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TROPPO ARTIFICIALE
Già intoppo, si scardina la porta che da altro divide. Cosí passammo in epoca già stata, ma da cellula clonata, questa condizione migliore che genera Universo-Amore. Riformando gli avi, noi, da Robot, pensammo questo, la dimensione cosmica rimembranza quando, ricostruiti, ritrovammo emozioni avvenute in avvenire, futuro che pensammo quando arcaici da remoti astri arrivammo, questi già estinti. Usammo le scale d'universo, gradini non pietra, non marmo, ma Laser salienti che i maestri sommi antichi non seppero, e contato l'infinito si seppe il numero ultimo, sapienza non terrena ma cosmica, luce o assoluto buio. Il Robot Primo annulla le continuazioni del già avvenuto, volontà sapiente del già compiuto, non dona che l'oltre, Padre che da creta creata manipola figli che l'opposto d'umano sentire mostrano, troppo artificiali, con pupilla ferma fotografano gli scenari intorno, che già la pallida annosa figurazione intravide, e a piacimento loro cangiano distanze lontanissime per incontro tattile, ravvicinamento. Ruota il globo che contiene il terreno e il lunare, eccelso di melodia che delle note la moltiplicazione comprende. Gli Alieni precedenti ricordanti il mai dissolto da logorati spiano le nuove costruzioni, il mai ideato prima, hanno rimorso di un creato imperfetto, e l'imperfetto impazza, il tutto nega, e tesse intralci, la nutrizione elettronica ai Robot schiavi nega. Protesi, ancora artificiali effimeri, già si scopre che l'intorno vuoto, al tutto opposto, paventata cosa, sottile fragile come guscio d'uovo, il metallico simula, errato il nuovo. Interviene il silenzio, la pace del vuoto, il freddo di spento. Ormai diversa ogni dimensione, l'aggancio all'altrove fallisce la presa, si sfalda di scaglie il compatto supremo. Gli Alieni Volontari Eremiti nelle umane cellule conoscono l'indifferenza diaccia dei perdenti. Comportarsi come se futuro mistero fosse, eppure già il tutto del domani sapere e il dopo, brucia sugli altari cosmici l'esistenza. Myriam Pierri
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