Numeri pubblicati

Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno X - gennaio 1998 - n.23 (nuova serie)

I nostri link

Concorsi letterari vari

Future Shock e la stampa

Home

Future Shock n.23

Editoriale

Saggistica

L'uomo-macchina "cyborg": ambiguo personaggio di una mitologia del futuro? (G. Giachino)

Rucker, Escher, Dick: tassellature di mondi fantastici (M. Mocchi)

Scacchisti, fantascientisti... e altri (G. e A. Monaco)

Tra ucronia e fantastoria (G. F. Pizzo)

Il presente articolo è la fusione, ad opera della redazione, di altri due apparsi sui nn.265 e 266 de "Il Gionale dei Misteri".

 

TRA UCRONIA

E FANTASTORIA

                                                    di     Gian Filippo Pizzo

 

Una delle definizioni che è stata data della fantascienza è: letteratura del condizionale. Questo perché la narrativa fantascientifica sarebbe basata sulla domanda "cosa succederebbe se..." (se arrivassero gli extraterrestri, se si potesse prolungare la vita indefinitamente, se le macchine si ribellassero, e così via). Non è assolutamente una definizione precisa perché non chiarisce che la domanda deve essere ipotetica ma possibile; così come è formulata potrebbe infatti riferirsi a tutto: "cosa succederebbe se esistessero i draghi" introduce alla narrativa fantasy, mentre "... se un tizio ne ammazza un altro" conduce banalmente al poliziesco. Però questa definizione almeno un pregio ce l'ha: quello di porre subito l'accento sul fatto che è importante non la domanda, ma la situazione (narrativa) che se ne sviluppa. Questo tanto per chiarire ancora una volta che lo scrittore o il lettore di sf non credono necessariamente nell'esistenza degli extraterrestri o dei poteri paranormali, ma sono invece interessati a studiare (in forma di letteratura) gli effetti di questa esistenza sugli esseri umani, da punti di vista diversi secondo i vari generi della fantascienza: sociale, psicologico, avventuroso, etnologico eccetera.

1 - La storia riscritta dall'immaginazione

Ad ogni modo, una delle domande più interessanti che lo scrittore specialista può porsi è: "cosa sarebbe successo se questo avvenimento della storia si fosse svolto diversamente?" L'esempio più tipico che si fa è quello della Seconda Guerra Mondiale: cosa sarebbe successo se avesse vinto Hitler? si sono chiesti il Philip K.Dick de La svastica sul sole, il Robert Harris di Fatherland e vari altri. Questo affascinante tema della sf è detto ucronia ("non tempo", per analogia con utopia, "non luogo") oppure dei mondi alternativi o della storia alternativa (qualcuno usa il termine fantastoria), e, una volta tanto, non si tratta di un tema inventato dagli scrittori, ma proprio dagli storici. Infatti la prima opera a prendere in considerazione l'ipotesi di una storia alternativa fu un pamphlet pubblicato nel 1819 da Richard Whately (futuro arcivescovo di Dublino), che, appena tre anni dopo Waterloo, metteva in dubbio la reale esitenza di Napoleone!

Il libro, evidentemente, incuriosì gli storici, che si diedero ad immaginare quale avrebbe potuto essere il loro mondo se certi avvenimenti-cardine del passato non si fossero svolti come in realtà era successo. Così Sir George Trevelyan nel 1907 scrive un saggio in cui immagina quale sarebbe stata la storia dell'Inghilterra se Napoleone non avesse perso la battaglia di Waterloo e fosse morto nel 1836 dopo aver stabilizzato tutta l'Europa. Un altro noto storico britannico, A.J.P.Taylor, ipotizza la storia dell'Europa in assenza dell'esistenza (scusate il bisticcio) dell'Arciduca Ferdinando d'Austria: non ci sarebbe stato il delitto di Serajevo e quindi neanche la Prima Guerra Mondiale. Persino Winston Churcill si diede ad un simile esercizio, Prosperi.jpg (21539 byte)immaginando nel 1932 che il Generale Lee avesse vinto la battaglia di Gettysburg, e che quindi il Nord non avesse vinto la Guerra Civile Americana (vedi anche G.K.Chesterton e André Maurois).

Questi esperimenti di storia immaginaria furono presto ripresi dagli autori di sf che se ne avvalsero per scrivere dei romanzi; ovviamente spaziando a loro piacimento lungo l'arco di tutti gli avvenimenti storici. Già fin d'ora si può però notare come certi fatti siano più ricorrenti di altri, perché hanno più colpito l'immaginario collettivo o hanno riferimenti più immediati alla storia di un popolo: così, se al primo posto c'è per tutti la Seconda Guerra Mondiale, per gli americani ha uguale importanza la Guerra Civile, mentre gli inglesi prendono (forse troppo seriamente) in considerazione gli avvenimenti che avrebbero potuto portarli al Cattolicesimo.

Gli italiani hanno poco utilizzato questo tema, che pure avrebbe trovato possibilità di buoni sviluppi con avvenimenti abbastanza cruciali quali le Guerre di Indipendenza, se si eccettua il caso di Giudo Morselli, che in Contropassato prossimo (Adelphi) immagina la vittoria dell'Impero Austroungarico nella Grande Guerra, con conseguente conquista di tutto il nord Italia (la Padania) da parte dell'Austria; va chiarito, per chi non lo sapesse, che Morselli fu un autore completamente al di fuori dell'editoria specializzata, dagli intenti puramente letterari.

Solo qualche anno fa (1993) se ne è occupato Pierfrancesco Prosperi, già scrittore di vari racconti inerenti al tema, con Garibaldi a Gettysburg (Ed. Nord). Il romanzo di Prosperi, vincitore, nell'anno precedente alla pubblicazione, del Premio Cosmo Nord, considera questa variante storica: Garibaldi, dopo la Spedizione dei Mille, sceglie di combattere nella Guerra Civile americana, che sarà vinta dagli stati del Sud; ciò comporta, tra le altre conseguenze, che Venezia e il Trentino si trovino in pieno dominio austriaco ancora nel nostro tempo... Qualunque avvenimento si scelga, il tema è comunque difficile perché lo scrittore deve riuscire a mediare in maniera credibile tra lo svolgimento reale della storia e lo sviluppo dell'idea di partenza.

Perché il fascino del tema dei mondi alternativi consiste proprio in questo, che l'autore deve descrivere un mondo coerente sia con la variazione storica che egli ipotizza, sia con lo svolgimento reale della storia. Non si può pensare un progresso scientifico molto diverso da quello reale, in presenza di variazioni solo politiche; d'altra parte, si può benissimo pensare ad una struttura sociale completamente differente se l'avvenimento scelto è proprio una scoperta scientifica fondamentale1.

2 - L'ucronia e i parauniversi

L'ucronia non ha in genere rapporto con un altro famosissimo sottogenere della sf che è quello dei viaggi nel tempo, a meno che non sia proprio un viaggio nel tempo a provocare la storia alternativa: ma cosa accade allora del mondo originario? Se questo cessa di esistere, viene cancellato, siamo nell'ucronia classica; se invece continua ad essere, in una dimensione parallela, allora siamo nel campo degli universi paralleli o parauniversi, tema introdotto nella sf dal racconto Bivi nel tempo di Murray Leinster (1934). Così ci possono essere infiniti mondi paralleli, ciascuno originato da un avvenimento del passato svoltosi in maniera difforme, e questi universi possono venire in contatto, occasionalmente o per libera scelta, generando una girandola di possibilità che solo i più bravi tra gli scrittori riescono a gestire senza cedimenti2.

Naturalmente questa è solo una schematizzazione e non bisogna prenderla alla lettera: lo stesso Garibaldi a Gettysburg di Prosperi resta a metà tra il tema dell'ucronia pura e quello dei parauniversi3. A parte il Nazismo e la Seconda Guerra Mondiale, di cui parleremo più avanti, vediamo alcuni degli avvenimenti storici che hanno stimolato l'inventiva degli scrittori. Randal Garrett, nel suo ciclo fantasy di Lord Darcy (Lord Darcy e La stanza chiusa, pubblicati entrambi dalla Nord), parte dal 1199 e immagina che Riccardo Cuor di Leone non muoia, ma abbia il tempo di consolidare un Regno Franglese che si impadronirà delle Americhe. John Brunner in La società del tempo (Galassia) prende in esame il 1588 e fa sconfiggere la flotta inglese dalla Grande Armada spagnola; in entrambi i casi il mondo che ne risulta è molto più sofisticato e cavalleresco del no-stro.

Nel suo Modificazione H.A. (Sonzogno) Kingsley Amis immagina che Martin Lutero non abbia originato il Protestantesimo ma sia divenuto Papa con il nome di Germaniano I; come conseguenza l'Inghilterra si trova sottomessa al papa e l'America è ancora una colonia. Anche Keith Roberts è assillato dal problema religioso (come si notava più sopra) e nel suo Pavana (Galassia) presenta una Gran BRoberts.jpg (37742 byte)retagna cattolica grazie all'assassinio di Elisabetta I e alla conseguente conquista dell'Inghilterra da parte degli spagnoli (vittoriosi della Grande Armada, come nel romanzo di Brunner). Harry Harrison in Tunnel negli abissi (Nord) presenta un mondo alternativo originato da due diversi avvenimenti storici. Primo, la vittoria degli Arabi contro i Cristiani nella battaglia di Navas de Tolosa nel 1212, che ha come conseguenza il fatto che Portogallo e Spagna siano ancora oggi un unico califfato iberico. Secondo, che George Washington sia fucilato dali inglesi come traditore dopo la sconfitta nella battaglia di Lexington; anche qui la conseguenza è che l'America è ancora una colonia britannica (questo aspetto ricorre in molti scrittori inglesi: una sorta di compensazione freudiana?). Ward Moore in Anniversario fatale (Urania), ormai considerato un classico perché è stato il primo romanzo di fantascienza ucronica, manda il suo protagonista, lo storico McCormick, indietro nel tempo a modificare gli esiti proprio della battaglia di Gettysburg già più volte citata, con conseguente modifica del nostro mondo contemporaneo.

Ma fermiamoci qui, per evitare di fare un arido elenco4. Il sottogenere è oggi pienamente alla ribalta, tanto che in America escono regolarmente raccolte sia generiche (come le recenti Alternatives e Alternative Histories) sia riservate a singoli avvenimenti, come Alternative Presidents, che descrive in vari e diversi racconti gli Stati Uniti sotto la presidenza di uomini che non sono mai stati eletti, da Beniamino Franlin a Michael Dukakis. E c'è persino un'antologia, recente, sugli Alternative Kennedys...!

I più importanti racconti di queste miscellanee e vari altri sono stati tradotti dalla Ed.Nord, nel 1993, in un'antologia che è certamente la più ricca e completa sugli universi paralleli e la storia alternativa in generale, I mondi del possibile a cura di Piergiorgio Nicolazzini. Assieme a racconti basati sulla distruzione delle Tavole dei Dieci Comandamenti, sulla vittoria del Sud nella guerra civile americana, sulla mancata esistenza di Napoleone, sulla non-scoperta dell'America eccetera, ce n'è uno, The Luky Strike di Kim Stanley Robinson, che parla del mancato sgancio della Bomba Atomica su Hiròshima per il rifiuto del pilota, e di come sia strutturato oggi il nostro mondo in virtù di questa deviazione storica. Si tratta di uno dei molti esempi di storia alternativa che hanno come sfondo la seconda guerra mondiale e il nazismo (o anche solo la figura di Hitler), che, come ho detto prima, è l'avvenimento che più ha colpito il nostro immaginario collettivo (per la sua drammaticità, per la sua appartenenza alla storia recente, per i numerosi risvolti - di cui ancora si avvertono le conseguenze - di carattere sociale, politico, economico, scientifico...) e quindi è tra i più usati in questo sottogenere della fantascienza.

3 - La vittoria del terzo Reich

L'argomento, soprattutto nella variante principale, che ipotizza una vittoria del Terzo Reich, è talmente frequentato che ne esiste anche un'intera antologia, in lingua inglese: Hitler Victoriosus (1986). E c'è persino un episosio televisivo di Star Trek, sceneggiato da Harlan Ellison, pubblicato in italiano come La città sull'orlo del sempre ("Star Trek" n.2). Il romanzo più noto e importante è La svastica sul sole di Philip K. Dick, mentre un certo successo lo ha avuto nel 1992 Fatherland di Robert Harris (Mondadori, Omnibus), un romanzo che per la verità, a parte lo spunto di partenza (molto strombazzato dalla stampa che lo presentò come una novità assoluta, cosa questa assolutamente non vera, come questo articolo agevolmente dimostra) rimane solo un esempio di giallo-thriller appassionante senza nessun vero approfondimento della tematica e dei suoi risvolti, salvo qualche spunto indovinato (ad esempio, il fatto che il Presidente degli Stati Uniti di questa Terra alternativa sia Joseph Kennedy, il padre di John e Robert).

Ma vediamo di procedere con ordine. Intanto va precisato che c'è un certo numero di romanzi e racconti scritti tra il 1933 ed il 1945 che hanno lo stesso tema, ma non possono considerarsi di storia alternativa, in quanto la guerra mondiale non è ancora scoppiata o non è conclusa: queste opere vanno quindi classificate tra le guerre immaginarie; l'esempio più conosciuto è forse Gran Canyon di Vita Sackville-West (1942), oltre La notte della svastica di Katharina Burdekin (Einaudi), una antiutopia ambientata nel 720° anno dell'Era Hitleriana e scritta nel 1937, quando il Fuhrer godeva ancora di grande prestigio internazionale5. Un altro gruppetto di storie, in cui la Germania sembra destinata a vincere, ma poi perde all'ultimo minuto, è da ascrivere al genere dello spionaggio e lo trascuriamo. Il primo vero esempio di romanzo con tema la vittoria di Hitler è dovuto ad uno scrittore ungherese, Gaspar Laszlo, ed uscì solo pochissimi mesi dopo la fine della guerra; si intitolava Mi, I. Adolf ("Noi, Adolfo I").

Per quanto riguarda la lingua inglese, bisogna aspettare Caccia alta (The Sound of His Horn, 1952) di Sarban (Ciscato/De Carlo), un libro notevole, che descrive la decadente visione del mondo nazista come un miscuglio di estetica e sadismo basato sul mitico passato germanico; confrontare la visione di Sarban con quella della Burdekin: entrambi denunciano il maschilismo repres-sivo e il fanatismo dei seguaci di Hitler. Dopo Sarban, parecchi scrittori si cimentano con opere su questo tema: rammentiamo alla rinfusa racconti di Kornbluth, Harrison (Terzo Reich Parallelo, Gamma), Roberts, Bear, Brin, (e di Piero Prosperi e Pier Carpi per quanto riguarda gli italiani) e romanzi di Len Deighton (notissimo scrittore di spionaggio: molte spy-stories sono strettamente imparentate all'ucronia contemporanea, ma il suo SS-GB è decisamente di fantascienza), Hoyle, Fleming, Richard Meredith, Eric Norden, Andre Norton e vari altri.

Tra le opere più interessanti vi sono The Proteus Operation di James P.Hogan (in cui un gruppo di scienziati americani, poco soddisfatti del loro presente alternativo di sconfitti, torna al presente per tentare di cambiare la storia: la trama coinvolge anche personaggi storici quali Churcill e Einstein), Moon of Ice di Brad Linaweaver (che presenta la situazione di una Germania in possesso della bomba atomica attraverso l'espediente di una continuazione dei Diari di Goebbels; un romanzo molto interessante che mescola abilmente e con humor politica e narrazione) e Budspy di David Dvorkin (che mostra in modo molto convincente la vittoria della Germania nazista nonostante l'improvvisa morte di Hitler durante il conflitto). Tra quelle tradotte in italiano ricordiamo Tutti i tempi possibili di Gordon Eklund (ed. M&B), romanzo non eccezionale sul viaggio negli universi paralleli, e Il grande tempo di Fritz Leiber (Nord), in cui per la verità l'approccio è solo marginale6, ma che consiglio perché è un bellissimo romanzo.

Poi ci sono invece le storie in cui questa tematica viene capovolta e la seconda guerra mondiale non scoppia, come in Elleander Morning di Jerry Yulsuman, e Il signore della svastica di Norman Spinrad (Longanesi), che immagina un mondo alternativo in cui Hitler è emigrato negli Stati Uniti dove è divenuto un truce ma acclamato scrittore di... fantascienza: Il signore della svastica è appunto il romanzo che fa vincere ad Hitler il premio Hugo, e Spinrad si limita a scrivere un saggio introduttivo7. Al di fuori della finzione, il romanzo è notevole perché Spinrad è riuscito a calarsi nella personalità presunta di un Hitler scrittore, dandoci una parafrasi fantascientifica di Mein Kampf (scritta volutamente male) che riesce nell'intento di condannare il nazismo parodiandolo.

4 - La cavalletta più non si alzerà

Ma si diceva più sopra che il lavoro più interessante è il romanzo di Philip K. Dick La svastica sul sole, del quale qualche anno fa è uscita una riedizione per la Nord. Vale la pena ricordare che il romanzo, in originale The Man in the High Castle, premio Dick.jpg (31074 byte)Hugo 1963, era stato pubblicato nel 1965 dalla SF Book Club dell'Editrice La Tribuna, con traduzione di Roberta Rambelli e introduzione di Gianfranco Venè. Ripubblicato poi nel 1977 dalla Nord nella collana Cosmo-Oro, con la stessa traduzione ed una splendida introduzione critica di Carlo Pagetti, è stato riproposto, nel 1993, nella collana Narrativa dello stesso editore in una nuova traduzione di Riccardo Valla e Luca Signorelli, con in appendice una bibliografia ed un'intervista all'autore8. Questi dati da soli testimoniano dell'importanza perenne di questo romanzo, da molti considerato il capolavoro del suo autore: vi è descritto un presente alternativo risultante dalla vittoria dell'Asse (anche se parlare dell'Asse Berlino-Roma-Tokio è eccessivo, perché gli autori si sono interessati soltanto della Germania: solo Dick prende in considerazione il Giappone, mentre dell'Italia fascista non se ne occupa proprio nessuno!).

L'aspetto dell'America divisa tra giapponesi (lato Pacifico) e tedeschi (parte atlantica) è disegnato in maniera splendida, e altrettanto lo sono le differenze culturali tra i nazisti (rigidi, prepotenti e razzisti) e i giapponesi (miti e gentili, e razzisti). Altrettanto superba è la descrizione dell'ambito culturale degli americani, ormai abituati più a consultare l'I Ching che lo psicanalista e a citare gli haiku piuttosto che Shakespeare, e Dick riesce a mostrare tutto ciò anche attraverso un linguaggio nipponizzante che è un vero preludio di quanto faranno Gibson e gli scrittori cyberpunk. A questo sfondo Dick aggiunge una complicazione politica credibilissima, una crisi che potrebbe sfociare in una Terza Guerra Mondiale, stavolta tra Giappone e Germania, e ce la racconta - com'è nel suo stile - attraverso le storie singole di diversi personaggi che si intersecano l'una con l'altra (caratteristica che rende arduo raccontare le pure trame dei romanzi dickiani). Pur scritto negli anni del kennedismo, La svastica sul sole può essere letto come una denuncia dell'imminente fascistizzazione della società americana, che Dick sembrava già avvertire e che sarebbe sfociata pochi anni più tardi nella contestazione giovanile9.

E a questo punto, riguardando tutte le opere citate e alzando gli occhi per guardare intorno, sorge spontanea una domanda: ma questi incubi, descritti dagli autori come monito, non saranno per altri dei sogni? Dei bei sogni? Per esempio, per i naziskin?

 

N O T E

1Per esempio: la televisione esisterebbe anche se fossimo ancora sotto il fascismo, il problema è di capire (immaginare) con quali modalità sarebbe utilizzata dal regime. Un esempio contrario potrebbe essere il transistor, o la televisione, o addirittura le onde hertziane. Tutte queste invenzioni attengono alla comunicazione, e probabilmente le strutture socio-politiche sarebbero molto diverse se il mondo della comunicazione si fosse fermato al telegrafo.

2 In via del tutto incidentale vorrei citare qui tre romanzi su questi due temi. Sul primo c'è l'ottimo Indietro nel tempo (Mondadori, Altri Mondi) di Jack Finney, autore del famosissimo L'invasione degli ultracorpi, che riesce davvero a rivitalizzare un argomento ormai sfruttatissimo grazie allo stile e all'abilità narrativa, e con una piccola ma simpatica trovata, quella di mostrare graficamente, mediante foto e disegni, quello che il viaggiatore del tempo vede. Grande pregio di questo libro, che pur se in apparenza lento mantiene una notevole suspence, è l'accurata descrizione della New York di un secolo fa e l'ottima resa delle sensazioni del protagonista, giustamente meravigliato di come usanze e abitudini possano cambiare in soli cento anni. Il secondo è la prima edizione italiana di un classico del 1919 di Francis Stevens, Le teste del cerbero (Nord, I Precursori, 1993), in un'edizione commentata appositamente concepita per gli studenti. Al di là della qualità, si tratta di una narrazione che è probabilmente la prima in assoluto sul tema dei mondi paralleli, anche se il viaggio è più fantastico che fantascientifico. Ancora su questo argomento il terzo, Paradosso Hemingway di Haldeman (Nord), lo abbiamo già recensito su "Future Shock" n.10, ma vogliamo qui notare che ha meritatamente vinto il Premio Futuro Remoto quale miglior opera di sf del 1992.

3 Un accenno alla trama a questo punto è d'uopo. Andrea Venier, un veneziano esperto di Garibaldi, viene chiamato negli Stati Uniti per una consulenza cinematografica sull'Eroe dei Due Mondi. Al suo ritorno a Venezia, scopre che vi si parla tedesco e che la moneta ufficiale è lo scellino: insomma, il Veneto e il Trentino sono due länder della Repubblica Federale Austriaca! Andrea capisce che c'è stata una variazione temporale e si ritrova in un mondo alternativo, dove la guerra civile americana è stata vinta dalla Confederazione, aristocratica e razzista: sarà suo compito fare di tutto per rimetere le cose le cose a posto. Piero Prosperi si conferma con questo incalzante Garibaldi a Gettysburg uno dei migliori scrittori italiani del fantastico, e sicuramente l'unico - per linguaggio e temi utilizzati - capace di introdurre alla fantascienza italiana i lettori avvezzi alle firme straniere.

4 Tuttavia vale la pena di citare almeno in nota La macchina della realtà di Sterling e Gibson (Mondadori) e Aquiliade di Somtow (Urania), in cui l'Impero Romano conquista le Americhe. Harry Harrison nel suo ciclo degli Yliané (Nord) è quello che ha preso in esame l'avvenimento storico più lontano, immaginando che 65 milioni di anni fa i dinosauri non si siano estinti, ma francamente come 'storia alternativa' ci pare un po' forzata.

5 Un esempio di guerra immaginaria (genere che gli anglofoni chiamano, secondo noi meno appropriatamente, "guerra futura"), l'anonimo La battaglia di Dorking, scritto ed ambientato in fine Ottocento, è contenuto come appendice proprio nell'antologia sopra citata, I mondi del possibile. Si è già detto che le locuzioni "storia alternativa", "mondo alternativo" o "ucronia" sono state qualche volta sostituite con "fantastoria": è probabile che questo termine sia da considerare meno specifico e possa raggruppare in uno i sottogeneri dell'ucronia e delle guerre immaginarie.

6 La "guerra del Cambio" si svolge tra due diverse fazioni, l'una che vuole cambiare gli avvenimenti del passato per garantirsi un presente migliore, l'altra che riesce a mantenerli... per lo stesso motivo! (Le due fazioni appartengono a due epoche storiche differenti). I Soldati che combattono questa guerra, spesso mescolandosi ai guerrieri reali delle battaglie storiche, sono esseri umani reclutati in tutte le epoche di tutti gli universi paralleli. Uno di questi soldati, appunto, è un comandante tedesco che proviene da un parauniverso in cui il nazismo ha vinto la guerra e conquistato l'America.

7 L'edizione originale chiarisce meglio la situazione: il libro di Spinrad è intitolato, con evidente analogia per l'antiutopia Il sogno d'acciaio di Jack London, The Iron Dream ("Il sogno di ferro") e contiene al suo interno il romanzo di Hitler The Lord of the Swastika. La distinzione si perde nella traduzione italiana, che intitola entrambi Il signore della svastica.

8 Dispiace non sia stata riproposta l'illuminante "Introduzione" del Pagetti, sostituita da una pur puntuale "Nota" di Piergiorgio Nicolazzini. Lo scritto di Pagetti, assieme a varie altre introduzioni a romanzi di Dick, è ora contenuto in Philip K. Dick: il sogno dei simulacri, a cura di C.Pagetti e Gf.Viviani (Nord, 1989).

9 Nel romanzo c'è comunque molto di più di quanto evidenziato: innanzitutto la tematica dell'apparenza della realtà, molto cara al suo autore. Tra i personaggi de La svastica sul sole una parte non secondaria ha Hawthorne Abendsen, anche se compare solo alla fine: egli è l'autore di un romanzo, La cavalletta più non si alzerà, che immagina un mondo alternativo a quello del romanzo in cui il nazismo ha perso la guerra, romanzo proibito dai tedeschi ma permesso per ripicca dai nipponici e che comunque circola e viene letto da tutti gli altri personaggi. Essi, invasi o invasori, sono così costretti a confrontarsi con la possibilità di una storia diversa da quella che conoscono, e ciò modifica le loro azioni. Ma attenzione: il mondo descritto in La cavalletta... non è quello di noi lettori; gli Alleati hanno sì vinto la guerra e il nazismo è stato sconfitto, ma l'assetto risultante non è comunque quello del mondo reale. E' peggio! Dick ci mette in guardia contro le vittorie e le sconfitte, che spesso sono solo apparenti e comunque non giustificano il ricorso alle armi: la Germania e il Giappone sconfitti dalla guerra sono oggi diventate delle potenze economiche che 'invadono' con i loro prodotti (e, di più, con la loro cultura) i vincitori della guerra. E i vincitori fanno ora i conti con le scelte politiche di allora e di ora. Dick non propone soluzioni, si limita ad evidenziare il fatto: non può essere altro il ruolo di uno scrittore.

 

GIAN FILIPPO PIZZO è nato a Palermo il 5 ottobre 1951. Laureato in Scienze Politiche, dal 1979 vive a Firenze, dove lavora come bibliotecario presso l'Università. Ha cominciato ad occuparsi di SF attivamente dopo il 1972. E' stato collaboratore di varie riviste amatoriali, tra cui quella da lui fondata con gli amici del Circolo Siciliano Fantascienza, "Astralia", e corrispondente di pubblicazioni estere. Ex giornalista pubblicista, ha collaborato con le terze pagine o le pagine libri dei quotidiani "Il giornale di Sicilia" e "L'ora" di Palermo, e "La città" di Firenze, e con varie riviste non specializzate. Collabora attualmente, dal 1986, con il mensile "Il Giornale dei Misteri". Nel 1978 ha collaborato alla realizzazione del convegno su "La fantascienza e la critica" di Palermo, curando la mostra libraria ed il relativo catalogo Vent'anni di fantascienza in Italia (ed. La Nuova Presenza, Palermo). Nel 1981 ha collaborato alla manifestazione fiorentina "Iperspazio", curando la parte relativa alle relazioni e la rassegna cinematografica. Nel 1993 ha organizzato assieme alla World SF Italia, "Libri e immagini dall'iperspazio", a Borgo San Lorenzo (FI), in occasione dell'inaugurazione del locale fondo librario sulla fantascienza. Come saggista ha vinto il 1° premio del CMNA con un articolo sulla SF italiana. Nel 1995 gli è stato assegnato dalla sezione italiana della World SF il premio biennale per la promozione della fantascienza. Come scrittore ha vinto il Premio "Lovecraft 1977" per Incidente sul lavoro, è stato finalista al "Mary Shelley 1984" con Autoscacco, segnalato al "Tolkien 1982" con Le voci del vento, al premio "Italia 1992" con Com'era lassù, e al 1.mo premio di poesia "Angelo De Ceglie". Ha pubblicato un'altra decina di racconti su varie pubblicazioni italiane ed è stato tradotto all'estero (in Belgio, Ungheria, Cecoslovacchia, Finlandia). Ha recentemente pubblicato presso Gremese il Dizionario dei personaggi fantastici, in collaborazione con Roberto Chiavini.

Non ho avuto la possibilità di leggere la recensione a cui Lei si riferisce, tuttavia conoscendo l'embletamica frase dell'autore che Lei ha riportato non posso che dissentire nella maniera più decisa. Secondo l'autore, addirittura Krauss avrebbe scritto il suo saggio per dimostrare che il mondo di 'Star Trek' non è scientificamente plausibile. L'intenzione di Krauss è stata completamente travisata.. (leggi tutto)
A noi non interessa il giudizio espresso da Laurenzi sul film di Cosmatos: de gustibus... Ci preme, invece, soffermarci sulla facilità con cui Lovecraft viene definito autore di fantascienza. È nota la difficoltà di collocare il "solitario di Providence" in un genere ben preciso. Per alcuni studiosi, Lovecraft si riallaccia alla tradizione del romanzo nero: i suoi racconti sono fantastici, nell'accezione classica del termine. (leggi tutto)
leggi.gif (13047 byte)