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  LUIGI CAZZATO (a cura di), La fantascienza. Sogni e incubi della modernità, Editori Laterza, Bari

La narrativa fantascientifica come letteratura dei tempi moderni: definizione quanto mai appropriata, che ritroviamo in un recente lavoro di Luigi Cazzato, anglista, docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bari. I lettori di questa rivista hanno già avuto modo di conoscere i suoi studi sul poliziesco e il fantascientifico, analizzati nella loro specificità generica e in rapporto agli sviluppi del genere romanzesco (v. "FKS", 26, novembre 1998; 28, giugno 1999; 31, ottobre 2000; 35, ottobre 2001 e 38, ottobre 2002).

Dalla parziale rielaborazione di quei lavori, già compiuti del resto all’interno di una Tesi di Dottorato in Scienze Letterarie, è nato poi il volume Generi, recupero, dissoluzione. L’uso del giallo e della fantascienza nella narrativa contemporanea, saggio brillante, rigoroso ed originale, pubblicato nel 1999, nella Collana universitaria dell’Editore Schena, "Biblioteca della Ricerca – Cultura Straniera", diretta da Giovanni Dotoli. Con La fantascienza. Sogni e incubi della modernità, Luigi Cazzato si inserisce ora in una nuova serie di volumi editi da Laterza: "Moduli di Letteratura Italiana", curati da Giovanna Bellini e Giovanni Mazzoni. Nonostante il nome, la Collana vuole essere anche un confronto con le letterature straniere, e in quest’ottica propone, oltre ai volumi dedicati ad autori (da Dante a Calvino), studi sul comico, il poliziesco, il fantastico.

Se esiste dunque una letteratura dell’immaginario scientifico italiana, non si può dimenticare la mappa storico-geografica che serve da orientamento in un ampio territorio che ha itinerari europei, oltre che americani, da Poe fino a Philip Dick, per citare alcuni degli autori presentati nel volume attraverso note bio-bibliografiche e testi esemplari corredati da schede per riflessioni guidate. Per spiegare il "funzionamento" della narrazione fantascientifica, l’autore utilizza la definizione di Darko Suvin, pubblicata in Metamorphoses of Science-Fiction. On the Poetics and History of a Literary Genre (New Haven, Yale University Press, 1979; di cui è ben nota la tardiva traduzione italiana: Le metamorfosi della fantascienza, Bologna, Il Mulino, 1985). Aggiungiamo, per completezza di informazione bibliografica e per eventuali curiosità dei lettori, che, in verità, Suvin aveva già pubblicato, in lingua francese, gran parte delle sue teorie sull’argomento, in un volume senz’altro meno noto ma altrettanto importante: Pour une poétique de la science- fiction (Montréal, Les Presses de l’Université du Québec, 1977).

Suvin introduce i concetti di novum, straniamento e cognizione, ritenendoli fattori dominanti e peculiari del genere. E così precisa Cazzato:

Il primo fattore differenzia la fantascienza dal resto della narrativa in generale; il secondo la differenzia dalla narrativa realistica; il terzo dalla fiaba e dal fantastico, vale a dire da tutti quei generi che non generano una conoscenza razionale e scientifica della realtà. Ciò spiega come la fantascienza possa considerarsi un genere narrativo che, come dicono gli inglesi, facilita paradossalmente the willing suspension of disbelief ("la sospensione volontaria dell’incredulità") per quanto strani, impensabili e impossibili siano i fatti narrati. La sua irrealtà può essere assolutamente "credibile" se coerentemente sviluppata e attualizzata. Di conseguenza, il linguaggio della narrazione è spesso semplice, ma atto a coinvolgere emotivamente il lettore da un lato, dall’altro può essere specialistico e freddamente oggettivo, ricco di dettagli, per confermare l’illusione di realtà, per quanto "in-credibile" essa sia. (p. 3)

In un altro punto dell’introduzione, viene ricordato, in modo molto opportuno, che oltre ad una fantascienza "caratterizzata da un rilevante impegno culturale e artistico", c’è anche una fantascienza votata più al divertissement, al gioco dell’avventura e dell’invenzione stravagante, quando non addirittura umoristica. Sono i tanti volti di una narrativa difficile da imprigionare in troppo robuste gabbie generiche, eppure identificabile nella propria specificità.

Tra fantasmi fatti uomini, contatti ravvicinati di strano tipo, cacciatori di androidi, bambole gonfiabili e marziani innamorati (stiamo citando alcuni dei titoli delle diverse sezioni del volume), i "classici" – o "archetipi" come li chiama l’autore - fanno ancora sentire la loro voce: Poe, Mary Shelley, Jules Verne, Wells, tra Otto e Novecento. Sono presenti poi Bradbury, Dick, Aldiss, Vonnegut e Angela Carter, tra gli stranieri; Aldani, Calvino e Stefano Benni tra gli italiani: si entra così a pieno titolo nel Novecento, mentre sogni e incubi prendono forma nel rapporto, sempre complesso, fra scienza e finzione nell’era contemporanea, per la quale, come nota l’autore, "pensare il futuro è obbligatorio".                           

                                                                      Massimo Del Pizzo