CARLO FRUTTERO-FRANCO LUCENTINI (a cura di), Il secondo libro della fantascienza, Edizioni Einaudi.

Per quel che riguarda Il secondo libro della fantascienza, a cura di Fruttero e Lucentini ed edito da Einaudi, è possibile fare, in linea generale, le medesime osservazioni, sia in senso positivo che negativo, fatte per il primo volume (Le meraviglie del possibile): ma, in questo secondo caso, il numero di racconti di valore, divenuti veri e propri classici della science fiction, è decisamente superiore, e poche, invece, le narrazioni di secondo piano.

Tra i 33 racconti che compongono il volume, di soli 10 diversi autori, balzano subito all'attenzione due ottime opere di Arthur C. Clarke: la prima è La nube, affascinante descrizione della titanica fine di quello che potrebbe essere definito il più assoluto tra gli alieni; la seconda è La stella, forse il racconto capostipite di tutta la science fiction a tematica religiosa, in cui assistiamo alla drammatica crisi di coscienza di un gesuita, di fronte alla distruzione, nell'inferno di fuoco causato da una Nova, di un mondo popolato da creature di gran lunga migliori e più civili degli esseri umani: "Ma di miriadi d'altre stelle, o Signore, avresti potuto servirti. Che cosa t'indusse a gettare nel fuoco quel mondo, perché il simbolo del suo trapasso brillasse su..............?"

Un altro racconto che è necessario citare, in quanto divenuto un classico, è Il piccolo assassino di Ray Bradbury, che si dice abbia in piccola parte contribuito ad ispirare il noto film orrorifico Rosemary's Baby: in realtà nel racconto di Bradbury non c'è nulla di orrorifico, ma una riuscita, silenziosa, sottile atmosfera di attesa, che purtroppo si smorza in un colpo di scena finale inadeguato e previsto dal lettore. Sempre di Bradbury, reputo migliore, anche se non ha raggiunto la fama del precedente, il racconto Caleidoscopio, una gradevole narrazione d'atmosfera, quasi priva di azione, tutta giuocata, su di uno sfondo di stelle da space opera classica, sui dialoghi via radio di un gruppo di astronauti dispersi nello spazio da una tragica diaspora: le ultime frasi purtroppo cadono un po' nel melenso, ma questo, tra i suoi molti pregi, è un frequente difetto di Bradbury.

Da meritare attenzione è infine anche L'Accademia, di Robert Sheckley, un lungo racconto ben costruito che si fa notare non solo per la sua qualità obbiettiva, ma anche perché anticipa per molti versi, e, visto quando è stato scritto, di molto, le attualissime tematiche fantascientifiche relative alle realtà virtuali.

Ho lasciato per ultima, e volutamente, La Biblioteca di Babele, di Jorge Luis Borges, posta in appendice, con cui il volume termina: e di fronte a quest'autore non posso che limitarmi a raccomandare la lettura di questo suo brano, che in poche pagine suggerisce a profusione innumerevoli spunti di meditazione sulla condizione umana, uno più brillante e stimolante dell'altro, a chi ancora non conoscesse questo vero e proprio ricamo intellettuale sulle parole usate da uno scrittore e sul loro significato, questa geniale, inarrivabile e sconcertante allegoria dell'intiero universo.

                                                                                          Giuliano Giachino