Alien Nation - Nazione di Alieni (Alien Nation) - Regia: Graham Baker - Interpreti: James Caan, Mandy Patinkin, Terence Stamp - U.S.A., 1988 - Durata: 90'.

Davvero uno strano film questo. Decifrabile e allo stesso tempo anomalo, sicuramente inusuale. Si tratta di una riuscita contaminazione di generi cinematografici: dove la fantascienza si mescola con la più classica police-story americana. Il risultato finale è una originale pellicola straniante e godibile.

Tutto comincia nel 1981, quando a Los Angeles atterra un’astronave piena di schiavi intergalattici, trecentomila alieni che, in breve tempo, tentano di integrarsi nella società statunitense. I nuovi arrivati vengono chiamati "neo-inseriti" (newcomers in lingua originale) oppure "spurghi", termine dispregiativo usato nel gergo comune. La trama inizia con due poliziotti umani di pattuglia per le strade di L. A., dove pullulano prostitute o ubriaconi alieni (alcolizzati di latte acido!), che cercano di sventare una rapina. L’agente nero viene ucciso, mentre il bianco Matthew Sykes (interpretato da un grande James Caan) dopo un inseguimento riesce ad eliminare solo uno dei delinquenti extraterrestri. I pregiudizi razziali nei confronti degli "spurghi", già presenti in maniera massiccia nelle convinzioni dell’indurito Sykes, dopo questo tragico avvenimento aumentano in maniera esponenziale, ma proprio lui, per vendicare l’assassinio dell’amico e collega, decide di fare "coppia" con un detective alieno dal buffo nome di Sam Francisco. I due, nel tentativo di risolvere il caso di omicidio, si imbatteranno in un losco traffico di una potentissima e micidiale droga "spaziale".

 Durante l’indagine si assiste all’esposizione di una serie di insulti e luoghi comuni (del tipo "a me sembrano tutti uguali") che in passato hanno colpito anche i cittadini afroamericani. E proprio qui risiede la chiave di lettura dell’opera: non è certo un caso che per la location sia stata scelta Los Angeles, città U.S.A. più volte teatro di giganteschi scontri razziali, così come non è un caso che a prendere il posto del poliziotto nero ucciso sia un neo-inserito (l’"alieno" di oggi che sostituisce quello di ieri), che vecchi ghetti come il Bronx siano stati soppiantati dalla nuova "Spurgoville", e che, inoltre, il primo contatto con la "nazione aliena" giunga da un’astronave schiavista.

 Alien Nation sembra un lungo episodio tratto da serial polizieschi, quali Miami Vice e Sulle strade della California, con un tocco insolito offerto dalla situazione tipica del cinema sf: gli alieni sono tra noi, però questa volta non si tratta di una violenta invasione, ma soltanto della ricerca di una pacifica convivenza. Nonostante il messaggio e le metafore antirazziste siano abbastanza esplicite, il film risulta piacevole, mai stucchevole ed in più di un punto davvero divertente.

 P.S.

Da segnalare, inserita nella colonna sonora, una bella versione di Simpathy for the Devil dei Rolling Stones eseguita dai Jane’s Addiction.

                                                                                 Sebastiano Ferrigni