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La base del logaritmo

(dis. di Davide Cattaneo)

                                                 di    Roberto  Furlani

Se non fosse stato per la barba candida ed ovattata si sarebbe potuto facilmente pensare che John Deslow fosse un ragazzino, visti la quasi totale assenza di rughe sul volto fresco e quegli occhi vispi e scintillanti d’una curiosità infantile quanto genuina. Invece era una dannata serpe di settant’anni del cui aspetto di apparente affabilità non ci si poteva fidare, e Peter Sinclear lo sapeva fin troppo bene.
A dispetto del suo sorriso permanente e delle amichevoli pacche sulle spalle che dispensava con generosità ai suoi subordinati, in Deslow Sinclear coglieva una natura viscida e parassita, disposta a calpestare ogni valore umano pur di raggiungere i suoi scopi, magari facendosi scudo della causa scientifica.
Eppure prima di cominciare a lavorare con lui Sinclear, come tutti gli altri studenti dalle belle speranze, nutriva per quell’uomo un’ammirazione profonda, quasi una vera e propria adorazione in tributo ad una persona meritevole di non aver acquisito presunzione e pienezza di sé nemmeno quando il suo genio era stato pubblicamente riconosciuto.
In seguito Sinclear comprese di aver visto soltanto la superficie di Deslow, la parte di facciata, epidermica, quella della sua brillantezza intellettuale e del modo di rapportarsi con gli altri, senza aver scavato però nella sfera dell’umanità e della coscienza di quell’uomo.
Quando si trovò a lavorare gomito a gomito con lui scoprì invece un risvolto inaspettato di Deslow, quello del ricercatore dalla sete insaziabile di scienza, per placare la quale sarebbe stato disposto a passare sopra qualunque regola dettata dalla morale e magari anche dalla legge.

Sinclear ricordava nitidamente il giorno in cui Deslow gli aveva fatto raggelare il sangue nelle vene, quando con la consueta aria bonaria celò l’orrore di quanto diceva nello svelare la natura delle proprie ricerche.

- In realtà affermare che qui ci occupiamo di ricerca e sviluppo nel campo delle intelligenze artificiali è semplificativo e, se permettete, riduttivo - fece Deslow rivolto agli operatori neo-assunti, tutti appena laureati e smaniosi di scoprire qualcosa di utile per il mondo. Tra di loro c’era anche Sinclear, che non poté fare a meno di notare come le parole ponderate e sofisticate dello scienziato contrastassero con l’entusiasmo fiero rivelato dal viso, simile a quello di un bambino che si pavoneggia con i genitori per aver costruito un castello di sabbia particolarmente riuscito.

- Vedete ragazzi - proseguì Deslow dando l’impressione di voler diradare lentamente il mistero, forse per assaporare meglio le proprie parole - lo scopo dell’uomo è sempre stato quello di creare qualcosa in grado di opporsi validamente a lui come entità senziente, dando così origine ad un precario equilibrio. Forse perché limitare il senso di onnipotenza della razza umana significa limitarne anche l’ossessione della responsabilità, della solitudine o di qualsiasi altra cosa. Sta di fatto che è così, ma c’è un particolare: non basta che il contraltare sia intelligente, ma dev’essere soprattutto vivo e come tale soggetto alla paura, alle malattie e alla morte.

Deslow fece una pausa ad effetto, durante la quale i giovani (spaiati tra le file ordinate di computer perennemente accesi) si scambiarono occhiate perplesse: non avevano proprio idea di dove lo scienziato intendesse andare a parare.

- Beh, in fin dei conti l’idea della clonazione nasce proprio su questo principio - riprese Deslow volendo suggellare la propria tesi. - Ed è proprio su di esso che si basano gli studi di cui ci occupiamo qui. Perciò al Centro non stiamo concentrando i nostri sforzi sull’intelligenza artificiale nel senso canonico del termine, bensì su quella che potremmo indicativamente chiamare vita artificiale.

L’espressione radiosa di Deslow tradì un atteso compiacimento nel sentire il leggero brusio di bisbigli stupefatti dei giovani collaboratori, increduli e smarriti davanti a dichiarazioni dal sapore di utopia scientifica piuttosto che di scienza.

Lo stesso Sinclear, in effetti, aveva l’impressione di assistere ad un monologo a proposito di una strada accademicamente interessante ma impraticabile nel concreto.

Tuttavia le parole di Deslow meritavano d’essere ascoltate per il fascino dell’argomento (metafisico o meno) e per l’autorevolezza di chi lo stava trattando.

- Immagino starete pensando di ascoltare le farneticazioni di un pazzo - ricominciò Deslow: il suo sorriso adesso aveva un che di divertito ed un che di delirante eccitazione. - Però, vi assicuro, la direzione che stiamo seguendo può portarci a dei risultati notevoli per la ricerca fine a se stessa e magari non solo.

Sinclear avrebbe voluto chiedere cosa intendesse con quel "non solo", ma l’attimo di esitazione di troppo gli fu fatale perché lo scienziato aveva già ripreso a parlare.

- Si tratta di una possibilità da non trascurare, per quanto possa sembrare complicata nella realizzazione. E ad onor del vero lo è, ma il vero scienziato non si ferma alla prima difficoltà, vero?

La domanda era chiaramente retorica, un invito ad impegnarsi con dedizione come faceva lui senza perdere la pazienza davanti agli innumerevoli contrattempi cui inevitabilmente quei giovani si sarebbero trovati di fronte. Sulle labbra di alcuni di loro, Sinclear compreso, fiorì un fuggevole sorriso, in un’effimera evasione dallo stato di trance avida e curiosa in cui Deslow li aveva gettati con un’abilità da intrattenitore insospettabile.

- Da un punto di vista concettuale e matematico però si tratta di una considerazione molto semplice e cercherò di riassumervela in poche parole. Come immagino sappiate tutti l’essere vivente, o meglio qualunque materia organica, è costituita da un DNA. E magari da un RNA, un RNA messaggero e qualsiasi altra cosa vi piaccia: siamo degli informatici, mica dei biologi!

Se non fosse stato completamente assorbito dalla teoria di Deslow, Sinclear si sarebbe meravigliato dell’attitudine di quell’uomo nello smorzare i toni con piacevole ironia perfino quando illustrava argomenti delicati di scienza d’avanguardia.

- Bene, ora la domanda è: che cosa sono le basi azotate del DNA?- altra domanda retorica, perché immediatamente si rispose: - Sono delle informazioni genetiche. E cos’è per definizione il bit? È un’informazione digitale, cioè un dato che può assumere due valori: uno e zero, alto e basso, acceso e spento. L’idea sulla quale si fondano gli studi sulla nostra intelligenza artificiale…- fece una sosta appena percettibile. - Pardon, vita artificiale, è quella di tradurre l’acido desossiribonucleico in una lunga serie di bit affiancati, un codice enorme da cui trarrebbe origine una forma di vita nuova, non più organica ma elettronica, digitale.

Era vero, il ragionamento era semplice, ma Sinclear credeva di poter intuire le difficoltà d’attuazione di cui aveva fatto cenno in precedenza Deslow, e presto (ne era certo) i suoi sospetti avrebbero ricevuto l’inconfutabile conferma.

- Naturalmente se analizzassimo al microscopio un piccolo filamento di DNA per dieci anni riusciremmo a non capirne nulla, perciò nel progetto di cui ci occupiamo possiamo contare sulla collaborazione di una sezione speciale del Centro di Biologia e Genetica, sotto la responsabilità diretta del professor William Hackerman, un tipo lunatico e musone ma decisamente competente nel suo settore.

"Uno strano modo di presentare le referenze di un esimio scienziato," riflettè Sinclear, ormai disarmato dalla stravaganza del coordinatore del progetto per il quale lavorava.

- Il problema - fece inesorabile Deslow - è che le basi azotate che compongono il DNA umano sono tante, e se la mappatura del genoma ha chiarito il significato delle sequenze ed ha reso possibile il nostro lavoro, non ha di certo ridotto l’elevato numero di informazioni di cui è composta la vita organica.

Diede un colpo di tosse: il volto non si era rabbuiato completamente, però appena aveva cominciato a parlare dell’intoppo in questione aveva perso un po’ del brio presente fino a pochi istanti prima.

- Tra l’altro le basi azotate non possono essere tradotte in bit in rapporto uno ad uno, e questa è la complicazione maggiore dell’intero disegno. Infatti le basi azotate sono di quattro tipi: adenina, guanina, citosina e timina (o uracile nell’RNA), mentre i livelli che possono essere assunti da un bit sono solo due: zero ed uno. Se vogliamo rappresentare N possibilità con le basi azotate dovremo utilizzarne il logaritmo in base quattro di N, mentre se vogliamo rappresentare lo stesso numero di possibilità con dei valori digitali sarà necessario avvalersi del logaritmo in base due di N di bit. Sapete cosa significa questo?

Le facce da cane bastonato degli astanti erano la risposta più eloquente possibile.

Adesso il sorriso di Deslow parve a Sinclear l’espressione di chi era rassegnato ad una realtà dura d’accettare già da tempo e adesso cercava di confortare coloro l’avevano appena scoperta.

- In pratica, sfruttando il fatto che l’adenina può associarsi solo con la tinina e la guanina può associarsi solo con la citosina tramite una logica complementare, per avere mille possibilità sono necessarie cinque basi azotate e ben dieci bit. Ma il numero di basi azotate non è cinque, bensì diversi miliardi e i bit di conseguenza debbono essere in quantità enormemente maggiore, ciascuno con una determinata funzione e ciascuno indispensabile. Ovviamente, un’operazione del genere richiede anni di studi, un processo lungo e frustrante, perlopiù meccanico che dura già da un paio d’anni e che continuerà ancora per parecchio tempo. Quindi se vi illudevate di divertirvi, toglietevelo dalla testa il prima possibile.

Era vero, non sempre il lavoro nel campo della ricerca era entusiasmante, e le spiegazioni di Deslow fecero capire a Sinclear che nel corso degli anni successivi la sua vita non sarebbe stata meno routinaria e ripetitiva di quella di un impiegato. Ogni giorno avrebbe completato una piccola frazione del DNA di un nuovo tipo di essere senziente, ed ogni giorno i progressi da lui apportati sarebbero stati minimi, a malapena visibili, nonostante la loro essenzialità.

Non era questa, però, la causa del senso di nausea che stranamente aveva cominciato a pervadere Sinclear all’improvviso: certo, la sensazione di dover costruire un oceano versando una goccia al giorno sarebbe stata un motivo sufficiente per deprimere chiunque, ma c’era dell’altro e lui lo sapeva benissimo.

Deslow aveva dichiarato che il progetto veniva ufficialmente contemplato tra i rami di ricerca e sviluppo nell’ambito delle intelligenze artificiali solo per una questione di semplicità, ma non era così. Se fosse emersa la vera natura degli studi di Deslow all’opinione pubblica e alla stampa, quell’opinione pubblica e quella stampa che continuavano ad aborrire la sola ipotesi della clonazione umana, gli avrebbero impedito in tutti i modi di proseguire il suo lavoro, perché (si rese conto Sinclear mentre un brivido gelido gli percorreva la schiena) quell’uomo stava passando irriguardoso sopra la bioetica internazionale, giocando sul significato elusivo di vita.

E la cosa peggiore era che nessuno glielo poteva impedire.

* * *

Quanti anni erano trascorsi da quel giorno? Cinque? Sette? Poteva sembrar strano, ma ne aveva completamente perso il conto, tanto erano state giornate identiche in cui aveva trasformato piccole sequenze di basi azotate in sequenze di bit un po’ meno piccole, dopo aver ricevuto le opportune indicazioni dagli uomini di Hackerman.

Il tempo era scivolato via rapidamente senza lasciare traccia di sé, mentre la vita dell’operatore informatico era diventata insipida, priva di gioie o dolori, ma condita solamente dalle continue conversioni con cui veniva completato di volta in volta un minuscolo tratto di DNA. Variabili a quattro e a due livelli possibili gli erano entrate nella pelle, avevano penetrato le ossa ed erano andate ad infradiciargli tutti gli organi, senza dargli alcuna possibilità di liberarsene mai.

Ora però Sinclear vedeva davanti a sé Kathy, la vita artificiale da lui creata nel corso di quegli anni vuoti, dall’aria inquieta nella sua proiezione olografica. Cercò in tutti i modi di convincersi che quello non era un ologramma, ma una proiezione olografica di qualcuno di non meno vivo di lui, però avrebbe voluto cingerne la figura, strapparne la pelle e mettere le dita nelle sue interiora pur di vedere fiumi illimitati ed inarrestabili di zeri ed uni. Frenò l’impulso, bollandolo come una perversione assurda ma comprensibile per un uomo che per anni aveva lavorato con flussi di dati inesplicabili.

Almeno avesse potuto vedere una delle parti del corpo di quella neonata digitale di cui si era occupato: gli sarebbe bastata una manciata di numeri binari in fila, un’unica giornata di lavoro.

I vagiti di Kathy parevano assolutamente identici a quelli di qualunque altra bambina in fasce, ma lei non era una lattante comune, per quanto gran parte dei colleghi di Sinclear sembrassero non darne troppo peso: le ronzavano attorno cercando di distrarla facendo i buffoni con scarsi risultati e sogghignavano tra loro ogni qualvolta la piccola sembrava prestargli per qualche attimo attenzione. Forse comportandosi in quella maniera speravano di espiare la colpa di essere andati consapevolmente oltre il limite consentito dal buon senso, elevandosi allo stato di divinità nel creare altra vita; una macchia della quale Sinclear non era mai riuscito a sbarazzarsi e con cui aveva convissuto in tacita sofferenza per tutti quegli anni.

Adesso invece avvertiva un fastidio insopportabile nel vedere l’immagine che copriva ed oscurava banalmente tutti i numeri binari posti diligentemente da lui in quel periodo interminabile di lavoro noioso e monotono, e provava un fastidio ancora maggiore nel pensare che l’esistenza di Kathy era un abuso, una violazione ai principi della scienza d’ogni tempo.

Osservando quel corpicino di luce proiettata Sinclear si accorse di provare un profondo disprezzo per se stesso, forse lo provava da tanto tempo ma non ci aveva mai fatto caso, l’aveva lasciato latente nell’inconscia convinzione che sparisse presto definitivamente nel nulla. Ed invece no, era bastata la figura olografica di una neonata a far riemergere quel sentimento con più violenza di prima, perché gli ricordava di aver colto immediatamente la superbia delle intenzioni di Deslow e di non essersi sottratto a partecipare ad una ricerca che sapeva essere sbagliata.

Per quanto avesse cominciato a deplorare i metodi di Deslow nel momento stesso in cui aveva scoperto lo stratagemma che aveva adottato per raggirare le istituzioni facendo apparire il suo operato ben diverso dalla realtà, Sinclear aveva involontariamente seguito l’esempio del suo mentore, mettendo la propria vita privata in un ripostiglio introvabile e dedicandosi interamente al lavoro.

Gli anni passavano in fretta e talora gli capitava di accorgersi con rammarico di non avere nient’ altro, di non aver costruito nulla e di non aver affatto vissuto appieno: probabilmente sarebbe stato più felice se avesse messo su famiglia, se avesse coltivato delle amicizie e se si fosse dedicato a qualche hobby, ma si era lasciato ossessionare dalla sua professione e da quei bit che talvolta ritrovava persino in sogno. Ed ora il risultato dei suoi sforzi stava dinanzi a lui nella sua forma più completa: quella bimba era il riassunto di tanti anni della sua vita, delle sue ambizioni, delle sue speranze e delle sue frustrazioni abilmente represse; era nata da lui, e c’era tutta l’anima di Sinclear in quella creatura così bella e speciale.

Quella, in qualche modo, era sua figlia.

* * *

- Peter, giochi con me?

Kathy aveva tre anni e non era mai uscita dal Centro, non aveva mai corso spensierata sui prati né giocato con altri bambini. Ma non c’erano altri bambini come lei, i suoi unici compagni di gioco erano la sua famiglia, quelle persone in camice bianco che correvano continuamente su e giù e raramente avevano tempo per lei.

- Mi dispiace - dissentì Sinclear con un sorriso di circostanza. - Devo lavorare, adesso. Chiedi a Brian.

La bambina indossò un broncio un po’ buffo con cui espresse efficacemente il proprio disappunto per la risposta di Sinclear, ma lui era già sparito per sedersi davanti ad un monitor, nell’elaborazione di un nuovo software da implementare ai tipi correnti di intelligenza artificiale.

Si sentiva un po’ in colpa per la solitudine ingiusta e forzata di Kathy, d’altra parte cercava di giustificarsi pensando che non l’abbandonava per disinteresse o negligenza, bensì per lavoro, come faceva probabilmente qualunque altro papà al mondo. Erano proprio i rimorsi di Sinclear che sporcavano il suo rapporto con Kathy, perché era conscio del motivo per il quale era nata, ma stranamente Kathy sembrava essergli affezionata ben più di quanto amasse gli altri del Centro, molto più allegri e divertenti di lui.

Decise di smettere di pensarci, avviò un’applicazione ad alto livello e provò a concentrarsi su quanto si apprestava a fare. Si trovò immediatamente di fronte a fluttuazioni digitali irruente ed estemporanee, alle quali era tuttavia troppo abituato per venirne travolto.

Non ebbe però il tempo di scrivere una riga di codice, perché qualcuno gli diede una pacca sulla spalla; Sinclear si voltò e vide un collega dall’aria particolarmente turbata.

- Micheal - disse Sinclear, interrogativo. - Che succede?

- Hai sentito la novità?- sussurrò l’altro.

- A cosa ti riferisci?

- A Kathy - rispose Micheal sempre più agitato. Gli occhi sanguigni e la voce roca dell’uomo misero l’interlocutore in uno stato di forte apprensione. - Sembra che Deslow ed Hackerman abbiano deciso di provocarle un cancro tuttora inguaribile per tentare su di lei delle medicine sperimentali digitalizzate.- Fece un istante di pausa, in cui Sinclear si sentì incapace di respirare, per aggiungere con amarezza: -Vogliono usarla come cavia.

Sinclear spalancò gli occhi, stordito come se gli fosse appena esploso un grosso petardo vicino all’orecchio: non riusciva a credere a quanto aveva sentito.

- È impossibile - replicò, mentre una paura autentica e febbrile s’impadroniva di lui.- Non possono trattare Kathy come una bestia.

- Possono, eccome - dichiarò laconico Micheal. - In questo modo Hackerman eviterebbe le proteste sempre più pressanti degli animalisti ed i risultati delle sue sperimentazioni sarebbero ben più affidabili rispetto a quelli ottenuti testando i medicinali organici su qualsiasi scimpanzé, mentre Deslow avrebbe la possibilità concreta di creare nuovi tipi di attacchi alle intelligenze artificiali e nuovi rimedi. In fondo nessuno, all’infuori di noi del Centro, sa dell’esistenza di Kathy.

Sinclear rimase interdetto, assalito da un’afflizione indicibile: Micheal aveva ragione, quei bastardi potevano veramente ammazzare Kathy in maniera tanto brutale, non si sarebbero fermati di certo davanti ai pianti e alle suppliche disperate di una bambina creata apposta per essere uno strumento impotente nelle loro mani.

Ma per Sinclear Kathy non era più soltanto il risultato di un accurato studio scientifico, era qualcosa di estraneo al suo lavoro da quando, tre anni prima, aveva visto la sua proiezione olografica davanti a sé.

Quella bambina era tutta la sua famiglia ed il riscatto per quanto la scienza gli aveva tolto per sempre.

Come poteva permettere a Deslow e ad Hackerman di ucciderla tra le più atroci agonie?

* * *

Spesso e volentieri chi si occupa di informatica viene sottovalutato, visto come qualcuno incapace di qualsiasi cosa senza un mouse ed una tastiera sotto le dita, ma non sempre è così.

Per esempio Sinclear sapeva perfettamente come provocare un corto circuito in grado di incendiare l’intero Centro presso cui lavorava, e aveva intenzione di dimostrarselo.

Avrebbe carbonizzato computer e strumenti di laboratorio per milioni di dollari e lui stesso avrebbe perso la vita nel rogo, nella morsa tentacolare di lingue di fuoco che contemporaneamente sarebbero state le sue assassine ed il mezzo per fermare le follie di Deslow.

Anche Kathy sarebbe morta, tutti quei sistemi di equazioni logaritmiche sarebbero andati perduti nel nulla, ma perlomeno non avrebbe conosciuto il calvario del cancro e dei tentativi ciechi di Hackerman per guarirlo.

Sinclear aveva il cuore in gola, spaventato da quanto stava per fare, consapevole di aver trovato la libertà dall’inestricabile dedalo di disperazione costruito dalla scienza più spietata solo al di là della propria morte e di quella della sua bambina.

Non riuscì però a trattenersi dal darle ancora uno sguardo e andò ad osservarla mentre dormiva tranquilla, nella quiete fornita dalla notte e dai neon spenti del Centro.

La bimba sentì i passi e si svegliò, stropicciandosi gli occhi intorpiditi dal sonno.

- Ciao Peter - disse con voce fievole e confusa, quasi un bisbiglio.

- Sono qui - rispose Sinclear, rassicurante. - E adesso non ti lascerò mai più da sola.

Kathy sorrise e sollevò lentamente le palpebre, restituendo all’uomo in un unico istante anni interminabili di lavoro, di rinunce, di vuoto.

Sinclear riteneva quei momenti dissolti come un raggio di luce fioca nella nebbia ed invece tornarono a lui, inaspettati ed impetuosi, quando fissò quegli occhi azzurri che gli apparvero per la prima volta com’erano veramente.

Piacevole e inarrestabile, come si trattasse di una brezza nuova e suadente, l’ultima pioggia torrenziale di cifre binarie lo investì, lavando la sua anima dalla paura per l’imminente fine.

ROBERTO FURLANI è nato il 20 gennaio 1982 a Trieste, dove studia all’università presso la facoltà di ingegneria elettronica, pur essendo fortemente attratto anche dalla cultura umanistica. Ha pubblicato racconti su antologie come "Trieste –18", "Raccontare Trieste 2001 – (Co)scienza e fantascienza", mentre nel 2000 si è piazzato in finale alla sezione fiction del "Premio Courmayeur" e ha ricevuto una segnalazione al "Premio Alien". Nel 2003 ho esordito su "Futuro Europa", ma il suo lavoro più importante nell’ambito della fantascienza è senz’altro la direzione della rivista telematica "Continuum" (http://members.xoom.virgi-lio.it/continuum), che ospita alcune delle firme più prestigiose del panorama fantascientifico italiano.