HARRY TURTLEDOVE, Invasione anno zero (Worldwar: in the balance, 1994), Editrice Nord, Milano, 1995, L.26.000.

Siamo nel 1942. Il mondo è in guerra. La guerra è in precario equilibrio sia sul fronte russo, sia sul fronte nordamericano, sia sul fronte del Pacifico. Potrebbe succedere di tutto. Ma forse nessuno poteva pensare all'arrivo di un incomodo realmente imprevisto: un'invasione di piccoli, ma agguerritissimi rettili alieni, dotati di armi atomiche e mezzi da combattimento all'avanguardia. In breve è il caos. E' questa idea di base, apparentemente piuttosto banale e finanche risibile, a costituire lo scheletro di partenza del primo, lungo romanzo di una quadrilogia, che ha tutta l'aria di voler (e poter) diventare uno dei pilastri della fiction relativa alla "storia alternativa". In Invasione anno zero le premesse ci sono tutte.

Abbiamo forse il miglior romanzo di fantascienza alternativa attualmente presente sulla scena internazionale - quell'Harry Turtledove che ha già deliziato i cultori del mondo antico con le saghe fantasy ambientate a Videssos, ma a cui dobbiamo anche l'inedito The Guns of the South (1988), a tratti brillante rilettura della guerra civile americana. Abbiamo il più grande scenario bellico che si poteva scegliere a modello. Abbiamo un numero spropositato di personaggi e di vicende individuali da discernere e raccontare.

I risultati sono incoraggianti: per quanto non particolarmente innovativa (il tema dell'invasione è uno dei più antichi della fantascienza), la saga di Turtledove muove abbastanza bene le sue numerose pedine (c'è praticamente almeno un protagonista per ogni principale fazione in guerra, con la notevole eccezione dell'Italia, rappresentata da un paisà, Bobby Fiore, e da Enrico Fermi), riuscendo a coniugare il romanzo storico a quello fantastico in modo soddisfacente per tutti i gusti. In definitiva, non ci troviamo di fronte al capolavoro del decennio (probabilmente, neppure dell'anno), ma ad un romanzo solido e consistente, che merita la considerazione del pubblico.

                                                          Roberto Chiavini