Home sommario editoriale saggistica narrativa
poesie recensioni biblioteca notizie lettere
 
 
 

 

Fine senza principio

                                                 di    Marino Cassini

 

L'uomo era giunto sino agli estremi limiti della Galassia, aveva conquistato tutto, aveva occupato ogni pianeta su cui la vita era possibile e ora si godeva i frutti delle sue conquiste.

Ma si annoiava.

Poi uno scienziato, nei laboratori Krupp inventò l'MC 31, un apparecchio meglio conosciuto col nome di "Bolla del Tempo". Si trattava di una enorme bolla di duralluminio che rendeva possibile viaggiare a ritroso nel tempo, conoscere popoli e paesi del passato e assistere di persona agli eventi che avevano determinato la storia.

Essere presenti mentre si costruivano le piramidi, partecipare alla guerra di Troia, far parte dei pastori che salutarono la nascita di Gesù o della folla che urlava durante la sua crocifissione, assistere alla battaglia di Lepanto, allo sbarco in Normandia, allo scoppio della bomba atomica su Hiroshima, era diventato una specie di passatempo ambito da molti, ma solo pochissimi privilegiati potevano permettersi tali viaggi perché per mettere in moto una "Bolla del Tempo" occorreva una quantità enorme di energia... e anche di denaro.

Ma poi era accaduto un fatto strano. Uno storico aveva scoperto un manoscritto in una vecchia biblioteca spagnola su cui stava scritto che a scoprire l'America era stato un certo Amerigo Vespucci nel 1947 e non Cristoforo Colombo, come erroneamente si credeva. Quella di Cristoforo Colombo era solo una leggenda. Colpito da quell'anacronismo storico e non potendo mettere in dubbio l'autenticità del documento né la notorietà dell'autore del manoscritto, lo studioso fece accurate ricerche e quanto scoprì fu stupefacente. Su un pianeta che ruotava intorno alla stella di Sirio, riuscì ad individuare un ricco banchiere il quale con la sua "Bolla del Tempo" aveva effettuato un viaggio nella Spagna del XV secolo per assistere alla partenza delle tre caravelle di Colombo dal porto di Palos. Aveva anche scoperto che due sere prima della partenza il banchiere aveva incontrato il navigatore genovese in una taverna del porto mentre beveva insieme ad un gruppo di marinai. Per una futile questione era venuto a diverbio col genovese e poi, passati a vie di fatto, l'uomo venuto dal futuro aveva ucciso Colombo. Le caravelle non erano partite. Il Nuovo Continente era rimasto sconosciuto e il corso della storia era mutato.

Per ricucire lo strappo provocato nel tessuto storico si era dovuto aspettare alcuni anni finché un altro viaggiatore, Amerigo Vespucci appunto, attraversato l'Atlantico, aveva scoperto il nuovo continente cui aveva dato il suo nome.

Lo storico aveva subito intuito la pericolosità dei viaggi a ritroso nel tempo perché, anche senza volerlo e per caso, i viaggiatori avrebbero potuto cambiare qualche evento e modificare l'evolversi delle civiltà. Che cosa sarebbe accaduto nel mondo se, ad esempio, un viaggiatore avesse involontariamente ucciso Adolfo Hitler quando era ancora bambino?

Il Presidente Galattico, informato, vietò la costruzione dell'MC31 e ordinò la distruzione di tutte le "Bolle del Tempo" che erano state costruite dalla ditta Krupp, nonché i piani di costruzione.

L'ordine venne eseguito e da allora nessuno più viaggiò a ritroso nel tempo.

Ma il vecchio Krupp, pur avendo affidato al fuoco tutti i piani di costruzione, non se l'era sentita di distruggere anche il prototipo. L'aveva conservato nel suo museo personale e lì era rimasto a dormire per anni

§ § § § § § § § § § § § § §

La festa annuale in costume che la famiglia Krupp dava nel Giorno dei Dividendi era al culmine. Nei giardini del palazzo dei Krupp centinaia di persone vestite nelle fogge più bizzarre, che ricordavano personaggi significativi della storia, si accalcavano attorno ai numerosi buffet, ai chioschi dove alcune orchestrine allietavano la festa o sostavano lungo le sponde di un laghetto artificiale su cui modellini di navi, azionati elettricamente da alcuni ragazzini, inseguivano un gruppo di anatre spaventate.

Trude, la figlia maggiore dei Krupp, paludata in un peplo greco, nonostante si trovasse in compagnia degli amici Hans e Sigfried, il primo vestito da pirata del Seicento, cun un enorme spadone al fianco, e l'altro masacherato da cow-boy, con un cappellaccio dai bordi ripiegati, piantato saldamente sulla nuca, e un grosso cinturone da cui pendevano due grosse pistole Colt, si annoiava. La ragazza guardava con indifferenza la folla che l'attorniava, infastidita dal chiasso. Non c'era nulla che l'eccitasse, nulla che la facesse uscire dal tran tran quotidiano, nulla che la divertisse.

- Sentite, - fece ad un tratto ai due accompagnatori, anche loro frastornati e infastiditi dal baccano, - mi è venuta un'idea. Seguitemi!

I tre giovani si allontanarono velocemente alla volta di un'ampia costruzione che sorgeva isolata nel parco, a qualche centinaio di metri dal castello, lontano dalla festa.

- Dove ci conduci, Trude? - Le domandò Sigfried.

- Venite, vi piacerà - rispose la ragazza eludendo la domanda.

- Ma quello non è il museo che fece costruire tuo nonno? - chiese Hans quando si trovarono di fronte ad una costruzione immersa nel buio.

Senza rispondere Trude aprì il portone e si diresse verso un ampio salone che custodiva in bacheche di vetro una enorme quantità di manufatti provenienti dalla maggior parte dei pianeti della Galassia. Ma non erano i manufatti raccolti in centinaia di mondi ad interessarla perché, senza soffermarsi davanti ad alcuno di essi, la ragazza puntò decisa verso una grossa sfera posata su una base di cemento cui pareva ancorata.

- Ma quella... - fece Hans.

- Sì, hai indovinato - lo precedette Trude. - Quella è una "Bolla del Tempo".

- Credevo fossero state tutte distrutte! - fece stupito Hans.

- Tutte sì, tranne questa che apparteneva a mio nonno. E' il prototipo e il vecchio non ha voluto disfarsene.

- Funziona ancora?

- Certo che funziona. Venite, entriamo.

Trude, alzando il peplo per non inciampare, aprì un portello metallico e salì, precedendo gli amici.

L'interno, a parte una consolle dove era sistemato un voluminoso computer, pareva un minuscolo salotto. Un divano circolare, un mobile robotizzato che forniva cibi e bevande ad eventuali viaggiatori, era tutto il mobilio presente. Sulle pareti si aprivano grossi oblò protetti da spessi vetri attraverso i quali si poteva vedere il paesaggio tutto attorno alla bolla.

- Sei proprio sicura che funzioni? - chiese ancora Hans che, patito di elettronica, si era avvicinato con curiosità al computer.

- Prova a metterlo in funzione, - gli rispose Sigfried.

Esitante, Hans cominciò a premere alcuni tasti. Di computer se ne intendeva, ma quello che aveva di fronte era diverso da quanti sino ad allora aveva conosciuto. Lo schermo si accese all'improvviso e, prima che apparisse qualche messaggio, lo sportello della bolla, rimasto aperto, si chiuse silenziosamente. Poi lo schermo si fece sempre più chiaro e una luce bianchissima si diffuse all'interno dell'abitacolo, Trude, guardandosi attorno spaventata, si appoggiò ad un oblò per guardare fuori, ma sembrava che anche all'esterno la bolla fosse avvolta da una luce accecante.

. Hans, - gridò istericamente - che hai combinato?

Anche Sigfried si avvicinò ad un oblò, ma la luce bianchissima e diffusa gli impediva di vedere alcunché.

- Hans, - gridò a sua volta - fa' qualcosa! Annulla il comando!

- Sto tentando - rispose quello, premendo alcuni tasti, - ma non succede niente.

Intanto un lieve ronzio si era diffuso nella cabina. Pareva il sussurro di un vento leggero, un fluire strano che intorpidiva i sensi e la mente. Il corpo pareva abbandonarsi senza forze, tanto che i tre giovani dovettero sedersi sul divano in attesa che quella sensazione finisse.

E di colpo finì. La luce bianchissima si affievolì e dalle aperture laterali cominciò a penetrare una luce normale, dorata, solare. Incuriositi i tre giovani si alzarono e ognuno si avvicinò ad un oblò.

Tutt'attorno alla bolla si stendeva un'ampia pianura disseminata di macchie di arbusti più alti di un uomo. Molti animali brucavano tranquillamente l'erba, per nulla impauriti dall'arrivo di quella strana macchina che aveva invaso il loro mondo. Tranne la presenza degli animali non c'era traccia di esseri umani. Pareva un mondo disabitato.

- Guarda il computer, Hans! - mormorò Sigfried che si era voltato verso la consolle.

Sullo schermo era apparso un messaggio.

I tre si precipitarono per leggere.

Nome del pianeta: EDEN
Composizione: Due quinti terra. Tre quinti mare.
Tipo: A . con presenza di esseri intelligenti.
Fauna: Animali erbivori, uccelli, rettili, pesci, insetti.
Flora: Tipo I (terrestre)
Durata di rotazione: 24 ore.
Divisione del periodo: 12 ore di luce. 12 ore di buio.
Atmosfera: presenza di ossigeno 23%; azoto 75%; gas vari 2%:
Adatta all'uomo. Possibilità di uscita senza scafandro.

- È un pianeta simile alla nostra Terra - disse Hans. - Ma come ci siamo arrivati?

- Sei tu che hai maneggiato il computer, - gli fece notare Trude.

- Sì, ma ho premuto i tasti a casaccio.

- E adesso? - chiese Sigfried. - Siamo in un bell'impiccio. Che si fa?

- Prima di prendere decisioni avventate, - rispose Trude - direi di riprenderci un poco dallo choc. Propongo di uscire all'aperto. Questa bolla mi dà la claustrofobia. Hans, ricordi quale tasto hai toccato per chiudere la porta?

- Sì, questo. - rispose indicando un tasto rosso. E poi aggiunse: - A fianco ce n'è uno verde.

- Premilo - disse la ragazza.

Con un po' di titubanza Hans eseguì. Si avvertì un lieve soffio e il portello scivolò di lato, lasciando entrare una ventata di aria fresca e profumata.

I tre si affacciarono alla porta e guardarono fuori.

- Ci sarà pericolo? - chiese Trude stringendosi il peplo attorno al corpo.

- Nessuna paura - disse Hans sorridendo. - Io ho una spada e Sigfried ha addirittura due pistole da cow-boy.

- Sempre che funzionino.

- Certo che funzionano. Sono cariche - rispose Sigfried saltando a terra.

I tre giovani, in mezzo all'erba folta e alta sino al ginocchio, si allontanarono di pochi passi dalla bolla verso un cespuglio di alte piante attorno al quale una dozzina di animali di specie diverse stavano brucando. Il sole giallo, non ancora allo zenit, riversava fiumi di luce dorata su tutto il paesaggio e nell'aria, solcata da miriadi di insetti e farfalle, si avvertiva un sottile profumo prodotto dai fiori che crescevano copiosi in mezzo all'erba. Un senso di pace e di serenità pareva fasciare ogni cosa.

Poi tutto capitò all'improvviso.

Proveniente dalla macchia delle piante, un forte fruscio, come di rami scostati con violenza da qualcuno o qualcosa che stava fuggendo, fece voltare i tre giovani. Hans mise mano alla spada da pirata mentre Sigfried tirava fuori dalla fondina una delle due Colt.

Con la luce del sole negli occhi i tre videro una massa scura sbucare improvvisa dai cespugli e precipitarsi verso di loro, tenendo alto un braccio. La mano era chiusa attorno a qualcosa di rosso, in atto apparentemente minaccioso. Sigfried sparò due colpi in rapida successione e parve che una mano possente arrestasse a mezz'aria lo slancio di quella massa nera che cadde a terra e prese a contorcersi.

I tre giovani si avvicinarono cautamente. In mezzo all'erba giaceva un uomo completamente nudo. Teneva una mano stretta al petto nel vano tentativo di arrestare il sangue che fluiva copioso da due ferite in direzione del cuore. L'altro braccio stava abbandonato, la mano si era aperta e una mela rossa, morsicata, era rotolata poco distante.

L'uomo mugolava sordamente di dolore e, mista ai lamenti, pronunciava una sola parola:

- Eva, Lui ci aveva avvertiti... - mormorò rantolando l'uomo. - ... Eva...

Intenti a guardare quell'uomo che stava morendo, i tre giovani non si accorsero dell'arrivo di una donna. Era bionda, anche lei nuda, con i lunghi capelli che le coprivano le spalle e il seno. Senza dir nulla, si inginocchiò vicino all'uomo colpito, gli prese dolcemente la testa tra le mani, l'appoggiò alle sue ginocchia e, accarezzandogli la fronte, lo chiamò.

- Adamo, Adamo, non lasciarmi. Non lasciarmi sola! Adamo è stata colpa mia, ma non devi morire!

Poi alzò il viso rigato di lacrime verso i tre giovani. I suoi occhi mandavano una muta preghiera di aiuto, un aiuto che nessuno dei tre avrebbe potuto darle.

- Eva - mormorò rantolando l'uomo. - Eva... non dovevamo... Lui l'aveva proibito...

- Sì, Adamo - rispose la donna guardando il frutto rosso che entrambi avevano morsicato.

Ma l'uomo non riuscì a dire più nulla. Reclinò il capo da un lato e la donna avvertì l'abbandono totale di tutto il corpo. Alzò gli occhi verso i tre giovani per comunicare loro tutto il suo dolore...

... e fu allora che accadde...

... la "Bolla del Tempo" si dissolse come una bolla di sapone. Davanti a Eva i tre giovani scomparvero di colpo come se non fossero mai esistiti. E nello stesso istante in tutti i mondi colonizzati dall'uomo e sparsi per tutta la Galassia scomparve ogni manufatto e con essi anche ogni essere umano sparì.

FU COME SE L'UOMO NON FOSSE MAI ESISTITO.

Nell'universo rimase solo una donna, Eva, col corpo morto del suo uomo, appoggiato al grembo. Un grembo che non avrebbe mai potuto generare figli.

Tutt'attorno a lei gli animali, indifferenti, continuarono a brucare l'erba.

 

MARINO CASSINI, nato a Isolabona (IM) il 29 maggio 1931, residente in Albisola Capo, SV, laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Genova, ha fondato e diretto dal 1970 la Biblioteca Internazionale per la Gioventù "Edmondo De Amicis" del Comune di Genova ed è stato direttore responsabile della rivista di Letteratura Giovanile "LG Argomenti" dal 1979 al 1991. Molti i premi conseguiti, tra cui il premio Il Navigante (1967), il premio Andersen 1996 per il miglior libro pubblicato nel 1965, il primo premio Nazionale Letteratura per l'infanzia - Sardegna (1996), il secondo premio Nazionale "Alpi Apuane", Massa Carrara (2000). È stato finalista, nel 1970, al Premio Bancarellino. Ha scritto molti romanzi sia di narrativa mainstream che di fantascienza, tra questi ultimi vanno ricordati: Da un metro a tre centimetri (1964), L'ultima arca (1982), Gli ultimi sopravvissuti (1984), I misteri del lago scarlatto ovvero Viaggio tra i dinosauri (1990)