Il tuffo di Positron di Giovanni Pirrera (dis. di P. De Vito) - ... abbiamo dovuto difenderci! I bufali terrestri ci
attaccavano da tutti i lati, aizzati dagli umani! Abbiamo
dov - Hai agito bene, Ermes, figlio mio! - così parlò il re Kronos, sovrano del pianeta Kronassial, sede della Confederazione dei Pianeti Uniti, di cui era Presidente e il cui Consiglio Supremo era composto da sovrani e presidenti rappresentanti tutte le specie biologiche razionali della Via Lattea, giunte al culmine della loro maturità spirituale e materiale. Tra queste, brillava solitaria per la sua assenza la razza umana, bollata all'unanimità come "specie irrazionale" e questo a causa dell'irrefrenabile tendenza alla violenza connaturata in essa. Nessuno voleva averci a che fare, benché Kronos desiderasse tanto includere anche la Terra nell'eletto consesso di cui era presidio. A tale scopo, pochi giorni prima, aveva inviato una delegazione in missione di pace su quell'inqualificabile pianeta, comandata da suo figlio Ermes e composta dal fior fiore dei diplomatici confederali. Gli umani, rozzi, ignoranti e trogloditi, non compresero affatto lo spirito dell'ambasciata e, infastiditi, tentarono di sopprimere gli "invasori", tentativo andato a vuoto considerata la preponderante superiorità difensiva dei kronassiali.Da qui, il drammatico rapporto di Ermes a suo padre, di cui s'è detto. Il re radunò subito il Consiglio per metterlo al corrente della situazione e per decidere quale strategia seguire con i terrestri. Zantack, presidente di Tau Ceti, fu drastico: - Sterminiamoli! - Così? Su due piedi? - fece Kronos, che se lo aspettava. - Sì, - intervenne Berenice, la ministra degli esteri di Kronassial. - Gli uomini sono brutali per natura, e sanno fare solo un'unica cosa: la guerra, e basta. Lo sa solo il Cielo quanto etnìe umane si sono estinte per colpa delle tante guerre che queste bestie hanno scatenato e scatenano da che esistono! - Se tentassimo di civilizzarli, invece? - contropropose Positron Neptunio, il più grande biologo marino della Confederazione. Tutti lo guardarono male, ma costui non si scoraggiò. - Abbiamo mai provato a insegnare agli umani l'ABC della civiltà? - domandò retoricamente. Un imbarazzato mormorio generale si levò dai presenti, come a dire: no! Positron continuò: - Ebbene, riproviamoci. Siamo onesti, finora abbiamo atteso che gli umani il loro posto al sole se lo conquistassero autonomamente, senza interferenze esterne, ma purtroppo non è stato così e, per come la vedo io, le cose non cambieranno neanche in futuro. Essi hanno bisogno di una spinta. Altrimenti, resteranno condannati a "viver come bruti". - Tuttavia, - osservò Theodolith, la moglie di Kronos, - sono riusciti a scoprire le proprietà del fuoco e a inventare la ruota. Non direi che siano delle bestie integrali. - Davvero? - sbottò seccato Karl Zeuss, re di Olympus, un pianeta contiguo alla Terra. - Il merito non è affatto umano! La colpa è di mio figlio Prometeoro, che ha passato sottobanco agli uomini alcuni dei nostri più preziosi segreti di stato! Fellone! - Prima o poi ci sarebbero arrivati da soli! - protestò la Prima Donna di Kronassial. - Chissà quando! - rise qualcuno, facendo così ridere anche gli altri. - Ad ogni modo, siete d'accordo con la mia idea? - insistette Positron. - È l'unica soluzione valida che ci è rimasta. Altrimenti, dovremo prendere in considerazione la proposta di Zantack, se non vogliamo mettere a repentaglio la pace galattica. Non vorrei che si arrivasse a tanto! - Neppure io! - convenne con decisione Kronos. - Io voto per il sì, e voi? Poiché il sovrano disponeva del potere di rendere subito operative le decisioni o le idee che venivano proposte dai membri del consiglio, anche se la maggioranza consiliare era contraria (come in questo caso), l'eletto consesso dovette adeguarsi. Positron arruolò immediatamente gli scienziati necessari alla difficile missione civilizzatrice: Raamon (biologo e geologo, premio Nobelio per tre anni di fila), Onofrio de Osiri (ingegnere nucleare), Vanessa Venus (neuropsichiatra, il cui sogno era quello di capire perché gli umani si comportassero male. Non ci riuscì mai), Thoth Glober, filologo e linguista poliglotta. - Per quel che mi riguarda, - commentò Positron alla vigilia della partenza, - approfitterò di questa gita per praticare un po' il mio sport preferito, la pesca subacquea, nei mari terrestri, che so essere più pescosi dei nostri. Mi porterò il mio fucile subacqueo. - Buona idea! - rise Raamon. - Visto che avremo a che fare con la peggior razza della Via Lattea, potrebbe tornarci utile! * * * Circa 50.000 anni dopo. Isla Atlantis, a nord-est delle Bermude. Primavera inoltrata. Un gruppo di archeologi russi e americani sta scavando alacremente sulla spiaggia principale dell'isoletta, mentre l'unità subacquea della spedizione setaccia il fondale marino. Questa missione scientifica è alla ricerca di importanti e antichissimi manufatti, segnalati dai sonar delle navi idrografiche, attestanti la presenza in quei luoghi dei resti di una misteriosa e remota cultura, la mitica Atlantide. - Professor Cerkopitenko! - gridò un subacqueo emerso all'improvviso. Il professor Anatoly Cerkopitenko, capo della missione, udì il grido e si affrettò a uscire dall'enorme fossa che stava scavando da sei ore senza alcun risultato. Il sub era già sulla riva e tra le mani stringeva un grosso frammento di granito su cui era scolpito un magnifico bassorilievo. Anatoly lo prese in consegna, si sedette a terra, circondato dai suoi assistenti e cominciò a studiarselo con grande attenzione. - È un bassorilievo maya! - esclamò poco dopo. - Rappresenta un folto gruppo di persone che corrono brandendo mazze e bastoni, precedute da un gigante che, nonostante la spropositata mole, ha l'espressione del volto terrorizzata. Ha le braccia protese in avanti, come se stesse appunto fuggendo. Insomma, mi sembra proprio un tentativo di linciaggio in piena regola. Chissà cosa vorrà dire? Chi sarà mai questo gigante impaurito? E chi sono tutti questi scalmanati che vogliono pestarlo? Qualcuno azzardò l'ipotesi che potesse trattarsi di un rito cerimoniale sconosciuto degli antichi Maya, ma il professore, continuando a studiare le figure scolpite, lo escluse nettamente. - Professore! - gridò un operaio che stava scavando poco più lontano. - Ne abbiamo trovato un altro! Su questo secondo pezzo di bassorilievo, era scolpita l'inconfondibile sagoma di una astronave. Anatoly, emozionatissimo, accostò subito i due frammenti: collimavano perfettamente. L'intiera scena, dunque, rappresentava un uomo altissimo, forse un alieno, inseguito da un'orda di persone inferocite, il quale cercava scampo sulla sua navicella spaziale. Chi era questo alieno? Esaminandone bene i connotati, a Cerkopitenko parve di riconoscere in esso nientemeno che Poseidone, il dio greco del mare! Tutto ciò sembrava confermare quello che la scienza non ufficiale sospettava da centinaia di anni: gli dei delle civiltà scomparse - egizia, incas, maya. azteca, greca, minoica - altro non erano che civilizzatori cosmici divinizzati dai terrestri ignoranti e idolatri. - Ma perché Poseidone avrebbe rischiato il linciaggio? - chiese Richard Hammonds, l'archeologo americano. - Forse perché avrà colpito qualcuno col suo tridente! - suggerì semiserio John Benton, uno specializzando in archeologia, ignorando che si era avvicinato moltissimo alla risposta giusta. Esaminando i volti delle persone impegnate nell'inseguimento, Hammond notò la presenza di numerosi tipi etnici, tutti diversi tra loro. - Indubbiamente, devono trattarsi degli antichi Atlantidei, visto che Atlantide è considerata, dagli antichi testi, la madre di tutte le civiltà, - concluse l'americano. - Bene! - esclamò soddisfatto Cerkopitenko. - C'è ora da chiarire il motivo per il quale l'intera Atlantide si era scagliata contro Poseidone, cioè il dio principale o il re, per meglio dire, di questo continente! A dire la verità, tutto questo mi ricorda moltissimo la fiaba di Fantacucù! La conoscete, voi? Non la conosceva nessuno, ma Benton s'intromise di nuovo: - Forse, tra la fine catastrofica di Atlantide, così come ce la tramanda Platone, e l'inseguimento di Poseidone c'è un ben preciso nesso! - Molto bene, giovanotto! - rise Cerkopitenko, decisamente di buon umore. - Pare che ogni domanda che ci poniamo ne chiami immediatamente un'altra. Qual è questo nesso? Silenzio generale. La giornata lavorativa si concluse comunque lì e ognuno fece ritorno negli alberghi. In seguito, il bassorilievo (restaurato) fu esposto nel Museo di Mosca, ove attirò l'attenzione dei visitatori di tutto il mondo, contribuendo così a incrementare cospicuamente il magro bilancio statale russo. Il professor Cerkopi-tenko, acclamato in ogni angolo del pianeta, continuò a chiedersi fino alla conclusione dei suoi giorni per quale motivo Poseidone aveva rischiato il linciaggio, ma non riuscì mai a trovare una risposta soddisfacente. * * * 50.000 anni dopo. Pianeta Kronassial. Casa di Positron Neptunio. Re Kronos è scomparso da quasi 25.000 anni e gli è subentrato appunto Positron. Il nuovo re è a colloquio con i suoi ministri, un colloquio d'emergenza. - Prima o poi doveva accadere! La razza umana si è distrutta da sé col fuoco atomico! Chi scherza col fuoco... - sospirò Junonis, la moglie di Positron. - Che cosa potevamo aspettarci da una razza violenta e bellicosa come quella terrestre? - ruggì furente Acinoo, il nipote di Karl Zeuss, anch'egli scomparso. - Se il pianeta di mio nonno è esploso molti anni fa, la colpa è degli umani e dei loro maledetti test atomici nello spazio! Ora, di Olympus non restano che pochi, miserabili frammenti! Ma Olympus si è vendicato, andando a beccare col frammento più grosso la centrale atomica più potente della Terra! - Già, infatti, la REAGAN UMBRELLA LTD., - disse Positron. - Gli americani, nel marasma che è seguito, hanno pensato si trattasse di un attacco iraniano e hanno risposto inviando 10.000 testate nucleari su Teheran. Hanno ridotto il mondo in cenere. Positron si alzò dalla poltrona e cominciò a passeggiare mestamente. - Pensavo che, civilizzandoli, gli uomini si sarebbero elevati dalla bestialità in cui vegetavano, e invece... Il progresso ha enfatizzato ulteriormente la loro stupidità. Mi sono sbagliato, mi sono clamorosamente sbagliato. E ancor più ha sbagliato Prometeoro, tanto tempo fa, allorché ha rivelato agli uomini le proprietà del fuoco. Ecco a cosa ha portato quell'errore. - Raccontaci, nonno! - gli chiesero i suoi nipotini venuti a trovarlo. - Come andò il tuo incontro con gli umani? Positron si sedette di nuovo e se ne mise in braccia due, i più piccoli. Gli altri tre si accoccolarono ai suoi piedi. - All'inizio, andò bene, meglio di quanto avevamo sperato io e i miei colleghi. Prendendoli per il verso giusto, non si sarebbero detti campioni cosmici di malvagità (o di stupidità, per meglio dire). In effetti, pochi mesi dopo, io e gli altri eravamo riusciti a insegnare a gran parte di essi i fondamenti del vivere civile. In particolare, le genti del Paese in cui eravamo atterrati, Atlantide mi pare si chiamasse, si erano dimostrate le più desiderose di elevarsi a un livello di vita degno di una specie biologica intelligente. Quasi non credevo ai miei occhi, allorché mi resi conto che finalmente gli umani, una volta dirozzati spiritualmente e tecnologicamente, avevano smesso di pensare solo a sé stessi e a pensare agli altri solo per litigarci, e avevano iniziato ad andare d'amore e d'accordo, inaugurando così quel periodo felice che io battezzai "l'età dell'oro". Purtroppo, fui proprio io a porvi termine, seppure accidentalmente. - Cosa combinasti? - gli chiese Nereo, il nipote più grande. - Beh, - rispose arrossendo il nonno, - è una cosa di cui non ho mai parlato volentieri! In sostanza, successe questo: come ben sapete, sono un fanatico di nuoto e di pesca subacquea. Ad Atlantide, esattamente al confine tra il Nord e il Sud del continente, esisteva un grande, profondo e bellissimo lago, il Titicaca, ricco di splendidi esemplari di pesci rari e le cui acque, tiepide e cristalline, rappresentavano l'ideale per chi ami il nuoto. Un giorno, volendo concedermi un po' di relax, decisi di fermi una bella nuotata in quel lago. Mi tuffai dal picco montuoso più alto del Paese, il Macchu Picchu, piombai giù e... - E? - chiese Junonis. Positron sospirò: - E... la mia mole, immensa se rapportata a quella umana, provocò la violentissima, istantanea e totale fuoriuscita dei diecimila chilometri cubici di acqua contenuti dal Titicaca. In altre parole, provocai un vero e proprio lagomoto che inondò tutto il continente mentre la mia zuccata sul fondo lacustre causò una crepa profonda che si allargò fino alla scissione in due parti uguali di Atlantide. Insomma: il continente affondò in poche ore e io, senza curarmi degli altri miei amici (che poi seppi essersi salvati rifugiandosi chi in Africa, chi in America, chi in Europa), dovetti darmela a gambe, inseguito dai sopravvissuti che cercavano di linciarmi. La mia catastrofe ebbe esiti purtroppo ancora peggiori del "semplice" affondamento di un continente, poiché il desiderio di vendetta provocato dai sopravvissuti atlantidei nei miei confronti risvegliò nel loro animo umano passioni malsane evidentemente mai sopite o spente del tutto. Insomma, tutto tornò come prima, o quasi, fatta eccezione per la strada ormai intrapresa dalla umanità, quella del progresso, che io gli avevo indicato, ma una strada purtroppo cosparsa di ostacoli e difficoltà rappresentati dall'innata tendenza al male dell'umana natura, una tendenza che non sono riuscito a frenare. Soddisfatti? Positron si alzò e guardò l'orologio atomico appeso alla parete. - Del resto, - proseguì, - essi non sono stati capaci neppure di pronunciare esattamente il mio nome. Me lo hanno storpiato in Poseidone, pensate un po'! Ma ormai, tutto è acqua passata! Una smorfia di amarezza accompagnò queste ultime parole. - Devo andare, ora, - sospirò Neptunio. - Il Consiglio Supremo mi attende. Allorché una razza intelligente si estingue, è consuetudine onorarne la scomparsa osservando un'ora di silenzio in tutta la Confederazione. Positron era estremamente addolorato per la scomparsa dell'Uomo e, durante la riunione, onorò il suo impegno a non profferir parola appunto per sessanta minuti esatti. Non così, invece, si comportarono i Consiglieri Confederali, che risero e cantarono allegri e felici, consci del fatto che una pericolosa stirpe avesse cessato di minacciare la Galassia con il suo bellicoso istinto. Quando l'ora di lutto (o presunto tale) si concluse e il putiferio festaiolo si spense per esaurimento delle forze, Positron uscì dal suo mutismo coatto e con voce tonante così apostrofò i suoi sottoposti: - Avete goduto della morte di una specie biologica, per quanto malvagia possa essere stata! Avete tenuto un comportamento vergognoso, non migliore di essa! Con quale coraggio potete ancora considerarvi i rappresentanti dei popoli più saggi della Via Lattea? - Forse abbiamo imparato dagli umani! - ringhiò sarcastico Apostrofonio, governatore di Ganimede. - O forse, - rispose mestamente Positron, stringendosi la barba, - la realtà è che popoli davvero saggi e perfetti, nell'intiero Cosmo, non esistono. Solo il Creatore dell'Universo è davvero saggio e perfetto, solo Lui, e stolta è quella creatura che pretende di essere come Lui in tutto e per tutto, come forse noi Grandi Evoluti riuniti in assemblea, confrontandoci sempre con la specie più infelice del Cosmo, abbiamo inconsciamente pensato e ancora pensiamo di noi stessi, tant'è che gli uomini, alla ricerca disperata di validi punti di riferimento, sbagliando ci hanno divinizzato, quando siamo andati a civilizzarli. La seduta è tolta. Tutti si alzarono, ma nessuno trovò il coraggio di dire alcunché. Perché non c'era davvero niente da dire. GIOVANNI PIRRERA è nato a Caltanissetta nel 1966 ma risiede ad Agrigento. Ha conseguito il diploma tecnico-professionale di segretario steno-dattilografo. Ha cominciato a scrivere poesie e racconti fin dall'età di 9-10 anni, ma il suo primo lavoro, Telerissa Network, è riuscito a pubblicarlo solo a 24 anni su "Club", la rivista del Club Letterario Italiano diretta da F.Fioretti, rivista con la quale collabora tuttora e sulla quale sono apparsi altri suoi racconti (Gli Elettrozombi, La Grande Guerra del Pacifico, L'elezione del Presidente americano, ecc.). Sue poesie sono apparse sulla suddetta rivista e in varie antologie, tra cui 4 agosto 1944, dedicata ad Anna Frank, ai suoi parenti e ai suoi amici. Hobby: l'antico Egitto, i misteri dell'archeologia, l'archeologia spaziale (confessa di essere un fanatico lettore dei libri del compianto Peter Kolosimo), il paranormale, il cinema... Purtroppo, è ancora disoccupato. |
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