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Lettere in Redazione

Risponde Antonio Scacco

(Indirizzare le e-mail a Antonio Scacco shiack@tin.it )

Extraterrestrialismo e fantascienza umanistica - La mia visione cattolico-centrica - La natura non ha morale - I diritti dei gay e la Chiesa - Gli alieni, una iattura per la Chiesa?

Extraterrestrialismo e fantascienza umanistica

Caro Antonio, grazie di esistere. Ti sembrerà strana questa mia uscita, ma per me non lo è affatto. Ho appena finito di leggere la tua "fantascienza scientifica", e spero che possa diventare un best-seller da un milione di copie! Purtroppo, sia tu che io sappiamo che questo non sarà possibile, perché la massa preferisce i gambi di sedano e i piselli della Littizzetto (senza nulla togliere alla sua veramente splendida arguzia nell'argomentare che io non ho e le invidio). È un testo a dir poco meraviglioso, per quel che mi riguarda, quello che hai scritto. Mi ci ritrovo in tutto, nel filo rosso del suo dispiegarsi. Certo, tu hai utilizzato le conoscenze della letteratura, prettamente quella fantascientifica, ma il seme delle due culture, o meglio della pluricultura è la base di tutto, ed è straordinariamente la base del mio credere e fare letteratura e cultura, pure nell'Ufologia. Nei miei studi legati alla divulgazione, ho effettuato una ricerca identificata nel tema dell'Extraterrestrialismo, che ti allego. Ritengo che sia molto simile alle concezioni della tua "fantascienza umanistica". Sai cosa penso Antonio? che per quel che mi riguarda, l'ufologia sia solo una tematica specializzata del pensiero umano sui temi della fantascienza, con l'appendice dell'applicabilità, cioè la ricerca della sperimentazione, del fenomeno che esiste. Difatti nei dibatttiti, convegni e ricerche degli ufologi c'è tanta fantascienza con l'intenzione di applicarla, ma negli studiosi di fantascienza vi è poca Ufologia. Sembrano due discipline o meglio due famiglie "culturali" separate. Ed invece non è così, l'una ha bisogno dell'altra, per dar credibilità e credito divulgativo. Cosa ne pensi Antonio, se ci facessimo una bella riflessione a tal proposito?

Danilo Tacchino - MONCALIERI

Sono lusingato nel leggere che il mio testo sia in sintonia con le tue più profonde idealità culturali, filosofiche e scientifiche. Ti auguro sinceramente di poter realizzare il tuo progetto sull'extraterrestrialismo, che mi sembra molto complesso e impegnativo. Se ho interpretato correttamente la bozza del tuo libro che mi hai inviato, tu ti accingi a riscrivere la storia del genere umano nell'ottica del fenomeno ufologico. Vorrei, in margine, fare qualche considerazione: 1 - l'atteggiamento religioso dell'uomo primitivo non era dovuto esclusivamente alla sua scarsa conoscenza scientifica, ma anche e soprattutto alla sua coscienza ancora viva di essere una creatura di Dio; 2 - la posizione assolutamente marginale del nostro pianeta rispetto al resto dell'Universo non è un fatto puramente casuale, ma forse una conseguenza del peccato di presunzione della prima coppia umana, Adamo e Eva. In sostanza, è molto probabile che siamo soli nell'Universo; 3 - non mi sembra che nella fantascienza ci sia poca Ufologia: se si eccettuano Asimov e Heinlein, gli scrittori e le opere di fantascienza che trattano l'incontro con altri popoli della Galassia non si contano.

La mia visione cattolico-centrica

Carissimo Scacco, pur apprezzando le qualità letterarie della tua bella rivista, non ne condivido l'impostazione di fondo, particolarmente la tua (lecitissima peraltro) visione del mondo "cattolico-centrica" (perdonami per l'orrendo neologismo). Pur essendo io credente, sono un acceso sostenitore di un'impostazione laica della vita in quanto la ritengo garante della pluralità delle opinioni e delle visioni del mondo, e, soprattutto, ritengo la religione una questione assolutamente personale. Per questi motivi non mi ritrovo nella Tua proposta culturale, che comunque rispetto.

Ti saluto augurandoti la migliore sorte per tutte le Tue interessanti iniziative.

(Lettera Firmata)

Il rapporto tra fede e vita non è, come tu sostieni, un fatto personale. Per convincersene, basta leggere l'enciclica Fides et ratio dell'attuale Sommo Pontefice e il recentissimo documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sull'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica. La verità è che Dio vuole che tutti Lo adoriamo, ma da esseri liberi e non da schiavi. Perciò, ci ha dato il libero arbitrio, in forza del quale possiamo, in ogni momento della nostra vita, comportarci come il figlio prodigo del Vangelo, allontanarci dalle vie del Signore e abbandonarci alle opere delle nostre mani. Alla fine, però, ci ritroviamo con un pugno di mosche. L'amaro frutto del soggettivismo in campo religioso e morale lo stiamo già assaporando ai nostri giorni: scandali e corruzione dappertutto, persino dentro la Chiesa: basta pensare ai preti pedofili in America.

C'è poi un dato storico da tenere presente: in tutte le epoche passate, vita politica e vita religiosa hanno avuto uno stretto legame. Si è dovuto arrivare all'epoca presente per assistere alla scristianizzazione e all'ateismo di massa. Indubbiamente, ha influito in tutto ciò il concetto marxiano della religione come sovrastruttura, concetto da cui, a volte, si lasciano influenzare certi credenti solo di nome. Il vero credente deve seguire l'esempio di Gesù, per il quale la religione non era "una questione assolutamente personale". Tant'è vero che per le sue "esternazioni" ha subito il supplizio più crudele e ignominioso dell'antichità: la morte in croce.

Per quanto riguarda la mia "visione del mondo cattolico-centrica", tieni presente che sono arrivato ad essa dopo decenni di ricerca che mi hanno visto nelle vesti di cattolico del dissenso, cattolico della diaspora, cattolico balducciano, catto-comunista. Alla fine, lo studio del pensiero di Karl Popper e di Enrico Cantore S.J. (cfr. L'uomo scientifico - Ed. Dehoniane) mi ha convinto che l'unico sistema sociopolitico compatibile con l'attuale civiltà scientifico-tecnologica è quello che scaturisce dalla dottrina sociale della Chiesa. Il motivo è evidente: la scienza ha impresso alle nostre società un dinamismo perenne. I sistemi statalistici come quello comunista non solo sono in contrasto con la dottrina sociale della Chiesa, ma sono anche destinati a fallire perché propugnano una società chiusa e in sostanza antimoderna. Infatti, il paradiso (sic!) di Stalin è fallito proprio perché negava la libertà.

Infine, vorrei farti notare la palese contraddizione della tua critica nei miei confronti. Come pacifista, tu sei contrario all'uso delle armi per risolvere i conflitti. Ne consegue che, al posto delle armi, tu preferisci gli strumenti pacifici, tra cui credo che tu ponga anche la cultura, o sbaglio? Ebbene, la mia proposta è stata, ed è, in sintesi la seguente: la scienza è umanistica ma da sola non basta ad umanizzare l'uomo: occorre anche l'apporto dell'arte, della poesia, della filosofia e, soprattutto, della religione. Essa è rivolta a tutte le persone di buona volontà, senza distinzione di razza e di credo religioso. Mi sembra che il suo valore come strumento culturale rivolto alla pacificazione, sia incontestabile. Tu invece la rigetti, negando in pratica valore alla cultura!

La natura non ha morale

Egr. Sig. Scacco. il problema è che nella mia vita ho sempre incontrato persone intolleranti, che tentavano in tutti i modi di fare della loro morale anche la mia. Comunque sia non comprendo come lei, o chiunque altro possa decidere della morale universale, o usando le sue parole: "i principi della morale naturale." La natura non ha morale e le categorie Bene e Male, Buono o Cattivo sono frutto della cultura umana, o meglio delle culture umane. Ciò che per lei è tabù, per l'aborigeno dell'Australia può essere virtù. La convinzione che esista una morale universale è cattolica e decisamente anacronistica.

Per quanto riguarda l'educazione dei nostri figli, abbiamo passato le più grandi tragedie umane nell'ultimo secolo: nazismo, fascismi, comunismo, l'11 settembre, e non credo che le generazioni postguerra siano cresciute male, ma anzi con una più grande coscienza di ciò che è male per il futuro dell'umanità. Non certo un buffone, che si definisce l'anticristo e che si trucca da pagliaccio può cambiare le coscienze dei nostri figli. Io sono cresciuto leggendo Lovecraft, Dracula, ma di certo non son diventato un vampiro o un devoto di Cthulu (spero che non le sia sconosciuto).

Quando lei afferma che io ho le idee un po' confuse, lo fa certo per l'ignoranza dei testi di Marylin Manson. Manson è un'artista e come tale io lo rispetto. Di certo non condivido le sue idee (del resto le stesse che muovevano la meravigliosa mente di Nietzsche) eppure non posso non chiedermi: l'arte rappresenta davvero se stessa o l'autore che gli sta dietro? Le chiedo: la Gioconda perderebbe il suo valore inestimabile se fosse stata dipinta da Manson? La cappella Sistina sarebbe un abominio se a dipingerla fosse stato un islamico? Io credo di no [...].

La società occidentale non è degradata, è piuttosto quella islamica che lo è, vittima di se stessa, vittima di un medioevo da cui non potrà mai uscire se non laicizzandosi. Le confesserò una cosa: ho paura delle persone che decidono ciò che è bene o ciò che è male per me o per i miei figli. Si arriva ad un punto in cui si radicalizza la religione, la si mette di fronte a tutto. Ho paura dei talebani che hanno fatto quello che hanno fatto in Afghanistan. Ho paura della Santa Chiesa quando istituì l'Inquisizione. Ho paura della gente che vuole abolire un concerto perché pensa che sia Male.

Io credo che il rispetto reciproco debba muovere la nostra civiltà occidentale. Lei continui a credere nel suo Dio ed io continuerò a credere nel mio: la Scienza. Forse un giorno ci incontreremo e rideremo della nostra indignazione reciproca.

(Lettera Firmata)

Sono incalzato dagli impegni redazionali per l'uscita, nei prossimi giorni, del n.40 di "Future Shock". A cagione di ciò, mi limiterò a rispondere solo a questa sua affermazione: "... non comprendo come lei, o chiunque altro possa decidere della morale universale, o usando le sue parole: "i principi della morale naturale." La natura non ha morale e le categorie Bene e Male, Buono o Cattivo sono frutto della cultura umana, o meglio delle culture umane. ciò che per lei è tabù per l'aborigeno dell'Australia può essere virtù. la convinzione che esista una morale universale è cattolica e decisamente anacronistica".

L'esistenza di una morale universale non è affatto una convinzione anacronistica. È il risultato di ricerche teoriche e di osservazioni pratiche. Fin da quando viveva nelle caverne, l'uomo ha capito che non era solo materia, ma anche spirito. Non si è perciò limitato a fare osservazioni sul mondo della natura, ma anche ricerche sull'esistenza della verità. Nel primo caso, è nata la scienza; nel secondo, la filosofia, la quale ci dice che esistono delle verità universali e che l'uomo è in grado di conoscerle. Come? Con la ragione. Non per niente, il grande filosofo Severino Boezio, nel De Consolatione Philosophiae, definisce l'uomo un "animal bipes rationale". E prima di Boezio, ci sono stati i grandi filosofi greci: Socrate, Platone e Aristotele, i quali tutti sono giunti alla stessa conclusione, cioè che esistono il Vero, il Bello e il Buono e che questi concetti non sono invenzioni degli uomini, ma esistono "ab aeterno" e non possono quindi variare da un'epoca all'altra e da una razza all'altra, come erroneamente lei argomenta.

La verità è che oggi, sotto la spinta di un falso scientismo, si è arrivati ad un processo di svalutazione della ragione. L'uomo moderno si comporta in modo paradossale: per le questioni pratiche (difesa dei propri diritti, scelta di un buon affare, accaparramento di beni di consumo, scalata al successo, vita comoda e gaudente, ecc.), è subito pronto a far ricorso alla ragione, riconoscendone la validità. Quando invece si tratta di affrontare i problemi che riguardano la vita morale e spirituale, allora l'uomo moderno non ammette più la validità della ragione: sostiene che l'uomo non è in grado di conoscere la verità, che questa non esiste, che la morale universale è frutto della cultura umana e che reati o colpe come l'omicidio, il parricidio, lo stupro, la pedofilia, il furto, l'inganno, ecc. non sono uguali per tutti, ma variano a secondo delle latitudini e longitudini.

Un'osservazione spicciola: se la ragione è così incapace di conoscere la verità, come lo scetticismo d'oggi vuol far credere, tutto il pianeta Terra non dovrebbe essere una torre di Babele?

I diritti dei gay e la Chiesa

Egr. Direttore, "I gay sono peccatori", così si è recentemente espresso George Bush, suscitando negli ambienti laicisti, vespai di rabbiose reazioni, ma il documento promulgato giovedì 30 luglio dal Vaticano sembra dargli ragione. Con questo pronunciamento ufficiale è stata stroncata ogni pretesa di legittimazione pubblica, giuridica e morale della condizione gay. Il testo fa finalmente piazza pulita di troppa confusione che regnava sovrana anche tra i cattolici, che in più occasioni hanno difeso (e purtroppo, ancora difendono), a braccetto dei rappresentanti della cultura atea, radicale, sinistroide e secolarizzata, i pretenziosi "diritti"degli omosessuali. Segno evidente che in materia morale taluni cattolici non sono affatto immuni dalla concezione garantista della cosiddetta "libertà sessuale" tout court, che da sempre contraddistingue la cultura libertina laicista. Sta infatti apparendo scontata, in questi giorni, l'indignata e stizzita levata di scudi della trasversale galassia laicista, che ha già condannato il Vaticano bollandolo di conservatorismo reazionario, forcaiolo e anacronistico rispetto "all’evoluzione" dei costumi sociali. Il livore anticattolico è giunto al punto di aver spinto alcuni nemici della Chiesa (espressione apparentemente demodé, ma tartufescamente attuale) a presentare un esposto alla procura della Repubblica di Roma contro la presunta intenzione delle gerarchie vaticane di chiedere ai politici cattolici di opporsi alla legalizzazione delle coppie gay. Mi chiedo "ingenuamente" il motivo per cui il mondo laicista, da sempre sostenitore ed espressione del pensiero debole e della cultura del dubbio, qualora si tratti di giudicare qualsivoglia pronunciamento della Chiesa su questioni morali e si badi bene, solo morali, non sociali (in questo caso, tanto di cappello e ipocriti deferenti baciamano, vedi tema della pace), trasformi immediatamente il "beneficio filosofico" democratico, liberale e pluralista del dubbio, in certezza di verità assoluta. Tentando di tappare la bocca alla legittima funzione della Chiesa, si scopre che i veri intolleranti sono proprio i figli di quell’illuminismo che pretendeva di liberare l’uomo dall’oscuramento della ragione, scivolando essi stessi fuori e molto più lontano da essa. Gianni Toffali - Dossobuono (VR) - Gianni.Toffali@inwind.it )

La religione non può essere confusa né con la sociologia, né con la psicologia. Questo travisamento avviene quando si considera Dio una realtà intercambiabile o con la ragione o con il Senso di umanità o con la consapevolezza dell'Altro. L'esatta concezione della religione si ha solo quando si considera Dio come Padre innamorato dell'uomo e sempre proteso ad aiutarlo, anche quando l'uomo non lo cerca o lo ignora. L'amore di Dio per l'uomo si è spinto fino a tal punto che non ha esitato a mandare in mezzo a noi, lupi rapaci (ricorda l'hobbesiano homo homini lupus?), il suo diletto figlio Gesù. Proprio perché Dio è padre amoroso, non poteva creare un terzo sesso: quello omosessuale. Dio ha creato solo l'uomo e la donna: le unioni gay sono perciò un affronto a Dio. Ricorda Sodoma e Gomorra della Bibbia? Ma, sempre per il principio che Dio è amore, dobbiamo avere rispetto per i nostri simili che hanno gravi problemi nella sfera della sessualità. Tale rispetto, però, non significa che dobbiamo accettare come normali e leciti i rapporti tra omosessuali. Chi scopre di essere affetto da omosessualità, non è obbligato a praticarla. Ci sono i mezzi concessi dallo Spirito Santo che possono aiutare l'omosessuale a vivere in uno stato di castità, come fanno i preti e le suore. Ci sono anche casi in cui è possibile guarire dall'omosessualità con un'adeguata psicoterapia, come spiega il dott. Bruti nell'articolo pubblicato in questo numero (v.Omosessualità: sintesi di un problema da cui si può uscire se si vuole )

Gli alieni, una iattura per la Chiesa?

Salve. Se non l'avete ancora fatto, vi invito a leggere attentamente l'articolo in questione (Giuseppe Tanzella-Nitti, Vita extraterrestre tra Scienza e Fede, pubblicato sul n.83 della rivista telematica "Delos" - http://www.delos.fantascienza.com , ndr). Non conosco Tanzella-Nitti (tra l'altro, un cognome doppio che c'è anche a Bari); ho comunque apprezzato la vastità delle sue conoscenze scientifiche e teologiche, e l'impostazione a largo raggio del suo articolo. Non posso dire di non aver apprezzato anche la parte finale, quella che finalmente si concentra sull'influenza di presenze aliene sulla religione cattolica. È il punto in cui il lungo articolo presenta maggiori difficoltà concettuali (direi attualmente insormontabili; come d'altronde ammette lo stesso estensore, ne' potrebbe farsi altrimenti). Difficoltà che peraltro l'autore affronta di petto, con cognizione di causa e - oserei dire - con umiltà.

Devo però dire che dal relativo argomentare, nonostante la volontà di Tanzella-Nitti di entrare in numerosi dettagli, e di lasciar prudentemente fuori questioni impossibili da trattare (almeno finché non si conosceranno davvero creature aliene), esca fuori - a mio parere - un'unica evidenza, su cui l'estensore preferisce evocare un velo di mistero: a mio parere, presentate le questioni poste nell'articolo, l'esistenza degli ET porterebbe la religione cattolica ad una crisi senza precedenti. Dico di più: rischierebbe di distruggerla definitivamente. Troppi sarebbero i controsensi, le concessioni da fare, le posizioni da rivedere, le forzature, i dogmi da modificare. Può darsi che mi sbagli, e comunque questa mia non vuole assolutamente essere una critica all'articolo di Tanzella-Nitti, il quale evidentemente analizza la questione dalla sua visione di cattolico credente, e lascia aperta una porta alla speranza.

Per me, che credente non sono, peraltro appaiono palesi alcuni stridenti contraddizioni. Sarò quindi di parte, ma a mia volta non posso non notarle. Questioni basilari (e citate) come il rapporto privilegiato (sancito nelle sacre Scritture) tra Dio e l'Uomo, il mistero dell'Incarnazione, il Peccato Originale (tanto per dirne solo alcune) possono sollevare, in presenza di alieni, questioni praticamente insormontabili, alcune delle quali teologi hanno già cercato di affrontare idealmente, ma in modo a mio avviso che va oltre una logica sensata, o plausibile. Né è possibile fare quel raffronto (già molto critico) che si sta da secoli tentando di fare tra cattolicesimo e religioni di altre popolazioni (terrestri): facile era assimilare l'hawaiano al romano o al parigino, dichiarando che Cristo si è in realtà sacrificato in Croce anche per lui; non altrettanto facile sarebbe la stessa cosa riferita a un essere diversissimo da noi, vivente a miliardi di anniluce di distanza, e che magari non ha neanche l'idea di Dio. Certo, anche queste mie sono solo parole teoriche, illazioni, fantasie, e occorrerebbe poi verificare la realtà dei fatti (se ci saranno); tuttavia almeno una cosa a me è parso di capire meglio, dalla lettura dell'articolo di Tanzella-Nitti.

Indubbiamente, una presenza aliena potrebbe essere un tracollo culturale non solo per la religione, ma per l'umanità intera. E tuttavia: mentre ogni altra disciplina, scienza inclusa, "cresce" con l'acquisizione di nuove coperte e cognizioni, non così accadrebbe per la religione cattolica, per un semplice motivo: essa è "statica", blindata nelle sue pratiche e nei suoi punti fermi; nata in un preciso periodo, idonea ad una certa società (piccola e chiusa) che aveva una certa cognizione del mondo e dell'universo. Stravolgere alcuni di questi parametri le sarebbe a mio avviso fatale.

Non per nulla, ho sempre pensato che la stessa fantascienza, nei racconti imperniati sulla religione cattolica, abbia dato il suo meglio con quelle storie (che poi sono percentualmente la massima parte) in cui si è posta in modo critico, talora anzi "ferocemente critico", nei suoi confronti. Indubbiamente esistono anche capolavori come "Un cantico per Leibowitz" di Walter Miller, che era profondamente cattolico; o come la "trilogia di Perelandra" di Clide Staple Lewis; ma come dicevo sono una assoluta minoranza numerica, rispetto a lavori che affrontano direttamente alcune contraddizioni manifestate dall'incontro-scontro tra religione cattolica e altri mondi abitati (peraltro, Tanzella-Nitti non cita neanche una di queste storie; ma forse non era questo il suo intento).

Vittorio Catani - Bari

Alle tante questioni sollevate da Vittorio Catani, hanno già dato risposta tanti esponenti del cultura cattolica, senz'altro più preparati di me: mi limito a citare soltanto Jean Guitton (Dio e la scienza), René Laurentin (Dio esiste: ecco le prove), Thierry Magnin (La scienza e l'ipotesi Dio. Quale Dio per un mondo scientifico?), Antonino Zichichi (Perché io credo in colui che ha fatto il mondo). Mi limito, quindi, a controbattere alcune sue affermazioni: a) l'autore abbia voluto "evocare" un velo di mistero; b) che l'esistenza degli ET distruggerebbe la religione cattolica.

Quanto al primo punto, Tanzella-Nitti afferma, senza imbarazzo e tentennamenti: «Se non si può obbligare la teologia a dar ragione di tutto quanto appartiene alla 'sfera dei possibili', resta il fatto che un suo discorso su Dio e sull'uomo, se svolto nel contesto scientifico contemporaneo, non può non tener conto di almeno alcuni degli interrogativi che la presenza di vita extraterrestre susciterebbe». E alla fine, a conclusione della sua serrata disamina, scrive: «L'ultima parola sulla questione della vita extraterrestre non spetta alla teologia, ma alla scienza. L'esistenza di vita intelligente in pianeti diversi dalla Terra non viene né richiesta né esclusa da alcun argomento teologico: alla teologia, come a tutta quanta l'umanità, non resta che attendere». Io non vedo evocato nessun velo di mistero, da parte del teologo-espistemologo Tanzella-Nitti, sulla questione degli ET, ma anzi vedo che tutta la tematica è affrontata in modo coerente e cristallino.

Quanto alla paventata catastrofe che si abbatterebbe sul cristianesimo a causa della presunta prova inconfutabile dell'esistenza degli ET, essa è categoricamente smentita da Tanzella-Nitti con il ricorso all'immagine di Dio della tradizione ebraico-cristiana, immagine che non è geocentrica o antropocentrica, ma riveste i caratteri dell'universalità. Ogni creatura intelligente nel cosmo non può, pertanto, non avere di Dio la stessa immagine. Che razza di Dio sarebbe, se localmente, cioè sulla Terra, apparisse con alcune qualità, mentre altrove con altre? È o non è onnipotente? Ed ecco la logica conclusione di Tanzella-Nitti: «Ciò basterebbe a scartare l'opinione che la teologia cristiana, per aprirsi alla possibilità di una vita intelligente nel cosmo, debba inevitabilmente accantonare la propria immagine di Dio, disponendosi così ad una sorta di nuova "rivoluzione copernicana", che induca le civiltà dell'universo (analogamente a quanto alcuni, come John Hick, vorrebbero facessero oggi le diverse religioni della Terra) a cessare di ruotare attorno al proprio Dio, per cominciare tutti insieme a ruotare attorno ad un Dio comune, ma sconosciuto».

C'è infine da smentire un'altra affermazione di Vittorio Catani, secondo cui la Chiesa cattolica è un'istituzione umana, caratterizzata da un immobilismo e un conservatorismo così gretto e meschino, che necessariamente l'apparizione degli alieni la porterebbe al tracollo. Non mi soffermo sul tono catastrofistico usato dall'autore, che giustificherebbe l'accusa di "fantascienza terroristica", lanciata negli anni Settanta dal pedagogista Giovanni M.Bertin. Voglio, invece, soffermarmi sulla paventata débâcle che si abbatterebbe sul cristianesimo a causa della prova inconfutabile dell'esistenza degli ET.

Storicamente, la Chiesa cattolica ha sempre dimostrato una straordinaria capacità di adattamento, instaurando un rapporto originale e creativo con i popoli e le civiltà con cui veniva a contatto. Con la civiltà classica si è comportata proprio così, invece di sopprimerla totalmente, come avrebbe potuto fare, privandoci di una preziosissima eredità. Ma non lo fece, e permise in tal modo che venissero gettate le fondamenta della rivoluzione scientifica galileiana. Infatti, la scienza moderna, forza e vanto di noi popoli dell'Occidente, affonda le sue radici, come ben documenta EDWARD GRANT nel suo saggio, Le origini medievali della scienza moderna (The Foundations of Modern Science in the Middle Ages, 1996), proprio nell'atteggiamento di grande apertura che la Chiesa cattolica assunse, nella seconda metà del Medioevo, verso le nascenti università e i filosofi teologico-naturali. Quanto alle prime, la Chiesa ebbe il merito di favorirne l'autonomia e, quanto ai secondi, che erano in pratica i suoi teologi, permise che studiassero la filosofia naturale di Aristotele. Come se non bastasse, la Chiesa assegnò alla filosofia aristotelica un ruolo di primo piano nel processo educativo. Ora si sa - e Grant lo dimostra egregiamente - che un tipo di sapere come quello scientifico ha bisogno di essere istituzionalizzato per potersi sviluppare e giungere a dare i suoi frutti.

Anche il mondo islamico aveva raggiunto, proprio nel periodo medievale, un progresso, nel campo delle scienze esatte, di gran lunga superiore a quello dei latini. Tant'è vero che questi ultimi, che avevano ormai dimenticato il greco, ricorsero alle traduzioni arabe dei testi di Aristotele. Tuttavia, la scienza non decollò nel mondo islamico, perché esso, confinando il sapere scientifico nella sfera privata, mancò di istituzionalizzarlo. Invece, la rivoluzione galileiana si realizzò nell'Europa grazie all'atteggiamento della Chiesa cattolica.

Attaccare la Chiesa cattolica, porsi in modo "ferocemente critico" verso di essa, significa essere proprio una generazione di smemorati e di ingrati.