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  ROBERT SHECKLEY, Il matrimonio alchimistico di Alistair Crompton (The Alchemical Marriage of Alistair Crompton, 1978), ed. Mondadori, "Urania" n. 757, pp. 160.

Anche se un po’ sottotono rispetto alle eccelse vette raggiunte dall’autore in altri suoi scritti, questo romanzo colpisce comunque nel segno mettendoci ancora una volta di fronte alla irrefrenabile verve inventiva di Sheckley.

Ritroviamo, infatti, alcune sue tipiche caratteristiche: lo scatenato umorismo surreale, il gusto per il paradosso, le innumerevoli assurde creature extraterrestri, le situazioni impossibili in cui infila sia i personaggi che il lettore, le incursioni filosofiche strampalate, lo spiazzamento continuo e così via. Come in Scambio mentale assistiamo, inoltre, agli avvenimenti e alle avventure di un personaggio che non è in grado di padroneggiare completamente il proprio corpo e che peregrina nello spazio alla ricerca di una completezza che forse non avverrà mai.

Al protagonista Alistair Crompton, progettista in psicoprofumi, viene diagnosticata in giovane età una sindrome schizoide e, come cura, le sue varie personalità vengono inserite in due droidi dove potranno vivere autonomamente. Ma Alistair, una volta cresciuto, si sente incompleto ed infelice, e di conseguenza farà di tutto per ricomporre il suo io scisso in tre parti (che poi diventeranno addirittura quattro!). Da questo spunto parte una ricerca in giro per galassie con susseguenti complicazioni dovute al fatto che le componenti scisse della sua personalità (un vizioso godereccio assatanato ed un sadico assassino pluriomicida!) non hanno la minima intenzione di rinunciare alla loro vita indipendente per completare il processo di Reintegrazione.

Stilisticamente, poi, Sheckley si diverte ad attorcigliare la trama, che non prosegue mai linearmente, avvitandola su se stessa, fino a farla implodere più volte, utilizzanndo "trucchi" metanarrativi da romanzo postmoderno. Si veda, a tal proposito, l’improvviso intervento nel finale della figura dello Scrittore e del Comitato per la Salvaguardia dell’Integrità del Racconto! La continuità nella discontinuità si riflette anche nelle scene e nei paesaggi che cambiano vorticosamente in una metamorfosi perenne ad indicare una libertà quasi totale di una scrittura che diventa simile ad un fantomatico Gioco che ogni tanto fa capolino tra le righe in maniera solo apparentemente incongruente. ("[...] il nostro Gioco non può essere schematizzato mediante una descrizione statica. Anzi, è impossibile addirittura descriverlo, in quanto cambia di continuo, secondo regole che creiamo via via che si gioca.")

Usando un neologismo sheckleyano, si può affermare che questo libro sia un vero e proprio "Realtàmoto". Ma di fronte a chi scrive passaggi del genere "[...] vicino a loro sette mun cercavano di raggiungere una psillicosi sessuale per chiusura parentetica, il che era alquanto patetico perché non avevano racchette da tennis" oppure "pareva il suono di un corno di seta su plastica azzurra" ci si può solo inchinare ammutoliti in segno di rispetto.

                                                                              Sebastiano Ferrigni