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  Minority Report - Regia: Steven Spielberg - Interpreti: Tom Cruise, Max Von Sidow, Colin Farrell, Samantha Morton - Usa, 2002, colore - Durata: 145 minuti.

Sinossi: Nel 2054 il delitto è un fatto appartenente al passato. Sfruttando i poteri precognitivi di tre mutanti, la sezione pre-crimine riesce ad arrestare gli assassini prima che questi possano perpetrare l’omicidio. Nel momento di maggior importanza per gli USA, alla vigilia di una votazione che potrebbe consegnare alla divisione le redini della giustizia, il capo degli investigatori, John Anderton (Tom Cuise), viene indicato come probabile omicida. Incapace di accettare un simile verdetto Anderton sceglie di fuggire per tentare di ribaltare un futuro già scritto, scoprendo l’esistenza del "rapporto di minoranza", ovverosia il raro (nemmeno tanto…) caso in cui uno dei tre mutanti ha una visione diversa da quella degli altri…

Giudizio critico: Esiste un detto che recita: "Se non sai suonare, suona forte". E Spielberg strepita al massimo volume. Diviso fra aspirazioni da cinema d’autore e ferree esigenze di marketing il regista sforna un prodotto mediocre e confuso, pienamente in linea con il processo involutivo che aveva già contraddistinto la sua precedente opera (A.I.).

Il film non funziona già ai suoi livelli più elementari, lasciando perdere fin dall’inizio eventuali paragoni con il racconto di Dick (operazione, questa del confronto fra letteratura e cinema, spesso priva di senso ed utilità). Leggiamo nelle varie recensioni che Minority Report è insieme thriller, inquieta visione del futuro ed impor-tante riflessione morale. Ebbene, per quanto concerne il risvolto "poliziesco" della vicenda, ci troviamo di fronte ad un giallo privo di mordente, con un assassino scontato, dalla psicologia e dai moventi prevedibili, senza un attimo di vera suspense. L’indagine di Anderton procede più per coincidenze che per reali intuizioni e rivelazioni ed anche gli avvenimenti di contorno hanno spesso un andamento casuale ed ondivago. Parecchie sono le incertezze anche in merito alla visione della civiltà americana nel 2054, con frequenti falle logiche (i computer ed i sistemi di conservazione dati presenti nel film sembrano già sorpassati secondo gli standard attuali, figuriamoci fra cinquanta anni, i mezzi di locomozione appaiono poco plausibili e lo stesso espediente di elaborazione precognitiva, un’incisione su sfera di legno, è assurdo…) che si sarebbero potute risolvere in sede di revisione della sceneggiatura. La riflessione morale sul problema di poter o meno giudicare persone che non hanno ancora commesso il crimine non viene nemmeno affrontata, così come il regista non si preoccupa di giustificare il terribile metodo di incarcerazione o lo stato di "vita amniotica" nel quale vengono tenuti prigionieri i tre mutanti pre-cog, considerati a tutti gli effetti come "meno che umani" e privati di molti diritti fondamentali. E’ la classica e facilona attitudine statunitense nei confronti delle questioni morali, bellamente evitate o risolte con sgargiante superficialità.

Il film è pieno di situazioni di questo tipo, dalle facili citazioni/considerazioni sul cinema (il tema degli occhi e del vedere, che si affaccia di continuo in modo grezzo e stravisto; i minuti iniziali con Cruise che appare come un regista all’interno dell’opera stessa, impegnato a smontare e rimontare inquadrature di vita altrui alla ricerca della visione del vero…) ai frenetici inseguimenti attraverso una varia e coloratissima galleria di personaggi e situazioni. Difficile individuare i momenti peggiori, ma non possiamo fare a meno di ricordare la pessima scena d’azione nella fabbrica di automobili (vera fantascienza, altroché navi stellari e mostri alieni!), la mielosa visita alla saggia strega del boschetto (dissonante sequenza off, con tanto di rampicanti maligni…) e l’incontro finale fra la pre-cog, Anderton e la sua ex-moglie, con una hollywoodiana luce bianca e benigna che scende a circondare i nostri eroi.

Il disappunto, la delusione sono fortissimi. Spielberg aveva mostrato in passato di essere un altro regista, dotato di sensibilità e curiosità, di un’abilità narrativa (pensiamo a Lo squalo, L’impero del sole o Il colore viola più che al sopravalutato Duel…) che sembrano ormai perse in un atroce meccanismo di major e blockbusters, di divi ed effettoni speciali che annacqua quanto di buono poteva esserci in alcune idee (e la concezone di base del film era ricca di ottimi spunti…).

Alla luce di questi fatti e del tipo di produzione, appare quasi inutile parlare degli altri aspetti del film, tutti tecnicamente impeccabili, dai costumi alle scenografie, dalla fotografia (con il solito trattamento del colore cui siamo ormai abituati da Seven in poi) agli interpreti. Una perfezione che assomiglia tantissimo alla morte dell’immaginazione e del sogno.

Curiosità, errori e citazioni: Al fine di creare un 2054 plausibile, Spielberg, parecchio tempo prima di iniziare le riprese, ha riunito un vasto gruppo di specialisti (architetti, urbanisti, designer, programmatori…) per fornirgli una accurata previsione di come potrebbero essere gli USA fra cinquanta anni. Per quanto riguarda le automobili il regista si è affidato sia alla Lexus che a Harald Belker (designer per i mezzi di Batman e Robin e Armageddon). Vari cameo, da Cameron Diaz a Cameron Crowne, da un cugino di Cruise a Paul Thomas Anderson. Innumerevoli citazioni da film di Kubrick, Hitchcok, Ridley Scott ed altri ancora. Girato fra California, Virginia e Washington.

                                                                              Elvezio Sciallis