CHARLES E. MAINE, L’uomo che possedeva il mondo (The Man who Owned the World, 1962), "Urania" n. 665, ed. Mondadori.

Strambo, ma per alcuni versi interessante, questo romanzo. La storia comincia con il naufragio spaziale di Robert Carson, primo terrestre che a bordo di un missile dovrebbe mettere piede sulla Luna (si noti che la data di pubblicazione è prima del fatidico 1969). Il tentativo fallisce, il pioniere muore e noi siamo alla dodicesima pagina. Il racconto riprende ottomila anni dopo, su Marte, con la resurrezione tecnologica tramite "processo antimorte" cui beneficia il suddetto naufrago. In questo lungo lasso di tempo molte cose sono cambiate, non solo la morte viene curata come una qualsiasi malattia, ma la Terra, devastata in superficie da continue esplosioni nucleari, risulta essere in guerra con il "pianeta rosso", ormai colonia indipendente. In questo quadro il redivivo Carson rappresenta una pedina importante per entrambi gli schieramenti nella loro propaganda bellica, e non solo.

Ricapitolando, Maine rappresenta un’umanità divisa in tre fazioni: i marziani "immortali", che posseggono conoscenze scientifiche avanzatissime; i terrestri "mutanti", popolazioni deformi sopravvissute alla radioattività presente sulla crosta del pianeta madre; e i terrestri "mortali" rifugiatisi nel sottosuolo dove conducono le battaglie contro l’invasione. Il rinato Carson, inoltre, per una serie di accadimenti finanziari della durata di millenni, risulta essere il legittimo proprietario di tutto il pianeta Terra! Ovviamente la sua immensa eredità fa gola a molti, ed ecco che egli si ritroverà al centro di un colossale intrigo spionistico di portata interplanetaria.

 La valenza politica di ogni sua decisione e di ogni suo discorso può, dunque, far pendere la bilancia del conflitto da una parte o dall’altra. Ma non è tutto, c’è anche chi dubita della reale identità del "padrone del mondo". E se fosse tutta una colossale truffa? E se lui fosse solo un impostore? Tra alcune scoperte ingenuità (soprattutto quando si tratta di "grandi temi") si arriva ad un finale rocambolesco con una piacevole e spiazzante conclusione inaspettata.

P.S.

Nel libro è incluso un gustoso micro-racconto di M.A. De Ford.

                                                                       Sebastiano Ferrigni