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Editoriale 

La fantascienza per prevenire le guerre

e costruire la pace

                                       di     Antonio Scacco

Nonostante la netta contrarietà del Sommo Pontefice, espressa dal portavoce vaticano Joaquím Navarro-Valls con le seguenti, secche parole: «Chi decide che sono esauriti i mezzi pacifici che il diritto internazionale mette a disposizione, si assume una grave responsabilità davanti a Dio, alla sua coscienza e alla storia»1, la guerra delle forze della coalizione contro il dittatore irakeno Saddam Hussein, è scoppiata. Travisando le parole del Papa e persino strumentalizzandole, molti si sono ricordati del valore della pace solo in questa occasione, dimenticando i tanti conflitti che insanguinano il mondo, come sottolinea Antonio Socci:

Ma è poi vero che da tre giorni è cominciata la guerra e il mondo non è più in pace come siamo indotti a credere vedendo decine di manifestazioni? Credo ci voglia un bel po' di indifferenza al dolore umano per affermarlo o almeno molta disinformazione. Ho infatti qui davanti agli occhi la cartina del pianeta dove sono segnati tutti i conflitti sanguinosi in corso da anni, più o meno intermittenti. Sono una cinquantina (qualcuno ne ha contati settanta). Spesso cruentissimi, come quello sudanese che ha fatto due milioni di morti.
Ma chi se ne cura? Vedete manifestazioni, appelli, iniziative anche solo paragonabili alla mobilitazione attuale contro gli Stati Uniti?2

Molti dunque i cortei e le manifestazioni. Si sono persino inalberati vessilli che, come quelli recanti l'effigie del "Che" Guevara, nettamente contraddicono l'idea della pace o che, come la "bandiera arcobaleno" esposta nelle Chiese, è - dice Monsignor Giuseppe Betori - «un simbolo per lo meno sovrabbondante, se non inutile: la Croce è già da 2000 anni un bel simbolo di pace, che non ha bisogno di ulteriori determinazioni»3.
Adesso che, con l'abbattimento del regime sanguinario del raìs, gli angloamericani hanno vinto la guerra, rimane il problema di come essere pacificatori più che pacifisti. Il punto di partenza è che la pace non va solo invocata, ma anche e soprattutto costruita da ciascuno, nel proprio ambito di competenza. Diventa allora d'obbligo per noi, che ci occupiamo di fantascienza, chiederci: è possibile, con la fantascienza, evitare le guerre e costruire la pace? aiutare gli uomini «a scoprire che una fra le più profonde esigenze della loro comune umanità è che tra essi e tra i rispettivi popoli regni non il timore, ma l'amore: il quale tende ad esprimersi nella collaborazione leale, multiforme, apportatrice di molti beni» (Giovanni XXIII, Pacem in terris, n.67)? Secondo noi, è possibile ed ecco come.
Oggi, il rapido progredire della scienza e della tecnologia sottopone l'uomo, nel breve corso della sua esistenza, a una serie di mutamenti così rapidi, profondi e vari che, in passato, si verificavano nell'arco di un centinaio d'anni. È come se la storia dell'umanità fosse presa nel vortice di una forza inarrestabile che continuamente ne rimodella valori e istituzioni, conoscenze e modelli comportamentali. Insomma, è una vera e propria mutazione storica, che getta l'uomo contemporaneo nello smarrimento e nell'angoscia e lo rende preda di quella malattia del secolo che, negli anni Settanta, il sociologo americano Alvin Toffler chiamò "choc da futuro" (future shock) e che così descrisse:

Se lo choc del futuro fosse soltanto una questione di disturbi fisiologici, sarebbe più facile prevenirlo e guarirlo. Ma lo choc del futuro aggredisce anche la psiche. [...] Facendo funzionare in modo indiscriminato i motori del mutamento, possiamo minare non soltanto la salute di coloro che meno sono in grado di adattarsi, ma la stessa capacità di agire razionalmente a proprio favore.
Gli indizi impressionanti del tracollo confusionale si vedono ovunque intorno a noi, il ricorso sempre più diffuso, agli stupefacenti, l'affermazione del misticismo, le ripetute esplosioni di vandalismo e di cieca violenza, le politiche del nichilismo, l'apatia malata di milioni di individui"4.

Purtroppo, non ci sono adeguate strategie, istituzioni, forme organizzative che ci proteggano dall'arrivo così prematuro dell'avvenire. Come produrre, dunque, gli anticorpi di cui l'organismo sociale ha bisogno, per eliminare i sottoprodotti nocivi del progresso tecnologico?
Una soluzione potrebbe essere quella di abituare la mente della gente, e specialmente dei giovani, a spingersi in una esplorazione immaginosa delle varie implicazioni connesse ai problemi politici, sociali, psicologici e etici che, di volta in volta, vengono alla ribalta a causa dello sviluppo scientifico-tecnologico, per capire quali decisioni sarebbe opportuno adottare e quali, invece, sciocco prendere. E qui sta la differenza tra l'uomo e l'animale. Questo vede il pericolo solo quando entra nel suo campo visivo; l'uomo invece, servendosi dei suoi poteri mentali, può vedere in anticipo il pericolo e di conseguenza adottare le strategie più opportune per sopravvivere nella lotta per l'esistenza.
Ora, questo procedimento di previsione, di esplorazione immaginosa o, come lo chiama Piero Angela, di simulazione mentale, è proprio la caratteristica peculiare, la struttura portante della narrativa di fantascienza, che, pertanto, si qualifica come uno strumento molto valido per rendere possibile alle nuove generazioni un atterraggio morbido tra i profili accidentati - emergenti dalle nebbie del domani - della nuova società. La sua introduzione nella scuola andrebbe favorita e non osteggiata, come avviene attualmente.
Il timore che un alacre lavoro d'immaginazione potrebbe inibire nei giovani quelle doti di pazienza e di minuzioso ragionamento che si richiedono per la formazione di una mentalità scientifica all'altezza del momento, cade di fronte alle seguenti parole del premio Nobel François Jacob:

Che sia mitica o scientifica, la rappresentazione del mondo costruita dall'uomo è sempre, in larga misura, un prodotto della immaginazione. Contrariamente a quanto spesso si crede, la ricerca scientifica infatti non consiste semplicemente nell'osservare, raccogliere dei dati sperimentali e dedurne una teoria […]. Per giungere a una osservazione di qualche valore, è necessario avere già in partenza una certa idea di ciò che si vuole osservare5.

Dello stesso parere era Christo Boutzev, professore di elettrotecnica all'Università di Sofia ed esperto d'alto livello al Ministero per l'educazione del suo paese, il quale, in un suo articolo, Alla scuola dell'immaginazione, apparso sul n. 4/1985 de "Il Corriere Unesco", criticava la superficialità di quanti pensano che la produzione di nuove apparecchiature scientifiche o il perfezionamento di quelle già in uso, sia un fatto strettamente tecnico, senza alcun legame né con l'immaginazione né con la fantasia. E poiché la letteratura di fantascienza o science fiction ha tutte le carte in regola per influire in modo decisivo sulla creatività tecnologica, Boutzev concludeva: «Non sarebbe utile, perciò, introdurre la fantascienza tra le materie d'insegnamento, e consentire ai giovani di prendere contatto sistematico con i capolavori di questa letteratura?».
Tanto più - aggiungiamo noi - che è presente, nella narrativa di fantascienza, un elemento di vitale importanza per consentire ai nostri giovani di vivere da protagonisti nell'attuale civiltà dinamica: la creatività. Termine piuttosto inflazionato nella nostra società, è spesso sinonimo di eccentricità, improvvisazione, bizzarria, irrazionalità. A ciò hanno forse contribuito le polemiche scaturite da un avvenimento non certo marginale e limitato della storia recente: l'avvenimento della contestazione del '68, durante la quale fu adottato lo slogan: L'immagination au pouvoir!, per sottolineare non solo che i giovani sono ampiamente dotati di immaginazione, ma che quest'ultima, quando è autentica, può essere un ottimo antidoto contro il razionalismo conservatore e l'arido immobilismo.
In realtà, il termine creatività non rimanda ad una moda più o meno effimera, ad uno spontaneismo futile e inconsistente, ma ad una caratteristica ben precisa, logicamente coerente e profondamente connaturata con l'attuale contesto di civiltà. Si pensi allo spinoso problema occupazionale, per la cui soluzione si fa frequentemente riferimento al concetto di flessibilità, alla capacità di riqualificazione e all'accettazione dell'idea che, nell'arco di un'esistenza, bisognerà cambiare mestiere più d'una volta.
L'uomo moderno, insomma, non può fare a meno di essere creativo. La società in cui egli vive, non è più la società statica del passato in cui persino i confini geografici erano ben marcati, come soleva alludere la frase: hic sunt leones, e i cambiamenti avvenivano così lentamente che non si aveva il senso del futuro. La società d'oggi, invece, è eminentemente dinamica, e ciò per effetto della rivoluzione scientifica galileiana, prima, e della rivoluzione industriale, dopo. Ha perciò bisogno di persone dotate di quelle qualità che, secondo la definizione di creatività formulata negli anni Cinquanta da J.P.Guilford6, sono: sensisibilità, scioltezza, flessibilità, pensiero divergente, ridefinizione, analisi e sintesi.
Ora, queste qualità si riscontrano puntualmente non diciamo in tutte ma nella maggior parte dei romanzi di fantascienza, che pertanto si qualifica come un valido strumento pedagogico e didattico per realizzare quel "disarmo integrale" invocato dal Giovanni XXIII: "l'arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge sull'equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia" (Pacem in terris, n.61)

N O T E

1 A. TORNIELLI, Il Vaticano: Bush risponderà davanti a Dio, "Il Giornale", 19.3.2003, p.10.

2 A. SOCCI, Il Conflitto d'interessi dei pacifisti, "Il Giornale", 23.3.2003.

3 Cfr. M.MUOLO, Pace senza "ipoteche", "Avvenire", 2.4.2003, p.11.

4 A. TOFFLER, Lo choc del futuro, Rizzoli, Milano 19722, p.341.

5 F.JACOB, Il gioco dei possibili, Mondadori, Milano 1983, p.25.

6 J.P.GUILFORD, Creativity, cit. in M.MENCARELLI, Creatività, La Scuola, Brescia 1980, p.18. Per un approfondimento dell'argomento, rimandiamo al nostro libro Fantascienza umanistica, Ed. Tipografica, Bari 2003, pp.78-80.