MASSIMO DEL PIZZO, L'opera di J.-H.Rosny Aîné. Dal realismo al naturalismo, dal fantastico alla fantascienza, Schena Editore, Fasano, 1995, pp.182, L.25.000.

Qualcuno ha detto che la fantascienza è, sensu lato, una "descrizione romanzata del metodo scientifico" o, meglio, una "metafora epistemologica". Questa affermazione riceve - in via definitiva, oserei aggiungere - il suggello della verità dallo studio, che Massimo Del Pizzo, Ricercatore presso l'Università di Bari, ha dedicato alla figura e all'opera dello scrittore post-verniano Joseph-Henri Rosny Aîné (1856-1940). Sosteneva, infatti, Émile Zola, nell'esporre la sua teoria estetica, che fu condivisa (anche se successivamente fu, in parte, contestata) da J.-H.Rosny Aîné, che "le roman expérimental est une conséquence de l'évolution scientifique du siècle". Il lavoro perciò dello scrittore doveva essere simile a quello dello scienziato. Come questi, nella sua attività di ricerca, osservava l'ambiente circostante, raccoglieva i dati, formulava le ipotesi, altrettanto doveva fare lo scrittore. "Non diversamente, sul piano delle analogie metodologiche, Rosny", scrive Massimo Del Pizzo in L'opera di J.-H.Rosny Aîné, "fonda la scrittura dei suoi romanzi [...] su una preliminare attività di studio e documentazione che va dalla osservazione degli ambienti e dei comporta-menti, fino alla paletnologia, alla paleontologia e alla biologia".

Ma ci sono, nella teoria del "roman expérimental", altre implicazioni che si rivelano di estrema importanza per stabilire il codice di identificazione della "science fiction". Afferma Zola: "La science, à mesure qu'elle avance, nous fournit, à nous autres écrivains, un terrain solide, sur lequel nous devons nous appuyer pour nous elancer dans nouvelles hypothèses. En un mot, tout phénoméne déterminé détruit l'hypothèse qu'il remplace, et il fait dès lors transporter l'hypothése plus loin, dans le nouvel inconnu qui se présente". E non è proprio questo quello che fanno tanti scrittori di "science fiction"? Ma ben più importante è, secondo me, l'altra conseguenza implicita nella teoria zoliana, per cui, se il romanzo sperimentale è "la littérature de notre âge scientifique, come la littérature classique et romantique a correspondu à un âge de scolastique et de théologie", a maggior ragione ciò si può dire della fantascienza, che perciò si qualifica come letteratura "scientifica" e non - come vorrebbero alcuni - fantastica.

Rispetto a queste due interpretazioni antitetiche, sempre ricorrenti nella storia della "science fiction" (si pensi a Ursula K.Le Guin, che la definì una "forma moderna, intellettualizzata, ed estroversa, della fantasy"), qual è la posizione di Rosny Aîné?

Al riguardo, la risposta di Massimo Del Pizzo è di tale portata che non mi sembra esagerato affermare che il suo saggio, L'opera di J.-H.Rosny Aîné, debba essere considerato, da ora in avanti, un punto di riferimento obbligato per quanti volessero dedicarsi ad uno studio scientifico sulla genesi della fantascienza. Del Pizzo, infatti lumeggiando gli influssi che su Rosny Aîné ebbero, da un lato, il naturalismo e il darwinismo e, dall'altro, la poetica di Poe e di Wells, traccia un quadro quanto mai acuto, esauriente e originale della "science fiction" delle origini. E risulta ancora maggiore il suo merito se si considera la sconcertante parabola toccata alla fantascienza francese, che, dopo aver dato vita, con J.Verne, al roman de la science e, con J.-H. Rosny Aîné, al merveilleux scien-tifique, si vide soppiantata, negli Anni Cinquanta, da quella americana.

Ma il più ingiustamente penalizzato da quella che Marc Angenot - uno dei più autorevoli studiosi di lingua francese, assieme a Bridienne, Gouanvic, Van Herp, Versins..., tutti puntualmente citati in L'opera di J.-H.Rosny Aîné - definisce "dimenticanza totale", "amnesia collettiva", fu senz'ombra di dubbio J.-H.Rosny Aîné. Se questi infatti, come sottolinea Massimo Del Pizzo, "non avesse consapevolmente superato la lezione di Jules Verne, che era stata certo fondamentale, sarebbe mancato alla nascente science fiction l'ossigeno fantastico indispensabile per liberarla dal peso di una troppo limitante e ripetuta attenzione alla tecnologia del presente e alle ragioni del possibile". In particolare, sarebbe venuto meno alla fantascienza il contributo di Rosny Aîné al tema dell'Altro, che, a partire dalla fine dell'Ottocento, subisce una radicale trasformazione passando da una connotazione di tipo fantastico ad una di tipo "tecnologico", qual è quella della fantascienza. Ora, l'originalità del fantastique nouveau di Rosny Aîné sta, appunto, nell'aver assunto una posizione mediana tra questi due atteggiamenti antitetici, proponendo, afferma Del Pizzo, "una alterità non strettamente tecnologica, ora evoluzionistica, ora vagamente aliena, con figurazioni di Doppio che decretano la natura mutante dell'essere umano".

Purtroppo, Rosny Aîné, nonostante sia riuscito a realizzare il difficile passaggio da romancier-savant a romancier-poète e con i suoi sforzi ci abbia lasciato un esempio di fantascienza colta, non è molto conosciuto, oggi, in Italia. Riuscirà il saggio di Massimo Del Pizzo a smuovere le acque?

                                                          Antonio Scacco