REMO TABASSO, La memoria di Zeus, Editrice Nuovi Autori, Milano, 1995, pp.293, L.28.000.

In un futuro non molto lontano, sottto la pianura padana, ad una profondità di millecinquecento metri, è stata creata la base Alpha, in cui un gruppo di scienziati, guidati da un uomo di genio, Luis Mendez, e con l'aiuto del computer Zeus, ha realizzato il progetto "Genesi": ha cioè riportato in vita, nello spazio sovrastante Alpha e denominato zona proibita perché vietato a chicchessia, una tribù del periodo neolitico. Salta subito agli occhi la rassomiglianza con il romanzo di Michael Crichton, Jurassic Park, che è esplicitamente citato, nelle prime pagine di La memoria di Zeus, da uno dei protagonisti. Ma la rassomiglianza finisce qui: l'attenzione, infatti, di Remo Tabasso non è tanto rivolta ai rischi impliciti nell'esperimento, quanto alle rocambolesche vicende cui va incontro lo scienziato Mendez nel tentativo di sottrarre il computer Zeus al saccheggio della sua memoria da parte di una potente organizzazione criminale.

L'atmosfera prevalente, in La memoria di Zeus, è dunque più poliziesco-spionistica che fantascientifica. Con questo non vogliamo dire che la vicenda sia carente di un adeguato background tecnico-scientifico. Anzi, si potrebbe sostenere il contrario, come dimostra questo brano: "Zeus nel suo genere è una macchina unica [...]. Si tratta di un computer ottico universale con la capacità di adattarsi e collegarsi senza bisogno di interfacce a qualsiasi computer dal più rudimentale al più sofisticato [...]. Esso è in grado di autostrutturarsi e destrutturarsi imitando il funzionamento di un semplice pallottoliere o creando dentro se stesso algoritmi, interconnessioni e circuiti di tipo neurale più complessi di quelli del nostro cervello"; oppure, quest'altro: "Helios sfrutta il principio dell'ignizione laser ed ha un funzionamento di tipo impulsivo. Il combustibile costituito da idrogeno ionizzato viene confinato in un campo magnetico a simmetria sferica dove agiscono i laser ausiliari che lo trasformano in plasma".

Cosa peraltro naturale in chi, come Remo Tabasso, ha una forma mentis scientifica sia per gli studi compiuti che per l'attività professionale svolta: l'Autore infatti è laureato in scienze biologiche e insegna da vent'anni matematica e scienze nella scuola media inferiore. Quello che, secondo noi, è invece carente, in La memoria di Zeus, è il dibattito intorno alla scienza stessa, dibattito che, se da un lato esalta l'idealismo dello scienziato contro l'auri sacra fames dei politicanti e dei burocrati corrotti e stigmatizza come foriera di guai la segretezza che a volte circonda la ricerca scientifica, tuttavia dall'altro lato considera lecita la manipolazione dell'essere umano. Si veda l'episodio in cui la dottoressa Vera Olov, colpevole di tradimento, viene sottoposta ad un trattamento il cui risultato è "[...] abbastanza simile a quello che molto tempo fa si otteneva con la lobotomia del cervello".

Carente è anche la rappresentazione di certi atteggiamenti psicologici e di alcune situazioni umane, che sanno di artificioso e di lezioso: il generale dalle tendenze gay, la prostituta che piange sul suo amaro destino, il legame amoroso tra il tenente Hartog e la dottoressa Olov...

                                                                 Antonio Scacco