EDITORIALE Incredibile: a Harry Potter il Premio Hugo! di Antonio Scacco Tutti conoscono, o per sentito dire o per averla letta
direttamente, la storia di Harry Potter, il personaggio
nato dalla fervida fantasia di J.K.Rowling. Si snoda per
quattro volumi per un totale di 1601 pagine, in cui si
descrive la formazione del nostro eroe alla scuola di
Magia e Stregoneria di Hogwarts, con l'apprendimento di
materie come Maledizioni, Storia della Magia, Erbologia,
Incantesimi, Difesa contro le Arti Oscure, Pozioni, ecc.
Quello che, in particolare, ci interessa è il quarto
volume, Harry Potter e il calice di fuoco (Harry
Potter and the Goblet of Fire, 2000), dove si racconta di
un torneo di tre draghi - quattro, in realtà, in quanto
i "maghi cattivi" hanno fatto in modo che vi
partecipi anche il nostro eroe nella speranza che venga
eliminato - che si conclude in un cimitero. Qui, le forze
del bene e del male si affrontano per la battaglia d Gli adulti, con qualche eccezione, "dai maghi ci vanno sul serio, fanno messe nere, evocano gli spiriti, e credono alla maledizione del Faraone", come dice lo stesso Eco. E fanno molto di più: credono all'astrologia e perciò immaginano un influsso degli astri nella formazione del loro carattere e forse del loro destino, al "paranormale", si avvolgono nelle superstizioni, si rivolgono ai maghi, alle cartomanti, alle chiromanti, ai guaritori, ai ciarlatani d'ogni tariffa, [...] non sanno niente di scienza (ma maneggiano abilmente e disinvoltamente prodotti molto sofisticati della tecnica spesso per scopi insignificanti. A ben vedere è questa la fondamentale differenza fra il modo di pensare e di comportarsi attuale rispetto a quello di tre o quattrocento o mille anni fa; oggi si maneggiano complicatissimi computer ma si ragiona come nel Medio Evo o nell'antichità)1. È chiaro che, in un contesto in cui la scienza o è considerata un'impresa meramente tecnica (tecnicismo scientistico) o, peggio ancora, non è capita, diventa difficile portare avanti il discorso sull'umanesimo scientifico, su cui cerchiamo di attirare, a volte insistentemente, l'attenzione dei lettori, in quanto lo riteniamo indispensabile per il superamento di quella crisi di comprensione e di orientamento che tanto affligge l'uomo moderno. La situazione si complica ancora di più, se la scienza, elemento-base dell'umanesimo scientifico, diventa secondaria in un'opera di fantascienza, la cui identità, un tempo, veniva chiaramente espressa dal binomio "science fiction" e che, ora, ha bisogno del prefisso "hard" per essere rintracciata. Se n'era già accorto, negli anni Ottanta, Isaac Asimov, il quale, opponendosi all'uso sostitutivo del termine speculative fiction, osservava ironicamente: Perché non usare, al posto di science fiction, speculative fiction? In fondo, si può speculare (nel senso di riflettere, pensare, studiare) su qualsiasi cosa, no? Benché il termine sia stato coniato (credo) da Robert Heinlein, che ha perfette conoscenze scientifiche, è stato adottato da persone che conoscono molto poco la scienza e che si sentono ben più a loro agio nelle speculazioni (sempre nel senso di pensiero, meditazione, ecc.) libere, quelle che non obbligano a sudare per imparare le regole del gioco2. Dati gli attuali tempi di magra che la fantascienza
sta attraversando non solo nel nostro Paese, ma anche
negli Stati Uniti, qualcuno ne preconizza la prossima
fine. Ma il nostro pessimismo non arriva fino a tanto.
Essa, come ha scritto Jean Gattegno, "nasce con la
scienza, appartiene allo stesso universo. Bisogna
attendere la sostituzione del pensiero scientifico da
parte di qualcos'altro (ritorno del misticismo, o del
pensiero prelogico) perché la fantascienza [
]
venga relegata in qualche deposito di antichità"3.
Tuttavia, il rischio che venga alterato il suo codice di
identificazione è reale. Che cosa fare perché "le
regole del gioco" siano rispettate? N O T E 1 G.BINI, Babbanate, "LG Argomenti" n.4, anno XXXVII, ottobre-dicembre 2001, Erga Edizioni, Genova, p.67. 2 I.ASIMOV, Speculative fiction, in Guida alla fantascienza, Mondadori, "Serie Urania Blu", Milano 1984, p.223. 3 J. GATTEGNO, Saggio sulla fantascienza, Fratelli Fabbri Editori, Milano, 1973, p.5. 4 Cfr. A.SCACCO, recensione a Noi di E.ZAMJÀTIN, in "Future Shock" n.36, febbraio 2002, pp.73-74. 5 Cfr. A. SCACCO, recensione a Lontano da un pianeta silenzioso di C.S.LEWIS, in "Future Shock" n.28, giugno 1999, pp.76-77. |
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