Editoriale

La fantascienza in difesa del libro

                                                    di     Antonio Scacco

 

Se oggi la crisi del libro è un fenomeno che non conosce barriere di natura sociale, linguistica o razziale, essa in Italia è più acuta che altrove. Secondo le statistiche, siamo un popolo che non solo legge poco, ma quel poco lo legge male: la nostra preferenza va ai rotocalchi, ai giornali sportivi, ai fotoromanzi, ai fumetti... Il fanalino di coda spetta al libro di narrativa.
Eppure, l'esplosione della scuola di massa avrebbe dovuto moltiplicare il numero dei lettori. E così, in realtà, è stato. Solo che si tratta di lettori a livello potenziale. Una volta infatti adempiuto il dovere di frequenza della scuola dell'obbligo, molti abbandonano l'abitudine alla lettura ed esercitano la capacità di leggere e scrivere esclusivamente quando sono costretti dalle circostanze. Ma, avverte Ruggero Y.Quintavalle in Animazione culturale per la letteratura giovanile:

[...] questi non sono lettori, sono poco più o poco meno dei semi-analfabeti. E lo diciamo senza alcun tono di dispregio e ancor meno di falsa compassione. È soltanto una constatazione di fatto: nella misura in cui decresce l'analfabetismo cresce il semianalfabetismo.

Nella ricerca delle cause che hanno scatenato la crisi del libro, il principale (anche se non unico) fattore è da individuarsi nella televisione, come esaurientemente ha dimostrato Marie Winn nel suo saggio La droga televisiva (The Plug-In Drug, 1977). In esso, tra l'altro, l'Autrice afferma:

Quando legge, un uomo utilizza la sua più peculiare caratteristica: il pensiero verbale. Egli trasforma i simboli stampati in qualcosa di particolare [...]. Nel guardare la TV, lo spettatore è legato alle esigenze di un mezzo meccanico, impossibilitato a far entrare in gioco le sue facoltà mentali più altamente sviluppate [...]. La TV ci intrattiene, ma la passività che ci richiede non ci accresce come uomini. Infatti la TV ci fa divertire mentre un buon libro ci permette, e ci aiuta, a crescere.

Naturalmente sono molti gli scrittori e gli studiosi che conducono una strenua battaglia per la sopravvivenza del libro e della letteratura stessa, la cui estinzione già qualcuno paventa come ineluttabile. Scrive infatti Giorgio De Simone su Avvenire del 16/7/1991:

La letteratura è fatta di parole. La letteratura ha le immagini dentro le parole. Ma i nostri cervelli oggi fioriscono poco. I nostri cervelli non sanno più ricevere stimoli dalla parola scritta. Il mondo che abbiamo attorno è un luogo [...] dove solo ciò che passa per immagine viene preso in considerazione, e dunque la letteratura deve farsi immagine essa stessa [...]. La letteratura finisce perché l'udienza a cui si rivolge non è più la stessa. I lettori sono ormai dei videolettori che vedono e dimenticano, vedono e buttano via.

E la fantascienza? Qual è la sua posizione nei confronti del libro? Ha mai spezzato una lancia in sua difesa? Stando ai suoi detrattori, essa sembrerebbe non solo di non avere titolo alcuno a partecipare alla difesa del libro (non è la science fiction classificata come letteratura di serie B o paraletteratura?), ma addirittura di essere responsabile dello svilimento dell'idea dell'arte. È quanto sostiene Franco Ferrini in La fantascienza:

Mentre la nuova letteratura e le altre arti in genere cercano di ottenere il massimo profitto dai risultati conseguiti dalle varie scienze separate, problematicamente e criticamente, rifiutando in primo luogo l'immediata connotazione di scienza e arte - di avanguardia -, in quanto strumento di lotta non solo formale ma anche pratica e sostanziale tesa al recupero, al ripristino e all'inaugurazione di una totalità umana, la fantascienza [...] volge le spalle alla dialettica storica e astutamente realizza il più avvilente degli assestamenti dell'arte nell'epoca della tecnica, finendo col degradare entrambi i termini di questa stessa dialettica.

L'infondatezza di queste accuse è dimostrata da due splendidi romanzi. Il primo, Un cantico per Leibowitz (A Canticle for Leibowitz, 1959) di Walter Miller jr., è la storia di un Ordine monastico, i frati di San Leibowitz, fondato da uno scienziato subito dopo il crollo della civiltà a causa di un conflitto atomico, il Diluvio di Fiamma, e avente lo scopo di salvare i libri, i Memorabilia, dal rogo, in attesa che la civiltà rinasca. Ecco qual è la situazione nell'Anno del Signore 3174:

I Memorabilia, il piccolo patrimonio di conoscenza dell'abbazia conservato da secoli, erano nascosti nei sotterranei per proteggere questi scritti inestimabili dai nomadi e dai sedicenti crociati degli Ordini scismatici [...]. Ora l'Età dell'Oscurantismo sembrava sul punto di concludersi. Da dodici secoli, la fiammella della conoscenza era stata tenuta accesa nei monasteri: soltanto ora vi erano menti pronte a riceverla.

Ma ancora più esplicito nel sostenere il grande valore del libro quale strumento di progresso individuale e sociale, è il romanzo di Ray Bradbury, Fahrenheit 451 (1953). La trama non ci sembra il caso di ricordarla: la versione cinematografica di François Truffaut, di cui parla Marino Cassini nel presente numero, l'ha resa abbastanza nota. Ci sembra invece il caso di riportare le parole con cui il capitano dei "pirofili", Beatty, giustifica il rogo dei libri:

Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno viene fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare [...]. Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo.

Non si può certo dire che gli scrittori del mainstream - ad esempio, U. Eco (Nel nome della rosa) o J. L. Borges (La biblioteca de Babel) - abbiano difeso il libro con altrettanta passione e convinzione. Come dunque giudicare esagerate le seguenti parole di Robert Anson Heinlein:

Per la sopravvivenza e la salute della razza umana, una rozza storia di science fiction, con una sola nuova idea degna di attenzione, è più valida di un intero scaffale di meravigliosa narrativa normale"?.