| |
Le
radici cristiane dell´Europa
e
della scienza moderna
di
Antonio Scacco
Capita, a volte, di imbattersi in un libro la cui
lettura ti colpisce come la luce abbagliante all'uscita
di un tunnel, ti penetra fin nelle midolla, sconvolge i
tuoi schemi mentali, ti spinge a radicali cambiamenti di
rotta. È quello che mi è accaduto con Le o rigini medievali della
scienza moderna di Edward Grant.
Per chi non lo sapesse, l'Autore è docente di Storia e
Filosofia delle Scienze all'Indiana University e ha al
suo attivo diversi saggi sulla scienza e la filosofia
naturale del Medioevo, uno dei quali pubblicato in Italia
dal Mulino con il titolo La scienza nel Medioevo.
La tesi di Grant è, in estrema sintesi, la seguente: se
nel tardo Medioevo, a partire cioè dal secolo XII, non
ci fosse stata, in Europa, la diffusione della filosofia
naturale, a cui contribuì fattivamente la Chiesa
cattolica, non ci sarebbe stata nessuna Rivoluzione
scientifica nel secolo XVII.
La tesi è senz'altro rivoluzionaria, perché abbatte il
secolare pregiudizio secondo cui il Medioevo sarebbe un
periodo di buio e di oscurantismo per la civiltà umana,
un periodo in cui - come è stato scritto - "oggetto
del sapere non è l'uomo, né il mondo, ma ciò che
"sta scritto" in certe pagine sull'uomo e sul
mondo; scopo del sapere non è una formazione umana, una
liberazione umana, ma l'acquisizione di tecniche [...].
L'aggancio originario con la realtà, con la res
del mondo, con l'esperienza, si fa sempre più lontano,
sempre più convenzionale"1. Da ammirare
sono soprattutto il coraggio e l'onestà intellettuale
dell'Autore, che non esita a confessare,
nell'introduzione, di essere stato pure lui vittima della
leggenda nera sul Medioevo:
Quando
scrissi La scienza nel Medioevo ero convinto che
questa interpretazione fosse essenzialmente corretta, e
che il Medioevo non avesse fornito alcun contributo
significativo alla Rivoluzione scientifica del secolo
XVII.
[...] Il mio atteggiamento cambiò radicalmente
quando, alcuni anni fa, mi chiesi se una rivoluzione
scientifica avrebbe potuto aver luogo nel secolo XVII
qualora il livello della scienza nell'Europa occidentale
fosse rimasto immutato rispetto a quello raggiunto nella
prima metà del secolo XII. In altre parole, una
rivoluzione scientifica avrebbe mai potuto avvenire nel
secolo XVII se, in precedenza, le opere di scienza e di
filosofia naturale greco-arabe non fossero state
massicciamente tradotte in latino? La risposta sembrava
ovvia: no, essa non avrebbe potuto avvenire2.
Al pari di Edward Grant, anch'io debbo confessare di
aver nutrito grossi preconcetti nei confronti del
Medioevo, come testimoniano diversi miei interventi, tra
cui il primo che mi viene in mente è l'editoriale Medievalismo
e fantascienza, apparso sul n.4 (nuova serie) di
"Future Shock". Ma, dopo la lettura
dell'illuminante e ben documentato saggio di Grant, non
posso non ammettere, per onestà intellettuale, di essere
caduto in errore. Naturalmente, ciò non significa che io
accetti la posizione degli autori di fantasy, heroic
fantasy, sword and sorcery et similia, che danno
del Medioevo un'idea distorta. Il Medioevo non è solo ed
esclusivamente l'epoca dei cavalieri della Tavola
Rotonda, dei paladini di Carlo Magno, delle Crociate,
dello schiaffo di Anagni... Il Medioevo è anche e
soprattutto l'epoca in cui il Cristianesimo forgia
l'identità europea. I greci prima e i romani dopo non si
sentivano europei. Prima del formidabile risveglio
culturale medievale in cui i filosofi teologico-naturali,
tra cui S. Alberto Magno e il suo illustre discepolo San
Tommaso d'Aquino, accolsero, meditarono e rielaborarono
il pensiero del grande Stagirita e le dottrine dei suoi
commentatori islamici: Avicenna, Avempace, Averroè,
l'Europa era una pura e semplice espressione geografica.
Invece dunque di sottacere, nel "Preambolo"
della Costituzione europea, il doveroso riferimento al
fattore cristiano dell'identità europea, tutti i capi di
governo europei dovrebbero ripetere, parafrasando una
famosa frase di Benedetto Croce, "non possiamo non
dirci cristiani".
Ma vediamo più in dettaglio la tesi che Edward Grant
porta avanti nel suo libro. Da premettere che nel secolo
XII si accende un vivo interesse per lo studio della
natura, interesse che nei secoli precedenti era stato
acceso e alimentato dai commentari cristiani al racconto
dei sei giorni contenuto nella Genesi. Perché
l'interesse si concentrò sulla filosofia naturale di
Aristotele? Perché in essa gli uomini colti del Medioevo
trovarono una spiegazione soddisfacente del funzionamento
di quella che ora veniva chiamata la macchina del
mondo. Poiché i testi aristotelici erano scritti in
greco, che i latini non sapevano più leggere, si ricorse
alle traduzioni dall'arabo, lingua in cui Aristotele era
stato tradotto e commentato dai filosofi naturali
islamici.
Per Grant, le traduzioni furono uno dei tre prerequisiti
che consentirono lo sviluppo, nel secolo XVII, della
Rivoluzione scientifica galileiana. Ben più importanti,
tuttavia, furono gli altri due prerequisiti: la creazione
delle università medievali e l'emergere di filosofi
teologico-naturali. Sul sorgere e l'affermarsi di
entrambi, la Chiesa cattolica esercitò un influsso
positivo, nel senso che non ostacolò l'autonomia della
nascente istituzione universitaria e permise non solo che
i suoi teologi studiassero la filosofia naturale di
Aristotele, ma che quest'ultima assumesse un ruolo di
primo piano nel processo educativo. L'atteggiamento non
teocratico della Chiesa, che affonda le sue radici nella
celebre pagina evangelica del tributo, spiega perché la
scienza moderna si sviluppò nell'Europa occidentale,
mentre non riuscì a decollare nel mondo islamico, che
pur aveva raggiunto, nel campo delle scienze esatte, un
progresso di gran lunga superiore a quello dei latini.
Perché dunque si formò la leggenda nera attorno
al Medioevo? La maggiore responsabilità, secondo Grant,
è da attribuirsi all'eccessiva polemica in cui si
lasciò trascinare, a causa del suo carattere, Galileo,
il quale "con il suo genio letterario e artistico,
[...] creò una potente caricatura che fu estesa a tutti
i filosofi naturali aristotelici: non solo a quelli del
secolo XVII, ma - retroattivamente - anche a quelli
vissuti nel Medioevo"3.
Credo che, a questo punto, sia chiaro come la luce del
sole che omettere, dall'attuale "Preambolo"
della Costituzione europea, le precise radici cristiane
del nostro Continente sia una decisione assurda e
ridicola. Ma c'è un rischio ben peggiore: è la laicità
stessa, che è frutto del Cristianesimo, ad essere
minacciata, come dimostrano i fondamentalismi che
turbano, oggi, i nostri sonni e come hanno tragicamente
dimostrato le grandi dittature, dal nazismo allo
stalinismo, che sono nati proprio quando gli uomini hanno
schiodato Dio dal cielo della trascendenza e l'hanno
dissolto nell'immanenza: ecco allora, come scrive il
filosofo Nicola Abbagnano, "che ogni freno è caduto
e che si è aperto il varco all'irrompere nella storia di
ogni ignominia"4.
N O T E
1 EUGENIO GARIN, L'educazione in Europa:
1400/1600, Universale Laterza, Bari 1976, p.61.
2 EDWARD GRANT, Le origini medievali
della scienza moderna (The Foundations of Modern
Science in the Middle Ages, 1996), Edizione Mondolibri,
Milano 2001, pp.5-6.
3 Ibidem, p.303.
4 La citazione è in ILDEBRANDO
A.SANTANGELO, Il senso dell'esistenza, Comunità
Editrice, Adrano 1992, p.119.
|
|