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(dis. di Davide Cattaneo) L'ULTIMO DELLA SPECIE di Sauro Donati Il vento si era calmato ma tra poco avrebbe ripreso a farsi sentire, soffiando forte sulle cime degli alberi rinsecchiti. Dense nuvole scure vagavano senza meta contro il cielo
biancastro, nel quale sfumature grigie e rosa comparivano
di tanto in tanto allorizzonte. Latmosfera
era in continua evoluzione e le turbinose masse
daria degli strati più alti, cambiavano Il rametto ondeggiò paurosamente, ma il piccolo merlo parve non farci caso, perché continuò a pulirsi il becco sbattendolo ora a destra ora a sinistra sul legno bianco. Dimprovviso, con la caratteristica mimica dei pennuti, alzò la testa di scatto inclinandola lievemente di lato. Chiunque lo avesse osservato in quel momento, magari nascosto tra le fronde di un cespuglio, avrebbe giurato di essere stato scoperto, tanto era alto lo stato di attenzione del volatile. Ma in realtà nessun movimento lo aveva allarmato, perché non cera nessuno a guardarlo. Il merlo restò un altro poco immobile e alla fine, apparentemente rassicurato, ritornò alla sua attività, di pulitura del becco sul rametto. * * * Per la verità quella era la parte terminale di un ramo piuttosto lungo, che si ingrossava man mano che si avvicinava al tronco. Quel tronco una volta era stato un grande albero, che da molti secoli si innalzava maestoso lì, al limitare del bosco. Quando quellalbero era poco più che un arbusto, impegnato nella difficile arte di accaparrarsi più luce solare possibile, a scapito dei suoi compagni vicini, la Terra era abitata da una miriade di esseri viventi appartenenti alle specie più disparate, come si conviene ad ogni ambiente che si rispetti. La varietà delle specie viventi era veramente straordinaria in quel periodo ed ogni angolo del pianeta, dalle profondità degli oceani fino allalta atmosfera, era disseminato di un assortimento animale e vegetale veramente considerevole, in un paradiso di diversità biologiche. Ma come spesso accade, per periodi generalmente limitati, una specie vivente aveva preso il predominio sulle altre. Lo aveva fatto senza volerlo naturalmente, si era trattato di un susseguirsi spontaneo di eventi che aveva generato una razza molto diversa e complessa di tutte le altre esistenti fino a quel momento. Tuttavia era stato proprio lalto grado di complessità, che aveva diminuito ladattabilità della specie allambiente dal quale aveva avuto origine e così, a poco a poco i suoi rappresentanti avevano cominciato a modificarlo. Dapprima lentamente, poi con sempre maggior vigore, quella strana razza aveva deciso che la natura non aveva fatto bene alcune cose. Occorreva infatti proteggersi dal freddo invernale e dal caldo estivo, per questo era necessario costruire dei rifugi e dei luoghi ove abitare. Visto che lambiente non provvedeva, era necessario agire in qualche modo, così si cominciò ad abbattere gli alberi e ad estrarre pietre dal sottosuolo, per modellarle e renderle consone alle esigenze. Ma la razza era ambiziosa e bellicosa, così era stato necessario creare gruppi numerosi, che fossero in grado di difendersi dagli attacchi di altri, sempre della stessa specie. Un buon sistema era quello di erigere fortezze e creare ostacoli tra un luogo abitato ed un altro. Era perciò necessario estrarre altre pietre ad abbattere altri alberi * * * Il merlo aveva allargato le ali. Le sue intenzioni erano evidenti: stava preparandosi a spiccare il volo e andarsi a posare da unaltra parte. E così fece, infatti. Dapprima ebbe una lieve incertezza e quando lasciò il ramo perse quota paurosamente ma poi, poco prima di impattare al suolo, le sue ali si coordinarono e lui riuscì a riprendere laria. Era un piacere osservarlo mentre volteggiava noncurante sopra quegli alberi morti. Ora si stava dirigendo deciso verso una radura vicina, dove lerba alta stava ricominciando a ondeggiare sotto la spinta del vento. Sorvolò lo spiazzo per un breve tratto e poi decise di posarsi sopra un basso arbusto spinoso. Le sue zampe si richiusero di nuovo sopra un rametto graffiato e, con il movimento consueto, iniziò di nuovo a pulirsi il becco. Dopo un attimo tirò su di scatto la testa inclinandola da un lato. Restò un po in quella posizione poi, non avvertendo alcun movimento sospetto, riprese a sbattere il becco. Ancora una volta il merlo si era sbagliato, in quel luogo non cerano esseri viventi. Molto tempo prima quella specie che dominava tutte le altre, aveva minacciato di distruggere la foresta, per far posto ad un insediamento numeroso, ma poi vi aveva rinunciato. Tuttavia le opere per la modifica e il miglioramento dellambiente erano proseguite incessanti in ogni direzione. Quella razza era così orgogliosa, che avrebbe modellato lintero pianeta per le proprie irrinunciabili necessità. Là dove la natura non era arrivata sarebbero arrivati loro, i rappresentanti della razza. Oh, erano molte le cose da modificare, prima fra tutte la superficie della terra. Le esigenze erano impellenti, così era stato necessario realizzare strade e spianare aree sempre più vaste, per consentire la nascita di altri insediamenti e così via, in un continuo aumento di benessere di cui, naturalmente beneficiava solo la specie dominante. In queste condizioni i rappresentanti di quella razza si moltiplicarono rapidamente. Certo, una delle loro caratteristiche negative continuava ad essere la conflittualità esasperata. Ma la loro capacità di ripresa era così elevata che, quando gli scontri planetari nei quali spesso indugiavano, sembravano scaraventarli verso lautodistruzione, un nuovo insospettato vigore si impadroniva di loro, proiettandoli verso una salvezza insperata. Era un po come se quella razza bellicosa trovasse nuova coesione, dopo ogni manifestazione cruenta. Così, come si è detto, il benessere generale provocava laumento del numero dei singoli e, mentre le altre specie viventi contavano ogni anno approssimativamente lo stesso numero di esemplari, la razza superiore aumentava costantemente di numero. Altre aree del pianeta continuavano ad essere trasformate, affinché rispondessero sempre a nuovi bisogni. Le prime avvisaglie della catastrofe si manifestarono con il mutamento delle condizioni climatiche. Allinizio la razza non se ne rese conto. Cerano stati dei segni premonitori piuttosto evidenti per la verità, ma gli interessi di alcuni singoli erano considerati irrinunciabili e così quei segnali furono scambiati per fluttuazioni statistiche, almeno così dicevano i più esperti, e non era stata data loro grande importanza. Si era continuato a produrre sempre maggiore energia, estraendo materie prime dal sottosuolo e costruendo migliaia di dighe gigantesche, che alteravano sensibilmente alcuni microclimi, considerati tuttavia ininfluenti. Per il continuo fabbisogno di energia, che originava quellirrinunciabile benessere, si era giunti a sfruttare anche lenergia atomica e quella solare, con effetti cospicui su tutti gli ecosistemi mondiali. Per contro si rilasciavano nellaria enormi quantità di gas derivati dalla combustione, uniti ad immense dosi di onde elettromagnetiche di varia intensità. In questo parossismo di ricerca energetica, fu però ignorato laspetto più importante di tutti. Il suo nome era fabbisogno alimentare. * * * Il merlo ancora una volta non sembrava soddisfatto del punto su cui si era posato. Allargò le ali e si lanciò in avanti cominciando a sbatterle. La piccola incertezza di poco prima si ripeté ed il volatile cominciò a perdere quota. Se fosse stato su una pianta alta come lalbero precedente, non avrebbe avuto alcuna difficoltà a risollevarsi, ma questa volta era troppo in basso e, quando finalmente le sue ali riuscirono a coordinarsi, per lui fu troppo tardi. Limpatto con il suolo fu attutito dallerba, ma questo non impedì alla sua ala destra di spezzarsi, facendolo inclinare su un fianco. La sua ala sinistra invece continuava a sbattere, proprio come se stesse ancora volando. * * * Quando il fabbisogno alimentare della specie giunse ad un punto critico, si dovette pensare seriamente a provvedere, ma nel frattempo la desertificazione e le incessanti alluvioni, che si alternavano da un tropico allaltro, avevano costretto diversi individui alla migrazione verso le zone più temperate, dove alcuni conducevano una vita migliore di altri. Tuttavia anche in queste aree la situazione non era rosea, linnalzamento degli oceani aveva costretto gran parte della popolazione a spostarsi in luoghi più elevati dove, inevitabilmente, i terreni adatti alle coltivazioni erano ridotti. Ma la razza dominante ancora una volta si rivelò piena di risorse. Mentre gli altri esseri viventi inferiori si arrangiavano come potevano, il più delle volte estinguendosi in massa dopo pochi anni, la razza superiore faceva ricorso alle sue menti più geniali. Si scoprì che, con unaccurata selezione biologica, a favore delle poche zone coltivabili, si potevano ottenere fino a cinque raccolti in un anno e la specie, ormai giunta alle soglie dei venti miliardi di individui, poteva così tirare un sospiro di sollievo. Per la verità ognuno di quei sospiri non portava molto sollievo, perché il momentaneo successo alimentare era stato ottenuto grazie allintroduzione di sementi geneticamente modificate, che venivano innaffiate con anticrittogamici geneticamente modificati, fino a che la piantina non cresceva. Successivamente, per garantirne lo sviluppo anchessa era irrorata con pesticidi geneticamente modificati ed il tutto si traduceva in un continuo rilascio di prodotti nellatmosfera. Prodotti rigorosamente geneticamente modificati. Molto prima che gli insetti della terra giungessero allestinzione, i primi a risentirne furono gli uccelli. Unintensa moria di uccelli aveva caratterizzato gli anni immediatamente successivi ai primi fruttuosi raccolti. In quel periodo cera ben altro a cui pensare, che a pochi pennuti morti per chissà quali motivi. Tuttavia il fenomeno non cessò di manifestarsi e gli uccelli morivano a migliaia, infestando di corpicini senza vita sia le campagne che le città iperaffollate. Spinti dalle proteste che arrivavano da ogni parte della terra, i rappresentanti politici della razza dominante, già alle prese con migliaia di altri problemi, dovettero risolvere prima questo, di cui tutti sembravano farsi carico. Ma ancora una volta la tecnologia arrivò in aiuto della razza ed il problema fu felicemente risolto. Da lì a poco migliaia di uccelli erano tornati a volteggiare sopra i cieli terrestri, allietando con il loro canto, maschi e femmine di ogni età. Le menti superiori avevano ancora una volta trionfato, ma dopo gli uccelli fu la volta delle scimmie. Allinizio in poco più di due mesi, morirono tutti i lemuri del Madagascar, e poi in modo lento ma inesorabile, si estinsero tutte le altre scimmie del pianeta. Qualcuno più illuminato degli altri, avanzò lipotesi che tutto questo poteva essere stato causato proprio dalla razza, ma non fu preso in considerazione da nessuno, perché nel frattempo milioni di cetacei avevano cominciato ad arenarsi sulle spiagge. Fu in quel periodo che quegli orgogliosi individui appartenenti alla razza superiore, cominciarono a temere per se stessi. Ormai non importava a nessuno che tutti gli animali morissero, perché tra non molto sarebbe toccato anche a loro. Nel tentativo di risolvere il problema, cercando di capire quanta colpa fosse dei pesticidi e quanta invece delle esalazioni venefiche di altro tipo, si scatenò una guerra. Al contrario delle altre però, questa non ebbe fine con laccordo tra le parti, perché dopo cinquantanni nessun rappresentante di quella specie superiore era rimasto in vita. Il pianeta nel frattempo si era riscaldato e visto dallo spazio, non sembrava molto diverso da Venere. Tuttavia la sua posizione allinterno del sistema solare era assai più felice del suo gemello vicino e la natura, da lì a qualche migliaio di anni, sarebbe riuscita a ricomporre le originarie attività vitali su tutta la sua superficie. * * * Ma tutto questo il merlo non poteva saperlo. Il piccolo volatile era a terra e la sua ala sinistra non si muoveva più. Di nuovo aveva chiuso gli artigli su un ramo che non cera ed aveva ricominciato a pulirsi il becco sbattendolo sul nulla. Improvvisamente alzò la testa, inclinandola lievemente da un lato, come aveva fatto per molto tempo, svolazzando incessantemente dallalbero allarbusto e dallarbusto allalbero, in un circolo infinito di gesti sempre uguali. Anche se si trovava per terra, il merlo aveva ripreso i suoi movimenti consueti, movimenti che sarebbero proseguiti ancora per molti anni, almeno fino a quando la piccola pila atomica, che si trovava nel suo petto metallico avesse funzionato. SAURO DONATI, nato il
27 febbraio 1959 a Loppeglia, in provincia di Lucca.
Residenza: Lucca, via delle Pierone, trav. I n.70/i,
55100 S. Vito (LU). Professione: geometra presso il
Comune di Lucca. Altre attività: sono astronomo
dilettante (ho al mio attivo la scoperta di una ventina
di asteroidi, pagina web: |
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