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Il
terrorismo degli integralismi islamici e le risposte
della fantascienza
di
Antonio Scacco
Nel drammatico momento
storico che stiamo vivendo, contrassegnato dagli orribili
attentati perpetrati in danno di tanti innocenti ad opera
dei terroristi islamici, l'ultimo dei quali è quello di
Nassiriya del 12 novembre scorso, costato la vita a 19
nostri connazionali, ha senso parlare di fantascienza? Io
credo di sì, se partiamo dal presupposto che letteratura
e realtà formano un binomio inscindibile. Ora, chi più
della fantascienza può vantare un profondo legame con la
realtà d'oggi, la cui fisionomia materiale e spirituale
è stata forgiata, come ben sappiamo, dall'avvento della
scienza e della tecnologia? Chi più della fantascienza
affronta i problemi legati allo shock culturale della scienza o shock
da futuro (future shock)? Come non convenire con
uno dei più grandi scrittori di fantascienza, Isaac
Asimov, il quale soleva dire: "Per curare i mali del
presente, e nello stesso tempo conservare quanto
possediamo, occorre non già meno scienza, bensì più
scienza e scienza più intelligente [...]. Come
realizzare questa necessità? O meglio, come persuadere i
giovani a dedicarsi ai campi di studio che possono
condurre alla soluzione dei nostri problemi? [...].
Orbene, la fantascienza è per sua natura uno stimolo
efficacissimo"?1
Ma oltre ad essere una specie
di propedeutica alla scienza, la fantascienza ha altre
frecce al suo arco. Ricordo di aver letto, all'inizio
della guerra degli Usa contro il dittatore irakeno Saddam
Hussein, un articolo di U. Eco Le guerre sante:
passione e ragione, apparso sul quotidiano "La
Repubblica" del 5-10-2001, e di aver apprezzato lo
sforzo dell'illustre studioso di gettare acqua sul fuoco
dell'attuale crisi internazionale. Tuttavia, se è
assurdo e pericoloso teorizzare la superiorità e
l'inferiorità di razze, culture, religioni, ecc., è
innegabile che, oggi, il mondo è diviso come non mai.
Quella divisione, che Eco teorizzava per la società
occidentale nel suo famoso saggio degli anni Sessanta, Apocalittici
e integrati, è, ormai, a livello planetario: è
trasversale a popoli, nazioni, culture, religioni e,
addirittura, all'interno dello stesso individuo.
Ma qual è la causa
scatenante di questa tragica dicotomia? È la scienza
moderna che, dal XVII, cioè dalla rivoluzione
scientifica galileiana, ad oggi, agisce nella storia
dell'umanità come un vortice dalla forza inarrestabile,
che continuamente ne rimodella valori e istituzioni,
conoscenze e modelli comportamentali, livelli
occupazionali e classi sociali. Il guaio è che il tasso
di accelerazione impresso dalla scienza moderna alle
innovazioni, è molto elevato: si parla, addirittura, di velocità
esponenziale dei cambiamenti, di fronte alla quale il
nostro mondo mentale è impreparato. Noi, inconsciamente,
continuiamo a contare "con misure rigide, come se i
cambiamenti avvenissero sempre con lo stesso ritmo: come
se gli ultimi dieci anni fossero più o meno uguali ai
dieci anni precedenti, o a quelli ancora prima, o ai
dieci anni futuri. In realtà, è con diverso orologio
mentale che dobbiamo valutare tempi e misure [...]. Dalla
fine della guerra ad oggi, non sono passati trent'anni,
ma secoli o millenni"2.
Il vento del futuro ha
provocato un autentico terremoto tra i popoli
medio-orientali. Essi erano un tempo cittadini di un
potente e immenso impero: quello ottomano, e
consideravano l'Occidente una landa di barbari, con cui
era inutile e degradante intrattenere rapporti umani e
commerciali. Scrive Bernard Lewis: "Per molti secoli
il mondo islamico è stato all'avanguardia della civiltà
umana e delle sue conquiste. Il termine stesso di Islam,
fra i musulmani, era avvertito come sinonimo di civiltà:
oltre i suoi confini c'erano solo barbari e
infedeli"3. Per gli ottomani, il loro
modello culturale era superiore a quello di ogni altro
popolo, soprattutto perché era perfetta la religione
(l'Islam) che praticavano. Ma nel corso di cinque secoli,
il barbaro Occidente surclassò il mondo islamico.
La molla che ha consentito un
simile sorpasso è stata la scienza moderna, di cui
Avicenna, Avempace, Averroè, al-Ghazali, ecc. avevano in
pugno tutti gli elementi di sviluppo, ma non ottennero i
risultati, che invece, in Occidente, ottennero Galileo
& C. Probabilmente, furono decisivi i fattori di
natura religiosa, come ipotizza Edward Grant:
"Benché molti ecclesiastici, come sant'Agostino,
proclamassero la superiorità della Chiesa sullo Stato,
la Chiesa cristiana riconobbe e accettò la sua
separazione dallo Stato consentendo, in tal modo, lo
sviluppo di una filosofia naturale di orientamento laico.
Nell'Islam medievale, invece, mancava un autentico
governo laico, e Chiesa e Stato erano una cosa sola.
[...] La scienza è un'attività essenzialmente laica.
Là dove la religione è forte (come nel caso
dell'Islam), è molto probabile che essa domini
un'attività laica come la scienza, a meno che tale
attività sia riconosciuta come autonoma, sia protetta da
uno Stato laico, o sia vista con favore dalle autorità
religiose [...] nell'Islam medievale non esisteva nessuna
di queste tre condizioni"4.
È chiaro che non fa piacere
a nessuno perdere prestigio e potere, specialmente a
certa élite islamica della risma di un Bin Laden, che
sogna un impossibile ritorno alle glorie del passato, e
da ciò la causa scatenante della lotta spietata e
assassina che sta conducendo contro l'Occidente. Lo ha
ben messo in rilievo, l'indomani della strage di
Nassiriya, il giornalista Igor Man in un articolo dal
significativo titolo Bin Laden vuole un conflitto di
civiltà: "La strage annuncia una nuova guerra
culturalmente manichea: la civiltà del Ramadan schiava
del ricordo mitico dell'Andalusia vincente, contro la
società del futuribile e del presente consumista. Solo
che gli infedeli, tutti in mucchio: "brava
gente" e no, sono nella camera dei bottoni e non
sarà facile sloggiarli"5.
In conclusione, il confronto
non è tra l'Occidente e l'Islam, ma tra due modalità
conoscitive: da una parte, quella inaugurata dalla
scienza galileiana e, dall'altra, la conoscenza ordinaria
o conoscenza comune. Per dirla con Koyré, si è passati
dal mondo del pressappoco all'universo della precisione.
Che fare? Penso che anche per il mondo islamico sia
valida la tesi delle due culture in conflitto (quella
umanistica e quella scientifica) di snowniana memoria, e
che occorra gettare un ponte tra di esse. Ebbene, la
fantascienza è in grado di superare tale dicotomia, come
è dimostrato dalle trame di tanti romanzi, basate non
soltanto sulle scienze naturali (fisica, astronomia,
cosmologia, ecc.), ma anche sulle scienze umane
(antropologia, etnologia, sociologia, linguistica, ecc.).
Ma, soprattutto, occorre accogliere e diffondere la
lezione dello scienziato-filosofo Enrico Cantore S.J.,
contenuta nel suo saggio L'uomo scientifico (Ed.
Dehoniane, 1988), secondo cui la scienza è di per sé
umanizzante; tuttavia, da sola non basta ad umanizzare
l'uomo: essa infatti non contiene né indicazioni di
fini, né giudizi di valore. Ha perciò bisogno di
integrarsi con altre forme di esperienza: arte, filosofia
e, soprattutto, religione. Di tale lezione "Future
Shock" si sforza di essere divulgatrice.
N O T E
1 ISAAC ASIMOV,
L'odierna funzione della fantascienza, in
"Clypeus", VIII, 1, 1974.
2 PIERO ANGELA,
La vasca di Archimede, Garzanti, Milano 19824,
p.77.
3 BERNARD
LEWIS, Il suicidio dell'Islam, Mondadori
"Saggi", Milano 2002, p.6.
4 EDWARD GRANT,
Le origini medievali della scienza moderna,
Edizioni Mondolibri, Milano 2002, p.273.
5 IGOR MAN, Bin
Laden vuole un conflitto di civiltà, "La
Stampa", 14.11.2003, p.9.
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