Decattolicizzazione, scienza

e fantascienza

                                                         di                   Antonio Scacco

 

Da circa due secoli si assiste, nelle società occidentali, al lento e progressivo abbandono della fede e della Chiesa da parte della massa dei fedeli. Il fenomeno è comunemente attribuito all'apparire, all'orizzonte della civiltà umana, di quel nuovo modo di pensare e di sentire che va sotto il nome di modernità, fonte culturale - come scrive Michael P.Gallagher - "della modernizzazione, non solo nell'ottica di una diminuzione del controllo esterno da parte della Chiesa sulle istituzioni sociali, bensì anche nell'ottica di un declino dell'aderenza religiosa e di un ritirarsi della fede nella sfera privata [...]. Essa ha alterato le condizioni culturali della possibilità di "ascoltare", da cui è nata la fede cristiana: non solo la società protettrice e unita dei tempi premoderni svanì, ma le Chiese, durante questi secoli, si trovarono a combattere varie lotte di retroguardia su diversi fronti e ad affrontare nuove sfide contro la credibilità della stessa fede"1.

Il caso italiano

Anche in Italia, la crisi religiosa non ha risparmiato il popolo dei credenti ed è così descritta dal sociologo Sabino S.Acquaviva: "A cavallo degli anni Sessanta è accaduto qualcosa di irreparabile: la caduta della fede in certi valori e una profonda, radicale trasformazione di altri. Per un secolo quasi inavvertitamente, poi negli ultimi anni in maniera più vasta e clamorosa, milioni di individui hanno cominciato a non credere, a non vivere "religiosamente", hanno trascurato la partecipazione attiva alla vita delle Chiese; altri, forse meno, ne hanno cancellato i contenuti dottrinari"2. Le conseguenze della crisi religiosa sono molteplici e gravi sia dal punto di vista sociale che da quello individuale. Anzitutto, si assiste a una perdita di contatto tra Chiesa e società, nel senso che "l'integrazione e l'accettazione del sistema sociale e delle sue regole avvengono sempre meno attraverso la Chiesa e sempre più attraverso altri meccanismi"3. Ancora più preoccupante è la separazione tra religione tradizionale e comportamento del singolo: "[...] il collegamento morale tra individuo e Chiesa si scolla, ciascuno diventa norma morale e precetto a se stesso, vincolato soltanto dai limiti frapposti dal controllo sociale"4.

Quella fin qui descritta è la situazione della fede in Italia, alla fine degli anni Settanta. Oggi, a più di vent'anni di distanza, non sembra che il quadro sia cambiato di molto. E' quanto emerge dal recente editoriale del direttore di "Il Timone", Gianpaolo Barra: "In ogni campo del sapere e dell'agire umano è possibile osservare la devastazione provocata dal processo di decattolicizzazione in corso, apparentemente inarrestabile. Ne sono vittime, spesso inconsapevoli, uomini e donne, giovani e adulti che conosciamo, amiamo e stimiamo. Tra essi, molti li vediamo nei banchi della chiesa alla santa Messa domenicale. Frequentano, partecipano, sono credenti in Dio ma, lo sappiamo, anche tra loro si diffonde il dubbio, il relativismo, talvolta l'errore o l'ignoranza"5. Giustamente preoccupato per la situazione di grave crisi della fede, Barra lancia un accorato appello a tutti i credenti, perché si impegnino, in ogni campo del sapere: storia, filosofia, scienza, letteratura, ecc., a "ricostruire, dalle fondamenta, la civiltà cristiana"6.

La crisi umanistica contemporanea

Naturalmente, per coerenza al nostro credo cristiano-cattolico, noi non possiamo non accogliere una simile proposta. Tuttavia, siamo del parere che, come in ogni battaglia, si debba scegliere un preciso punto di attacco. Per noi, tale punto di attacco è rappresentato dalla scienza, perché essa è stata la causa prima del frantumarsi dell'equilibrio politico e culturale del Medio Evo (crisi umanistica), in conseguenza del quale l'uomo contemporaneo - come afferma Max Scheler - "è diventato pienamente e completamente 'problematico' a se stesso; [né] sa più ciò che egli è essenzialmente, ma allo stesso tempo sa pure di non sapere"7. Individuata nella scienza la causa principale della crisi umanistica contemporanea, resta da vedere in che modo essa la determini.

Partiamo da una constatazione molto semplice. La scienza, pur esistendo ormai da diversi secoli, non cessa tuttavia di entusiaszichichi1.jpg (123878 byte)marci, o almeno di scuoterci, una volta con la scoperta dell'energia nucleare, un'altra con la conquista dello spazio, poi con l'avvento dell'informatica e dell'ingegneria genetica e, negli anni a venire, chissà con quante altre mirabilia! La scienza, in sostanza, ci rivela continuamente aspetti del mondo osservabile mai notati prima, e ciò perché il suo modo di conoscere la realtà è dinamico, mentre quello prescientifico era statico, ancorato, cioè, ad una visione delle cose fissa e immutabile.

Il dinamismo della scienza ci spiega in che modo essa influenzi l'attuale crisi umanistica. La ricerca scientifica, poiché, a causa del suo progressivo espansionismo (mutabilità estrinseca), mette necessariamente in discussione molte delle convinzioni che in passato erano ritenute evidenti, genera nell'uomo un senso di scoraggiamento che lo porta a considerare come illusoria ogni visione umanistica della realtà. Ma ben più profondo è l'effetto della mutabilità intrinseca della scienza sulla crisi dell'uomo contemporaneo. Come si sa, i risultati della ricerca scientifica non sono fissi e immutabili, ma sempre esposti a cambiamenti e a novità impreviste. Ora, se la scienza stessa non arriva mai a risultati certi e definitivi, è possibile parlare di vera certezza della conoscenza umana? E se non si ha certezza, come si può avere un umanesimo? Ed ecco la tentazione diffusa di scetticismo e relativismo, radice ultima della crisi umanistica contemporanea.

Tuttavia, bisogna anche dire che, se è la scienza a provocare la crisi umanistica, essa non ne è la causa ultima, la quale invece è da addossarsi all'uomo. L'unica colpa della scienza semmai è di rivelare l'uomo a sé stesso (autoscoperta); ma questi ha poi paura di affrontarsi e di intraprendere lo sforzo richiesto dalla sua umanizzazione (autoaffrontamento), e facilmente si lascia tentare dallo scientismo, che Papa Giovanni Paolo II ha così stigmatizzato: "Un altro pericolo da considerare è lo scientismo. Questa concezione filosofica si rifiuta di ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle che sono proprie delle scienze positive, relegando nei confini della mera immaginazione sia la conoscenza religiosa e teologica, sia il sapere etico ed estetico. Nel passato, la stessa idea si esprimeva nel positivismo e nel neopositivismo, che ritenevano prive di senso le affermazioni di carattere metafisico. La critica epistemologica ha screditato questa posizione, ed ecco che essa rinasce sotto le nuove vesti dello scientismo"8.

Naturalmente, dalla crisi umanistica e dal diffondersi dello scientismo alla perdita della fede il passo è breve, come efficacemente osserva, in questa pagina, Jean-Marie Aubert: "Si può notare subito che l'orientamento generale della scienza moderna la spingeva a comprimere la vita religiosa. [...] Anche se i suoi rappresentanti vogliono rimanere dei contemplativi, vengono trascinati in un vortice travolgente, come in una reazione a catena, che spinge l’uomo a utilizzare la scienza per aumentare la sua potenza, a sua volta utilizzata per ottenere dalla scienza nuovi frutti. Si tratta di una specie di ebbrezza che oscura lo sguardo e lo distoglie da altri orizzonti. Ne consegue un’atrofia progressiva delle facoltà e della vita puramente interiore, tutti elementi costitutivi del clima indispensabile alla fede religiosa. La stima esclusiva dell'efficacia materiale nata dalla scienza vincola il cuore alle realtà puramente terrene e materiali, e poco alla volta lo rende impenetrabile al mondo divino. Questo, infatti, suppone innanzitutto un impegno personale di fronte a Dio, una comunione interiore con una realtà che si manifesta soprattutto nel silenzio del cuore: tutte cose estranee al mondo nato dalla rivoluzione scientifica"9.

Il futuro della religione

Indubbiamente, negli anni a venire, la scienza e la tecnologia continueranno ad esistere e a progredire. Altre scoperte e altre invenzioni non mancheranno certamente di meravigliare, ma anche di sbigottire e di disorientare, l'umanità del futuro. Il sentimento religioso potrebbe, quindi, conoscere sfide inedite e andare incontro a nuove crisi, specialmente se si accentuerà la frattura tra etica e ricerca scientifica, paventata ai nostri giorni da Giovanni Paolo II in Novo millennio ineunte: "[…] il servizio all'uomo ci impone di gridare, opportunamente e importunamente, che quanti s'avvalgono delle nuove potenzialità della scienza, specie sul terreno delle biotecnologie, non possono mai disattendere le esigenze fondamentali dell'etica, appellandosi magari ad una discutibile solidarietà, che finisce per discriminare tra vita e vita, in spregio della dignità propria di ogni essere umano"10.

Nel futuro, la scienza potrebbe scoprire, ad esempio, il segreto dell'immortalità. Che sconvolgimento tale scoperta arreccherebbe nelle coscienze? Segnerebbe la fine del senso religioso? Il problema è affrontato dallo scrittore americano di fantascienza Clifford D.Simak, in Infinito (Whay Call Them Back from Heaven?, 1967). Ecco, in breve, la trama. Siamo nel 2148; la popolazione della Terra è cresciuta a dismisura, arrivando all'astronomica cifra di quarantasette miliardi di individui, cifra che è destinata, nel giro di un decennio, a raddoppiarsi perché molti individui morti sono stati ibernati e attendono di essere risuscitati, quando la tecnica per diventare immortali sarà pienamente funzionante. Naturalmente, nessuno vuole vivere la seconda vita da poveraccio e si trasforma in arpagone per accumulare, prima della morte, quanto più ricchezza è possibile, ricchezza che viene affidata al Centro dell'Eternità.

Ora, si sa che i funzionari di qualsiasi ente non sempre hanno un'onestà adamantina e a questa regola non fanno eccezione i dirigenti del Centro dell'Eternità, uno dei quali, Marcus Appleton, coadiuvato da un altro collega, architetta un piano per impadronirsi dei beni dei defunti. Un giorno, Daniel Frost, uno dei funzionari del Centro, viene malauguratamente in possesso di un documento scottante, che rivela l'attività criminosa di Appleton. Ma questi non gli dà il tempo di smascherarlo, gli lancia la falsa accusa di aver sabotato il programma di risurrezione del Centro e lo fa condannare a una pena severissima: il bando dal consorzio umano e civile. Solo e senza mezzi, nutrendosi di rifiuti e dormendo in scantinati pieni di topi, lottando per sopravvivere contro altri emarginati come lui, Daniele Frost alla fine riesce a cavarsela. Lo aiuterà nella lotta per far emergere la verità, l'avvocatessa Ann Harrison, che si è innamorata di lui.

La vicenda che fin qui abbiamo esposto, costituisce solo lo strato superficiale, la cifra esteriore, il semplice canovaccio narrativo di Infinito. In realtà, tutto l'interesse di Simak è focalizzato su un tema di natura squisitamente teologico-religiosa: l'immortalità. Può permettere Dio, in un futuro prossimo o remoto, che l'uomo raggiunga, con i mezzi della scienza, l'immortalità fisica? L'altra immortalità, quella autentica di cui parlano tutte le religioni del mondo, sarà definitivamente soppiantata? Quale ruolo è chiamata a svolgere la scienza di fronte a tale angosciante problema?

Coerentemente con la sua concezione filosofico-religiosa, Simak difende il credo della Chiesa nel destino ultramondano dell'uomo, come dimostrano le seguenti parole messe in bocca ad uno dei personaggi che affollano il romanzo: "Sono i vostri discorsi sull'immortalità fisica che hanno condotto a questo. Perché la gente dovrebbe leggere ancora la Bibbia, o credere in essa, o credere in qualsiasi altra cosa, quando c'è la promessa legale… legale, noti bene, non spirituale!… dell'immortalità? E come potete promettere l'immortalità? L'immortalità significa vivere all'infinito, e nessun mortale può promettere di vivere all'infinito, capisce?"11. Ma anche la scienza, per Simak, non può non confermare quello che sostiene la fede, come afferma un altro personaggio di Infinito, la scienziata Mona Campbell: "[…] la vita non viene distrutta […]. La morte è la trasposizione della cosa che chiamiamo vita in un'altra forma"12.

L'integrazione tra scienza e fede

Come fa arguire il romanzo di Simak, la religione nei secoli a venire conoscerà, sì, gravi crisi, ma non scomparirà. E ritornando, dopo questo excursus nel futuro, al tempo presente, dobbiamo purtroppo constatare come l'inaridimento del senso religioso abbia effetti negativi sulla convivenza umana. Gli stermini, i massacri, i genocidi, che hanno striato di sangue tutto l'arco del secolo appena trascorso e che sono stati documentati e denunciati da Gianni Moriani nel suo libro Il secolo dell'odio, affondano le loro radici, da un lato, nello smarrimento della fede delle masse e, dall'altro, nel prevalere della mentalità tecnocratica su quella religiosa: "Fu annientata la libertà per svolgere un grande lavoro, di ingegneria sociale prima e di ingegneria criminale poi, in cui la forza della tecnica potenziò la volontà sterminatrice di totalitarismi assassini. Mai come in questo secolo l'uomo ha perso l'anima: un odio per l'altro ha attraversato i continenti inventando il nemico di razza o il nemico di classe"13.

E' allora urgente e necessario superare la dicotomia tra scienza e fede, anche perché non esistono tra di esse reali motivi di contrasto. La scienza ha eminentemente un valore religioso: essa, parafrasando l'espressione di papa Leone XIII, umanizza la materia, la impregna di spirito. Lo scienziato, in sostanza, non solo continua, attraverso le sue scoperte, l'opera del Creatore (fase discendente del piano divino); ma anche e soprattutto collabora all'opera di Cristo per il ritorno di tutte le cose all'Omega, a Dio (fase ascendente). La materia ha già in sé l'impronta dello Spirito divino. La famosa riflessione di Einstein: "Si può dire che ciò che vi è di eternamente incomprensibile nell'universo, è come esso sia intelligibile", altro non significa che questo. Ora, la materia ha la possibilità di manifestare maggiormente l'impronta del suo Creatore a condizione di ricevere una nuova "impregnazione spirituale". Questa impregnazione spirituale è quella di cui l'uomo è l'autore attraverso la scienza e la tecnologia14.

Occorrono, pertanto, tutta la nostra volontà e tutto il nostro impegno di credenti per cercare di evangelizzare l'attuale cultura, impregnata di relativismo, di scetticismo, di nichilismo e, soprattutto, di tecnicismo scien-tistico, in modo che si possa realizzare, nel Terzo Millennio, quanto auspicato dallo scienziato Antonino Zichichi: "L'uso della Scienza ha bisogno di valori. La più grande e genuina sorgente di valori è la Fede. Nell'Immanente è la Scienza - fonte di valori in sintonia con la Fede - che ci ha aperto gli occhi sull'esistenza delle Leggi Fondamentali della Natura. Nel Trascendente è la Fede l'indiscutibile sorgente di valori affinché l'uso della Scienza non sia più contro l'uomo né contro la vita ma per il benessere, la prosperità, la giustizia e il rispetto della dignità umana. Ecco perché nel Terzo Millennio dobbiamo riuscire a realizzare una Grande Alleanza tra Scienza e Fede"15.

 

N O T E

1 MICHAEL P. GALLAGHER, Fede e cultura. Un rapporto cruciale e conflittuale, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, pp.101-102. Gallagher fa parte della Compagnia di Gesù ed è membro del Pontificio Consiglio della Cultura.

2 SABINO S.ACQUAVIVA, Il seme religioso della rivolta, Rusconi, Milano 1979, p.16. In un altro studio, Acquaviva rileva come, alla fine del Settecento, la pratica religiosa fosse altissima in vastissime aree della penisola. A partire dalla Rivoluzione Francese, si ebbe un indebolimento del sentire religioso, mentre la pratica diminuì in modo consistente. Una seconda flessione fu innescata dallo smantellamento della struttura economica della Chiesa, avvenuta con l'unificazione nazionale. Dopo un periodo di apparente stasi durante il fascismo, si arrivò, con lo sviluppo economico del dopoguerra, alla crisi vera e propria (Nuovi modelli religiosi in Italia, in R.CAPORALE, a cura di, Vecchi e nuovi dèi, Valentino, Torino 1976, p.273).

3 Ibidem, p.31.

4 Ibid., p.43.

5 GIANPAOLO BARRA, E' nata!, in "Il Timone", anno II n.10, novembre-dicembre 2000, p.2.

6 Ibidem.

7 La citazione è in: E.Cantore S.J., La scienza e l'uomo: significato della crisi umanistica contemporanea, in "La Civiltà Cattolica", n.2984, 19.10.1974, p.112. Cogliamo qui l'occasione per precisare che le tesi e i concetti di natura filosofica espressi in queste note, sono interamente ricavati - anche quando non è esplicitamente indicata la fonte - dal succitato articolo e dal successivo: Per una integrazione umanizzante tra scienza e uomo, in "La Civiltà Cattolica", n.2986, 16.11.1974, pp.322-336. Per un ulteriore approfondimento del pensiero di Cantore, ricercatore di primo piano all'Institute of Scientific Humanism di New York, rinviamo al suo ampio saggio, L'uomo scientifico. Il significato umanistico della scienza, Ed.Dehoniane, Bologna, 1988.

8 GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio. I rapporti tra fede e ragione, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1998, p.139.

9 JEAN-MARIE AUBERT, Il giovane e la scienza, Edizioni Paoline, Catania 1963, pp.31-32.

10 GIOVANNI PAOLO II, Nuovo millennio ineunte, Paoline Editoriale Libri, Milano, 20013, p.69.

11 CLIFFORD D. SIMAK, Infinito, Libra Editrice, Bologna, 1978, p133.

12 Ibidem, p.241.

13 GIANNI MORIANI, Il secolo dell'odio. Conflitti razziali e di classe nel Novecento, Marsilio Editori, Venezia 199, p.11 (il corsivo è nostro).

14 Cfr. J-M. AUBERT, op. cit., pp.164-188.

15 ANTONINO ZICHICHI, Perché io credo in colui che ha fatto il mondo, Il Saggiatore, Milano 1999, p.217.

 

ANTONIO SCACCO (Gela, 1936), dopo aver conseguito la maturità classica e la laurea in lettere con una tesi sui juveniles di Robert A. Heinlein, ha insegnato nelle scuole elementari. Scrive su riviste scolastiche e non. Ultimi suoi articoli pubblicati: Fantascienza a scuola? No, grazie! ("Scuola e didattica", 15/'96), Umanesimo, scienza, fantascienza ("Nuova Secondaria", 10/'97), Dall'utopia all'incubo: la disoccupazione tecnologica ("Il Ponte Italo-Americano", 1/'00), Creatività ed emarginazione della fantascienza ("Scuola e Didattica", 13/'00) Ha collaborato, come specialista di fantascienza, con la cattedra di Letteratura per l'infanzia del prof. Alfeo Bertondini (Università di Urbino) e con quella della prof. Rita D'Amelio (Università di Bari). Saggi pubblicati: Il gioco dei mondi (Ediz. Dedalo, Bari, 1985), in collaborazione con V. Catani e E. Ragone; Fantascienza e letteratura giovanile (Bari, La Vallisa, 1988) ed Educazione tra le stelle. L'umanesimo scientifico e la fantascienza (Levante Editori, Bari, 1992). Premi: Fantascienza e letteratura giovanile ha ottenuto il 1° premio per la saggistica al XV Italcon (San Marino, 1989).