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| PAUL DI FILIPPO, Steampunk (The
Steampunk Trilogy, 1995), Editrice Nord, Milano 1995, pp.
313. "Un
morsetto da laboratorio assicurava una bacchetta di rame
brunito a un angolo della massiccia scrivania con il
ripiano rivestito di prezioso cuoio. La bacchetta, alta
una cinquantina di centimetri, terminava con un giunto
cardanico dal quale si snodava un altro braccio in grado
di compiere una rotazione completa di
trecentosessantacinque gradi" (pag. Dalle prime pagine di questo romanzo ci si accorge subito di essere di fronte ad un libro di fantascienza "diverso", originale, in cui l'asse della storia viaggia nel tempo (passato, presente, futuro) in un vortice di situazione innovative che danno un significato particolarissimo alla storia. Cosmo Cowperthwait, lo scienziato protagonista, viene inserito subito al centro della narrazione, con dovizia di particolari, non solo fisici: "era un giovane gentiluomo magro e rubicondo dai capelli biondi, di appena venticinque anni, vestito con la ricercata eleganza che indicava un'agiata situazione economica: sparato inamidato, cravatta di cachemire, panciotto ricamato, pantaloni attillati. Dalla tasca del panciotto Cowperthwait estrasse l'orologio e lo regolò alle 11:45 con il passaggio dell'omnibus per Tooting; poi lo rimise in tasca e si aggiustò il corsetto naturopatico che portava a contatto della pelle, perché quell'ingombrante indumento impunturato a losanghe di erbe medicinali aveva la tendenza a salire dalla vita fin sotto le ascelle" (pag. 4). Paul Di Filippo, con Steampunk, inaugura un genere vero e proprio, in cui la fantascienza nella descrizioni di personaggi, situazioni, movimenti, colori, trova eco nell'altra storia, l'alternativa a ciò che è successo e anche nel passato, egregiamente rivisitato con una carica di fantasia che ha pochi eguali. Infatti, sta proprio nell'invenzione nella personale fantasia dell'autore la carica narrativa del romanzo. Di Filippo usa una lingua semplice, senza strafare, ma riesce a suscitare notevole interesse alla narrazione perché cura minuziosamente ciò che vuole dire, arricchendo ogni situazione, personaggio, incrocio di tempo, con minuziose descrizioni, originali aneddoti che fanno pensare che molti momenti siano quelli decisivi della storia: "Agassiz diresse dunque i propri passi verso quella lussuosa dimora. Di buon passo attraversò la città con la sua variegata architettura, dai nuovi edifici in Tremont Street caratterizzati dalla facciata convessa, alle vecchie strutture in mattoni in una gamba di colori dal rosso all'arancio, al salmone e persino al porpora scuro, ai molti edifici realizzati in rozzo granito "stile Baston". Oltrepassò l'edificio gotico in legno dove aveva sede il negozio di abbigliamento di Oak Hall, la drogheria di Batchelder e Snyder e il mercato di Boylston" (pag. 116); "Protesa in avanti, usando tutta la sua forza di volontà per far nascere un po' di sicurezza, si alzò in punta di piedi, con l'animo teso verso gli Evergreen. Nelle sue membra si diffuse un formicolio simile alla sensazione di un bagno caldo. Le sue viscere erano liquefatte. Erano le stesse sensazioni che aveva sperimentato tre anni prima, quel dicembre in cui il saggio di Concord, il signor Emersone, era venuto in visita agli Evergreen e lei aveva anelato di andare da lui, da quel nobile personaggio uscito da un sogno, ma invece, oppressa da uno strano angolo di luce invernale, aveva titubato e si era tirata indietro" (pag. 216). Di Filippo riesce ad amalgamare le diverse fasi del racconto che parte dalla metà dell'Ottocento, quando la scomparsa di una giovane di nome Vittoria impone allo scienziato Cowperthwait di sostituirla con una dei suoi originali cloni, metà umanoide e metà anfibio. Nella storia, con Cowperthwait, avranno un ruolo un naturalista, Agassiz, e i poeti Walt Whitman ed Emily Dickinson, artefici di un'avventura misteriosa in una terra sconosciuta. Come si può vedere da questi cenni, il romanzo mette insieme tante situazioni diverse. La forza della narrazione sta nel fatto che l'autore riesce ad amalgamare questo tutto eterogeneo con estrema originalità, senza incappare in pesantezze sintattiche e stilistiche. Il nucleo della storia sta nella capacità di volare attraverso i secoli, "usando" i personaggi come guide per il lettore e consentendo di tracciare orizzonti mai visitati in questo mondo, lasciando porte aperte tra passato, presente e futuro per poterle poi riattraversare e rileggere il tutto con fantasia e originalità. Gianluca Bocchinfuso |
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