Editoriale Mentalità tecnocratica e clonazione umana di Antonio Scacco L'uomo moderno, per
effetto del pensiero baconiano e cartesiano, concepisce
il mondo - scrive Jeremy Rifkin - come "una continua
esercitazione di ingegneria. La Terra appare come un
gigantesco magazzino di ferramenta, costituito da ogni
tipo di pezzi di ricambio che devono soltanto essere
montati per ottenere un sistema funzionante"1.
Tale mentalità, che esclude a priori la presenza, negli
esseri animati e inanimati, della dimensione spirituale e
trascendente e che è stata definita
"tecnocratica", ha stravolto ab imis
l'ordine umano e naturale (disoccupazione tecnologica,
inquinamento, effetto serra...) e, oggi, con l'avvento
dell'ingegneria genetica, rischia di provocare danni
dalle conseguenze inimmaginabili. - Tutti i padri desiderano che il loro figlio diventi Presidente. È il grande sogno americano. Ma io sapevo come farlo diventare realtà. Lo sapevo! E per riuscirci mi occorrevano tre cose: denaro, moltissimo denaro; un laboratorio di ricerche [...]. - E così avete fatto un figlio e poi l'avete clonizzato. - Esatto. E sapete perché? Capite perché doveva essere clonizzato? Perché doveva esserci più di un solo James J.Halliday? [...] Non mi bastava che mio figlio si dedicasse alla politica [...], volevo che diventasse Presidente! Il che significa che doveva essere un uomo politico migliore degli altri. Che se ne intendesse più di chiunque di economia. Di difesa. Di politica estera, di problemi del lavoro, del commercio, di guerra e di tutti gli altri problemi che un Presidente deve trattare4. È palese, nel modo di
pensare e di agire del generale Halliday, l'influsso
negativo di quella mentalità tecnocratica che, da un
lato, tende a feticizzare lo strumento tecnologico, a
farne un dio - il dio delle "technicae artes",
come lo definisce il Concilio Vaticano II nel suo
documento fondamentale Gaudium et Spes - e,
dall'altro, tende a distruggere l'unità psicofisica
dell'uomo, a negarne la realtà di spirito incarnato e di
corpo spiritualizzato, a considerarlo solo un meccanismo
biologico. Ritornano alla mente quanto scriveva, quasi
due secoli fa, Thomas Carlyle nel suo saggio Signs of
the Times (1831): "Gli uomini sono diventati dei
meccanismi nella testa e nel cuore, così come nelle
mani. Hanno perso la fede negli sforzi individuali e
nelle forze naturali di qualsiasi genere. Non per la
perfezione interiore, ma per combinazioni e ordinamenti
esteriori, per istituzioni, costituzioni - per il
meccanismo, di un genere o di un altro - essi sperano e
lottano. Tutti i loro sforzi, affetti, opinioni, si
accentrano sul meccanismo e sono di carattere
meccanico"5. Mentre i passi continuavano, la mia bocca riprese a parlare, come mossa da un impulso proprio. - L'idea del clone - dissi. - Mi sembra una cosa terribile... tutto progettato fin dal principio. Voi siete stati praticamente programmati per diventare Presidente, non è vero? - Noi non abbiamo avuto una vita libera e spensierata come la media dei ragazzi americani - disse Jackson dopo un lungo silenzio [...]. - Tutto a sangue freddo... è orribile. Voi e i vostri fratelli siete stati allevati fin dall'infanzia a questo scopo. - A sangue freddo - ripetè Jackson con voce atona. - Voi non avete una pallida idea di quello che è stato6. È naturale che in un
gruppo sociale, in cui ai propri membri è preclusa ogni
espressione di autonomia e di creatività, in cui è
negato il normale processo educativo mediante il quale
poter realizzare la propria umanità, si formino alla
fine delle personalità distorte, tra cui è possibile
che si annidi qualche folle assassino. È proprio questo
che avviene nella pseudo-famiglia, creata con
l'ingegneria genetica dal generale Halliday. Uno dei
figli, assetato di potere, comincia ad uccidere ad uno ad
uno gli altri fratelli cloni, per diventare l'unico
Presidente degli Stati Uniti. Il piano, grazie al
coraggio dell'eroe della vicenda, il giornalista Meric
Albano, riesce solo a metà. Ma è chiaro il messaggio
che scaturisce dalla vicenda fantapolitica descritta da
Ben Bova: con la clonazione umana, l'arroganza scientista
rischia di mettere sulla strada del vero progresso
dell'umanità qualche altro Hitler o qualche altro
Stalin. N O T E 1 JEREMY RIFKIN, Entropia: una nuova concezione del mondo, Edizione CDE, Milano 1983, pp.27-28. 2 GIOVANNI PAOLO II, Evangelium vitae, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1995, pp.125-126. 3 BEN BOVA, Il presidente moltiplicato (The Multiple Man, 1976), Mondadori, "Urania" n.714, Milano 1977. 4 Ibidem, pp.103-104. 5 Cit. in VALERIO CASTRONUOVO, La rivoluzione industriale, Sansoni, Firenze 1973, p.115. 6 BEN BOVA, op. cit., pp.139-140. |