EDITORIALE

Incredibile: a Harry Potter

il Premio Hugo!

                                                       di       Antonio Scacco

Tutti conoscono, o per sentito dire o per averla letta direttamente, la storia di Harry Potter, il personaggio nato dalla fervida fantasia di J.K.Rowling. Si snoda per quattro volumi per un totale di 1601 pagine, in cui si descrive la formazione del nostro eroe alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, con l'apprendimento di materie come Maledizioni, Storia della Magia, Erbologia, Incantesimi, Difesa contro le Arti Oscure, Pozioni, ecc. Quello che, in particolare, ci interessa è il quarto volume, Harry Potter e il calice di fuoco (Harry Potter and the Goblet of Fire, 2000), dove si racconta di un torneo di tre draghi - quattro, in realtà, in quanto i "maghi cattivi" hanno fatto in modo che vi partecipi anche il nostro eroe nella speranza che venga eliminato - che si conclude in un cimitero. Qui, le forze del bene e del male si affrontano per la battaglia decisiva, spiriti e fantasmi si azzuffano senza esclusione di colpi e i capovolgimenti di fronte, come nella saga di Conan il barbaro, si susseguono ad un ritmo incalzante.
Si tratta, in sostanza, del repertorio narrativo tipico della fantasy. Ebbene, a un simile romanzo che con la fantascienza c'entra come i classici cavoli a merenda, è stato assegnato, nell'ultima World Science Fiction Convention di Philadelphia, il Premio Hugo, tradizionalmente riservato alle opere di science fiction. Apprendiamo la notizia dall'editoriale di Sandro Pergameno, apparso sul n. (gennaio-marzo 2002) di "Futuro News", il catalogo-rivista dell'editore Fanucci. L'attribuzione pare che abbia scatenato, negli Stati Uniti, un'accesa disputa letteraria tra chi sosteneva la legittimità della vittoria e chi, invece, contestava che un premio come l'Hugo venisse assegnato a un romanzo di pura fantasy e, per giunta, scritto per i ragazzi.
A noi l'avvenimento preoccupa, in primis, perché opere come quelle della Rowling rafforzano, anche se indirettamente, una tendenza negativa che sta venendo alla ribalta in questi ultimi tempi e che il pedagogista Giorgio Bini così sintetizza:

Gli adulti, con qualche eccezione, "dai maghi ci vanno sul serio, fanno messe nere, evocano gli spiriti, e credono alla maledizione del Faraone", come dice lo stesso Eco. E fanno molto di più: credono all'astrologia e perciò immaginano un influsso degli astri nella formazione del loro carattere e forse del loro destino, al "paranormale", si avvolgono nelle superstizioni, si rivolgono ai maghi, alle cartomanti, alle chiromanti, ai guaritori, ai ciarlatani d'ogni tariffa, [...] non sanno niente di scienza (ma maneggiano abilmente e disinvoltamente prodotti molto sofisticati della tecnica spesso per scopi insignificanti. A ben vedere è questa la fondamentale differenza fra il modo di pensare e di comportarsi attuale rispetto a quello di tre o quattrocento o mille anni fa; oggi si maneggiano complicatissimi computer ma si ragiona come nel Medio Evo o nell'antichità)1.

È chiaro che, in un contesto in cui la scienza o è considerata un'impresa meramente tecnica (tecnicismo scientistico) o, peggio ancora, non è capita, diventa difficile portare avanti il discorso sull'umanesimo scientifico, su cui cerchiamo di attirare, a volte insistentemente, l'attenzione dei lettori, in quanto lo riteniamo indispensabile per il superamento di quella crisi di comprensione e di orientamento che tanto affligge l'uomo moderno. La situazione si complica ancora di più, se la scienza, elemento-base dell'umanesimo scientifico, diventa secondaria in un'opera di fantascienza, la cui identità, un tempo, veniva chiaramente espressa dal binomio "science fiction" e che, ora, ha bisogno del prefisso "hard" per essere rintracciata. Se n'era già accorto, negli anni Ottanta, Isaac Asimov, il quale, opponendosi all'uso sostitutivo del termine speculative fiction, osservava ironicamente:

Perché non usare, al posto di science fiction, speculative fiction? In fondo, si può speculare (nel senso di riflettere, pensare, studiare) su qualsiasi cosa, no? Benché il termine sia stato coniato (credo) da Robert Heinlein, che ha perfette conoscenze scientifiche, è stato adottato da persone che conoscono molto poco la scienza e che si sentono ben più a loro agio nelle speculazioni (sempre nel senso di pensiero, meditazione, ecc.) libere, quelle che non obbligano a sudare per imparare le regole del gioco2.

Dati gli attuali tempi di magra che la fantascienza sta attraversando non solo nel nostro Paese, ma anche negli Stati Uniti, qualcuno ne preconizza la prossima fine. Ma il nostro pessimismo non arriva fino a tanto. Essa, come ha scritto Jean Gattegno, "nasce con la scienza, appartiene allo stesso universo. Bisogna attendere la sostituzione del pensiero scientifico da parte di qualcos'altro (ritorno del misticismo, o del pensiero prelogico) perché la fantascienza […] venga relegata in qualche deposito di antichità"3. Tuttavia, il rischio che venga alterato il suo codice di identificazione è reale. Che cosa fare perché "le regole del gioco" siano rispettate?
Un primo suggerimento, secondo noi, è che la fantascienza, anche se rispecchia la crisi culturale del mondo moderno, non deve essere omologata tout court come letteratura della trasgressione, della dissacrazione e del nichilismo. La funzione più genuina della science fiction è di ricucire lo strappo fra le due culture, quella umanistica e quella scientifica, di tendere cioè più a costruire che a demolire, più ad umanizzare che a svilire, più ad integrare che a dividere.
Un altro suggerimento, infine, è che lo scrittore non deve limitarsi a fare il romanziere, ma deve essere anche un po' pensatore e un po' filosofo, come pensatori e filosofi sono stati alcuni grandi scrittori di fantascienza del passato: Wells, Zamjàtin, Huxley, Lewis, Orwell, ecc. Tra di essi, la nostra preferenza va a Zamjàtin e a Lewis, il primo per avere messo in luce, nel suo capolavoro Noi, la valenza umanistica della scienza4, il secondo per avere confutato, con la sua trilogia interplanetaria (Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Questa orribile forza), l'assioma del materialismo metafisico, secondo cui non esiste altra realtà al di fuori di quella quantificabile e misurabile con gli strumenti della scienza5.

N O T E

1 G.BINI, Babbanate, "LG Argomenti" n.4, anno XXXVII, ottobre-dicembre 2001, Erga Edizioni, Genova, p.67.

2 I.ASIMOV, Speculative fiction, in Guida alla fantascienza, Mondadori, "Serie Urania Blu", Milano 1984, p.223.

3 J. GATTEGNO, Saggio sulla fantascienza, Fratelli Fabbri Editori, Milano, 1973, p.5.

4 Cfr. A.SCACCO, recensione a Noi di E.ZAMJÀTIN, in "Future Shock" n.36, febbraio 2002, pp.73-74.

5 Cfr. A. SCACCO, recensione a Lontano da un pianeta silenzioso di C.S.LEWIS, in "Future Shock" n.28, giugno 1999, pp.76-77.