietto! - - Pupa! - - Dovrei fare delle compere, - proruppe mia nipote che mi si era parata all'improv-viso davanti. - Ah - continuò - è arrivato anche il nuovo giallo di Agatha Christie in inglese. Mi interessa per la lingua, beato te che l'inglese lo mastichi discretamente... ma è meglio che mi dedichi prima ad un'altra faccenda: debbo innaffiare le piante dello zio Aristide. Ci ha lasciato le chiavi e ci ha indicato come disattivare il sistema di allarme. Potrebbero ritornare proprio oggi. - Non avendo cosa fare andai anch'io, anche per aiutarla. La villetta non era lontana. Quando credevamo di aver finito ci ricordammo della pianta nel laboratorio. Ci mettemmo ad assolvere anche a quest'ultima incombenza. - E non schizzare acqua su questa trappola per volpi futurista! - Esclamai a un momento. - La zia ci tiene alla pianta, ma lo zio ci tiene a questa. - - Ma che vuoi che sia! - ribatté senza darmi nessuna importanza - Sono macchine per sensazioni particolari. Ne ho viste tante del genere nei parchi dei divertimenti. Questa è a due posti, ma ne ho viste anche a quattro. Mancano le cinture. - - Diavolo, come sei aggiornata! E dire che quel mattacchione dello zio Aristide mi aveva quasi fatto credere... - Mi sedetti decisamente su uno di quei posti ed incominciai ad esaminare attentamente il quadro dei comandi. Premetti anche il bottone dell'accensione. Quella saputella d'una sedicenne, restando con i piedi sull'impiantito, mi spiegava, secondo lei, tutto l'arcano funzionamento. Ma mentre continuava a sporgersi verso l'interno per indicare le parti più lontane, scivolò sul pavimento bagnato e cadendomi addosso, istintivamente si afferrò ad una leva... 3 Mi sentii girare fortemente la testa. All'ambiente in cui eravamo si sostituivano, eva-nescentemente, ondeggiando e sovrapponendosi l'un l'altra, nuove immagini. Chiusi gli occhi; abbassai la testa prendendomela tra le mani; ebbi l'impressione di perdere completamente peso... Anche a quel modo 'vedevo' aumentare la luce circostante. Quando mi sentii meglio riaprii gli occhi. Pupa era a terra, ai miei piedi e mi guarda-va con una faccia da ebete. - Ti sei fatta male? - - No, - rispose ed incominciò a rialzarsi. - Qualcosa dev'essere successa: - dissi guardandomi intorno - non siamo più dove era-vamo. - - Sì, è un po' diversa dalle macchine che ho conosciuto. - - La cretina che sei! Ed adesso come torniamo indietro? - - Basta spostare quella leva all'inverso. E' tanto facile! - Facile a dirsi. Tentammo e ritentammo. Quella maledetta leva si era bloccata. Decidemmo di scendere e non pensarci per un poco. Spiegai in breve alla ragazza cosa avrebbe dovuto essere veramente quel presunto aggeggio per divertirsi. Ci trovavamo in aperta campagna, ma non lontano si vedeva una casa colonica con alcune costruzioni annesse. Incominciammo a fare dei giri di esplorazione sempre più vasti. Ma istintivamente ci tenevamo lontani dalla casa. - Accidenti! - esclamai. - Fossimo almeno capitati in un mondo creato da una mente un po' più fantasiosa! - - Volevi capitare in un romanzo di fantascienza, o in un'avventura al polo nord, vestito come sei? - Salimmo su una collinetta per allargare la vista. - Zio, siamo in Sardegna: i resti di un nuraghe! - - In Sardegna?!... - - Zio! Guarda lì! - A poche decine di metri, dalla parte opposta di dove eravamo saliti, ricominciavano, fin dove arrivava lo sguardo, i nostri luoghi! - Vedo il supermercato ancora aperto, - disse mia nipote. - Farei persino ancora in tempo a... - Per l'euforia non pensammo più né alla macchina e né a niente. Incominciammo a correre verso quella specie di miraggio e... quando lo raggiungemmo cozzammo vio-lentemente contro un muro invisibile. Cademmo per la perdita di equilibrio e per il dolore. Adesso ricordavo! La macchina funzionava in un raggio ristretto, e quello era il limi-te! - Tutti così gli uomini, - sentimmo una voce alle nostre spalle, - o mendicanti o ladruncoli! - 4 Ci voltammo di scatto. Chi aveva parlato così, in inglese, non poteva essere che quel cavallo a pochi passi, probabilmente prima nascosto da quei ruderi. - E' il mondo dell'ultimo viaggio di Gulliver - disse mia nipote cercando di tamponarsi col fazzoletto il sangue dal naso. - No, - dissi io - quei cavalli hanno una loro lingua, e non ci chiamano 'uomini'. E poi... -. Ma non proseguii: lì bisognava subito rispondere qualcosa. - Signor cavallo, - incominciai, - non siamo quello che credete...- Ma non sapevo proprio che altro dire. Occorreva inventare una storia plausibile che fosse 'incastrata' con il suo mondo, ed io non lo conoscevo. Nel breve frattempo erano sopraggiunti da ogni parte svariatissimi animali. Ci alzam-mo, per ritrovare la nostra dignità di esseri umani. Ebbi una ispirazione: - Ci troviamo qui per disgrazia. Fateci parlare con il maiale vostro capo. - Ci fu uno scoppio indescrivibile di ilarità. Fra nitriti, muggiti, belati, ragli, tutti ridevano contorcendosi a terra o saltellando. Anche oche, galline, anatroccoli, pulcini, facevano la loro parte. - Ma da che mondo venite? - disse alfine un torello. - Da tempo immemorabile i maiali sono ritornati semplici maiali. E la specie umana, con cui si erano alleati, è quasi estinta. - - Ed allora perché continuate a lavorare? Ho notato la campagna ben coltivata ed arata. La vostra vera libertà avrebbe dovuto consistere nel ritornare allo stato di natura: l'età dell'oro, come diceva il vostro inno. - - Venite veramente dalla luna! - grugnì un vecchio maiale - In un primo momento così avevamo fatto. Ma una volta diventati i padroni del mondo, ci siamo moltiplicati a dismisura, e ciò che la terra produce spontaneamente non basta più. Questo si verificò anche per la vostra specie in epoche remote. Voi come soluzione adottaste anche la guerra, ma a noi lo vieta il nostro sesto comandamento. - - Insomma quel sogno che fece il vostro Vecchio Maggiore, nel realizzarsi ha presentato imprevisti ed inconvenienti... - - Be', - interloquì un caprone - così, su quattro zampe, non saprei cosa dire: non si può avere tutto nella vita! - Appena un po' tranquillizzato sulle idee piuttosto pacifiche di quella intelligente fauna, il pensiero mi ritornò alla macchina: finché non era distrutta avevamo la speranza di poterla far funzionare, ma altrimenti... - Sentite, - dissi - siamo arrivati con un carro che per muoversi non schiavizza nessuno di voi. Vorrei andare a vedere in che condizioni sta. - - E va bene, - dissero - andiamo pure. - 5 - Meno male che proprio stamattina mi sono cambiata la camicetta rossa, - mi disse sottovoce Pupa mentre andavamo in mezzo a quello stuolo tanto eterogeneo: - hai visto quanti tori? Però sei stato abile per capire che stavamo nella 'Fattoria degli animali'! - - Oramai non ci sarebbe voluto Pierrot... cioè Poirot, quello della tua Agatha Christie, per quanto quel maledetto nuraghe... - - Veramente è un libro che conosco poco; lo lessi una volta in lingua con delle compagne, ma non capimmo molto. Una di esse addirittura credeva che 'Animal Farm' significasse: la farmacia degli animali!... - - Orwell, l'autore, a quel poco che ho capito del suo pensiero politico è un filocomunista, ma questo romanzo, come il successivo '1984', è anticomunista. In realtà egli non parla male del Comunismo in sé stesso, ma di come esso è stato realizzato. Proprio come Dante non parla male del Cristianesimo, ma di quei suoi rappresentanti che ne hanno tradito lo spirito. Qui gli animali, dopo di essere riusciti a ribellarsi all'Uomo, cadono sotto la dittatura dei maiali, vecchi capi della rivolta, ritornando al punto di partenza. - - Ma come possono essere vere quelle storie che ci hanno raccontato sulla loro vita? Come è possibile che si siano moltiplicati a quel punto? - - Questo mondo, immaginato da Orwell, ha acquistato realtà e vita propria, ragione per cui ha avuto successivamente le sue vicende e la sua evoluzione. Ma, secondo me, sempre nell'àmbito dell'originario racconto. Non si può creare dal nulla quello che non c'è mai stato. Proprio come in un sistema logico-deduttivo, per quanto si possa procedere, non si può mai arrivare ad affermazioni che non siano già contenute nelle premesse: non ricordo i particolari, ma mi sembra che lì, quindi qui, non esistano carnivori, tranne i cani e i gatti, che eventualmente si adattano a mangiare anche altra roba. Tutta la Terra è più o meno così. Forse non esistono nemmeno pesci... - - Come la fai lunga! Insomma, secondo te, tutto è dipeso dall'assenza dei carnivori. Ma perché non sarebbero mai esistiti? - - L'autore doveva fingere di dimenticarsene per forza. Egli per i suoi scopi voleva creare una ideale fratellanza fra tutti gli animali. Quel sesto comandamento, che hai sentito nominare, dev'essere quello che dice: 'NESSUN ANIMALE UCCIDERA' UN ALTRO ANIMALE'. - - Accidenti! Allora un mondo come il nostro, dove c'è chi mangia e chi è mangiato, è più giusto! Sono diventati i padroni del mondo e proprio per questo si sono dovuti rimettere a lavorare! Figùrati se da noi un tal padrone lavorerebbe! Pensa a tutti quelli che campano tranquillamente senza lavorare, essendo padroni di molto meno o di niente. Però non capisco perché l'Uomo è quasi estinto. - - Già, quella è un'altra storia. E ciò pure avrà contribuito alla loro proliferazione. - 6 - E questo sarebbe il vostro carro? - chiesero gli animali una volta che arrivammo. - Voglio anche ammettere che cammini da solo, forse elettricamente, - disse un cavallo, - ma non ha neanche ruote! - Non dissi niente. Ad un primissimo esame appariva tutto a posto. Notai che per fortuna avevano riluttanza ad avvicinarvisi. - Ma qui stiamo al sole, in piena estate! - dissero in molti. - Andiamo alla nostra casa colonica! - Andammo tutti. Di fuori appariva ben restaurata di recente. Come avevano fatto? Avevano schiavizzato i pochi uomini sopravvissuti? Mi sentii un po' preoccupato. Quell'incosciente di femmina umana, un po' distante, sembrava divertirsi tanto e cianciava amenamente con femmine di altre specie. - Ah meno male! - le sentii sussurrare da una svampita cavallina - credevo che quel vostro esemplare da museo fosse tuo marito! - Lessi sui muri i loro sette comandamenti nella forma originaria, prima del colpo di Stato del maiale Napoleon e dei suoi accoliti. Le lettere apparivano molto sbiadite: l'ultima volta che erano state ritoccate doveva risalire a molto tempo prima. Lo stesso, per quelle del loro inno, in versi su un'altra parete. - Questi muri, - spiegai a mia nipote, - sono per loro come le tavole di Mosè. Noi abbiamo la 'Gazzetta Ufficiale'. - Notai però, qua e là, altre scritte, probabilmente più recenti. Ma avevano l'aspetto di quelle scritte anonime che compaiono sui muri di tutto il mondo. I caratteri erano molto più piccoli. Riuscii a leggerne una: Non più uomini o maiali, siete liberi, animali, ma le leggi di Natura sono un'altra dittatura, e vi opprimon zitte zitte perché manco stanno scritte! - Non date retta, - mi disse un toro decrepito, quando notò il mio interesse. - Sono sfoghi personali degli immancabili scontenti ad oltranza. Anch'io, da giovane, confes-so di aver scritto qualcosa lì. - E cercava di spingermi più presto dentro. Ma da una nuova posizione diventò visibile una scritta graffiata con altra scrittura, più sotto, a mo' di risposta: La Natura, or state attenti, può non fare complimenti, anche uccidervi, fratelli, ma mai prender pei fondelli! Entrammo. Appariva rinnovato anche il mobilio. Incominciarono ad apparecchiare la tavola per il pranzo!... Fu allora che notai che molti di essi, evolvendosi, stavano sviluppando movimenti che prima non avevano. Soprattutto stavano acquistando prensilità negli arti anteriori. Mi tranquillizzai alquanto. Non avevano bisogno di schiavizzare nessuno. D'altronde, già un tempo erano stati capaci di tante cose, fra cui la costruzione di un mulino a vento che avrebbe dovuto essere anche una centrale elettrica. Un mulino a vento?!... Ecco di cosa erano le rovine, quelle sulla collinetta! 7 Ci sedemmo alla tavola imbandita riccamente. Ogni animale aveva un sedile adatto al suo corpo. Era stata trovata per noi qualcosa dove avremmo potuto adattarci. Attaccammo il primo piatto. - Vi abbiamo accolti così fraternamente, - disse un maiale, - perché ci siete sembrati subito diversi dagli altri uomini ed in buona fede. Dovete venire da un paese ai confini del mondo, come si vede anche dalla lingua che parlate fra voi. Lì gli animali sono ancora schiavi? - - No, sono stati sostituiti dalle macchine. - - Ma siete ancora anche carnivori? - Tacqui imbarazzatissimo. - Ma esiste ancora chi ci uccide per puro divertimento? - - No, questo non esiste quasi più, anzi si sono presi serî provvedimenti per evitare l'estinzione di molte specie. Stiamo anche ... - - Non credevamo che eravate diventati così altruisti! Noi non ci sogneremmo mai di preoccuparci per l'estinzione definitiva del genere umano. - - Ma come è successo? - - E chi lo sa?! - - Forse, - dissi, - esiste una legge di natura per cui le specie si avvicendano. A mano a mano che si evolvevano gli animali si estingueva l'Uomo, come fu per i mammiferi e i dinosauri. Ma il meccanismo non è chiaro. - Mi accorsi che non avevano capito. Comunque apparivano poco interessati. - Ma adesso, - domandai, - siete finalmente ricchi? - - Nei limiti di quello che il denaro può comprare, - risposero. - Il vostro ultimo comandamento: 'TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI', è ancora valevole? - - Valevolissimo... sul muro, - rispose un cavallo baio giovanissimo. - Tutto sta a vedere che si intende per 'uguali'. Ad esempio... - Un toro, né vecchio né giovane, gli sferrò un poderoso calcio sotto la tavola. Disgraziatamente la zampa scivolò oltre ed il calcio colpì in pieno la mia gamba, la stessa il cui ginocchio aveva picchiato per primo contro quel muro invisibile. Diedi un urlo di dolore. Quasi perdevo i sensi. - Vogliate scusare, - mi sorrise una bella vacca bianca. - Mio marito soffre di un piccolo tic nervoso.- Il pranzo era finito. Avevamo mangiato diversi piatti, tutti ottimi e mai assaggiati, tutti a base di vegetali trattati in incomprensibili maniere. - Anche in arte culinaria abbiamo da apprendere qualcosa da loro; vero, zio? - Alcune pecore che facevano gli onori di casa servirono una specie di caffè. Dopo di che molti chiesero permesso e si allontanarono; rimanemmo in pochissimi. La conversazione languiva. - Zio! Guarda! Sono sbagliate le tue teorie: hanno la televisione, quando nel libro non c'è! - 8 Era vero! Rimasi qualche attimo interdetto. Ma mi rifeci subito: - Nel racconto non esiste la televisione, però esistono la radio ed il telefono. Anzi un esemplare dell'una e dell'altro stavano proprio qua: li avevano fatti installare per loro uso i maiali durante la loro dittatura... - e mi guardavo intorno cercandoli con lo sguardo; - è una evoluzione ragionevole. - Poi mi rivolsi ad una capra: - Accendetela, per piacere, fateci avere un'idea delle vostre trasmissioni. - Essa e gli animali rimasti si guardarono in maniera strana. Poi girò la manopola. Era da poco incominciato un programma. Il titolo era già passato. Adesso era la volta del 'cast'. Leggemmo: GALLINA ANDALUSA jr (367) GALLINA PICCHIETTATA jr (439/7) GALLO CEDRONE # jr (743) CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI OCA GRIGIA jr (radice cub. di 970.299) Seguiva: SOGGETTO DI ... ; SCENEGGIATURA DI ... e tutto il resto che non ricordo. Erano svariati animali. Sempre con la sigla 'jr' ed un numero in parentesi, tranne che per l'ultimo: un'anatroccola. Rientrò il decano degli asini. La capra si affrettò a spegnere. L'asino le lanciò un'occhiataccia. - E' tanto tempo che vedere la TV è quasi proibito, - disse questo decano rivolto a noi e fingendo di non dar peso all'accaduto. - Oh bella! - dissi. - E perché non proibite di trasmettere? - - Non possiamo commettere veri e propri soprusi. E poi le trasmissioni vengono da altre fattorie che hanno comandamenti leggermente diversi. In fondo a noi non interesserebbe se non fosse che vedere la TV equivale un po' a violare il nostro quinto comandamento. - Mi sforzai di ricordare. Una papera, nascosta alla vista dell'interlocutore, mi bisbigliò: - NESSUN ANIMALE BERRA' ALCOOLICI. - - Già, - riprese l'asino che in realtà aveva sentito, - la TV comporta una specie di ubriacatura: ciò perché non c'è ricambio. - - Ricambio? - - Già: non esistono animali nuovi che possano fare animalate nuove. - - Cambieranno i presentatori. - - Quando si rassegnano a morire di vecchiaia, come la Regina Vittoria. - - Cambieranno gli attori. - - Nemmeno per sogno! Per vedere facce diverse alcuni mettono il televisore capovolto, o lo guardano attraverso specchi deformanti. In tal caso siamo meno severi. - - Ma come si spiega? - - Mah! I vostri regnanti non sono a vita? I vostri club non sono per i soli soci? Ed una vostra proprietà non è sempre di una stessa discendenza? Qui prima, in mano agli uomini, la fattoria era del Sig. Jones, e prima, del padre del Sig. Jones e ancora prima, del nonno del Sig. Jones, e ancora prima ... - - Basta, basta! Non vorrete risalire al Domesday Book di Guglielmo il Conquistatore! Ma questi sono comportamenti umani che voi avete combattuto vittoriosamente! - - Per alcuni, per altri, finché non si dimostra che contrastano con i nostri coman-damenti, li dobbiamo ammettere. - - Avete notato quei numeri fra parentesi? - chiese il giovanissimo cavallo baio. - Certamente, che significano? - risposi spostando con arte le gambe per paura di un altro calcio. - E' il numero della generazione a cui appartiene l'animale, dopo il capostipite che comparve la prima volta in TV. - - Ma accanto ad un numero ho notato una sbarra ed un altro numero, molto più piccolo. - - Ah! Quello indica la nidiata, nell'àmbito di una stessa generazione. - - E quelle due lineette orizzontali tagliate da due oblique? - - Quel segno indica un cambiamento di sesso rispetto alla generazione precedente. - - E che cos'era quella radice quadrata? - chiese mia nipote. - Cubica, - corresse il cavallino. - Un'idea dell'agente pubblicitario dell'attrice. Espri-mere il numero tale e quale com'era, era banale. Solo che quasi nessuno sa estrarre radici cubiche. - - Tanto meglio! - Intervenne la papera che mi aveva rammentato il comandamento. - Un po' di mistero giova sempre ad un'oca, come a chiunque. Una trovata geniale! - - Un momento, - dissi mentre si stava per cambiare discorso. - Ho notato anche un nome senza la sigla 'jr' e senza numeri. - Apparvero un po' meravigliati. - Ah! Ho capito! - disse una gallinella. - E' un fenomeno che succede ogni tanto. Dovreste leggere un po' più i giornali, - disse ai suoi compagni. - Comunque io so anche cose che i giornali non dicono. Ne ho sentito parlare ieri nella sua fattoria. Se è lei, è la figlia dell'anatra comare della capra parente dei parenti di un amico degli amici del marito della cavalla dal posteriore tondo che interessa un asino che sta negli 'studi', non ricordo in qualità di che. - - Non ricordi in qualità di che? - - Ma insomma, che pretendete dal mio cervello di gallina?! - 9 - Adesso vi faremo visitare il museo, - dissero i decani di alcune specie, membri del comitato per le accoglienze ai forestieri di riguardo. - In origine tutta la casa colonica avrebbe dovuto essere un museo, ma poi ci furono dei cambiamenti di programmi. La visita sarà un po' affrettata perché abbiamo tante cose da farvi vedere. - Andammo subito. La prima sala era dedicata alla rivoluzione contro l'Uomo. Alle pareti, dipinte, le gloriose battaglie. Al centro, la storica bandiera con lo zoccolo di cavallo ed il corno. In una bacheca, le meritate medaglie. Ai posti d'onore: da un lato, il busto del valoroso combattente e saggio amministratore, il maiale Palla di Neve riabilitato; dall'altro, il teschio suino del Vecchio Maggiore, profeta e teorico della riscossa contro l'Uomo. Appoggiato tra due trespoli, il fucile del Sig. Jones, trofeo già adoprato per cannone nelle loro feste nazionali... La seconda sala era dedicata all'epoca successiva: la dittatura dei maiali. Era organizzata come un museo delle cere. La storia vi era narrata attraverso varie scene ricostruite. La prima riproduceva l'evento iniziale: Palla di Neve aggredito dai mastini del collega Napoleon. Altro che il gruppo marmoreo di Atteone sbranato dai cani da caccia, nel parco reale di Caserta! Non ci soffermammo a lungo sui varî gruppi, in alcuni dei quali comparivano anche esseri umani. Un po' da parte, su manichini di forme adeguate, c'erano gli abiti di lusso dei coniugi Jones, come se li erano adattati addosso Napoleon e la sua scrofa favorita, contravvenendo al comandamento sull'ob-bligo di nudità per gli animali! Su un vecchio trògolo capovolto, una pregiata zuppiera ed altri recipienti; all'interno, zollette di zucchero, ed intorno nastri colorati: tutta roba per il solo Napoleon ed i maiali. Solo essi potevano bere birra, mangiare zucchero e portare la domenica un nastro alla coda. Ma, ci fu spiegato, quelle zollette ed i nastri potevano anche rappre-sentare altra roba non ritenuta degna della prima sala: i richiami per i quali la fatua cavallina Mollie aveva defezionato, preferendo ritornare sotto l'Uomo, pur di continuare a soddisfare la sua gola, e la sua vanità adornandosi la criniera. Attaccate alle pareti vedemmo fruste di varî generi. - Ecco la radio e il telefono! - esclamai. Pupa ci si interessò molto: - Dovevo venire qui, - disse, - per vedere com'erano questi nostri apparecchi di quell'epoca!... - Una capra stava aprendo la porta della sala successiva. - No, no! - gridarano alcuni decani. - Non c'è più tempo: la visita qui è finita! - Ci rimasi male. Finora eravamo nell'àmbito di ciò che si sapeva. Adesso avrebbe dovuto venire 'l'altra faccia della Luna': la caduta del regime dei maiali. Ciò mi interessava poco. Ma probabilmente avrei potuto capire qualcosa sull'origine dell'e-stinzione della nostra specie quivi. Esternai a mia nipote questo mio disappunto. Poi proseguii: - Da Asimov ho appreso di un racconto di fantascienza, io direi di 'fantapreistoria', in cui gli uomini di Neanderthal si estinsero per il complesso di inferiorità che li prese quando vennero a contatto con i Cro-Magnon. Ed era accompagnato da una nota del Direttore della rivista in cui si avallava questa tesi: per questo stesso complesso si sarebbero estinti i Tasmaniani quando la loro isola fu occupata dagli Europei. E' strano, ma pensa all'Uomo, se dovesse perdere l'esclusività della sua intelligenza! - 10 Uscimmo all'aperto. Incominciammo a camminare e man mano ci facevano vedere le coltivazioni illustrandocene i sistemi e mostrandoci gli strumenti di lavoro costruiti adatti alle possibilità di ciascun animale e le macchine agricole. Il sole era ancora forte. Il lungo percorso passava per caso proprio per il posto della macchina. Quando la raggiungemmo facemmo un po' di sosta. Pensai che il giro si sa-rebbe concluso con la visita al nuovo mulino. Incominciammo a parlare anche un po' del più e del meno. Fu così che ad uno di quelli venne il ghiribizzo di domandare: - Ma diteci, voi che verrete da quelle parti, esiste il Monte Zuccherocandito? Com'è? - Da un momento all'altro tutti si immobilizzarono ed ammutolirono. Poi tutti rapidamente ci si avvicinarono gridando: - Sì, sì! Diteci, diteci!... - Erano uno stuolo enorme davanti a noi: la mia risposta sarebbe sembrata un comizio. - Ragazzi, - dissi serio, - se sperate in un Aldilà, vuol dire che non siete felici come volevate farci credere. Questo Monte adesso dovrebbe essere qui. - - Ma che felici! Che Monte qui! - Esclamarono in molti, dando sfogo a sentimenti a lungo repressi. - Il Vecchio Maggiore, che per primo ci incitò alla rivolta contro gli uomini, ci ha ingannati!... - - Ma insomma che c'è che non va? Comandate voi, l'Uomo va a scomparire, che altro volete?!... - - Abbiamo risolto infatti tutti i nostri problemi materiali. Ma non siamo animali irragionevoli: quel vecchio rincucciolito non pensava che esistono anche problemi di ordine morale, psicologico, di cui il regime da lui auspicato non teneva minimamente conto. - - Beh! Almeno dovreste ammettere la sua buona fede. E poi, questi sono problemi che ognuno deve risolvere per sé e la cui soluzione non è di competenza dei regimi. - - Ma non è solo questo! Volentieri ritorneremmo sotto gli uomini, ma oramai nemmeno questo è più possibile! Voi non avete visto niente di ciò che succede qua... - - Ho visto abbastanza, invece. Dove c'è quel poco che ho visto, c'è anche tutto il resto, che io ben conosco. - - Non andate via! - ci imploravano quasi piangendo. - Con la vostra intelligenza di esseri umani potete consigliarci, guidarci... - - Amici fraterni, - dissi, - quelli che vi oppressero in passato, prima di essere dei potenti erano dei furbi. Ed i furbi, razza inestinguibile, se non vi possono fregare di una maniera vi fregano di un'altra. Ed esistono generi di fregature contro cui non è organizzabile alcuna rivoluzione. Se avessi la facoltà di rimediare a certi frangenti, lo avrei fatto per me, da tanto." - Zio! Che cosa sta succedendo?! - E mi sentii scuotere violentemente un braccio. 11 Gli animali erano tutti istantaneamente scomparsi. Restavano solo i più vicini. Sùbito al di là di essi, potendo guardare tra piccoli alberi ancora più vicini, vedevo, dall'interno, la parte perimetrale dello studio-laboratorio. Vedevo anche, attraverso una finestra, l'esterno e gli zii che stavano rientrando. La luce era notevolmente diminuita. Guardai in alto e vidi il soffitto. Gli alberelli apparivano 'tagliati' da esso; lentamente il 'taglio' scendeva, mentre il soffitto restava dove stava. - Alla macchina! Alla macchina! - Gridai, e con mia nipote ci precipitammo verso di essa. Il cappello mi volò via. Vi entrammo e ci sedemmo. Era rovente. Il caldo aveva sbloccato la leva che stava risalendo lentamente da sé, alle volte con piccoli scatti. Non volli toccarla. Quel mondo iperreale si restringeva sempre più intorno a noi, sostituito dal mondo nostro che vedevamo avanzare. - Quel benedetto Orwell, - dissi negli ultimi istanti, - per inseguire le sue utopie ha creato un altro mondo infelice. Non bastava il nostro! - - L'abbiamo scampata bella! E smettila per una volta di fare il filosofo...La pianta!... - - E chi se ne fre... Aaaah!...La pianta della zia Adalgisa!... - - Nell'attimo in cui veniva attraversata dal 'muro', confine fra i due mondi, un puledrino, quasi addossato alla macchina, del quale non ci eravamo accorti, si era buttato famelicamente sulla sua cima. Lo afferrammo istintivamente entrambi per la coda. E tiravamo con forza, quando per poco non cademmo dalla parte opposta: era svanito, ed in mano ci rimaneva solo la coda! Rimasi poi a contemplare questa appendice che lentamente ci svaniva in mano. Quando fu scomparsa del tutto: - Ecco, - dissi, - questo è il segno che il fenomeno è finito completamente. - Guardai la leva: era risalita tutta. Ad essa doveva corrispondere un quadrante con un indice, ma non avrei potuto dire quale, perché prima non ci avevo fatto caso. Comunque tutti gli indici erano sullo zero. - Questo rientro graduale, - dissi, - ci ha evitato le sensazioni spiacevoli dell'andata.- E spensi il bottone dell'accensione, mentre guardavo il posto dove avrebbe dovuto essere il mio cappello. Ma non c'era!... - Gli zii son qui!...Nella stanza a fianco! Facciamo finta di stare innaffiando!... - strillò Pupa saltando fuori. 12 - Non si può avere fiducia di nessuno! - sbraitava mia zia verso la pronipote. - Questa pianta era l'unica che ti avevo tanto raccomandato. Ma come hai fatto? Le è stata strappata metà chioma. Sembra che avesse avuto or ora un morso da un grosso cavallo!... - - Beh, non esagerare, zia Adalgisa, - intervenni massaggiandomi la solita gamba che avevo ancora una volta battuto uscendo di furia dalla macchina, - tutt'al più un puledrino!... -
I fratelli GIUSEPPE e ANTONIO MONACO sono nati a Capua rispettivamente il 1° gennaio 1930 e il 6 febbario 1938. Giuseppe è laureato in giurisprudenza ed è un ex funzionario ENPAS passato alla locale USL dopo la riforma; Antonio è laureato in fisica e insegna nelle medie superiori. Entrambi sono discretamente conosciuti come problemisti di scacchi, e si sono interessati sempre alla parapsicologia. Racconti pubblicati: Come salvai una umanità e mezza, Deodoranti planetari, Creatura indifesa ( rispettivamente su "Future Shock" n.5, 7 e 10), Canale Darwin ("Futuro Europa", n.7) e Antiwegener ("Diesel Extra, n.8). |
||||