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  VITTORIO CATANI (a cura di), Il futuro nel sangue: 19 fantapologhi sul Potere, R&D, 2003, pp. 351, € 9,00.

La raccolta di racconti fantascientifici Il futuro nel sangue è emanazione della rivista Carmilla, "letteratura, immaginario e cultura d’opposizione", http://www.carmillaonline.com/, che appare impegnata in primo luogo contro le forze socio-politiche di centro-destra; ed è questo, di norma, il Potere di cui al titolo, contro il quale s’indirizzano gli autori.

L’antologia s’apre col racconto Stanlio & Ollio, terror detectives di Valerio Evangelisti, il cui anti-americanismo è ben noto. Stanlio e Ollio sono i soprannomi di due computer da guerra sperimentali della Difesa americana, capaci di viaggiare nel tempo. Nel vano tentativo di cambiare la storia, l’attentato alle Torri gemelle avverrà egualmente, attuato da figure domestiche, ben diverse da quelle dei seguaci di bin Laden. Premesso che non ritengo che la categoria racconto sia minore del genere romanzo, l’autore si presenta qui, a mio sentire, a livello nettamente inferiore che nelle ben note opere basate sul truce inquisitore Eymerich.

Frammenti degli occhi di Tiberio di Franco Ricciardiello è un – forse troppo lungo – racconto sul tema dei viaggi nel tempo. Si tratta di semi-illegale turismo temporale. Mèta per i personaggi, la Roma dell’epoca dei populisti Gracchi. La protagonista tornerà al proprio secolo con un souvenir impegnativo che forse, se buon sangue non mente, influenzerà la politica futura.

Alberto Cola ci presenta Il funerale delle Rose, ambientato in un violento Vietnam prossimo venturo, ormai del tutto americanizzato a causa dell’economia globale, tanto che il protagonista ironizza sulla guerra che gli Stati Uniti avrebbero potuto tranquillamente risparmiare e risparmiarsi a suo tempo, se avessero confidato nella pura e semplice legge di mercato. A varie atrocità, tra cui l’espianto forzoso a bambini di midollo da immettere sul mercato dei trapianti, si contrappongono giovani terroristi presentati come gli ultimi idealisti. Mi sembra però che la persona umana, nonostante le buone intenzioni, non appaia.

In Amore, rivoluzione e la teoria dei bisogni, di Claudio Asciuti, la verosimiglianza è, a mio sentire, poca. Appare improbabile la dittatura fascista che l’autore descrive, una tirannide prossima promanante dall’attuale governo italiano di centrodestra: come durante il ventennio, giuramenti allo Stato fascista da parte dei professori, pena altrimenti il licenziamento, perdita del posto in genere per i non iscritti al partito, polizia-gestapo e simili altre cose. Oltretutto, oggigiorno i mezzi di manipolazione e di stordimento consumistico di massa consentono al grosso capitale e ai suoi alleati politici dei risultati ben superiori a quelli della violenza fisica; inoltre, solo tiranni sprovveduti intitolerebbero, come qui, piazze a Mussolini invece che, ad esempio, alla Libertà o alla Democrazia, e basti citare l’ex Unione Sovietica democratico-popolare; né, d’altronde, avverto nel racconto un’intenzione d’ironia. Ancor meno probabile mi pare la rivoluzione comunista che lo conclude, non solo perché ormai su quell’ideologia la storia s’è pronunciata, ma, pur volendo tralasciare il fatto che l’ideale, malauguratamente, nell’attuale società riguarda pochi, nessuno, quanto meno, vorrebbe oggi cadere in un sistema di miseria quale si rivelò dappertutto quello comunista: il nichilismo dell’attuale società consumista è davvero un enorme problema, ma non si combatte tale materialismo con una rivoluzione comunista, oltretutto volta di fatto, per ragioni economiche, all’altrettanto intollerabile pauperismo; semmai, tentando di diffondere valori trascendenti, a poco a poco, nel corso delle generazioni.

In Anita di Giovanni Burgio, si parla di guerra batteriologica del tempo che fu, il rivoluzionario anno 1848, tramite l’allevamento di zanzare assassine, non senza conseguenze per il presente; sullo sfondo troviamo la fuga di Garibaldi attraverso le valli di Comacchio. Luca Masali sfiora l’horror nel suo racconto Enver e la principessa. Tramite un linguaggio assai crudo, tesse una storia di scafisti albanesi e di ragazzine destinate alla prostituzione, di vivi e di non morti, e di vivi-morti come, nell’animo, i nemici dell’amore sfruttatori del prossimo.

Dall’altra parte mi sembra uno dei migliori racconti dell’antologia. Umberto Rossi ci parla, come l’Asciuti, di rivoluzione comunista, qui solo alternativa e che nel 1980 ha creato un universo parallelo, un’alter-Italia comunista; la violenza non sembra aver fine in quel mondo, eserciti di sinistra e di destra continuano a battersi. Al comunismo, tutto sommato, il Rossi pare destinare la sua simpatia, confrontandolo col nostro mondo consumistico iper-liberista. Mi parrebbe però un po’ tarda la data 1980, seguente quell’assassinio di Aldo Moro che alienò le simpatie di tanti per la sinistra violenta; forse fino al 1977 sarebbe stata ancora possibile una rivoluzione, gli stessi terroristi godevano della benevolenza dei più estremisti fra gl’italiani comunisti i quali collaboravano, di fatto, con loro, operando vessazioni nei luoghi di lavoro contro i non comunisti che definivano, tutti, fascisti; ed erano veramente tanti quei simpatizzanti; ma, sottolineo, non più dal ’78, sebbene l’Italia dovesse subire ancora alcuni anni di gravissima violenza terroristica, spargendosi sangue di cittadini a causa di quello ch’era detto allora lo sparare nel mucchio.

In Luna verde Enzo Verreggia immagina l’Islam dominatore dell’Italia centro meridionale da più di mille anni e che si confronta col Settentrione della Madunina: una conquista che avrebbe potuto davvero avverarsi, ché i musulmani erano – e i loro attuali fondamentalisti sono – determinati ad assoggettare l’Occidente; in quel tempo eliminando così il Cristianesimo, mentre oggi l’obiettivo sembra essere piuttosto il consumismo, dall’Occidente insinuatosi in Stati islamici con gravi danni per la loro tradizione religioso-politica: poiché la nostra società non è più cristiana bensì neopagana-magico-godereccia, inesatto sarebbe parlare di guerra tra religioni come qualcuno aveva fatto dopo l’attacco alle due Torri di New York.

Giulio Leoni, in Meraviglia, il bello della guerra, ci conduce nell’anno 2010. L’Occidente è da gran tempo in conflitto con l’Islam e pure truppe italiane sono in armi, in varie parti del mondo. Qui siamo in Afghanistan. La guerra dev’essere assai sanguinosa, visto che vengono ormai richiamati alle armi anche i quarantenni, come i personaggi della nostra storia. Berlusconi è sempre al potere, e questa è una costante di vari racconti dell’antologia. I soldati della violentissima e nichilista pattuglia italiana protagonista, che assomigliano ai corpi speciali d’assalto statunitensi di certi film, nell’intento d’asfissiare eventuali nemici nascosti in una caverna, tra cui potrebbe celarsi un bin laden, entrano – "Apriti sesamo!" – in un dorato e allucinato mondo all’Alì Babà – forse un’arma segreta del nemico? – che avrà la meglio sulla loro psiche, già indebolita dall’idea di guadagnarsi l’enorme taglia posta su quel terrorista: il Potere del denaro usato contro gli avidi occidentali?

Francesco Grasso è l’autore di Tra il Ruwenzori e il Nilo, di cui è protagonista un ex estremista di sinistra ricercato dall’Interpol che s’è rifugiato nella violenta Africa delle lotte tribali, finanziate da capitali occidentali. Sotto un presunto intento umanitario, il blocco dell’esplosione demografica, il potere cerca d’assoggettare il popolo con un biologico ricatto. Coscienza sporca, di Nico Maccentelli, mescola il genere del racconto di fantasmi con quello fantascientifico. Si tratta di spettri originati dalla tecnologia di guerra: una sorta, forse, d’allegoria del nulla che si cela in ogni conflitto sotto l’apparenza di materiali vantaggi da conquistare.

Giuseppe O. Longo, in Il reddito della vergogna, racconto epistolare, ricorda al lettore che pure in Italia, durante la seconda guerra mondiale, ci fu un lager nazista con tanto di crematorio, a Trieste, ottenuto adattando lo stabilimento industriale Risiera di San Saba e il suo forno industriale all’orrendo scopo. Il reddito della vergogna è il guadagno che viene ai nazisti, tra cui SS italiane, dallo sfruttamento fino alla morte dei prigionieri. Mi risulta che, storicamente, la Risiera fosse un campo di transito di ebrei e altri prigionieri verso i lager di lavoro e annientamento austriaci e tedeschi, non programmato per lo sterminio data l’abborracciata attrezzatura di cui era dotato, pur riuscendo lo stesso a produrre direttamente molti cadaveri, bruciati nel citato forno. La figura del protagonista-scrivente mi ha richiamato, un poco, quella del Kafka. Carlo Formenti è l’autore de Il guano liberatore, ambientato tra circa un secolo, in un’Italia dove governa Berlusconi XIII, ennesimo clone di Silvio I ottenuto dai genetisti d’una Forza Italia ormai, verosimilmente, inamovibile dalla poltrona di comando. Il lettore vedrà in quale inaspettato, informatico e genetico modo cadrà invece quel governo.

In Impossibile dormire la notte qui di Domenico Gallo, una milizia regionale del nord distrugge negozi di stranieri e di meridionali; c’è spirito di ribellione in Italia, contro il governo, c’è addirittura guerra civile; ma pure nelle altre nazioni si trovano disobbedienti contro il sistema. Internet appare ormai solo più come un enorme luogo di siti pornografici nei quali la donna è vista come una cosa, non come persona, siti le cui immagini lascive l’autore descrive più volte, minuziosamente, creando per la verità un po’ di fastidio in chi, non essendo più da un pezzo un curioso adolescente immaturo, voglia solo leggersi un racconto di fantascienza.

Amici di Roberto Sturm sfiora il tema del doppio. Pur mantenendosi, nel corso del racconto, apparentemente distinte le figure dei protagonisti, due amici per la pelle di cui uno, si saprà, ormai morto, infine l’identificazione, causa il mondo virtuale in cui il sopravvissuto penetra col suo casco e guanto, diverrà tale da non consentirgli più di capire chi egli stesso sia dei due. Direi che si tratti qui, di fondo, del Potere della tecnologia. 1 – 2 – X Files è un racconto grottesco in cui Gino Nardella gioca col tema dell’alieno sbarcato sul nostro pianeta e inseguito da polizia e militari, tra i quali un generale Pattone il cui cognome, probabilmente, vuol richiamare la figura dell’americano Patton. L’extraterrestre, un vegetale intelligente, era venuto sulla Terra per sfuggire alla tirannide nel suo pianeta, ma peggio che vanamente; egli infatti, se non cadrà nella proverbiale brace dalla padella, tuttavia finirà nella seconda, a friggere.

Nicoletta Vallorani è l’autrice di Taboulhe, racconto con tema trapianti e mercato degli organi a favore dei soli ricchi, in un’atroce società dove, come s’intuisce, è sparita per iniziativa degli ultra liberisti e a imitazione degli Stati Uniti quella grande nostra conquista sociale che è l’assistenza sanitaria nazionale – per inciso: checché si senta dire in contrario, assai ben funzionante, come dovetti sperimentare per gravissime ragioni –: io penso che qualunque governo che provasse non dico ad abolirla, ma solo a sminuirne significativamente l’efficienza, ne resterebbe affossato. Nella società prossima ventura di questo racconto, invece, la salute si paga in contanti e solo chi può compra, per così dire, trippe fresche da sostituire alle proprie parti anatomiche deteriorate, allungando di molto la propria vita, addirittura tendendo a vivere per sempre: entra qui in gioco il tema dell’illusione della vita eterna grazie alla sola opera umana, anziché per intervento trascendente. I molti malati che non possono comprarsi parti di corpi, periscono; ma c’è chi non si rassegna e gli organi, li rapina uccidendo il prossimo, in particolare i deboli, come i barboni: nell’intenzione dell’autrice, forse, più come forma di ribellione alla società che d’egoismo; tuttavia, anche qui la persona è assente.

La figlia scomparsa di Silverio Novelli è uno dei più eccentrici racconti della raccolta e, per me, non tra i più divertenti: un uomo apparentemente comune di nome Angelo che, forse, non è solo un uomo, e situazioni anomale che devono essere normalizzate con interventi straordinari.

Ultima, un’interessante opera del curatore dell’antologia, Vittorio Catani, Il pianeta dell'entropia, già pubblicata sulla rivista "Robot" nell’ormai lontano, fatale 1978 e, adesso ch’è ormai nota la storia degli ultimi venticinque anni, riproposta. Nel racconto si tratta d’un’Italia nella quale coloro che, negli stessi anni, io definivo i "borghesi dirigenti comunisti" hanno infine conquistato il potere e lo esercitano autoritariamente, tradendo l’ideale comunista. Per il Marx, alla fine d’un certo periodo di comunismo si sarebbe passati al vero socialismo – una sorta di Comunione laicista, direi –, lo Stato sarebbe caduto e si sarebbe realizzata appieno la libertà da ogni bisogno, come d’altronde auspicava il Bakunin, ma senza quel passaggio intermedio. Sappiamo cosa successe invece nella realtà, in tutti i paesi comunisti; non è infatti la presunta società buona a mutare l’uomo in meglio, come credeva il Marx, ma è l’essere umano a improntare qualunque società del suo naturale egoismo, superabile solo se l’ideale politico s’accompagni a quello trascendente. Secondo l’autore, come mi pare di capire, nell’Italia parallela il comunismo è tuttavia apportatore di benessere materiale, così come il capitalismo privato imperante in altri Paesi; ed ecco che un certo numero d’idealisti si ribella a tutte le società del consumismo, tanto comuniste quanto liberiste.

Come avevo detto, obiettivi dell’antologia "Il futuro nel sangue" sono i governi autoritari di centro-destra; però, all’apparenza stranamente, la quarta di copertina, citandone la massima

La guerra è pace

L’ignoranza è forza

La libertà è schiavitù,

richiama il romanzo 1984, opera che descrive una dittatura para-staliniana, sia pur, a mio sentire1, con un occhio a La Repubblica di Platone2. A ben vedere però, non si tratta d’un’ambiguità nuova: nella prima traduzione italiana di quel romanzo orwelliano, la parola comrade, compagno3, riferita ai sudditi del Grande Fratello, era stata tradotta con camerata; era dunque potuta sorgere l’idea già allora, nel lettore italiano, di trovarsi di fronte a un sistema nazi-fascista, non comunisteggiante, idea che, forse forse, potrebbe essersi fossilizzata nel comune sentire.

Caratteristico di quest’antologia è il sentimento dell’angoscia, in mondi dove impera il nulla. In molti luoghi vengono descritti, aggravati, quelli che già sono i difetti – peccati, potremmo dire con un sinonimo più forte – della nostra società; ma soluzioni non appaiono. Il lettore resta indotto, di fatto, non già a quel costruttivo timore del male che, indignando, porta ad agire per abbatterlo, bensì allo sconforto. Se l’affrancamento dal materialismo ultraliberista contemporaneo è visto solo nelle rivoluzioni comuniste, ahinoi! Se non ci fosse comunque scampo, sempre ahinoi! Con poche eccezioni come ad esempio, tra le righe, il racconto Frammenti degli occhi di Tiberio, l’antologia segue una linea non umanistica, la persona di regola non appare, come già avevo scritto. Men che mai, è presente la dimensione spirituale. Neanche l’ombra di valori realmente4 trascendenti. Quale recensore, ho dovuto leggere interamente ogni racconto senza poter esercitare il diritto del lettore ad abbandonare quelli che non prendono; e mi sono trovato infine psicologicamente stanco: non poche delle opere della raccolta sono noiose, anche causa i luoghi comuni socio-politici del tempo che fu che le impregnano.

Guido Pagliarino

1 V. in merito un mio articolo pubblicato nell’anno 1984 sulla rivista "Controcampo", antenata dell’attuale "Talento".

2 In 1984 non c’è, come nei sistemi comunisti, ben inteso solo ufficialmente, una sola classe, ma istituzionalmente ce ne sono tre. È lo stesso ne "La Repubblica". Nel romanzo orwelliano la classe più bassa può, come in Platone, possedere beni; anche limitati mezzi di produzione, ad esempio una bottega (come d’altronde durante il periodo della NEP in Unione Sovietica), mentre il comunismo, sempre come ne "La Repubblica", è riservato alle due classi superiori.

3 V. ad esempio, la definizione del Dizionario inglese-italiano di Giuseppe Ragazzini e Gualtiero Rossi, ed.1966, Etas Kompass, pag. 129: "comrade, compagno (anche membro del partito comunista)".

4 Pure il marxismo, a rigore, è una sorta di religione, col suo idealistico, nonostante il nome, materialismo storico (Dio), il suo profeta (Marx), i suoi pontefici (Lenin e gli altri capi come il carismatico Palmiro Togliatti in Italia), la sua chiesa (il partito comunista o socialista massimalista) e i suoi fedeli; ma non ha nulla di davvero trascendente, ché non gli è centrale la salvezza eterna dell’uomo ma solo quella della società nella storia; dunque, come religione non può che fallire, perché il bisogno di vita eterna resta insopprimibile anche quando, abbacinati da un’immanente ideologia, provvisoriamente non lo si avverta.