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  SILVANO SCARUFFI, I giocatori dell'armageddon, Grafitalia, Ligonchio (RE) 2002, pp. 259

"Da una trentina d'anni l'Armageddon era il gioco da tavolo che impazzava in tutte le case dell'Unione, in tutte le case assiste e persino sulle colonie orbitanti e marziane. Ne esistevano almeno venti varianti, dai modelli più economici a quelli più elaborati, tridimensionali o addirittura con proiezioni virtuali. Lo scopo del gioco era banale, con il proprio blocco di nazioni si dovevano distruggere tutti gli altri avversari" (pag. 27).

Un mondo che non conosce equilibri e che va costituendosi su nuove realtà oggi sconosciute, un intreccio tra il visibile e l'alieno, una schiera di personaggi per delineati attraverso un linguaggio diretto, schietto, mai retorico.

I giocatori dell'armageddon di Silvano Scaruffi è un romanzo in ventiquattro capitoli, caparbio, pensato, ricco di riferimenti di genere, ben scritto. Gli strani personaggi che lo caratterizzano si muovono tra realtà e fantascienza, tanto che in alcuni momenti è labile il filo che divide le due dimensioni.

Lo sfondo è la guerra di conquista, la costituzione di un impero che ingloba anche la terra dall'Europa alle Americhe. Scie di missili, armi modernissime, piani di attacco: "A quell'epoca l'esito del conflitto ancora non era scontato. Anche se l'Asse possedeva Europa, e, quindi, le maggiori risorse idriche dell'intero Sistema solare, l'Unione continuava a sferrare attacchi a ripetizione, sperando di concludere la guerra sul campo, sfondando le linee nemiche. Ma il gioco dell'Asse fu l'attesa. Attesa che la guerra logorasse gli animi e le menti. Poi venne la sete" (pag. 143). La parola guerra, con i suoi strumenti di morte, fragore militare, voglia di potenza, scolpisce la vita anche nel passaggio dal presente al futuro e viceversa.

Scaruffi coniuga bene la caratterizzazione dei personaggi con il grande involucro bellico che li contiene. È interessante anche la specificazione psicologica dei protagonisti della storia, particolari già dalla scelta dei nomi, quasi a significarne una particolarità intrinseca o un'assenza di tempo e di luogo. Ne viene fuori un lavoro intenso, fatto di attese e colpi di scena, di passaggi di sequenze, di misteri incrociati. L'autore riesce a rimanere fermo nell'idea di produrre un romanzo avvincente di fantascienza ma nelle sue pagine risuonano anche il senso e il non senso del presente, avvolto nel buio delle guerre, caratterizzato dalla volontà di dominio, sospeso tra crescita e possibilità di distruzione.

Un romanzo che lascia interrogativi, che sembra volere affidare alla fantasia del lettore la sospensione del racconto e la proiezione della storia in un'altra dimensione.                            

                                                                      Gianluca Bocchinfuso