| Isaac Asimov
e l'educazione della gioventù
di Antonio Scacco
La vita e l'opera di Isaac Asimov illustrano emblematicamente il significato e il ruolo che la scienza e la fantascienza (o science fiction) rivestono in seno alla nostra società. Praticamente ignorato dal grande pubblico negli anni Quaranta e Cinquanta quando scrisse il meglio e la maggior parte dei racconti e dei romanzi, la sua notorietà esplose negli anni Sessanta e Settanta quando si dedicò alla divulgazione scientifica. Naturalmente, la science fiction, poiché non costituiva una sicura fonte di reddito, fu relegata in un cantuccio, senza però essere del tutto dimenticata: di tanto in tanto, infatti, il nostro Autore si concedeva qualche sortita o con qualche romanzo (The Gods Themselves, 1972) o qualche antologia di racconti (The Bicentennial Man and Other Stories, 1976). Solo negli ultimi anni prima della morte avvenuta nel 1992, Asimov si dedicò più assiduamente alla fantascienza, sfornando per lo più opere che costituiscono la continuazione del ciclo della Fondazione, con l'eccezione di Nemesis (1989). Cenni biografici Ma veniamo ad alcuni dati biografici. Asimov era nato nel 1920 a Petrovich, alla periferia della città russa di Smolensk, a tre anni era emigrato con la famiglia negli Stati Uniti, stabilendosi a Brooklyn, dove il padre aveva acquistato un emporio con annessa edicola. Fu proprio nel negozio del padre che il giovanissimo Asimov lesse le prime riviste di science fiction, in particolare "Astounding Stories" diretta da John Campbell, al quale il nostro Autore inviò i suoi primi racconti. Campbell lo indirizzò verso un tipo di fantascienza intimamente legato alla scienza per la quale, del resto, Asimov nutriva una inclinazione naturale: nel 1948, infatti, conseguì il Ph.D. in chimica e nel 1949 ottenne l'insegnamento in biochimica all'Università di Boston, incarico che abbandonò circa dieci anni dopo per dedicarsi al lavoro di scrittore a tempo pieno. Facendo riferimento agli elementi contenutistici, si è soliti suddividere la produzione fantascientifica di Asimov in racconti del ciclo robotico, Io, Robot (I, Robot, 1950); in romanzi a sfondo storico, Cronache della Galassia (Foundation, 1951), ispirati all'opera di E.Gibbon, Declino e caduta dell'Impero Romano; in storie poliziesco-fantascientifiche, Abissi d'acciaio (The Caves of Steel, 1953). In realtà, tutta la narrativa asimoviana è accomunata da questa costante: non c'è problema di natura economica o sociale che la razionalità di tipo scientifico non riesca a risolvere. Tale elemento unificatore è presente dal primo romanzo, Paria dei cieli (Pebble in the Sky, 1950), in cui la scoperta che unica è l'origine del genere umano evita una guerra disastrosa tra la Terra e l'Impero Galattico, fino all'ultima opera, Nemesis, in cui la collisione della stella Nemesis con la Terra viene evitata sfruttando la repulsione gravitazionale generata dal volo ultraluce. La fiducia riposta nella scienza, unita ad un senso pratico che sfiora il pragmatismo, spiega perché Asimov, ad un certo punto della sua vita, sia diventato "il consigliere generale della società americana su questioni di scienza e di tecnologia"1. Date le finalità del presente lavoro, fermeremo la nostra attenzione su un particolare aspetto della narrativa asimoviana: quella scritta per la gioventù, che ha per protagonista lo scienziato-poliziotto David "Lucky" Starr. Il ciclo eponimo di David "Lucky" Starr Come abbiamo detto, Asimov ha una grande passione per la
scienza. Tale passione lo porta a sostenere a spada tratta la necessità di istruire il
pubblico in campo scientifico, soprattutto per le seguenti ragioni: 1) il rifiuto di
informare il pubblico trasformerebbe gli s Asimov, tuttavia, non si nasconde la difficoltà di far capire la scienza alla gente e avanza l'ipotesi che il risultato, dopo una lunga serie di sforzi e sacrifici, potrebbe essere completamente deludente. Ma - si domanda il nostro Autore - "qual è l'alternativa? Abbandonare la lotta? Innalzare la bandiera lacera della sconfitta? Lasciare il mondo al 'National Enquirer', agli astrologi, e ai creazionisti? Mai! Quanto a me, potrò anche in conclusione venire sconfitto, ma intendo lottare fino alla fine. Non mi arrenderò, non abbraccerò l'ignoranza, né bacerò la sua brutta faccia"2. Naturalmente, la science fiction diventa uno strumento efficacissimo per invogliare i giovani a dedicarsi allo studio delle scienze. Scrive Asimov: "Ho sempre sostenuto che la fantascienza è, potenzialmente, un valido strumento di divulgazione e di ispirazione scientifica. E qualche volta mi sono lamentato che i lettori, in generale, non sfruttino abbastanza questa potenzialità. Ma a un certo punto mi sono reso conto che, a cominciare da me, nessun autore, nessun antologista di FS, aveva mai affrontato il problema in termini pratici. Non basta infatti affermare con prosopopea che la letteratura fantascientifica è un valido strumento, eccetera; bisogna anche mostrare come di questo strumento ci si possa servire all'atto pratico, e fornire al lettore, per così dire, le istruzioni per l'uso"3. Sono parole scritte agli inizi degli anni Settanta, ma non ci vuole molta fantasia ad immaginare che Asimov la pensasse così anche negli anni Cinquanta, all'epoca cioè in cui ideò (con lo pseudonimo di Paul French) la mezza dozzina di "juveniles"4, imperniati sul personaggio di David "Lucky" Starr. Composti in momenti che segnano il trapasso da una fase all'altra dell'attività letteraria del nostro Autore - il primo "juvenile" vide la luce nel 1952 quand'egli decise di intraprendere la carriera di scrittore professionista, e l'ultimo nel 1958 quando passò alla divulgazione scientifica, - i sei romanzi sono ambientati tutti in pianeti diversi del sistema solare. La lotta contro i criminali dello spazio Il primo della serie, David Starr, il cacciatore dello spazio (David Starr, Space Ranger), ha come scenario il pianeta Marte. Compaiono, qui, temi e personaggi che formeranno la costante della narrativa asimoviana per la gioventù. David Starr, l'eroe eponimo che non ha ancora assunto il soprannome di "Starr" (Fortunato), è descritto come "un giovane alto un metro e ottanta, forte e coraggioso, dotato d'un sistema nervoso saldissimo, della muscolatura d'un atleta e del cervello lucido ed acuto d'uno scienziato di razza"5. A vivacizzare l'intreccio che, tra descrizioni a carattere tecnico-scientifico e ragionamenti logico-deduttivi, rischia di diventare un freddo meccanismo narrativo, è introdotta la comica figura di John Jones, un ometto petulante, vanitoso e rissoso, ma anche generoso e fedele, che d'ora in poi diventerà il compagno inseparabile di David Starr in tante avventure e che per antifrasi viene chiamato "Bigman" (uomo grande e grosso). Per quanto riguarda la vicenda, essa ricalca i moduli narrativi della detective story, sollevando il problema se la science fiction sia compatibile o meno con il genere poliziesco. Per Asimov, non ci sono dubbi che "la fantascienza si mescoli molto bene con il giallo. La stessa scienza è quasi un giallo, e lo scienziato dedito alla ricerca è quasi un seguace di Sherlock Holmes"6. Con la scorta di queste indicazioni, passiamo al secondo "juvenile" della serie, Lucky Starr e i pirati degli asteroidi (Lucky Starr and the Pirates of the Asteroids, 1953). Un aspetto da sottolineare, in questo "juvenile", è l'attendibilità, a trent'anni di distanza, dei dati astronomici. Asimov tiene, infatti, a precisare che "prima del 1950 potevamo fare le nostre osservazioni solo dalla superficie della Terra, mentre in seguito abbiamo inviato razzi-sonda in grado di scattare fotografie e svolgere esperimenti a distanza ravvicinata. L'unico dei sei romanzi che non sia stato toccato dalle nuove scoperte - almeno finora - è questo Lucky Starr and the Pirates of the Asteroids, scritto nel 1953 (...). Oggi, quindi Lucky può combattere i pirati e impegnarsi nei suoi mortali duelli esattamente come trent'anni fa. Se dovessi riscrivere il romanzo adesso, potrei farlo senza cambiare una virgola"7. Un altro elemento da evidenziare è la centralità che nella detection di Lucky Starr va assumendo il tentativo da parte degli abitanti di Sirio, discendenti dei coloni terrestri, di impadronirsi del pianeta materno, la Terra. Per intanto, il giovane Starr continua a lottare contro i singoli criminali terrestri, come avviene nel terzo "juvenile", Lucky Starr e gli oceani di Venere (Lucky Starr and the Oceans of Venus, 1954). Questo romanzo rappresentò un grosso cruccio per Asimov, perché l'idea che Venere possedesse degli oceani pieni di ogni specie di strane creature, fu smentita dalle successive esplorazioni del sistema solare, soprattutto da quella compiuta nell'agosto del 1990 dalla sonda americana "Magellano", che rilevava sulla superficie del pianeta una temperatura di 470 gradi, quanto basta per fondere il piombo e far volatilizzare l'acqua. Il rimorso per aver dato informazioni astronomiche errate spinse il nostro Scrittore a ricorrere ai ripari nel seguente modo: "... nelle edizioni più recenti, però, ho insistito presso gli editori perché mi lasciassero scrivere due righe d'introduzione. In esse ho spiegato ai lettori quali sono in realtà le caratteristiche dei pianeti descritti, giustificando gli errori col fatto che le storie furono scritte quando ancora si avevano nozioni sbagliate in materia (...). Non posso permettere che i miei giovani lettori siano tratti in inganno, né posso permettere loro di credermi trent'anni indietro nella conoscenza del sistema solare"8. Due concezioni antitetiche della scienza Anche il "juvenile" successivo, Lu-cky Starr e il gran sole di Mercurio (Lucky Starr and the Big Sun of Mercury, 1956), si basa su un'inesatta supposizione astronomica. Si immagina che i periodi di rivoluzione e di rotazione di Mercurio siano identici, sicché un emisfero è immerso nella notte eterna, l'altro invece eternamente in luce. Negli anni Sessanta misurazioni compiute con il radar smentirono tale idea, rivelando che il pianeta compiva tre rotazioni ogni due rivoluzioni intorno al Sole. Ritorna, in questo terz'ultimo "juvenile", quello che diventerà il leit-motiv degli ultimi due della serie, cioè il conflitto tra gli abitanti di Sirio e la Federazione Terrestre, conflitto che praticamente oppone due differenti modi di intendere la scienza: umanizzante quello dei terrestri, disumanizzante quello dei siriani. Dice, ad un certo punto del romanzo, uno dei personaggi: "Gli abitanti di Sirio sono dei razzisti esasperati. Da quando i terrestri hanno colonizzato il loro pianeta essi sono riusciti, di generazione in generazione, ad eliminare buona parte dei caratteri ereditari negativi ed hanno raggiunto un tale grado di perfezione fisica da ignorare quasi il significato della parola malattia. Gli abitanti di Sirio hanno tutti lo stesso aspetto, mentre i terrestri differiscono l'uno dall'altro in mille modi diversi (...). Si interessano solo delle macchine. Io ho osservato il loro modo di trattare gli uomini-meccanici, e devo dire che hanno quasi più riguardo per un loro robot che per un loro fratello. Per gli abitanti di Sirio un robot vale cento terrestri"9. Tuttavia, anche se meglio addestrati militarmente e più avanti dei terrestri nell'impiego dei robot positronici, i siriani non osano attaccare apertamente la Terra: numericamente e scientificamente sono inferiori ai loro avversari, ai quali cercano di carpire con lo spionaggio importanti scoperte, così da accrescere il loro potere tecnologico. È quanto avviene nel "juvenile" Lucky Starr e le lune di Giove (Lucky Starr and the Moons of Jupiter, 1957). Parlando di Bigman (per la sua bassa statura e il pianeta d'origine è anche soprannominato "il piccolo marziano"), abbiamo accennato al suo carattere così diverso da quello di Lucky Starr: tanto misurato, riflessivo, prudente quest'ultimo, quanto invece pomposo, impulsivo, avventato il primo. Ma Bigman sa anche essere un compagno fedele e vigile e, quando le circostanze lo richiedono, entra in azione con tempestività e energia. Questi due aspetti del carattere del piccolo marziano sono efficacemente rappresentati in questo romanzo. L'impulsività lo induce a ritenere falsa la cecità di Harry Norrich e, in una sequenza spassosamente comica, lo arresta. Povero Bigman, quando Starr gli dimostra che ha preso un grosso granchio! Ma è grazie alla sua mente acuta e pronta che può scoprire il sabotaggio, fatto da Red Summers, all'apparecchiatura di David Starr nello scontro col grosso Armand, e intervenire appena in tempo per evitare al suo compagno una bruciante sconfitta. Nell'ultimo "juvenile", Lucky Starr e gli anelli di Saturno (Lucky Starr and the Rings of Saturn, 1958), assistiamo ad una schermaglia diplomatica tra la Federazione Terrestre e gli abitanti di Sirio, i quali, sempre più arroganti e ambiziosi, visti fallire i tentativi di mettere in difficoltà la Terra con lo spionaggio e le congiure, decidono di ricorrere ad un cavillo giuridico. Secondo una legge interstellare alquanto ambigua, un mondo vuoto è aggiudicato a quelli che lo colonizzano per primi e, poiché Titano, la luna di Saturno, risulta disabitato, il governo di Sirio ne prende possesso, invadendo in pratica il sistema solare. Purtroppo, la Federazione Terrestre non può dichiarare guerra agli invasori, poiché i popoli dei mondi esterni, aizzati dai siriani, le si rivolterebbero contro. Lucky Starr, aiutato dal fedele Bigman, escogita un piano (che noi non riveliamo per non defraudare il lettore del piacere di scoprirlo da sé), per mezzo del quale riesce a battere i siriani con le loro stesse armi. Lucky Starr, un superuomo alla Nembo Kid? Per un giudizio di carattere educativo sui "juveniles" di Isaac Asimov, cre-diamo sia opportuno prendere spunto da due gravi accuse che vengono mosse alla narrativa di fantascienza per ragazzi. La prima riguarda l'idea distorta di scienza che essa veicolerebbe. Il ragazzo che si nutre di tale letteratura - ha scritto Dino Origlia - "non aspira più alla onesta e solida ricerca scientifica, ma si crogiola nell'attesa della magica scoperta di qualcosa di eccezionale. Questa conseguenza è, a nostro parere, estremamente importante proprio perché i ragazzi d'oggi sembrano più inclini alle carriere tecniche e scientifiche. L'approfittare di questa loro inclinazione per trasformarla in una magica aspirazione significa contrastare, in realtà, le precise tendenze dei ragazzi e al tempo stesso favorire in essi il permanere di uno stato di infantilismo"10. L'altra accusa riguarda la tendenza della fantascienza per ragazzi a creare dei personaggi alla "Nembo Kid" o alla "Batman", a prediligere cioè la figura del superuomo, con conseguenze negative sul piano psicologico ed educativo. Tale tipo di eroe, anche se difende i deboli e lotta per la giustizia, "non può però diventare un modello; la sua stessa bravura è letteralmente cambiata e assolutamente inimitabile. Si tratta infatti di un eroe che non espone se stesso e non spende un grano di vero e proprio rischio personale. La sua storia non viene giocata sul filo del puro coraggio, della risorsa e dell'inventiva individuale. L'eroe è protetto dagli ultrapoteri dei quali dispone; c'è quindi qualcosa di garantito e di franco nel suo mettersi a disposizione degli altri"11. Queste accuse, messe a confronto con i "juveniles" di Asimov, si rivelano del tutto prive di fondamento. Prendiamo l'"idea distorta" che il giovane lettore si farebbe della scienza. Superata la teoria induttivistica che immagina la mente umana non come qualcosa di attivo che inventa e critica, ma come un recipiente che solo può accogliere la verità palese, la ricerca scientifica viene oggi concepita come risposta a problemi. "Non si danno risposte" - scrive Dario Antiseri - "se prima non si pongono domande; e tutte le teorie scientifiche non sono altro che risposte a problemi, a quei problemi che si agitano sulla frontiera della ricerca"12. È precisamente questa idea di scienza che incarna il personaggio di David "Lucky" Starr. Tra i vari episodi che potremmo citare a conferma della nostra asserzione, basterà ricordare quelli in cui Starr deve scoprire il robot-spia infiltratosi tra i tecnici del progetto Agav, o acciuffare il pirata Anton prima che arrivi su Ganimede, o rintracciare la preziosa capsula gettata dall'agente X tra gli anelli di Saturno. Ma è soprattutto sul piano pratico che l'accusa lanciata da Dino Origlia trova una secca smentita. In generale, alla science fiction, fin dal suo sorgere, è riconosciuto il merito di invogliare i lettori verso la scienza e le scoperte e non di dissuaderli. Afferma James Gunn: "Igor Sikorsky, l'inventore del primo elicottero vero e proprio, si interessò al concetto di un velivolo che potesse alzarsi verticalmente quando da ragazzo, in Russia, lesse la traduzione di Robur il Conquistatore (...) Byrd, Beebe, Yuri Gagarin, Marconi, Santos Dumont e molti altri hanno ammesso di essere stati ispirati dai romanzi di Verne"13. In particolare, Joseph F.Engelberger, presidente e fondatore della "Unimation", la principale fabbrica di robot industriali del mondo, confidò un giorno ad Asimov che l'idea di dar vita alla sua impresa l'aveva avuto leggendo i racconti dei robot positronici14. Ugualmente infondata, se riferita ai "juveniles" di Asimov, si rivela l'accusa di caldeggiare l'deologia del superuomo. Lucky Starr, per usare la distinzione di Scholes e Kellogg15, non è un eroe "mimetico", ma neanche un Nembo Kid. Ci troviamo piuttosto di fronte all'eroe "mitico", cioè al tipico protagonista dell'avventura-peripezia16, il cui identikit è dato dal coraggio, dallo spirito d'avventura, dalla dirittura morale, dalla ricca umanità: qualità tutte che ritroviamo in David "Lucky" Starr. Armato del solo coraggio e col rischio della vita, egli s'infiltra tra i pirati per scoprire il loro covo; affascinato dalle voci che circolano tra i coloni marziani, penetra nelle viscere di Marte alla ricerca degli antichi abitatori del pianeta17; infine, spinto dall'amore per la conoscenza, suggerisce il recupero sociale dello scienziato criminale Turner: "... è facile proteggere la società eliminando un criminale, ma non si riportano indietro le sue vittime. Se lo si può invece guarire e adoperarlo per rendere la vita migliore per quella società, quanto di più si è ottenuto!"18. Lucky Starr è, dunque, un personaggio attraverso il quale il giovane lettore può fare esperienza delle verità più concrete e talora meno gradite della vita, e nel quale, spinto dal suo desiderio di crescere, può trovare un valido modello di identificazione. Inoltre, Lucky Starr ha qualcosa in più rispetto agli eroi tradizionali: incarna la dimensione umanizzante dell'esperienza scientifica. Si potrebbe obiettare che il messaggio umanistico della scienza veicolato dall'eroe asimoviano non è armonizzato con quelli che provengono da altre forme di conoscenza, per esempio dell'arte e della religione, e che siamo, quindi, in presenza di una parziale realizzazione dell'autentico umanesimo scientifico. Obiezione che, senz'altro, condividiamo. Preso dall'entusiasmo per il progresso, Asimov troppo spesso pone la sua fiducia esclusivamente nella scienza, trascurando il fatto che essa da sola non basta ad umanizzare l'uomo19.
N O T E 1 R. Scholes-E.S.Rabkin, Fantascienza, Pratiche Editrice, Parma, 1979, 86.2 I. Asimov, Il vagabondo delle scienze, Ed.CDE, Milano, 1985, p.145.3 I. Asimov, Antologia scolastica, Supplemento a "Urania", n.842, Mondadori, Milano, 1980, p. 5.4 Termine con cui, nel gergo editoriale del mondo anglosassone, vengono designati i romanzi di science fiction dedicati esclusivamente ai giovani. Nella lingua italiana, l'articolo va collocato non tenendo conto del segno grafico iniziale, ma della sua pronuncia (cfr. A.Gabrielli, Si dice o non si dice?, Oscar Mondadori, 1978, pp.139-140).5 I. Asimov, David Starr, il cacciatore dello spazio, in Uomini, Giunti Marzocco, Firenze, 1978, p.17.6 I. Asimov, La chiave e altri misteri (Asimov's Mysteries, 1968), Fanucci, Roma, 1975, pp.7-8.7 I. Asimov, Lucky Starr e i pirati degli asteroidi, Oscar Mondadori, Milano, 1988, p.11.8 I. Asimov, Guida alla fantascienza, Serie "Urania Blu", Milano, 1984, p.31.9 I. Asimov, Lucky Starr e il gran sole di Mercurio, in Robot, Giunti Marzocco, Firenze, 1978, p.173.10 D. Origlia, La fantascienza, in Problemi della letteratura per l'infanzia in Europa, Firenze, 1955, p.99.11 A. Cibaldi, Storia della letteratura per l'infanzia e l'adolescenza, La Scuola, Brescia, 1967, pp.68-69.12 D. Antiseri, Teoria e pratica della ricerca nella scuola di base, La Scuola, Brescia, 19873, p16.13 J. Gunn, Storia illustrata della fantascienza, Armenia, Milano, 1979, p.118.14 F. P. Conte (a cura di), Grande enciclopedia della fantascienza, vol.XI, Ed.Del Drago, Milano, 1980, p.315.15 Cfr. R. Scholes-R. Kellog, La natura della narrativa, Il Mulino, Bologna, 1975, pp.207-213.16 Cfr. R. D'Amelio, La lettura come esperienza, Adriatica Ed., Bari, 1980, pp.70-79 e pp.248-250.17 Sull'ipotesi di esseri extraterrestri realmente esistiti milioni di anni fa sul pianeta rosso, si veda: D. Bedini-R. Pinotti, Oltre la Terra. Città e cittadini dello spazio, Oscar Mondadori, Milano, 1989, pp.193-199.18 I. Asimov, Lucky Starr e i pirati degli asteroidi, op.cit., p.129.19 Sul contributo della fantascienza al rinnovamento umanistico, si veda il nostro Educazione tra le stelle. L'umanesimo scientifico e la fantascienza (Levante Ed., Bari, 1992). Per gli aspetti filosofici della scienza, della sua valenza umanistica e dell'umanesimo scientifico, rimandiamo al testo di E. Cantore, L'uomo scientifico. Il significato umanistico della scienza, Ed.Dehoniane, Bologna, 1988.
ANTONIO SCACCO è nato a Gela (1936), ma i suoi studi classici e magistrali li ha compiuti a Caltagirone. A Bari, dove per trent'anni ha insegnato nelle scuole elementari, ha conseguito la laurea in materie letterarie con una tesi sui juveniles di Robert A. Heinlein. Ha fondato due pubblicazioni amatoriali di narrativa e saggistica di sf: "THX 1138" (cessata nel 1986) e "Future Shock", che attualmente dirige. Scrive su riviste scolastiche e non. Tra i suoi articoli pubblicati, segnaliamo: Le potenzialità educative della fantascienza ("LG Argomenti", 3/'95), Allergia alla (fanta)scienza ("Rocca", 22/'95), Fantascienza a scuola? No, grazie! ("Scuola e didattica", 15/'96), Fantascienza a destra, fantasy a sinistra? ("Avvenire", 19-10-2006). Ha collaborato, come specialista di fantascienza, con la cattedra di Letteratura per l'infanzia del prof. Alfeo Bertondini (Università di Urbino) e con quella della prof. Rita D'Amelio (Università di Bari). Saggi pubblicati: Il gioco dei mondi (Ediz. Dedalo, Bari, 1985), in collaborazione con V. Catani e E. Ragone; Fantascienza e letteratura giovanile (Bari, La Vallisa, 1988) ed Educazione tra le stelle. L'umanesimo scientifico e la fantascienza (Levante Editori, Bari, 1992). Premi: Fantascienza e letteratura giovanile ha ottenuto il 1° premio per la saggistica al XV Italcon (San Marino, 1989). |