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| LINO ALDANI, Ontalgie, Perseo
Libri, Bologna 2002, pp.287, 17,50. È iniziativa lodevole della Perseo
Libri di Bologna laver creato una collana di grandi
opere della science fiction. Sono libri di pregio,
rilegati e con sovra copertina. Sedicesima in ordine
duscita, è stata pubblicata la silloge Di quasi quarantanni prima è il secondo racconto, "Spazio amaro", 1960, opera chera stata dapprima accolta con molte riserve, come quasi sempre accade quando ci sia innovazione, e che contribuì "allumanizzazione" della fantascienza, a toglierla da un ghetto di convenzioni; lautore scrive di nostalgie di vecchi astronauti, in un giorno qualunque del futuro, verso il tramonto di quel dì e della loro vita. "Screziato di rosso", 1977, parla di viaggi nel tempo, argomento normalmente sgradito allAldani perché da lui ritenuto "impossibile" a causa dello spostamento della Terra nello spazio; e infatti cè unaltra lettura possibile, che ha come base lallucinazione. Sappiamo che la possibilità del trapianto di organi ha purtroppo anche una conseguenza negativa, i rapimenti al fine del loro traffico. Nel 1967, con "Laltra riva", lo scrittore anticipa questargomento, anche se qui si tratta di extraterrestri la cui struttura è perfettamente compatibile con la fisiologia umana. "I curiosi" è tra i primissimi lavori dellAldani, anno 1960, unopera che ha un occhio verso il celebre "La Sentinella" di Fredric Brown, pur non rispettandone il breve canone e avendo un finale più complesso. Del 1999 è "Lettera dalla Norvegia", un breve racconto in forma epistolare, dove la riproduzione dei salmoni ha qualcosa a che fare, oggettivamente o forse solo soggettivamente, con misteriosi im-pulsi alieni. "Visita al padre", del 1976, fu mal accolto da molti appassionati di fantascienza, perché ritenuto sì un buon racconto, ma per nulla appartenente al genere. Giudicherà il lettore di oggi se questopera, un confronto fra due figure emblematiche, la generazione anteguerra e quella, allora ancor giovane, nata dopo il secondo conflitto mondiale, sia, o almeno fosse in quel tempo, fantascientifica. Del 1960 è un breve racconto scherzoso, "Pesci gatto per Venere": questo lavoro destò in Russia, dovera stata tradotto insieme ad altri dellAldani, lerrata impressione che i pesci gatto fossero uninvenzione dellautore, causa il loro nome ed essendo questa specie ittica, comune invece nei nostri fiumi e laghi, del tutto ignota in quelle regioni; ma alieni non sono qui i pesci, bensì certi pescatori. "Il Kraken", del 1961, sposta di nuovo lo sguardo dalla Terra allo spazio profondo. Un racconto sul coraggio e, tra le righe, sul timore umano, una delle forme di viltà più difficili da abbattere. "Babele" aveva avuto una prima stesura, non di genere, quando lautore era ancor giovanissimo, ed era un racconto rimasto inedito; lAldani laveva poi riesumato, con varianti, più o meno, fantascientifiche, nel 1981. Unopera che si conclude in tono fantareligioso, nel quale Dio fa in definitiva, la parte del buffone. "Gli ordini non si discutono", del 1960, è di fondo, afferma lautore, una voluta imitazione del Brown di "The last Martian", ma "stemperata dalloriginalità dellaffastellamento, della complicazione, che in sostanza rende il racconto diverso e indubbiamente nuovo": molti personaggi che portano domestici nomi e cognomi si rivelano in realtà dorigine aliena, causa uninvasione silenziosa della Terra. "La costola di Eva", scritto nel 1986, in cui i ruoli dei progenitori Adamo ed Eva, e dunque dei loro discendenti, sono capovolti, più che "un racconto femminista o maschilista a seconda delle pregiudiziali convinzioni di chi legge", come lautore introduce, mi pare, e non per quellinversione dei ruoli, espressione di pressappochismo religioso, frutto di quel luogo comune sul Giudeo-cristianesimo che in Occidente riguarda la maggioranza delle persone, anche intellettuali, le quali non hanno speso tempo nella ricerca in merito. Il racconto si può accogliere come plausibile solo se lo si immagini in una dimensione del tutto onirica, perché teologicamente è inaccettabile, così come daltronde altre opere dellAldani che trattano di Cristianesimo: un sogno in cui non è più vero che, contrariamente a quanto afferma il Nuovo testamento (Paolo), grazie a Cristo "non cè più uomo, non cè più donna, ma tutti sono eguali davanti al Signore". Si può dire qualcosa di analogo per "Quo vadis Francisco", sempre del 1986, e anche qui non tanto per la situazione descritta, quella dun prete missionario cattolico operante su di un altro pianeta che, per evangelizzare, saccoppia a indigene (pare che qualcosa di simile, almeno allapparenza, il giacere assieme a donne locali dietro invito degli ospitali mariti, ma astenendosi dal peccaminoso coito, accadesse anche sulla Terra, presso il popolo eschimese); piuttosto invece, per lassenza della carità evangelica nelloperare del sacerdote protagonista, il quale si preoccupa solo di costruire su quel pianeta, a tutti i costi, una struttura gerarchica della Chiesa. "Gita al mare", 1967, immagina nel futuro Occidente una crisi degli alloggi causa sovrappopolazione, con famiglie che, come già era accaduto storicamente in Unione Sovietica, vivono nello stesso appartamento; qui però, causa la ristrettezza degli alloggi, in doppi turni, entrando alternativamente in animazione sospesa, una settimana sì e una no, luna o laltra famiglia. "In attesa del cargo" è del 1983, ma le ultime nove righe sono state variate, perché lautore non ne era pienamente soddisfatto. Come in "Spazio amaro", si tratta di rimembranze, da parte di un vecchio astronauta, in un porto spaziale. In "Gesti lontani", 1978, la Terra non cè più, gli esseri umani vivono in un altro mondo, squallido, di macchine, da cui è assente la natura e, in particolare, il mare, lo "specchio rovesciato dellImmenso". Le macchine stesse provvedono a darne una, mera, illusione e a creare altre realtà virtuali, soprattutto per i bambini e gli adolescenti, tra le quali il gioco "primo amore", lunico primo amore oramai possibile, si può intuire, nella nuova struttura sociale del genere umano. "La luna dalle venti braccia" è unaltra delle prime opere dellAldani, anno 1960. Si tratta precisamente dun racconto nel racconto: uno studente che snobba lastronomia e vorrebbe divenire medico viene convinto ad amarla dalla lettura duna relazione dun antico astronauta e sceglierà infine, a sua volta, di divenire tale. "Filosofo in pensione", del 1980, si basa sul presupposto che "lillazione logica è indipendente dal significato", una sorta di sillogismo di Rudolf Carnap che allautore è "sempre suonato come un sillogismo fantascientifico", il che lha portato a costruirci un racconto, in cui tra laltro leggiamo divertìti, con buona pace di Aristotele: "Premessa maggiore: I pirotti carulizzano elaticamente. Premessa minore: Tipizù è un pirotto. Conclusione: "Tipizù carulizza elaticamente". Ne "La tecnocrazia integrale", 1961, bisogna averne, di cultura scientifica, per un posto pubblico di spazzino di seconda classe! Ben più della preparazione dun medio ingegnere occorre, per riuscire a superare i difficilissimi esami dammissione a qualsivoglia lavoro! Ormai sono le macchine a valutare gli uomini da assumere. In certo modo, si tratta dello specchio, anche se un poco deformato, del presente, nel quale del lavoratore non conta la personalità, lanima, ma egli è macchina da buttare quando sia esaurita, non persona figlia di Dio come in tempi ormai antichi. "Ontalgie", da cui è tratto il titolo dellintera raccolta, chiude la medesima ed è opera recentissima, del 2002. Lautore vi delinea la figura dun "solipsista ad oltranza, convinto di muoversi in mezzo a una realtà da lui stesso inconsciamente creata, e che a un certo punto non riesce più a tenere insieme, scivolando così nel totale annientamento". I personaggi, o meglio, lio narrante, quello di loro che si potrebbe definire il creatore, si trovano in una cascina chiamata Inferno, forse simbolo del maligno mondo intero, e via via, uno ad uno escono di scena, finché Argomento di fondo della silloge sono i mali dellessere che, come spiega Lino Aldani riferendosi al greco antico, possono tradursi ontoalgie; tuttavia, questa parola è divenuta per lui ontalgie, termine che non esiste nel dizionario e che è "forse meno giusto, ma suona senzaltro meglio". Guido Pagliarino |
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