Racconto già apparso su "THX 1138" (1/1984) con il titolo Giochi d'amore e rivisto dall'Autore per la pubblicazione su "Future Shock".

Due volte vedova di te

[L’amore oltre il tempo nell’era del computer]

                                 di       Vittorio  Catani

- Ho letto dell'incidente di Danilo, il mese scorso, - esordìAntonio un po' a disagio. - Mi ha rattristato tanto. Per te dev’essere un colpo terribile.

- Mi ha tolto ogni forza, - rispose Amanda con voce un po’ incolore. Era, comunque, lo stesso timbro che Antonio ricordava. Sprofondò in poltrona, osservandola con attenzione. Benché segnata dal lutto recente, Amanda era ancora una ragazza dal fascino particolare, con lunghi capelli chiari e occhi color caffé… Ne era trascorso, di tempo, dai banchi del liceo.

- Conoscevo bene Danilo, - disse Antonio. - Voglio dire, ne ho sempre avuto una grande stima.

- Ti chiarisco subito il motivo di questa mia improvvisa telefonata, - disse Amanda. Aprì una cartelletta giacente sul tavolo e ne estrasse un foglio. - Leggi qui, in calce... è una lettera. Danilo era continuamente in viaggio per lavoro. Questa risale a circa sei mesi fa, a quell’epoca lui era in Rodesia. Comunque non me la spedì mai, mi è stata recapitata solo dopo la sua morte, con altri effetti personali.

Antonio diede al foglio un colpo d’occhio. Colse una frase con l’evidenziatore giallo: Ricorda che in Alan troverai tutto me stesso. Per te, Amanda mia cara. - Alan? - chiese alla ragazza.

- È lì, nello studio. Vieni.

Precedendolo, Amanda disse: - Scusa il disordine… non ho ancora avuto la testa per sistemare, la roba di Danilo mi è arrivata un po’ da mezzo mondo. Aveva punti d’appoggio dovunque, lui.

Lo studio era una stanza di piccole dimensioni arredata con mobili in legno scuro, con un gusto sobrio che caratterizzava l’intera abitazione. - Ecco, è in quell’angolo. Che ne dici?

Antonio guardò incerto, tra le cataste di scatoloni.

Amanda si era follemente innamorata di Danilo all’ultimo anno di liceo, mentre si preparavano per gli esami di stato. E neanche sei mesi dopo erano in luna di miele… Ma quello era il tempo mitico della gioventù in cui, tra lei e lui, tutto procedeva splendidamente.

Comunque a quando risaliva l’ultimo loro armistizio? A un paio d’anni fa. E c’era stata anche la breve vacanza lì, sul Mar Nero. La Crimea, quel mare languido, muto e argentato che pareva voler giungere fino a loro dalla battigia, per poi pentirsi e ritirarsi. L’aria trasudava una foschia leggera. Amanda ricordava Danilo sul lido mentre la scrutava in silenzio, le labbra atteggiate a un sorriso, che, spesso, lei non riusciva a decifrare. Le diceva: "Ora lo so che staremo di nuovo bene, stavolta non finirà più." Quanta musica aveva sentito in quella frase! La vacanza doveva durare due settimane, ma già pochi giorni dopo Danilo era tornato silenzioso, schivo. Un pomeriggio lei aveva pensato di ravvivare il rapporto e se n’era uscita per compere. Al rientro trovò un suo messaggio alla Reception: Scusami, ti spiegherò ogni cosa. A presto.

Il resto è molto vago. Amanda cammina su e giù lungo la spiaggia piatta e placida, fino a notte. Si è levata una leggera brezza umida, le vesti sono quasi bagnate. Si rende conto che in realtà l’albergo, benché sia un mastodontico parallelepipedo di stampo popolare, sinora è stato una letizia inenarrabile che le si gonfia dentro, mentre all’esterno di colpo tutto si è nuovamente, inesplicabilmente infranto.

Luci, ombre. Danilo torna, si spiegano ma senza capirsi. Lui va di nuovo in giro per lavoro, diviso tra i quattro punti cardinali.

…E adesso è scomparso, di nuovo. Ma per sempre.

Antonio girò attorno agli scatoloni e disse:

- L’XM661 è un modello versatile, costoso, velocissimo, con una capacità di… Insomma, un bestione. Che se ne faceva, Danilo, di una cosa simile?

- Sì, me l’hanno già spiegato. Questo era montato nel suo ufficio di Padova, ma penso che lo usasse ben poco per il suo lavoro… Ricordo che c’era quella sua mania, il diario.

- Diario?

- Sì. Da qualche anno aveva preso l’abitudine di stilare quotidianamente un diario minuzioso. Una cosa che onestamente non ho mai approvato, e lui l’aveva capito. Quando era in viaggio usava il portatile, dovunque fosse: in aereo, a letto… Ma so che poi tutti i dati del diario, solo quelli, li scaricava qui dentro, e ci lavorava sopra.

- Capisco. Danilo ha trasferito sistematicamente tutti i dati personali nel bestione. Se è così, ‘Alan’ è un bell’archivio sul suo conto. E allora?

- Ma… basta che tu faccia due più due, no? Tu sei Antonio Laurenti, il mago del software… Toni, ti prego. Qui ci sono senz’altro chiavi segrete di accesso e tutto il resto. Io non ho mai poggiato in vita mia un dito su una tastiera simile. Tu devi mettermi in grado di accedere ai dati di ‘Alan’, e devi insegnarmi a usarlo.

Antonio sorrise: - Cara Amanda, lo farei con piacere. Il problema è che anch’io viaggio per il mondo, o anche per l’Italia. Come Danilo… anzi di più, giacché non ho neanche una famiglia che possa fare da deterrente. Non lo sai, ma mi trovi in città per puro caso.

- Mi sono ricordata di te perché non conosco altri che possa dedicarsi con amicizia e competenza. Antonio, vediamoci quando torni in città, telefoniamoci se sei fuori, ricompen-serò il tuo tempo quanto vorrai. Ti prego… Nonostante i rapporti con Danilo fossero deteriorati, la sua morte mi ha sconvolto più di quanto potessi attendermi. Io… ho sempre cercato di capire meglio i suoi sentimenti nei miei confronti, senza riuscirci. Tu mi comprendi, vero? Ora mi si offre un’opportunità unica, grazie all’esistenza di Alan. Allora, d’accordo?

Antonio rifletté, poi disse: - D’accordo… cosa non si farebbe per un’allieva così bendisposta, e per di più graziosa. Bene, al lavoro. Bisogna anzitutto montarlo e vedere se è arrivato fin qui con tutte le ossa sane. Alan, eh? Forse Alan Turing…

- Chi è? - esclamò Amanda.

- Chi era, purtroppo. Un pioniere dell’intelligenza artificiale.

Ora la cosa più difficile da affrontare, per Amanda, è questa: improvvisamente tutto, in casa o in città, le parla di Danilo in modo sempre più insistente. Qualche volta si accorge che desidera pronunciarne il nome a voce alta, ascoltarne il suono. Chiamarlo… Stanotte lo ha sognato.

Lui era seduto a tavola, a colazione, col suo cipiglio così adorabile e scontroso e lei gli mostrava la frase trovata su quella lettera aggiungendo:

- Ma se è vero, allora mi hai amato sul serio!

Danilo non sollevava il capo, né le rispondeva.

Si è svegliata in piena notte con una gran voglia di piangere. Erano le 2,50 e ha cominciato a girare per la casa. Poi si è diretta verso lo studio e ha cominciato a scartabellare tra gli oggetti appartenuti al suo amato, con la segreta speranza di trovare altri messaggi. Ha pensato che fosse una sciocchezza accanirsi così, a quell’ora. Alla fine è andata al telefono.

- Ti scongiuro di calmarti, - le ha risposto la voce di Antonio, aggiungendole con voce comprensiva che questa sua agitazione può essere solo conseguenza del suo rapporto così controverso con Danilo; ma lei non si è sentita in grado di dargli retta. Gli ha risposto:

- Io mi rendo conto solo adesso che… non ho saputo apprezzarlo, con lui sono stata una compagna banale! Danilo doveva soffrirne tanto. Ho rovinato tutto, non me lo perdonerò mai.

- Amanda, abbi appena un po’ di pazienza. Ti ripeto, hai la mia piena disponibilità per Alan. Ci vedremo dopodomani, vero?

Finalmente è riuscita a farsi forza: - Grazie, Antonio, scusami… Buona notte.

Amanda si reca spesso al cimitero. Preferisce andarci di pomeriggio perché con la scuola ancora non riesce ancora a spostare i turni d’insegnamento come vorrebbe. Di solito verso le sedici è già al posteggio, davanti all’antica cancellata monumentale in ferro battuto scuro. Entrando nel lungo viale silenzioso, muovendosi lentamente tra le croci, lei pensa di amare questo posto, perché è la nuova casa di Danilo. Oggi le è anche venuto in mente che, triste ironia della sorte, ora può averlo a sua disposizione tutte le ore. Era davanti a lei, ben sistemato in un angolo ricco di fiori.

Ciao, Danilo, gli ha detto.

Gli ha parlato a lungo seduta sulla lastra scura di granito che comunicava un senso di fresco. Spero che Alan riesca a raccontarmi qualcosa di te e me, che mi tranquillizzi sul tuo conto, mi rassicuri che non ti ho fatto penare troppo… Proprio stamani ho telefonato ad Antonio, gli ho chiesto altre spiegazioni sul tuo diario. Sai cosa mi ha risposto? Aveva un’aria scettica, e mi diceva che si tratta del rapporto tra una persona e la sua memoria, forse alla base di ogni diario c’è una nevrosi, l’angoscia verso il reale o qualcosa del genere. Danilo, se ti avessi avuto più vicino… Solo adesso che sei morto riesco ad averti tutto per me.

Il crepuscolo non finiva mai, Amanda a un certo punto si è accorta che stavano per chiudere i cancelli, eppure non riusciva a staccarsi da quell’abbandono così dolce. Voglio restarti vicina, ha ripetuto a Danilo. L’ha detto a voce alta perché anche gli altri morti, i nuovi amici di Danilo, conoscessero l’intensità del suo affetto.

Le lezioni di Antonio procedono da una settimana. È notte e Amanda si sveglia di soprassalto. Lo ha sognato di nuovo.

Era seduto in casa dietro un tavolino, e le diceva solo: PARLAMI! Allora lei con orrore si è accorta che quella era solo la testa di Danilo, piantata sulla console dell’XM661… Si è svegliata piangendo.

Dà uno sguardo all’ora: mezzanotte in punto. Antonio stasera è dovuto partire, è volato a Bruxelles per una settimana. Lentamente, reprimendo un singhiozzo, scende dal letto e, come calamitata, va al computer. L’accende. Nel buio dello studio lo schermo diffonde una luminescenza verdina. È la superficie limpida di un pozzo le cui profondità sembrano insondabili. Amanda esita, le dita appena sollevate sui tasti. Le dita scendono lente…

Sinora, a parte le raccomandazioni di Antonio di non precorrere i tempi, ha evitato di chiedere a quella tastiera, approfondire. Ha rimandato. Con Danilo da vivo Amanda aveva un dialogo, benché intermittente; con Alan c’è ancora una specie di timore. Le dita premono i tasti del comando… "Danilo". Lo schermo dipana rapido una serie di dati: DANILO BENASSI, RK325O-JS, FOLIGNO 22 OTTOBRE 1975, GRUPPO SANG. AB….

È una risposta che ad Amanda comunica unicamente freddo. Ella ancora non è capace di entrare in programmi complessi, ma subito le viene di impostare il comando "Amanda". Lo schermo risponde, non con un’altra scritta ma con un disegno: la figura stilizzata di un cuore che pulsa. Lei lo fissa, stupita. Dunque… può già comunicare qualcosa! Ma ecco, ora è proprio Alan a rivolgerlesi, lo schermo lampeggia: AMANDA, CHIEDI ANCORA A DANILO.

La invadono sensazioni contrastanti. È solo un gioco, pensa, con una macchina dalla potenza sconosciuta, capace chissà di cosa. Magari è un gioco pericoloso. Ma dotato d’un fascino speciale; forse è solo volersi creare un’illusione. Intanto lo schermo è lì in attesa, nel silenzio notturno. Magari, rimugina la ragazza, è anche un gioco ambiguo perché le risposte possono rispecchiare non la verità ma i capricci del programmatore. E questo… be’, questo lei non riuscirebbe a sopportarlo: cioè bugie, o ulteriori incomprensioni perfino ora. D’altronde il desiderio che le brucia dentro è proprio voler conoscere a fondo il programmatore. Insomma non può far altro che accettare il rischio e chiedere, chiedere ancora. Sono mai esistiti test d’amore?

No, forse… tra persone, pensa . Ma per me, in queste condizioni, può rivelarsi diverso. Se i dati sono in memoria… Danilo, spero che tu abbia davvero avuto modo di inserire tutti i tuoi dati personali, per me. Se… insomma se ci sono, ora lei può finalmente interrogare, parlare con Danilo a volontà, come mai accaduto prima.

Alan lampeggia. Amanda vive un suo tempo al di fuori del tempo reale, le dita chiedono allo hardware l’unica cosa che sanno chiedere, Danilo. Una immagine, un busto che ruota, infine il suo volto si affaccia dallo schermo e pare che fissi proprio lei, muove le labbra. Una voce (la SUA voce) chiama:

- Amanda!

La donna dà un urlo isterico e si aggrappa allo schermo.

Antonio entrò in casa osservandosi intorno. - Ciao, Amanda. - La sera precedente le aveva telefonato, appena tornato da Bruxelles. Nella risposta della donna aveva avvertito una sfumatura nuova, indefinibile.

- Vedo che hai sistemato casa come uno specchio… Magnifico. - Si accomodò nella poltrona ormai consueta, in salotto. Anche la figura di lei appariva insolitamente curata; il vestitino era davvero grazioso, benché il modello avesse forme e tinte molto sobrie. Sul viso c’era un’ombra di trucco.

- Aspetti qualcuno? - chiese Antonio sorridendo.

- Ho fatto nuovi acquisti… Ieri sono uscita per lo shopping. Guarda! - Gli mostrò capi di vestiario, oggetti per la casa, cose graziose assolutamente inutili.

- Simpatici. Avrai speso l’equivalente di una tredicesima…

- Be’, per fortuna c’è sempre il mio lavoro. Gradisci qualcosa prima della lezione con Alan? Un Bacardi? - Gli sorrise a sua volta, ma Antonio non era uno stupido.

- Ascoltami bene. Ti avevo pregato di temporeggiare, prima di cominciare a sondare il computer.

- E perché? - esclamò lei con voce squillante. - È per questo che ti ho chiesto aiuto, no? Anzi, te ne ringrazio. Sei un ottimo maestro.

- Non so cosa stia pasticciando, ma ho l’impressione che tu abbia impostato su una base… ambigua il rapporto con la macchina. Perché Alan è solo questo, Amanda. Ricorda: Alan è sbalorditivo, ma non è Danilo.

Amanda rispose seria, con calma:

- Lo so bene. Toni, sarò franca: Alan non è Danilo, ma bisogna intendersi sul significato di questa frase. Effettivamente ho cominciato a sondarlo, e sebbene non sia stata capace di farlo se non superficialmente, posso anticiparti una certezza: Danilo ha realizzato un lavoro assolutamente fantastico. Alan non è solo un archivio di dati. Antonio… Alan ‘è’ Danilo, lo capisci? È qualcosa che come lui mi parla, risponde, vive!

- Buondio… allora è per lui che ti sei rimessa a nuovo! Siamo a questo punto! - esclamò Antonio incredulo. La fissò alcuni secondi, ammutolito. - Insomma, cara, ragioniamo. Tu sei una ragazza magnifica. Giovane, intelligente, indipendente. Forse hai amato Danilo, d’accordo. Ma lui ora non c’è più. È morto. Sveglia! La cosa più sensata da fare, ora che ti sarai ripresa, sarà di guardarti attorno. C’è gente che sarebbe ben felice di starti vicino…

Amanda tacque, poi disse con un filo di voce:

- Grazie, Antonio. Ciò che dici mi lusinga, ma in me non c’è posto per altro. Anzi, devo dirti che proprio grazie ad Alan io soltanto adesso sto amando davvero Danilo. Capisci? Ciò che non accadeva quando lui era in vita si verifica ora tramite Alan. Non è una cosa assolutamente magnifica?

- Questo è impossibile, - replicò Antonio bruscamente. - Da quella accozzaglia di plastica e silicio non potrai avere mai amore, ovviamente, ma solo, nell’ipotesi migliore, una banale simulazione a tinte rosa.

- Dici? Non credermi a digiuno. La costituzione psicologica di un sistema non dipende dal suo hardware, insomma l’accozzaglia che dici, ma dai programmi. Il software. Perché negare che macchine abbiano credenze o proprietà mentali, se sufficientemente potenti, veloci, e correttamente programmate? Eppoi… sfido qualunque filosofo a dimostrarmi che la perfetta simulazione di un fenomeno non equivale il fenomeno stesso.

- Caspita, Amanda! Vedo che ti aggiorni, ma ti stai appigliando a ragionamenti fumosi pur di salvare una posizione indifendibile.

- Tipico di una donna innamorata, vero? - ribatté lei sarcastica.

- Innamorata? Ma dai, basta. Qui si scambia per amore uno stupido videogioco.

Amanda si irrigidì. - Non ti permetto… di parlare così…

Antonio le andò vicino e le strinse una mano tra le sue, dicendole: - Scusa… sono un perfetto imbecille.

E di colpo Amanda gli apparve nuovamente sola, persa, svuotata d’energia.

È notte. Antonio ha un sogno agitato. Ha inventato un programma che denomina Inner Life. Da una serie di dati elettronico-genetici deve dimostrare che è possibile creare un’anima. Il vortice di equazioni e algoritmi è caricato, dallo schermo sta per uscire il responso ma lui, improvvisamente, con un paio di gigantesche cesoie trancia il cavo d’alimentazione e infrange lo schermo mentre lo investono fiotti di sangue caldo.

Si sveglia, fradicio. Non sono nemmeno le tre; vorrebbe telefonare ad Amanda, ma non lo fa.

Ormai ogni notte, a mezzanotte, Amanda si alza dal letto e accende Alan. Le piace pensare che lo accende d’amore per lei. L’ha trasportato in camera, per averlo sempre a portata di mano e di voce. Non sa bene perché, ma di giorno non trova la disposizione d’animo necessaria. Può solo invocare Danilo fino allo stordimento, ma di notte… si svela uno scenario inenarrabile. È un momento di particolare intensità e lei quasi boccheggia per una gioia che, pensa, è già nel pregustare l’incontro.

Amanda giace supina sul suo letto solitario. Indossa una vestaglia nuovissima che le dà un’aria di adolescente maliziosa. Si alza, senza fretta. Elimina ogni fonte di luce e si lascia andare sulla poltrona soffice, dinanzi al chiarore di Alan. Quello schermo è uno specchio dietro il quale esiste un ultramondo incantato. Ieri notte ha deciso improvvisamente che non lo avrebbe più spento, perché non pensarci prima? Danilo potrebbe desiderare di chiamarla ad ogni ora, perché negargliene la possibilità? Lo schermo si anima da sé.

Danilo ormai ha memorizzato gli orari di Amanda e quindi per il consueto appuntamento non necessitano più i comandi verbali. Di una cosa soprattutto lei è felice: dai controlli eseguiti ha definitivamente appurato alcuni punti. Anzitutto: Danilo le è sincero su ogni argomento. D’altronde, un vero diario non sarebbe tale se non fosse incondizionatamente sincero. Questo è un sollievo indicibile che le toglie tanti dubbi e le consente di appianare antiche incomprensioni… Ma soprattutto le sta dando modo di verificare che Danilo l’ha realmente, profondamente amata. E l’ama tuttora.

Questo, ella capisce, conduce direttamente al suo rapporto con Alan, che le spalanca orizzonti inattesi. Le consente di verificare intuizioni che prima neanche immaginava. C’è un senso esaltante di potenza, in questa nuova acquisizione. E anche una tranquillità immensa, astrale. Ha letto dei versi da qualche parte, non ricorda di chi: ‘Betelgeuse / stella lontana / le tue notti / sono brezza di infinito’… Ecco, dinanzi allo schermo lei prova qualcosa del genere . Sissignori, tutto ciò non sarebbe possibile tra semplici esseri umani.

Improvvisamente Alan lampeggia: AMANDA E DANILO. VIAGGI.

Sfilano immagini. Qualcosa che ti scruta dentro, anche se sei tu che stai lì a guardare. Eccoli, loro due che vanno a braccetto in un paesaggio arido, mosso da dune squadrate. - Ricordi? Avevamo programmato un viaggio in Oriente, - le sussurra la voce di Danilo.

Ma non avevano mai potuto realizzarlo. - E io ti dico che non è troppo tardi, - gli risponde. Ricordi, Danilo? Ricordi, Amanda? Ora basta lasciar girare il programma, e via! I luoghi che non ebbero il tempo di visitare, le parole che avrebbero voluto dirsi ma non seppero mai regalarsi, l’amore che non poterono mai fare, anche fisicamente: tutto nelle immagini, nei nuovi progetti futuri che sfilano dinanzi e che hanno le forme di immagini luminose o di grafici ma la sostanza di sogni. Anzi, di promesse.

Seguendo i nuovi input di Amanda, Alan è in grado di ampliare i suoi dati, potenziare il software, la memoria, insomma la sua ‘consapevolezza’, e ciò implica una cosa fondamentale: che il rapporto Amanda/Danilo non è morto e congelato ai tempi in cui egli era vivo. Questa ora è una relazione dinamica che sta crescendo con i bit e si espande verso nuove conoscenze reciproche. Mai essi si erano capiti così, adesso realmente essi si cercano e si amano totalmente! - Danilo, sei ritornato, - sussurra la ragazza, mentre una marea la sommerge rischiando di farla affogare di nostalgia e di gioia.

Da quell’anima che si risveglia, attraverso un altoparlante sale un filo di musica. Una vecchia canzone, un leitmotiv dei loro tempi felici.

Stamattina ad Amanda è arrivata una lettera. Dice: Carissima, come sai resterò via una diecina di giorni. Prima di partire per la Polonia ti ho spedito questa, ho preferito così piuttosto che parlarti a voce. Spero quindi che avrai modo di riflettere con più distacco su ciò che stai per leggere.

Danilo ancora non ha una cognizione davvero precisa della sua situazione, né della sua identità. Ma la sua mente si sta espandendo progressivamente grazie soprattutto al tuo costante dialogo con lui, e ai nostri programmi di ulteriore potenziamento. Il che significa che bisognerà prepararsi ad affrontare un problema: quello che si porrà allorché egli scoprirà che, in realtà, è morto…

Amanda si è subito rabbuiata. La lettera prosegue: Quando comincerà ad avere un quadro più completo su se stesso, potrà subire uno shock. La perfetta simulazione equivale il fenomeno? Se è una verità, si morde la coda. Anche lo shock sarà reale.

Amanda ha avuto uno scatto. Bisogna evitare in qualche modo che un evento del genere si verifichi, non permetterò mai una crudeltà simile!, ha urlato dentro di sé. Ma già il suo cervello sta vorticando. La lettera continua: Dovremo trovare una soluzione… Pensaci da adesso, io sono a tua disposizione. A presto, Antonio.

Ora, sola e nel silenzio della notte, giace intorpidita sul letto. Non è ancora mezzanotte, e ora non sa se avrà l’animo di posare le mani su quei tasti, oltrepassare lo schermo che si rivela sempre più la soglia su una dimensione sconosciuta. Decide di porre fine alla sua titubanza: Voglio cercare di interrogare Danilo in profondità, pensa, se necessario scavare sotto i suoi stessi pensieri.

Si ripete il consueto rito magico notturno. Lentamente, le dita tremanti e il cuore in subbuglio, forte delle sue modeste ma accresciute conoscenze Amanda azzarda dove sinora non aveva osato. Chi sei, Danilo, pensa Amanda: le dita trasferiscono il pensiero nel linguaggio dei tasti. Ha a disposizione opzioni tecnologiche potenti: psicoapparato, analisi, fasi percettive, raffigurabilità, le quali – dice Antonio – nell’XM661 soppiantano (non solo nel nome, soprattutto nella sostanza) vecchie limitate alternative quali file, pannello di controllo, gestioni, opportunità, proprietà.

Non ha quasi finito di compitare la richiesta, che dallo schermo le balza incontro… il profilo geometrico di Alan, inequivocabilmente!

È questa la verità, dunque. A un livello appena più sotterraneo, Danilo possiede già una immagine fisica di se stesso: e corrisponde a una realtà fatta di cavi, plastica e nanocircuiti.

Ma che importa, grida una voce dentro Amanda, cosa importano lo hardware e il peso dei corpi! Le loro menti lievitano anniluce oltre i limiti della materia.

La serata di metà settembre era molto dolce nel ristorantino all’aperto tra gli ulivi.

- Contenta di essere venuta? - disse Antonio.

- Sì, - rispose Amanda, - grazie ancora. - Lo fissò, impeccabile e assolutamente deliziosa nella sua nuova acconciatura di fine estate.

- Bene. Grazie a te per avere accettato… Che succede, pensieri, ancora?

Lei si limitò ad un rapido sorriso e una mossa di diniego. Ma Antonio non si faceva illusioni particolari. Amanda gli aveva detto al telefono:

- Tieni presente che per mezzanotte dovrò essere a casa.

- D’accordo, - aveva replicato lui sospirando, - ma a una condizione: per una volta non ci sogneremo di nominare computer, programmi e tanto meno Alan. Il fatto era che lui aveva tentato di riportare il discorso sull’argomento della lettera, il grado di autoconsapevolezza di Danilo. Ma…

- È una sciocchezza, - gli aveva risposto la ragazza. - Ce ne vuole, finché arriveremo al punto che tu temi… A che serve preoccuparci da ora?

Le aveva sorriso: - Vorresti convincere proprio me che la cosa non ti interessa? Ma aveva capito che insistere non avrebbe portato a nulla. Per cui aveva pensato di proporre una parentesi e ora si trovavano lì, tra luci discretamente occhieggianti dalle fronde, il profumo di erbe secche e terreno, e una musica sottile che sapeva ancora di estate.

- Vado matto per la zuppa di pesce, - disse Antonio a bocca piena, buffamente.

- Anch’io. - Lei stava gustando voracemente tutte le pietanze. - Hai visto, di là? A quest’ora c’è ancora la luce del tramonto.

Era una fascia infuocata che scivolava rapidamente verso le tinte più scure dello spettro. - Fa impressione, - annuì lui.

La conversazione, in realtà, era come lui aveva temuto: fiacca. Chiaro che Amanda, pur presente, con la mente si trovava in tutt’altro luogo.

- Non ti interessa sapere che strana gente ho incontrato a Zelazowa Wola? I litri di sidro che si bevevano, la musica che si faceva?

- In compagnia di qualche prosperosa polacca? Sì, certo… raccontami.

Antonio parlava, Amanda lo fissava, ma gli occhi erano altrove. Squillò un cellulare, era quello della ragazza.

- Qualcuno ti cerca, - disse Antonio. - In giro devi avere ammiratori gelosi.

Amanda rispose. Mentre ascoltava, Antonio la vide improvvisamente cambiare espressione, assumere un’aria disperata. Abbassò l’apparecchio ed esclamò:

- Ti prego… Mi avvisano che a casa è scoppiato un incendio… - Scosse la testa, sull’orlo di una crisi di pianto. - Portami via! Mi sento male…

Antonio si alzò veloce, temendo che Amanda stesse per svenire. Chiamò un inserviente e si fece aiutare ad accompagnarla all’auto. Liberandosi con decisione dei curiosi e di coloro che pur con la migliore disponibilità risultavano d’intralcio, Antonio avviò l’auto verso la tan-genziale e, raggiuntala, diresse a velocità massima verso la città. Luci, rumori, frenate rabbiose. Dallo specchietto vedeva Amanda col capo poggiato sullo schienale, ad occhi aperti.

- Tutto bene?

- Sì. Fai presto…

Voci concitate, e infine fumo, riflessi cremisi e un crepitare che sovrastava ogni rumore. Frenò. Le disse:

- Ora aspetta qui. Voglio prima andare a vedere se…

Con disappunto si accorse che la ragazza era già scesa dall’auto lanciandosi verso il portone. - Fermati! - le gridò con tutto il fiato che aveva, precipitandosi fuori.

Da quanto hanno lasciato il ristorante ad Amanda pare d’essere imprigionata in un videogame impazzito. Sterzate, sgommate, clacson, fiamme, e adesso due in tuta cercano di bloccarla ma lei riesce a divincolarsi e tuffarsi verso l’androne. Alle sue spalle sente smorzarsi una sirena dei pompieri. Si lancia su per le scale. Man mano che sale tendaggi di fumo più denso drappeggiano le rampe, lacrima quasi da non poter vedere, deve essersi ustionata da qualche parte ma finalmente è al suo pianerottolo. Varca la soglia di casa tossendo, incurante.

Alan è contro un fondale di fiamme ruggenti, un’ombra nera nel centro della camera. Si accosta, cerca di attivare la macchina. - Danilo! - urla per sovrastare il rumore assordante. Qualcuno sta chiamando lei, da qualche parte. I tasti sono contorti, anneriti, in parte fusi tra loro. Li pesta rabbiosa, perché lui non le risponde?

………

Un’eternità di dolore, bruciore. Poi tanto gelo, soprattutto dentro. E finalmente un volto sullo schermo. Ma non è quello di Danilo.

- Amanda! - le si rivolge quel viso, dolcemente. Delusa, furiosa, crolla a sedere sulla sedia. È ancora Antonio, come mai appare lì dentro?

- Dottoressa Negri, mi lasci entrare nella sua stanza per cinque minuti solamente, - esclamò Antonio in tono quasi supplichevole.

- Spiacente, è ancora in terapia intensiva. Inoltre rifiuta la presenza della gente… Abbia pazienza. Vedremo tra qualche giorno.

- Tesoro, sono io, - disse lui all’immagine della ragazza nello schermo dell’impianto a circuito chiuso. Amanda lo fissava con uno sguardo corrucciato, opaco. Sollevò le braccia fasciate e pestò sordamente contro qualcosa, biascicando.

- Dobbiamo ringraziare com’è andata e rassegnarci a una lunga convalescenza, - disse la Negri. Era una donna sui quaranta, con una figura da indossatrice ma un volto severo. - E dunque…

- Ciao, Amanda, - disse Antonio rabbuiato. Si diressero all’uscita.

Furono fuori: alberi, panchine, vestaglie, nell’aria una luce di cenere. La Negri disse:

- Ho letto che dalle indagini sarebbe emersa la causa dell’incendio: scariche di elettricità partite da un computer… un XM661, nella camera della ragazza. Come tecnico lei che ne pensa?

- Mi sembra una gran corbelleria, - disse deciso Antonio. - Ci sono sistemi di sicurezza tali per cui una cosa simile non potrebbe in pratica mai accadere… Un computer non è una stufa elettrica. - I due erano giunti al cancello. Si salutarono, poi Antonio fu fuori. S’incamminò lungo il viale.

La memoria di Alan, pensò, era rimasta definitivamente compromessa. Povera Amanda, nonostante tutto. Vedova di Danilo per la seconda volta. Definitivamente. Una vera fortuna che l’incendio fosse scoppiato mentre lei non c’era. Perché invece, di solito, a quell’ora era sempre in casa…

E con questo?

Chi avrebbe potuto avere mai un interesse a colpire proprio la ragazza? Già

A che punto di… esaltazione erano arrivati, quei due; cosa aveva scoperto effettivamente Danilo sulla propria natura e su quella di Amanda?

Simulazione.

Antonio si arrestò sul solido marciapiede. Annusò l’odore intenso dell’autunno inoltrato. Il viale era cosparso di foglie d’acero secche, di un acceso color ruggine. Dietro i pini, i tetti di cotto della grande clinica. Gli spazi vasti e l’aria gelida parevano accrescere il senso di tridimensionalità del mondo circostante. Era un quadro di forti sensazioni visive, olfattive, tattili.

Realtà.

Diede una scrollata di spalle e si avviò deciso verso la sua auto.

VITTORIO CATANI (Lecce, 1940) scrive narrativa fantastica e di fantascienza dal 1962. Ha pubblicato sulle maggiori riviste specializzate italiane ("Urania", "Galaxy", "Galassia", Robot", "Nova sf") e su vari quotidiani e periodici ("La Gazzetta del Mezzogiorno", "L'Unità", "Bit", "L'Eternauta", "La Vallisa", "Via Lattea", "Pragma"); ha avuto traduzioni in Francia, Germania, Ungheria, ex Cecoslovacchia. Ha al suo attivo: L'eternità e i mostri (La Tribuna, Piacenza, 1972), antologia personale di racconti; Il gioco dei mondi (Dedalo, Bari, 1985), saggio critico sulla fantascienza (con E.Ragone e A.Scacco); Gli universi di Moras (Mondadori, 1990), romanzo che ha vinto la prima edizione del Premio Urania, riproponendo una firma italiana su "Urania" dopo trentacinque anni; I guastatori dell'Eden (Liguori, Napoli, 1993), romanzo pubblicato nella collana per giovani "Altroquando". Con "Future Shock" ha pubblicato: Vite simulate (n.15/'95) e Tempo minato (n.22/'97). Si occupa di narrativa fantastica anche attraverso conferenze, trasmissioni radio e tv, spettacoli teatrali.