| AA.VV., Alieni!,
Milano, Rizzoli-BUR, 1990, pp. 389. A.E.VAN VOGT, Creature, Milano, Mondadori, 1990, Urania n. 1134, pp. 175. Due antologie dedicate all'Alieno, per una serie di testi che vanno dagli Anni Quaranta a oggi, attraverso autori americani (con l'eccezione dell'inglese J.White), da Asimov a Heinlein, da Paul Anderson a Thomas Disch, e fino all'antologia tutta di Van Vogt. La tipologia fantascientifica dell'alienità è rappresentata in una varietà di soluzioni dove è dato di ritrovare - come nota anche Gianni Montanari nella sua introduzione al primo dei due volumi qui indicati - un piano speculare di esistenza che si accosta alla nostra dimensione umana. L'Alieno come riflesso, sia pure deformato, eteromorfo, continuamente cangiante, imprendibile, imprevedibile, mostro mostruosamente annidato in percorsi e cicli biologici imperscrutabili; o figura meno minacciosa, ma comunque destabilizzante per l'umano orizzonte conoscitivo. L'avventura oscilla tra i poli dell'incontro-scontro, della conoscenza rifiuto, delle solidarietà-distruzione; matrici biologiche alterate, o alterazioni irreversibili delle strutture cellularí, dei circuiti neurologici; mutazioni o evoluzioni perverse. L'Altro si affaccia con prepotenza alle finestre immense, ai buchi neri dell'universo popolato di viventi col marchio non nascondibile, e anzi a volte ostentato, della diversità. La fantascienza insegna una nuova grammatica del rapporto con l'alterità, ed è opportuno ricordare, per un contesto tematico così definito, il classico antecedente Old Faithful, di R. Z. Gallun, apparso nel 1934 su "Astounding Science Fíction", e che segnò, come è noto, un punto di vista non convenzionale - e antiwellsiano - del rapporto uomo-alieno, ripreso poi, nella linea della solidarietà, dal celeberrimo AMartianOdyssey di S. Weimbaum, apparso nel 1939. Eppure, il contesto tutto anglofono di queste segnalazioni dovrebbe lasciar spazio, per una visione meno ridotta e riduttiva del fenomeno della sf, la quale tenga cioè conto anche di apporti europei, almeno alle straordinarie invenzioni esobiologiche di J.-H. Rosny Ainé, da Les Xipéhuz (1886) a Dans le Monde des Variants (1939); passando per l'allucinata alterità dell'orrido Kmóhoún in Force enemie di A. Nau, romanzo che nel 1905 vinse il primo dei Prix Goncourt. Né una ipotetica, ma auspicabile, antologia dell'alienità non anglofona potrebbe fare a meno di Le Horla (1886) di Maupassant, dove la creazione di questo "néant ubiquiste" sembra preludere all'annuncio di quella che anche Lovecraft sentiva essere "l'avanguardia di un'orda di organismi extraterrestri giunti sulla Terra per soggiogare e distruggere l'umanità"; ma poi, allora, se si seguisse questa strada francese, bisognerebbe introdurre Flammarion, e Gustave Le Rouge e insomma ... non mancherebbe certo il materiale per costruire una parallela antologia francofona dell'alienità che faccia da solido contrappunto inventivo di sicuro fascino e di certa originalità creativa. Sospettiamo che su questo materiale continui, spesso ingiustamente, a pesare un vuoto di lettura critica. Massimo Del Pizzo |
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