Con questo capitolo, concludiamo la pubblicazione della tesi su Dune di Silvia Bernardini. Gli altri capp. Sono apparsi sui nn.16-18-21-25-28-32.
HERBERT
Non solo "Dune"
di Silvia Bernardini
"Un giorno due rane stavano contando i pesciolini in una tinozza idroponica, quando una giovane ragazza venne all'acqua per fare il bagno.
- Che cos'è? - chiese la prima rana (che si chiamava Lavu).
- E' una femmina umana - rispose Lapat, che era il nome della seconda rana.
- Che cosa sta facendo? - chiese Lavu.
- Si sta togliendo i vestiti - rispose Lapat.
- Che cosa sono i vestiti? - chiese Lavu.
- Una pelle esterna che gli umani indossano per nascondere se stessi dagli sguardi degli estranei- rispose Lapat.
- Allora perché lei si toglie la pelle esterna?- chiese Lavu.
- Vuole fare il bagno alla sua pelle primaria - rispose Lapat.
- Guarda come ammucchia ordinatamente i vestiti di fianco alla tinozza ed entra con grazia nell'acqua.
- Ha una strana forma - disse Lavu.
- Non per una femmina umana - ribatté Lapat. - Hanno tutte quella forma.
- Che cosa sono quei due rigonfiamenti sul davanti? - chiese Lavu.
- Ho riflettuto su questo - disse Lapat. - Come sappiamo tutti e due, la funzione segue la forma, e viceversa. Ho visto che i maschi umani stringono le femmine in abbracci piuttosto rudi. E' mia opinione che quei due rigonfiamenti servano da cuscino protettivo.
- Hai notato - chiese Lavu - Che c'è un giovane maschio umano che la sta guardando da un nascondiglio nella stazione di controllo?
- E' un'evidenza frequente - disse Lapat - L'ho notata mille volte.
- Ma hai una spiegazione? - chiese Lavu
- Certo La ragazza cerca un compagno; questo è il vero motivo per cui viene qui a mettere in mostra la sua pelle primaria. Il maschio è un compagno potenziale, ma guarda da un nascondiglio perché se si facesse vedere lei dovrebbe gridare, e questo impedirebbe l'accoppiamento.
- Come fai a sapere tutte queste cose sugli esseri umani? - chiese Lavu.
- Perché modello la mia vita sulla base del più ammirevole esempio di essere umano: lo scienziato.
- Che cos'è uno scienziato? - chiese Lavu.
- Uno scienziato è colui che osserva senza interferire. Dalla sola osservazione, ogni cosa diviene chiara per lo scienziato. Vieni, torniamo a contare i pesciolini."
(FRANK HERBERT, Rane e scienziati )
Costringere il lettore a riflettere
Temi ed ipotesi affrontati in Dune, non fanno parte di un'unica opera nata per caso e sviluppatasi per scommessa. Herbert è uno scrittore che vanta una vasta produzione nell'ambito della fantascienza, sebbene non abbia mai raggiunto il successo di altri autori più noti. La fortuna del ciclo di Dune ha fatto di Herbert uno dei più popolari scrittori di fantascienza americana, ma allo stesso tempo ha anche allontanato l'attenzione da tutta una produzione che si distingue per la sua consistenza e coerenza narrativa.
Forse, non molti condividono il principio primo a cui si appella Herbert, ossia, fare in modo che la gente sia costretta a riflettere su ciò che legge. E comunque la lettura delle opere di Herbert implica uno sforzo a livello di attenzione di tutte le problematiche esposte.
Nei primissimi racconti, l'idea della ricerca era fondamentale; che questa ricerca conducesse poi alla scoperta della verità o ad altro, non aveva molta importanza, l'importante era pur sempre il tentativo di andare oltre un determinato limite1. E' sempre una ricerca di tipo scientifico, motivata dalla voglia più che di scoprire cose nuove, di migliorare (o peggiorare) condizioni già esistenti, ossia di apportare modifiche nello stato delle cose. Essendo Herbert un buon giornalista ed un ottimo osservatore, le sue idee provengono per la maggior parte dalle ricerche che egli effettua per il suo lavoro.
Le sue trame, che spesso coinvolgono più tematiche, sono sempre estremamente logiche e lineari, pur essendo estremamente complicate2. Una cosa che sembra non mancare mai nelle sue opere, è l'aspetto biologico/ecologico di una questione, razionalmente intersecato ad una serie di aspetti politici e sociali, vincolati dal punto di vista del personaggio principale, la cui psiche viene rigorosamente analizzata3.
Quale etichetta per la narrativa di Herbert?
Non siamo cioè di fronte ai soliti romanzi dove la fantascienza viene confusa con robot e viaggi spaziali. Nel caso di Dune, per esempio, siamo di fronte ad una space opera. Ma nel caso di L'Alveare di Hellstrom4, a cosa siamo di fronte? Un poliziesco non è, sebbene si parli di indagini e di spionaggio. Non è neppure un giallo (anche se si parla di omicidi). Non è fantasy (per quanto fantasiosa possa sembrare l'idea di far vivere delle api in forma umana e con la facoltà della parola). In più, ogni singolo riferimento a questo fatto ha un preciso riscontro scientifico. Non siamo di fronte neppure al genere horror. Insomma, è un po' di tutto e un po' di niente. L'unica etichetta che resta disponibile dunque è quella di fantascienza5.
Questa etichetta, tutt'oggi va a definire una produzione letteraria che ancora non trova spazio né riesce a classificarsi in altri generi. La fantascienza di per sé non sembra ancora aver raggiunto quella dignità letteraria che altri generi hanno già. Forse, per la vastità delle opere che può raccogliere o forse per la qualità delle opere che ne fanno parte. In Italia, in particolare, sono veramente pochi gli autori che vengono definiti di fantascienza, mentre la cultura americana, decisamente più aperta da un punto di vista culturale, ha addirittura costituito presso la McGillis University una facoltà apposita.
Comunque, se ci limitiamo all'etichetta di per sé, narrativa di scienza6, allora i racconti di Herbert rientrano in quest'etichetta. In Herbert l'elemento scientifico è sempre presente, sia a livello di trama che a livello di studio. Se da una parte abbiamo la presenza dell'elemento scienziato (che spesso è un medico o un biologo), dall'altra abbiamo anche la costante evidenziazione di come le teorie di questo personaggio siano realizzabili. Il problema si pone sempre in altri termini, ossia, conviene realizzarlo questo progetto? Gli elementi per poterlo fare ci sono tutti, ma a volte è meglio evitare di apportare cambiamenti e cercare di lasciare le cose come stanno7.
Evadere per tornare alla realtà
Il cambiamento è un'altra delle ossessioni di Herbert. In uno dei suoi romanzi brevi, God's Maker8, egli sottolinea come anche la stasi più perfetta non è mai una stasi completa e non è mai la perfezione. C'è sempre il rischio che qualcosa rompa gli equilibri e vada a disturbare la calma e la serenità raggiunta a caro prezzo. Affermare dunque che il caos e l'errore sono il principio primo dell'universo, è l'unica cosa giusta9.
A questa conclusione Herbert c'era già arrivato ai tempi di Dune, eppure più volte va a riprendere questo concetto, lo rielabora e lo riafferma con sempre maggiore convinzione10. Il ciclo intero di Dune si basa quasi esclusivamente su questo. I grandi tentativi di stravolgere l'ecologia di Dune funzionano perfettamente, le condizioni ambientali in un arco di tempo molto lungo, si realizzano. Ma non ci si può fermare a questo tipo di lieto fine. Questi cambiamenti provocano ulteriori cambiamenti: il primo e il più importante è il cambiamento della popolazione, dei Fremen. Raggiunto ormai un ambiente tranquillo, i Fremen diventano deboli, perdono l'abitudine alla lotta, perdono il senso del valore dell'acqua (al punto da non essere più in grado di confezionare una tuta distillante, come osserva malinconico L'Imperatore-Dio di Dune)11. L'unico modo per i Fremen di ritrovare la loro identità di popolo è di vedersi proiettati nuovamente nella loro dimensione desertica.
Dunque nel momento in cui le cose precipitano è bene vedere di tornare alle origini e ricominciare da capo. E in un certo senso è ciò che Herbert cerca di fare con la sua scrittura. Nel momento in cui si cerca di evadere dai problemi quotidiani tuffandosi in un buon libro, è bene che questo libro, alla fine, ci riporti alla realtà.
Questo è evidentemente l'unico modo che Herbert è riuscito ad escogitare per avere sempre un'appassionata schiera di lettori attenti.
N O T E
1
Per esempio, Stella Innamorata è la storia della ricerca di un linguaggio di comunicazione con degli esseri alieni. Sicuramente deriva da un altro racconto, Try to Remember del 1961,sempre sullo stesso tema, che pone un accento particolare sull'importanza del linguaggio. Allo stesso modo, La Barriera di Santaroga, Rat race, L'Alveare di Hellstrom, lo stesso Dune mostrano una particolare attenzione nei confronti del linguaggio.2
Il morbo bianco, per esempio, può essere riassunto brevemente, poiché è la storia di un uomo che, impazzito a causa della perdita della moglie e dei figli in un attentato, mette a punto un morbo in grado di uccidere tutte le donne. Questo fatto provocherà entro breve la fine dell'umanità, e lo scienziato avrà attuato così la sua vendetta. Però se andiamo ad affrontare il testo, vediamo che le problematiche che subentrano su questo filo conduttore sono molteplici, e strettamente correlate all'altra (a partire dagli avvenimenti politici della rivoltosa Irlanda, dove lo scienziato perde la famiglia, ai problemi della corruzione della religione a favore di un ripopolamento della terra).3
Per esempio, Drago degli abissi, uno dei primissimi racconti editi di Herbert, analizza gli stati di umore di un personaggio costretto a restare in un ambiente ostile, con delle decisioni da prendere. Stessa cosa, anche se con motivazioni e criteri differenti, accade in L'Alveare di Hellstrom.4
Si tratta di un romanzo su una misteriosa fabbrica, i cui operai sembrano arrivare dal nulla e finire nel nulla. Le ricerche di un investigatore portano a scoprire che la fabbrica è in realtà un enorme alveare, e gli operai sono api con forma umana che si stanno adattando a vivere nella società degli uomini.5
Il termine fantascienza è stato coniato da Hugo Gernsback nel 1926, ed andava a indicare tutta quella produzione di origine fantasiosa che però coinvolgeva delle conoscenze scientifiche e delle innovazioni tecnologiche.6
Originariamente, Gernsback additò il genere come scientific-fiction. Il termine poi si contrasse in scientifiction, per poi ridursi all'attuale science fiction.7
Nel racconto Cessate il fuoco, Herbert bene esemplifica questa cosa. Un soldato, diventato soldato per puro dovere ma effettivamente ricercatore scientifico, mette a punto un sistema per distruggere definitivamente il nemico e porre così fine alla guerra. Il dispositivo funziona, e sarebbe perfetto, solo che il quartier generale decide di continuare la guerra con metodi tradizionali, evitando il suo dispositivo, per evitare guai peggiori.8
E' la storia di una civiltà di dei che vivono in un'immobilità assoluta, temendo ogni emozione.9
E questo è sicuramente il principio portante riaffermato più volte anche in Dune.10
Nel momento in cui tutto sembra perfetto, succede qualcosa che rimette le carte in gioco. Questo succede metodicamente, in maniera più o meno velata in tutti i racconti di Herbert.11
Questi fatti vengono evidenziati già nel quarto libro, quando ormai il vecchio Impero Galattico sembra accentrarsi su Dune, e ormai gli avvenimenti hanno preso una piega tale per cui non resta che osservare i fatti e lasciare che le cose seguano il proprio corso, per cercare di ristabilire l'equilibrio.
SILVIA BERNARDINI
(Sesto S.Giovanni, 1968) inizia giovanissima ad occuparsi di fantascienza. Al termine degli studi al liceo linguistico sperimentale "F.Lussana" di Bergamo, sceglie come argomento-cardine di discussione per la maturità, Dune e la fantascienza americana. La passione per il romanzo di Frank Herbert non l'abbandona neanche quando si iscrive all'Università di Urbino, facoltà di Magistero, corso di laurea in lingue e letterature straniere. Si laurea infatti con una tesi su Dune, conseguendo una votazione di 110/110. Tra un esame universitario e l'altro, trova il tempo per coltivare i suoi hobbies: sport di squadra (calcetto e pallavolo), la musica lirica e la fantascienza (galeotto fu Viaggio allucinante di Asimov). Nel '92 inizia a collaborare con la rivista amatoriale "Baliset", per la quale ha scritto brani di saggistica, il testo di un fumetto ed alcuni racconti (Planasia, La corsa). Nel '96 cura due volumi di saggi: nel primo, Fantascienza, fantasy e horror: tre generi a confronto, sono raccolti i testi di alcune conferenze tenute, sullo scorcio del '95 presso l'ARCI di Bergamo, da lei stessa e da altri appassionati; il secondo, Tecnologia e società, contiene le schede di sei film di science fiction, da lei compilate in occasione di un cineforum organizzato in collaborazione con lAssessorato alla Cultura del Comune di Bergamo. Attualmente è iscritta alla facoltà di Sociologia di Trento e non ha assolutamente l'intenzione di abbandonare la fantascienza, anzi!