Editoriale

CLONAZIONE UMANA E UMANESIMO SAPIENZIALE-SCIENTIFICO

Non c'è albero buono che dia frutti
cattivi, né, al contrario, albero cattivo che dia frutti buoni;
difatti, ogni albero si riconosce dai suoi frutti.
Non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva
dai pruni. L'uomo dabbene dal buon tesoro
del suo cuore trae fuori il bene, mentre il perverso
trae il male dal suo fondo cattivo, poiché la bocca
parla dalla sovrabbondanza del cuore (Luca, 6, 43-45)

                                                di       Antonio Scacco

Sempre più spesso e sempre più diffusamente si parla, su rotocalchi e quotidiani, delle malformazioni e mostruosità che potrebbero colpire gli esseri umani fatti nascere con il metodo della clonazione. Sul n.103 della rivista "Focus" (maggio 2001), Amelia Beltramini dedica alla clonazione umana un articolo dal titolo Perché non faranno cloni… (prima del 2010), in cui evidenzia che i rischi non sono solo per i cloni, ma anche per la madre: "Basta che le manipolazioni stacchino dal DNA alcuni atomi di carbonio (e succede spesso) perché venga alterata la produzione di proteine che determinano la dimensione dell'embrione […]: un clone umano, calcolano i ricercatori, potrebbe pesare alla nascita circa 7 kg". Sul quotidiano "Avvenire" del 7 luglio scorso, Paolo Mastrorilli commenta così, in Difetti genetici per gli animali clonati, l'allarme lanciato dall'autorevole rivista "Science" in uno studio apparso sull'ultimo numero: "La clonazione non solleva solo problemi morali, ma anche gravi rischi scientifici. E l'uso delle cellule staminali nel campo della riproduzione può produrre organismi con gravi danni genetici".
Anche la fantascienza, in perfetta coerenza con il suo ruolo di "letteratura allegorica a sfondo educativo" (U.Eco), non ha mancato di lanciare i suoi moniti contro i rischi della manipolazione genetica. In un romanzo dello scrittore polacco Stanislav Lem, Pianeta Eden, un'astronave terrestre in avaria è costretta a scendere su un lontanissimo pianeta fuori del sistema solare. Gli astronauti, una volta sbarcati, si trovano di fronte a vuote superfabbriche automatiche, a dischi volanti perfettamente controllati, a città apparentemente deserte, ma popolate da esseri malformati e impauriti. L'enigma alla fine è risolto. In passato, gli abitanti di Eden progettarono

un piano di ricostruzione biologica. Una ristrutturazione delle funzioni corporee, forse anche dal punto di vista estetico […]. Quasi tutta la popolazione del pianeta fu sottoposta nel corso di alcuni anni a una serie di operazioni. Si trattava, come sembra, di modificare non soltanto la generazione vivente, ma anche quelle future, attraverso un’alterazione artificiale delle cellule degli organi genitali […]. Si sono avuti individui senza occhi o con un numero di occhi variabile, inadatti alla vita, dei mostri senza naso o degli esseri psichicamente non sviluppati. Nel corso di alcuni anni sono venuti al mondo decine di migliaia di storpi, di esseri deformi. Le tragiche conseguenze di questo esperimento si risentono ancora oggi1.

In un altro romanzo di fantascienza a firma dell’americano Ben Bova, Il presidente moltiplicato, si ipotizza che, in un futuro, la clonazione umana potrebbe essere impiegata a scopi politici. Il protagonista del romanzo, il giornalista Meric Albano, è affascinato dalla personalità del governatore del Colorado, James J.Halliday, che è in lizza per la Casa Bianca, e accetta di diventare il suo collaboratore e poi, ad elezione avvenuta, il suo addetto stampa. Tutto sembra scorrere entro i binari della normalità, quand'ecco che gli uomini del Servizio Segreto cominciano a rinvenire cadaveri assolutamente identici al Presidente degli Stati Uniti. Meric decide di trasformarsi in detective. Con l'aiuto di un enorme computer, comincia a intuire qual è il segreto che nasconde il Presidente: clonazione. La rivelazione completa l'avrà in un colloquio con il padre del Presidente, il generale Halliday:

- Tutti i padri desiderano che il loro figlio diventi Presidente. È il grande sogno americano. Ma io sapevo come farlo diventare realtà. Lo sapevo! E per riuscirci mi occorrevano tre cose: denaro, moltissimo denaro; un laboratorio di ricerche [...].
- E così avete fatto un figlio e poi l'avete clonizzato.
- Esatto. E sapete perché? Capite perché doveva essere clonizzato? Perché doveva esserci più di un solo James J.Halliday? [...] Non mi bastava che mio figlio si dedicasse alla politica [...], volevo che diventasse Presidente! Il che significa che doveva essere un uomo politico migliore degli altri. Che se ne intendesse più di chiunque di economia. Di difesa. Di politica estera, di problemi del lavoro, del commercio, di guerra e di tutti gli altri problemi che un Presidente deve trattare2.

È palese, nel modo di pensare e di agire del generale Halliday, l'influsso negativo di quella mentalità tecnocratica che, da un lato, tende a feticizzare lo strumento tecnologico, a farne un dio - il dio delle "technicae artes", come lo definisce il Concilio Vaticano II nel suo documento fondamentale Gaudium et Spes - e, dall'altro, tende a distruggere l'unità psicofisica dell'uomo, a negarne la realtà di spirito incarnato e di corpo spiritualizzato, a considerarlo solo un meccanismo biologico. Ritornano alla mente quanto scriveva, quasi due secoli fa, Thomas Carlyle nel suo saggio Signs of the Times (1929): "Gli uomini sono diventati dei meccanismi nella testa e nel cuore, così come nelle mani. Hanno perso la fede negli sforzi individuali e nelle forze naturali di qualsiasi genere. Non per la perfezione interiore, ma per combinazioni e ordinamenti esteriori, per istituzioni, costituzioni - per il meccanismo, di un genere o di un altro - essi sperano e lottano. Tutti i loro sforzi, affetti, opinioni, si accentrano sul meccanismo e sono di carattere meccanico"3.
Purtroppo, la fantascienza, è stata – ahimé! – una Cassandra caligaria. Anzi, ha dovuto sorbirsi, come sempre, le solite battute ironiche. Il quotidiano "Avvenire", condannando la produzione di embrioni umani ad opera della "Advanced Cell Technology" di Worchester (Massachusetts), ha intitolato un articolo: Da questo esperimento promesse da fantascienza4. Ma stendiamo un velo pietoso sulla vexata quaestio della emaginazione della fantascienza. Quello che, qui, ci preme sottolineare è come l'ennesimo penoso episodio sopra accennato di trasformare l'embrione umano in un serbatoio di pezzi di ricambio, denuncia lo smarrimento, nella società occidentale, del concetto di umanesimo sapienziale, che costituisce il fondamento dell'opera di S.Tommaso. Certo, alcuni aspetti del pensiero dell'Aquinate sono, oggi, obsoleti e sarebbe, perciò, necessario riproporre un nuovo umanesimo sapienziale, integrato con la scienza, cioè un umanesimo sapienziale-scientifico, i cui aspetti essenziali, secondo quanto emerge dalle ricerche condotte dal filosofo e scienziato p.Enrico Cantore S.J., autore del saggio L'uomo scientifico, sarebbero i seguenti:

1 - Lo scopo della vita: l'umanizzazione.

Perché esistono gli esseri umani, come individui e società? Per un obiettivo solo: attualizzare, durante il loro soggiorno terrestre, le potenzialità tipiche della loro dignità umana: emotive, intellettive, volitive e pratiche. In altre parole, l'uomo fa un successo permanente della sua vita se realizza questo obiettivo, altrimenti fa un fallimento permanente.

2 - L'approccio all'umanizzazione.

Cosa bisogna fare per realizzare questo obiettivo? Assentire con il cuore, cioè dire di sì con tutte le potenzialità di cui sopra, in quanto esse sono accentrate in quella dimensione fondamentale della persona umana che si chiama cuore. Quest'ultimo si deve rivolgere, prima di tutto, alla realtà esistente; poi, a Dio, che ne è il Creatore e Signore. Perciò, coincide con il dare se stessi a Dio per amore, attraverso l'amore per il prossimo nel bisogno. In altre parole, l'umanizzazione consiste nello sforzo necessario per realizzare l'intenzione originale di Dio come Creatore, cioè che gli uomini diventino simili a lui in pratica. In questo modo, l'umanità porta anche a compimento tutto il piano di Dio come Creatore e Signore universale.

3 - I due contributi della scienza all'umanizzazione

Primo: essa, attraverso la sua quasicreatività teoretica, documenta sul piano materiale, in una maniera sempre più impressionante, la grandezza di Dio Creatore, che supera ogni capacita' comprensiva della mente umana. Secondo: attraverso la sua quasicreatività pratica, offre strumenti sempre più ricchi per amare il prossimo nel bisogno.

In tutto questo, l'attività di Cristo Sapienza è centrale e decisiva. Come infatti ricorda la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes (n.22), con l'incarnazione il Figlio di Dio

si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato. Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato [...]. E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale.

N O T E

1 STANISLAW LEM, Pianeta Eden (1959). Editori Riuniti, Roma 1977, pp.275-276.

2 BEN BOVA, Il presidente moltiplicato (The Multiple Man, 1976), Mondadori, "Urania" n.714, Milano 1977, pp.103-104.

3 Cit. in VALERIO CASTRONUOVO, La rivoluzione industriale, Sansoni, Firenze 1973, p.115.

4 LUCIA BELLASPIGA, Da questo esperimento promesse da fantascienza, "Avvenire", 27-XI-2001, p.3.