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  VITTORIO CATANI (a cura di), Il futuro nel sangue: 19 fantapologhi sul Potere, R&D, 2003, pp. 351, € 9,00.

Presso la libreria Feltrinelli di Bari, Vittorio Catani e Giovanni Laterza hanno presentato l’antologia Il futuro nel sangue. Il volume è pubblicato dall’editrice R&D, che dà vita anche alla rivista Carmilla, semestrale di genere, diretto da Valerio Evangelisti. Il futuro nel sangue è il risultato di un’intuizione di Vittorio Catani, scrittore e giornalista, curatore del volume: riunire 19 autori italiani di fantascienza – quasi tutti i più noti nel loro settore – per compilare un’antologia di storie ("fantapologhi", vengono definiti in copertina), che abbiano come temi portanti: potere e politica.
Coraggioso che oggi venga fuori un libro di questo genere: sia per la tematica, sia perché gran parte degli editori, purtroppo spesso anche buona parte dei lettori, sembrano rifiutare il racconto breve in quanto lo considerano – come avverte lo stesso Catani nella sua prefazione al volume – "romanzo fallito o esito di chi non sia capace di navigare in acque più vaste". Sappiamo invece bene (si pensi solo a Buzzati, Poe, Hemingway, Maupassant, Calvino, Cechov e mille altri) che si tratta semplicemente di una forma espressiva "diversa" dal romanzo, più sintetica e mirata, talora più lirica; e che come tale consente altri risultati, non necessariamente confrontabili con quelli delle opere lunghe.

Le storie de Il futuro nel sangue sono variate per temi e stili, benché legate dal comune fil rouge della politica e del potere. In altri termini, si cerca ancora una volta di sottolineare un legame apparentemente paradossale: quello tra una narrativa dichiaratamente fantastica (la fantascienza) e il mondo reale. Chi scrive science fiction, cioè, utilizza la realtà per capovolgerla, per andare oltre o per tornare indietro, offrendo chiavi di lettura raffinate, alternative, del presente, di una cronaca che non è ancora diventata storia.

Nel corso della presentazione del volume, il giornalista ed editore Giovanni Laterza ha illustrato ai presenti come, attraverso un uso adeguato (solitamente allegorico) della fantascienza si possa "mettere in archivio", cioè rendere innocue certe intuizioni "forti" ricavate dalla lettura del presente. Tanto che se leggessimo questi racconti considerandoli al di fuori dell’ambito narrativo di genere, avremmo degli editoriali, brani che ci raccontano ciò che accade, eventi concreti, senza dover sottostare agli impedimenti che talora frenano i giornalisti e non consentono loro di dire "tutto".

Pertanto l’operazione di Catani, il filo rosso che lega la fantascienza con le dinamiche del potere – ha ribadito Laterza – ci mostra la science fiction non più soltanto letteratura di genere, di evasione, ma forma originale e creativa di "editoriale". E in effetti, qualche altro esperimento sulla stessa linea è già stato fatto: la "Gazzetta del Mezzogiorno", per esempio, dà spazio allo stesso Vittorio Catani e alla sua rubrica settimanale Accadde domani, che presenta brevi flash su un futuro ipotetico che talora, purtroppo, è già la nostra quotidianità. Ma il giornale dà spazio anche ad altri autori presenti in questa antologia, per esempio Enzo Verrengia, che ha portato avanti per tre anni su un settimanale foggiano una rubrica di attualità, scritta anch’essa con il linguaggio mordente e allusivo della fantascienza.

A sua volta, Catani ha fra l’altro posto agli intervenuti un provocatorio quesito: non è dunque la fantascienza la narrativa che si occupa di guerre stellari, omini verdi, raggi laser? L’autore ha quindi proseguito illustrando come esista senz’altro una fantascienza "disimpegnata", più commerciale, e rappresenti la quota maggiore di mercato (come in ogni prodotto editoriale e non). Circa una science fiction più "in presa diretta" con il reale, Catani rileva anzitutto come ogni storia di questo genere descriva un universo di fantasia, e che ogni autore, nel costruire ex-novo futuri scenari sociali e personaggi, compia inevitabilmente scelte di campo che rifletteranno ovviamente la sua visione del mondo: saranno "anche", volontariamente o inconsapevolmente, scelte politiche. Del resto, aggiunge Catani, è noto che nel Dna della moderna science fiction c’è il racconto utopistico settecentesco e ottocentesco. Lo sostiene autorevolmente il critico Darko Suvin (uno dei massimi esperti mondiali in materia), nel suo saggio Le metamorfosi della fantascienza (Il Mulino, 1985): se l’utopia è (scrive Suvin) "l’inversione estetica di aspetti significativi e salienti nel mondo dell’autore, il suo scopo è il riconoscimento del fatto che l’autore – e il lettore – vivono effettivamente in un mondo assiologicamente invertito (…). L’utopia esplicita ciò che la satira implica".

Ancora secondo Giovanni Laterza, l’operazione editoriale di questo volume, "sanguigna" e quindi meno commerciale, stimola il lettore proprio con la brevità del racconto, dell’apologo. Le storie di questi autori coraggiosi e di questa combattiva casa editrice, supportati anche graficamente da appassionati fra i quali il disegnatore Giuseppe Festino (autore dell’impattante copertina), ridanno vivacità agli scaffali delle librerie, sempre più traboccanti di letteratura senza contesto, in un mondo che sembra fermo agli anni 50, in altre parole, senza sangue… La fantascienza è, per dirla con un vecchia definizione di Umberto Eco, una letteratura di idee, ma - aggiungiamo noi - che cos’è un’idea senza sangue? Diversa invece l’opinione del noto scrittore Giorgio Saponaro, anch’egli intervenuto alla presentazione del libro: il racconto (come genere narrativo in sé) è, dice Saponaro, una "fattografia", cioè la "fotografia di un fatto"; se oggi le parole hanno perso di significato, se lo scrittore non è padrone delle parole, come si può raccontare? Sia per la fantascienza, sia per qualsiasi altro genere, siamo in crisi, perché non sappiamo più raccontare. È questa la mancanza di sangue.

Dicevamo che i racconti dell’antologia sono variati per stili e temi. Infatti non tutti i brani hanno un taglio sull’attualità: ci sono fantapologhi di vario genere. In Stanlio & Ollio, Terror Detectives per esempio, Valerio Evangelisti si ispira alla cronaca più recente e descrive l’attacco alle Twin Towers. In questo racconto fortemente sardonico, Stanlio e Ollio sono due computer particolari, che hanno la capacità di far tornare tutti gli uomini indietro nel tempo, in modo che si possa indagare sulle cause dell’attentato, per prevenirle. Si scoprirà chi è il vero responsabile, in un ironico finale.

Franco Ricciardello ci riporta molto più indietro, nell’antica Roma: in Frammenti degli occhi di Tiberio presenta due personaggi, un istruttore e una ragazza, che tramite la macchina del tempo si trasferiscono nel 133 a.C., in una sorta di missione "didattica". Scelgono di arrivare in un momento rappresentativo della storia romana, cioè nel giorno in cui Tiberio Gracco tenta di far approvare la legge Sempronia, che voleva restituire la terra ai contadini. La figura di Tiberio è fortemente simbolica, simbolico anche il colpo di scena finale…

Alberto Cola e Francesco Grasso presentano due differenti orrori della globalizzazione: il primo, ne Il funerale delle rose, si sposta nel Vietnam per narrarci una storia di mercato nero del midollo osseo; il secondo (Tra il Ruwenzori e il Nilo) ci trasporta in Africa, dove alcune multinazionali cercano di vendere, a governi africani corrotti, prodotti chimici grazie ai quali si cercherà di sterilizzare le donne a loro insaputa, per evitare che la popolazione aumenti.

Nel racconto di Giovanni Burgio, Anita, ambientato in parte ai tempi di Garibaldi, si narra di esperimenti con zanzare, per creare insetti che riescano a veicolare nuove malattie per le quali sono già pronti i vaccini. (Sembra fantascienza, purtroppo lo è solo fino ad un certo punto…)

Per Umberto Rossi, il 13 settembre 1980 in Italia c’è stata la Rivoluzione (Dall’altra parte); secondo Enzo Verrengia, invece, l’Italia del centro-sud è Islam dall’anno 883 (Luna verde). Vittorio Catani, a sua volta, ripropone un testo su quella specie di black hole che furono gli anni Ottanta; il suo racconto (uno dei pochissimi già editi del volume) apparve nel 1978 sulla rivista Robot, curata da Vittorio Curtoni.

Con Giulio Leoni, in Meraviglia, il bello della guerra, si torna a Bin Laden: che cosa troveranno alcuni militari italiani mandati in Afghanistan a stanare i terroristi dalle grotte? Qualcosa decisamente di inatteso. Nel racconto di Domenico Gallo Impossibile dormire la notte qui si seguono le fasi finali di un intervento militare NATO in Italia; con Gino Nardella e il suo racconto 1-2-X Files, ci spostiamo su un filone dichiaratamente fanta-umoristico, pur restando nel tema.

Come si sarà notato, molte sono le sfaccettature del fantastico e dei rapporti, diretti o anche soltanto suggeriti, tra personaggi e scenari della politica. E già il titolo della raccolta mostra l’intenzione principale: mettere passione nella scrittura. Come scrive ancora Catani, queste sono "pagine di una fantascienza che il futuro ce l’ha davvero nel sangue".                           

                                                                      Mariangela Cascavilla