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  Sempre più spesso, le cronache riferiscono casi di sparizione improvvisa di bambini, specialmente nei paesi del terzo mondo. Si sospetta che organizzazioni criminali li usino per l'espianto di organi. È una pratica raccapricciante che pensavamo dovesse ripugnare ad un essere umano che volesse sentirsi tale. Nell'intento di sottolineare la nostra condanna morale contro la pratica abietta e disumana del commercio di organi umani, pubblichiamo il racconto di Lino Aldani, L'altra riva, inserito assieme ad altri due racconti nel volume edito da De Vecchi (1979) Eclissi 2000 dello stesso Autore, che ringraziamo per la gentile concessione.

 

L'ALTRA RIVA

                                                 di    Lino  Aldani

 

" Facciamo così, signor Edgeworth. Mi dica un numero di tre cifre. "

" Un numero di tre cifre? "

" Sì, uno qualsiasi. Anche di due cifre, se crede. Insomma, scelga un numero tra uno e mille."

Bruce Edgeworth fissò per un attimo il dottor Kíllpatrick con espressione sorpresa, poi allargò le braccia, impacciato.

" Be'... È piuttosto imbarazzante, così su due piedi. Non so, potrei dire 248, oppure 715. Lei che ne dice, dottore? Può andare il 715? "

" Per me va benissimo " disse il dottor Killpatrick. " 715, dunque. E adesso una lettera dell'alfabeto, prego. "

" Una lettera dell'alfabeto? "

" Ma certo, signor Edgeworth. Mi occorre anche una lettera dell'alfabeto, una qualsiasi. Coraggio. "

" Diciamo "emme", allora. " " Okay! M-715. "

Il dottor Killpatrick si avvicinò alla tastiera del selettore magnetico, girò l'interruttore del quadro visore che s'illuminò istantaneamente d'una pallida e fredda luce violetta. Poi agì sui pulsanti della tastiera.

" Venga, signor Edgeworth. Il soggetto M-715 sta per essere inquadrato, potrà osservarlo a suo agio per tutto il tempo che vorrà. È un gioco da ragazzi, basta agire qui, sul volano. Per gli spostamenti in profondità non si preoccupi: c'è un teleobiettivo automatico che provvede a mantenere a fuoco l'immagine. "

Bruce Edgeworth si avvicinò allo schermo visore.

" Non vedo niente " disse.

" In basso a destra. Ci sono rocce e cespugli, vede? "

" Sì, ma... "

"È un esemplare magnifico. Osservi pure, signor Edgeworth. Lo vede? Aspetti che ingrandisco l'immagine. Ecco, inserisco anche l'audio. Lei tenga una mano qui sopra, agisca sul volano soltanto nel caso che il soggetto accenni a uscire di campo. "

* * *

Ora il mambor si sta avvicinando con circospezione, le corna lunghe e altissime, il corpo snello pronto a guizzare al minimo sentore di pericolo. Giunto alla sorgente, si arresta fiutando l'aria. Rimane immobile come roccia, accanto allo zampillo che si rovescia nella conca di sassi grigi, stagliato contro la nube vaporosa di minutissime goccioline iridescenti.

Aria calda, pesante. C'è il silenzio della foresta intorpidita nella calura del pomeriggio: un sospiro soffocato, monotono come un sibilo basso di conchiglia marina. Di tanto in tanto lo stridìo degli ugugua alti sulla radura, rompe la quiete.

Il mambor è ancora immobile, continua a fiutare l'aría, restio a tuffare il muso nella polla. Dietro il cespuglio di aramrish, Udo il giovanissimo ha un moto d'impazienza. Poi si decide, ma non fa in tempo nemmeno a flettere l'arco in tutta la sua estensione: il mambor piega le lunghe zampe in uno scatto fulmineo, la freccia rimbalza sulla roccia un paio di metri sulla destra dell'animale ormai in fuga. Inutile sperare in un secondo colpo. A Udo non resta che tentare l'inseguimento; egli sa bene che a volte i mambor quando fuggono su un terreno accidentato possono cadere e spezzarsi una zampa.

Udo si precipita giù per il pendio, schiva le rocce aguzze che affiorano dal suolo, accelera la corsa, ma la preda gli sfugge; ora il mambor galoppa sul terreno erboso, morbido e piano, acquista ben presto un vantaggio incolmabile.

Deluso, Udo si arresta. Gronda sudore, mentre il cuore batte all'impazzata e il sole abbacina la vista. C'è, al limitare della boscaglia, una zona d'ombra dove brezze lievissime spirano incerte. Sotto le enormi foglie azzurre dei karanoa, Udo si lascia cadere mollemente, rotola il corpo nell'erba umida, giace supino. Più tardi, quando ormai la corsa folle del sangue si è arrestata e l'aria non brucia più nella gola e nel petto, Udo s'inoltra a passi lenti lungo il sentiero della foresta, un tunnel di smeraldo che s'apre, in fondo, dove scorre il fiume. Loa è laggiù sulla riva, china dinanzi a un piccolo fuoco, e stringe tra le mani una lunga asticciola d'osso alla cui estremità è infilzato un pesce. L'odore forte della carne arrostita arriva ad Udo, anche se controvento.

Altre volte egli ha veduto la donna in quello stesso luogo, ma sempre l'ha evitata senza un chiaro motivo. Ora però Udo si avvicina impaziente, scalpicciando sull'erba per richiamare la sua attenzione. Loa rimane immobile, anche quando Udo giunge ormai quasi, a sfiorarle una spalla. Torce appena il capo: uno sguardo ambiguo, misto di meraviglia e di sufficienza.

Udo non le incute timore: è poco più che un ragazzo, alto e muscoloso, ma senza quella luce aggressiva che brilla negli occhi degli uomini della sua tribù.

" Hai fame? " dice la donna, abbassando lo sguardo.

Udo mugugna qualcosa, arriccia il naso, solleticato dall'aroma del pesce che sta rosolando sui tizzoni ardenti.

" Tu sei Loa, vero? Loa, della tribù di Ark. "

La donna non risponde. Allora Udo ha quasi un moto di stizza. "Che ci fai, qui?" dice con voce secca. " La tua gente è laggiù, oltre la grande foresta. Che ci fai qui, sola, sulla riva del fiume? "

Loa gli porge l'asticciola col pesce fumante. Poi si solleva, percorre i pochi passi che la dividono dalla riva, armeggia intorno a un palo confitto nell'acqua. Emerge una nassa colma di pesci.

" Guarda! " esclama eccitata. " Li ho presi io. "

Infila una mano nel cesto, il pesce che getta sulla riva saltella impazzito; Udo s'affretta a immobilizzarlo con un piede. Così, il tempo trascorre placido e largo. Udo e la donna sono ancora accanto al fuoco, mangiano assorti uno di fronte all'altra, di tanto in tanto si guardano negli occhi umidi e fondi.

Poi Udo dice:

" Oggi ho mancato la preda per un soffio. Era il mambor più bello e più grande della foresta. Ma un giorno lo prenderò, lo porterò alla tua gente, e tu allora verrai via con me, torneremo qui a cacciare e a pescare, e tu mi dormirai accanto, per sempre. Fino a quando gli angeli bianchi non ci chiameranno sull'altra riva, nel vero paradiso. "

Udo e Loa. Tra le fronde verdi e azzurre, invisibili uccelli di vetro gorgheggiano inquieti. Il fiume scorre, lento, maestoso; alto un ugugua volteggia nel cielo dove un sole aranciato sfolgora intenso.

* * *

" Soddisfatto? " domandò il dottor Killpatrick spegnendo l'apparecchio.

Bruce Edgeworth si girò lentamente, lo sguardo vacuo, trasognato. Fu sul punto di mormorare qualcosa, ma il dottore lo prevenne.

" Mi creda, meglio di così non poteva scegliere. M-715 è davvero un superbo esemplare. E adesso venga con me, signor Edgeworth. Dobbiamo sbrigare alcune formalità. Da questa parte, prego. "

" Mi ascolti, dottore. Io... "

" Dopo, signor Edgeworth. Dopo. "

Il dottor Killpatrick gli appoggiò una mano sul braccio, lo guidò lungo il corridoio dalle pareti rivestite in plasticato bianco-ghiaccio.

" Si accomodi " disse, aprendo la porta d'un ufficio luminosissimo.

Edgeworth entrò riluttante. Nello studio, in piedi accanto ad un massiccio schedario metallico, c'era una donna.

" Questa è la dottoressa Elaine Bixby. "

Abbozzò un'ombra di sorriso neutro e si lasciò andare stancamente sulla poltrona dinanzi alla scrivania.

" Vedo che la sua cartella personale è già compilata " disse il dottore picchiettando sul tavolo con la stilografica. " Bene. Anche gli altri documenti sono in regola. Basta una firma qui in calce, signor Edgeworth. "

Bruce Edgeworth degnò appena d'una occhiata il modulo azzurro che il dottore gli aveva fatto scivolare accanto. Scosse il capo, seccamente.

Il dottor Killpatrick sorrideva imbarazzato. Anche la giovane donna, in piedi al suo fianco, si era irrigidita in un atteggiamento di manifesto disagio.

" Non firmo niente " disse Edgeworth con voce ferma. " Intendo ripartire al più presto, capisce? La vostra Compagnia mi ha ignobilmente ingannato. "

" Lei sta scherzando, signor Edgeworth. "

" Non scherzo affatto. Il vostro depliant pubblicitario non è certo avaro d'informazioni, fornisce anche le più insignificanti. Ma in esso è taciuta la cosa più importante... "

" Che cosa, signor Edgeworth? "

" Che i kindus non sono animali, ma uomini. Questo la vostra organizzazione non l'ha mai detto. "

" Basta così! " interruppe seccamente il dottor Killpatrick. " Prendere o lasciare. Al punto in cui lei si trova, ogni discussione mi sembra inutile. Questo è il modulo che deve firmare. "

Edgeworth si alzò di scatto, congestionato.

" Ho detto di no, non firmerò mai. Siete degli assassini, ecco che cosa siete. Assassini! "

* * *

Aveva bussato con leggerezza. Pochi colpi discreti contro i pannelli della porta metallica. Poi era entrata a testa alta, statuaria, i seni provocanti inguainati in una maglia troppo aderente. Aveva appoggiato la cartella azzurra sopra il tavolino di canne intrecciate, accanto al divano, si era seduta, accavallando le gambe. E quando lui, come scuotendosi da un letargo, s'era avvicinato per accomodarsi pigramente sull'altra poltrona, Elaine aveva incominciato a parlare, dapprima a voce bassa, quasi un sussurro, poi con toni sempre più accesi e insinuanti.

Edgeworth la osservava ora arcigno, ora visibilmente annoiato.

" E così vorrebbe ripartire al più presto! " diceva la dottoressa Elaine puntandogli contro l'indice in un gesto di scherzosa minaccia.

Edgeworth annuì.

" Mi scusi, signor Edgeworth, ma io non la capisco. O meglio, comprendo e apprezzo la sua sensibilità, tuttavia non posso approvare la sua decisione. Lei ha affrontato un viaggio lungo e costoso, e anche disagevole. Venire dalla Terra fin qui, su Igea, con tutte quelle tempeste magnetiche disseminate lungo la rotta... Perché vuole rinunciare proprio ora? "

" Gliel'ho detto. Io non sapevo che i kindus fossero uomini. "

" I kindus? Si sbaglia, signor Edgeworth. È la seconda volta che lei fa questa affermazione davvero infondata. I kindus sono animali, glielo assicuro... "

" Sì, animali che parlano. Io li ho ascoltati, cara signorina. Non ho capito una sillaba, d'accordo. Ma resta il fatto che parlano, né più né meno come facciamo noi. "

" Questo non significa nulla. Anche i delfini parlano, però sempre animali rimangono. E i cani? Non è la stessa cosa per i cani? Anche le galline e i buoi sono capaci di comunicare con i loro simili, ormai la scienza lo ha assodato con assoluta sicurezza. E allora? Dovremmo per questo rinunciare all'arrosto e alle bistecche? Signor Edgeworth, i suoi scrupoli mi sembrano davvero eccessivi! "

" Forse. A me sembrano eccessive le sue comparazioni zoologiche. Eccessive e accomodanti. Ho seguito da vicino i kindus, attraverso lo schermo del selettore magnetico. Ho visto benissimo come il loro aspetto sia impressionantemente umano, li ho uditi parlare, li ho visti usare il fuoco, ho veduto un uomo e una donna che si amavano... "

" Le ripeto che non sono uomini. Del resto, non c'è Costituzione o capitolato legislativo che come tali li riconosca. "

" Per forza! Questo pianeta appartiene alla Igea Company. Per voi che lo avete occupato è soltanto un possedimento coloniale, un allevamento che voi sfruttate con tutte le risorse della tecnica. Il cinismo non vi manca davvero. "

" La prego, signor Edgeworth. Non è il momento per avviare una discussione di questo genere. Tanto più che come industriale, come grosso industriale non sarà certo lei a negare i vantaggi della libera iniziativa. "

Per un attimo Edgeworth rimase disorientato. Lo sguardo della donna era palesemente provocatorio, un chiaro atteggiamento di sfida lanciato dall'alto di una posizione imprendibile.

" Lei sta divagando, signorina, " tentò di ribattere. " Non c'è bisogno d'una legge scritta per considerare uomini individui in tutto e per tutto identici a noi. "

Elaine Bixby sorrise. Aveva denti regolarissimi, bianchi e compatti.

" I kindus sono animali " ripeté con tono assente, quasi scandendo le sillabe. " Lei deve abituarsi a considerare il loro aspetto umano come un mero accidente. Suvvia, signor Edgeworth. Siamo qui per aiutarla, non per imbrogliarla. "

Edgeworth scattò:

" Lei è pagata per parlare in questo modo! "

Il disagio di Elaine Bixby durò soltanto una frazione di secondo.

" Certo, sono pagata. Ma se la Igea Company fosse, come lei sta insinuando, una compagnia disonesta, io non accetterei il loro denaro. Ho anch'io i miei scrupoli, signore. "

Edgeworth si alzò lentamente, scivolò accanto alla grande porta a vetri che dava sul giardino. Rimase a lungo in silenzio, le spalle girate.

" Non mi è piaciuto il modo " disse poi, rigido, continuando a guardare fuori.

" Prego? "

" Quel giochetto delle tre cifre. Non mi è piaciuto. "

" Una formalità, signor Edgeworth. È preferibile che la scelta venga affidata al caso, lei mi capisce. "

" Sì... Ma perché farmi assistere attraverso il video? Quella scena... È ancora qui, incastrata qui dentro, non riesco ad allontanarla dagli occhi. Era proprio necessario che io lo vedessi, il kindus? Che spiassi i suoi movimenti, la sua intimità? Mi dica. "

" Il cliente ha questo diritto. Lei ha già pagato un anticipo. Prima di versare il rimanente è giusto perciò che veda la merce. "

" Capisco. Tuttavia... "

" Lei esagera, signor Edgeworth. "

La dottoressa Bixby si diresse al serbatoio dell'acqua, riempì un bicchiere di carta, poi si frugò nelle tasche.

" Prenda questa " disse porgendogli una pastiglia e il bicchiere. "

" Che cos'è? "

" Un calmante. "

Ora Edgeworth si muove come un sonnambulo, una serie di gesti compiuti macchinalmente, gli occhi che vagano dappertutto nel tentativo di sfuggire a quelli di Elaine. Prende il bicchiere, manda giù la pastiglia con difficoltà. Poi si gira di nuovo, la fronte che sfiora la vetrata, una mano che tamburella contro la plastica del battente.

Elaine è alle sue spalle, vicinissima, quasi ne avverte il respiro sul collo, il profumo sottile e conturbante. Se volesse, potrebbe girarsi e stringerla tra le braccia. Un pensiero incongruo, non certo giustificabile in quella circostanza.

Il silenzio è imbarazzante, intollerabile. Edgeworth deglutisce a fatica.

" Il kindus... " sussurra con voce assente. " Come farete a rintracciarlo? Andrete a prelevarlo nella foresta? "

" No, signor Edgeworth, il kindus verrà qui da solo. Ad ogni esemplare, quando è ancora in giovane età, applichiamo un dispositivo... Be', è un po' lungo da spiegare. Si tratta di una microricevente, grossa non più d'una moneta. Ogni kindus ne porta una qui, " dice la dottoressa toccandosi la nuca, vicino all'orecchio, " dissimulata sotto la pelle e sintonizzata su una personale lunghezza d'onda. Basta inviare il segnale... "

" E il kindus obbedirà? Che cosa lo spinge a venire? "

" Diciamo l'istinto, signor Edgeworth. "

Ancora un lungo silenzio. E ancora quel profumo che spinge la mente in una lunga fuga di rinvii e accettazioni. Poi Edgeworth avverte una lieve pressione. È la mano di Elaine che si è poggiata sulla sua spalla.

" Signor Edgeworth... "

Morbida, allettatrice, la voce della donna infrange l'ultima resistenza.

" Domani... Tutto sarà a posto per domani sera. La nostra tecnica è avanzatissima, lei tornerà in condizioni perfette dopo sole ventiquattr'ore. Dopo, dovrà fermarsi una settimana o due per i controlli, ma le assicuro che qui sul pianeta Igea non si annoierà, abbiamo costruito giardini pensili e piscine magnifiche. E ci sarò io a tenerle compagnia... "

* * *

" Com'è andata, Elaine? "

" Come al solito. "

" Ha firmato? "

" Non ancora, ma è questione di minuti. Ho lasciato il modulo azzurro nella sua stanza. Mandi qualcuno a ritirarlo, diciamo tra mezz'ora. "

" Un tipo scorbutico, eh? "

" Tutt'altro. Ha ceduto subito. Sono tutti uguali, dottor Killpatrick. Sanno benissimo che non potrebbero sopravvivere se gli trapiantassimo il fegato d'un merluzzo o i reni di una pantera. Lo sanno, ma quando vedono i kindus si sentono in dovere di recitare la commedia. "

Il dottor Killpatrick sorrise.

" Questo Edgeworth, però, sembrava decisissimo a rinunciare. Come ha fatto a convincerlo, Elaine? "

La dottoressa Bixby si strinse nelle spalle.

" Ha il fegato marcio, canceroso. Morirebbe entro sei mesi, e lui lo sa, ha solo quarant'anni, ricco sfondato, ed ha molta, molta voglia di vivere. Non ho dovuto spendere molte parole. Il signor Edgeworth era già convinto prima ch'io aprissi

bocca. "

" Bene " commentò il dottor Killpatrick. " Pensi lei a programmare la macchina chirurgica, io provvederò a chiamare subito il kindus. "

Si avvicinò al radio-selettore, compose sulla tastiera la combinazione corrispondente alla sigla M-715, poi inserì di scatto il circuito dell'oscillatrice catodica.

Udo il giovanissimo si arrestò nello stesso istante. Un'onda sonora, intensa e dolcissima si riversò nel suo cervello, e subito dimenticò le cacce, i mambor, i fuochi della sua tribù. Anche l'immagine di Loa sbiadì e si dissolse come in una nebbia. Udo si mise a correre: una più grande felicità era ad attenderlo nella casa degli angeli bianchi, laggiù, sull'altra riva del fiume.

© 1979 by Lino Aldani