N O T I Z I E (a cura di A. Scacco) La fantascienza su "Il Carabiniere" - Dio e Roberto Vacca - Fantascienza al "G.Falcone" di Bergamo - Nardelli e Tinivella: dalla fantascienza al mainstream
AMPIO SPAZIO ALLA FANTASCIENZA SU "IL CARABINIERE" Ci siamo, a volte, lamentati del poco spazio che quotidiani e riviste dedicano alla fantascienza; siamo, perciò, ben lieti che una rivista qualificata come "Il Carabiniere" abbia pubblicato, sul n.2 di febbraio di quest'anno, addirittura tre articoli che la riguardano. Il primo è a firma di Luigi Romersa e s'intitola Gli assaltatori di domani. La tesi dell'autore è che "tutto ciò che un tempo veniva definito fantascienza è ormai scienza". Come possiamo dargli torto, visto che, ad esempio, l'idea di "guerra stellare", bandita da Reagan nel 1983, era già presente in un romanzo del 1976 di Ben Bova, Millennium? Nel secondo articolo, Invulnerabili e glaciali, scritto da Andrea Piersanti, si parla delle vere e proprie macchine da guerra che sono gli androidi di Blade Runner, e delle speciali tute da combattimento, immaginate da Robert A.Heinlein in Fanteria dello spazio (Starship Troopers, 1959). Tuttavia - nota ironicamente l'autore - non mancano, nella fantascienza, esempi di armi più soft. Basti pensare alla "super puzza di pecora" del racconto lungo di Phil K.Dick, Il sognatore d'armi (The Zap Gun, 1967) o al bacio che si scambiano i due protagonisti del film di Luc Besson, Il quinto elemento. Infine, il terzo articolo, Arruolati, girerai il cosmo, di Oscar Cosulich, si sofferma diffusamente sul film di Paul Verheven, Starship Troopers. C'è però una lacuna in tutti e tre gli articoli, e specialmente negli ultimi due: nessuno ricorda la parodia che Harry Harrison fece al romanzo di Heinlein e che s'intitola Bill, eroe galattico (Bill, the Galactic Hero, 1965). DIO E I FILES ELETTRONICI DI ROBERTO VACCA A prima vista, potrà sembrare non pertinente, con questa rubrica, l'articolo di Guglielmo de' Giovanni Centelles Gli scienziati credono in Dio, apparso su "Il Tempo" del 28 aprile scorso. Invece, una ragione c'è, anzi due. Ma procediamo con ordine. L'articolo in questione prende spunto dall'incontro-dibattito, tenutosi in Laterano tra il cardinale Camillo Ruini e il fisico Amaldi, sul tema "La scienza, il mondo e Dio". È a tutti nota l'operazione Aleph, che vede impegnati i fisici del Cern di Ginevra nella ricerca della "particella di Dio", alias "bosone di Higgs", che è il più piccolo mattone dell'Universo. Tale frontiera di ricerca, la più avanzata del mondo, spinge molti scienziati a rivedere la loro posizione nei riguardi del problema "Dio". Secondo l'ultima inchiesta della Cirm, almeno il 75% degli scienziati è convinto dell'esistenza di Dio. Gli scienziati non credenti sono appena il 25%. Tra gli scienziati credenti - e questo è uno dei due motivi che ci ha spinti a citare l'articolo di Centelles - troviamo il fisico Stephen Hawking, che ha molta simpatia per la fantascienza, tanto da affermare, nell'introduzione al libro di Lawrence M.Krauss La fisica di Star Trek, che "la fantascienza di oggi è spesso la scienza di domani". Tra gli scienziati non credenti, troviamo - e questo è il secondo motivo - un autore italiano di "science fiction", Roberto Vacca, molto noto negli anni '70 per il saggio Il medioevo prossimo venturo e il romanzo La morte di Megalopoli. Perentoria è la tesi di Vacca: "Il Supremo non c'è, e posso dimostrarlo". Ma altrettanto severo, nei suo confronti, è il giudizio di Margherita Guarducci, accademica nazionale dei Lincei: "Fa francamente un po' pena la posizione di un Roberto Vacca con i suoi poveri 'files' elettronici [...]. A contestarne le tesi tutt'altro che moderne basterebbe la vecchia dimostrazione dell'esistenza di Dio da parte di Newton". FANTASCIENZA AL "GIOVANNI FALCONE" DI BERGAMO Si sono fatti diversi tentativi per introdurre la fantascienza nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Basti pensare alle diverse antologie pubblicate nell'arco di quest'ultimo ventennio: da Il futuro dietro l'angolo di AA.VV. a Cronache dal futuro di Catani, Giancane, Ragone. Diversi anche gli interventi critici miranti a scuotere l'immobilismo didattico della scuola: citiamo tra tutti il libro-inchiesta di Giorgio Ginelli, Fantascienza e scuola: un mito da creare (City-Interventi, 1986). Ci prova, adesso, un organismo europeo, nato per l'interscambio culturale tra insegnanti di paesi diversi. Si chiama progetto "Comenio" e, quest'anno, ha come tema portante: Sguardi europei sull'universo. L'iniziativa, lanciata da Christian Mossler del liceo "Arthur Rimbaud" di Sin-le-Noble (Francia), è stata raccolta dall'istituto "Julio Caro Boroja" di Getxo (Spagna), dal ginnasio "Kepler" di Graz (Austria), dal liceo "Ogolnokstalcace V" di Torun (Polonia) e dall'istituto magistrale "Giovanni Falcone" di Bergamo. Un docente di filosofia di quest'ultimo, Michele Fiore, ha avuto la felice idea che la fantascienza poteva prestarsi benissimo a dibattere argomenti interdisciplinari e multidisciplinari e così ha invitato la sua compaesana - nonché nostra vecchia conoscenza - la dottoressa Silvia Bernardini a tenere, dal 20 al 25 marzo di quest'anno, una serie di conferenze sul tema: Astronomia, scienza e fantascienza. E' superfluo sottolineare l'ampio consenso, che la Bernardini ha riscosso da parte dei docenti partecipanti agli incontri. Tanto che ad ottobre si prevede un allargamento delle argomentazioni anche agli studenti, con un cineforum sulla differenza tra letteratura e cinema. DALLA FANTASCIENZA AL MAINSTREAM E' frequente che autori di narrativa tradizionale, il cosiddetto "mainstream", facciano una "incursione" nella narrativa di "science fiction". Limitandoci all'Italia, potremmo citare il caso di Gilda Musa, poetessa e germanista, che ha scritto diversi romanzi di fantascienza, tra cui Giungla domestica, o Luce d'Eramo, autrice, oltre che di opere letterarie (Deviazione, Nucleo Zero, ecc.), anche di un romanzo di "science fiction" Partiranno. Ma accade anche l'inverso, e cioè che autori appartenenti al milieu fantascientifico si cimentino nel "mainstream". E' quanto recentemente hanno fatto due nostre vecchie conoscenze: Luciano Nardelli e Claudio Tinivella. Il primo ha scritto un giallo per ragazzi, Manoa (Ed. La Scuola, 1998), dal nome di una delle tante isole dell'Ammiragliato, arcipelago della Nuova Guinea. Vi si narra l'avventura capitata a Regghie, un ragazzo inglese, alle prese con l'enigma di ostriche e granchi di dimensioni insolitamente giganti. Tinivella ha pubblicato Strane persone (Il Club degli Autori, 1997), un'antologia di racconti dove, attraverso situazioni e personaggi ora tragici (Il temporale), ora imbarazzanti (Bimbe di notte), ora enigmatici (In fuga) e surreali (Vigne perdute), sono messe a fuoco alcune attuali distorsioni della nostra società. Nell'augurare ai due amici scrittori un sempre maggiore successo di critica e di pubblico, vorremmo che non si dimenticassero delle loro radici fantascientifiche e, in particolare, di "Future Shock". |