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Editoriale
"Se
l'Europa odia se stessa..."
di
Antonio Scacco
In questi giorni, due orrori ci hanno riempito di
raccapriccio e di sdegno: gli abusi nel carcere irakeno
di Abu Ghraib, commessi da alcuni soldati dell'esercito
americano, e la decapitazione di Nicholas Berg per mano
del terrorista islamico Al Zarqawi. Alla nostra
indignazione per l'umiliante riduzione dell'essere umano
a manichino o ad animale da sgozzare, s'accompagna
l'amarezza di constatare che, sulla stampa nazionale ed e stera, i due episodi
hanno avuto un diverso trattamento: molto spazio è stato
concesso alle imprese (sic!) della soldatessa Lynndie
England & C., poco invece alla decapitazione del
povero Berg. In realtà, il secondo episodio è più
grave del primo, in quanto rivela, come scrive Ernesto
Galli della Loggia sul Corriere della Sera del
17/5/2004, la radicale «ostilità», «l'odio
ideologico», che certo mondo islamico nutre per
l'Occidente. Tuttavia, ci sembra che i due fatti, pur
nella loro diversità, abbiano una matrice comune: il
disagio cioè di fronte alla civiltà
scientifico-tecnologica.
La nascita di quest'ultima coincide grosso modo con la
rivoluzione scientifica galileiana e fu un avvenimento
del tutto traumatico, uno shock culturale, tanto che gli
studiosi parlano di mutazione storica, di svolta
antropologica, ecc. Nell'epoca pre-scientifica,
l'uomo infatti, che, per l'interpretazione dei fenomeni
naturali, si serviva della conoscenza sensibile o
ordinaria, aveva una concezione culturale unitaria, tutto
gli sembrava ovvio e immutabile e nel mondo che lo
circondava si sentiva come a casa propria. Ma con Galileo
si ebbe una rottura brusca con il passato. L'uomo capì
che l'interpretazione dell'universo non poteva più
essere affidata all'istinto e all'immaginazione, ma ad
una ricerca continua di tipo teoretico astratto. La
conseguenza fu il generale disorientamento, l'impressione
che tutto stesse per precipitare, che non restasse
certezza alcuna. Di tale situazione è rimasta un'eco nei
versi di un poeta del XVI sec., John Donne: «
la
nuova filosofia pone tutto in dubbio - e allorché gli
uomini cercano tanti nuovi mondi tra i pianeti e nel
firmamento - confessano liberamente che questo mondo è
finito - tutto è in pezzi, ogni coerenza se n'è andata
- ogni giusto rapporto e relazione»1.
Tuttavia, se al suo sorgere la scienza moderna produsse
un vero e proprio shock culturale, oggi che le scoperte
scientifiche sono diventate familiari all'uomo, non si
dovrebbe dire che la situazione di disorientamento si sia
attenuata o addirittura sia scomparsa? Sfortunatamente,
come tutti constatiamo, la risposta a questa domanda è
completamente negativa ed è largamente diffusa
l'opinione che la scienza sia intrinsecamente nemica
dell'umanesimo.
Il fenomeno dell'abbandono della religione da parte delle
masse che va sotto il nome di secolarizzazione,
sembra confermare tale opinione. Nella storia
dellumanità, non cè stato mai alcun popolo
che si sia professato ateo. Tutti hanno ammesso
lesistenza di Dio, anche se a volte lo hanno
confuso, come i primitivi, con le forze della natura (jerofanie)
o, come gli antichi greci e romani, gli hanno attribuito
azioni e sentimenti umani (antropomorfismo).
Purtroppo, con lavvento della scienza,
lequilibrio culturale e politico del Medio Evo
andò in frantumi. La scienza acquistò
unimportanza così rapida e invadente, che l'uomo
cominciò a respingere da sé (specialmente sotto
linflusso del positivismo e dello scientismo) tutte
quelle forme di vita e di pensiero che sentiva in
contrasto con la scienza, tra cui in primis la
religione. Bisogna però aggiungere subito che
lazione di compressione esercitata dalla scienza
nei confronti della religione, non è qualcosa di
preordinato. La scienza non è necessariamente nemica
della metafisica. La responsabilità del divorzio tra
scienza e religione ricade, in ultima analisi,
sulluomo stesso.
Linaridimento del senso religioso, da un lato, e la
sfiducia verso la scienza, dall'altro, hanno gettato
l'uomo moderno e, soprattutto, quello occidentale in una
crisi culturale talmente grave che egli, come scriveva
agli inizi del sec. XX il filosofo tedesco Max Scheler,
«è diventato pienamente e completamente 'problematico'
a se stesso; [né] sa più ciò che egli è
essenzialmente, ma allo stesso tempo sa pure di non
sapere»2. Né sembra che attualmente la
situazione sia migliorata se il cardinale Joseph
Ratzinger, in un articolo dal significativo titolo Se
l'Europa odia se stessa, apparso su Avvenire
del 14.5.2004, può affermare: «C'è qui un odio di sé
dell'Occidente che è strano e che si può considerare
solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì
in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a
valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua
propria storia vede oramai soltanto ciò che è
deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di
percepire ciò che è grande e puro».
Ma il disagio nei confronti della civiltà
scientifico-tecnologica è presente, come abbiamo
accennato, anche nel mondo islamico. Ci riferiamo,
soprattutto, all'organizzazione terroristica, denominata
Al-Qaeda e capeggiata da Osama bin Laden. Questo
movimento, infatti, si ispira al fondamentalismo radicale
e al millenarismo rivoluzionario, entrambi caratterizzati
da una forte connotazione antimoderna e antioccidentale3.
Per la verità, c'è dempre in ogni fondamentalismo la
tendenza a reagire alle innovazioni che modifichino lo status
quo di una società. Nel caso del fondamentalismo
islamico, questa tendenza è esasperata dalla «non
distinzione (non solo la non separazione) fra religione e
politica, e il desiderio di ristabilire l'ordine ideale
della Città di Dio nella città degli uomini, attraverso
la rigorosa applicazione della legge islamica, la shari'a»4.
Ora, le società moderne, per effetto della scienza e
della tecnologia, non possono che essere aperte e
dinamiche e mal si conciliano, perciò, con i regimi
teocratici.
Ma ancor più rivelatore del disagio di fronte alla
modernità è il millenarismo rivoluzionario professato
da bin Laden, secondo cui l'Anticristo, frutto di un
complotto ebraico-americano, alla fine sarebbe sconfitto
dal Mahdi, il messia degli ultimi tempi, che
realizzerebbe non solo l'unione degli stati islamici, ma
anche l'islamizzazione del mondo intero. Una
particolarità di questa dottrina è la sua diffusione,
tra le masse arabe, attraverso una serie di romanzi a
sfondo apocalittico, che rassomigliano, mutatis
mutandis, ai nostri romanzi di fantascienza del
filone catastrofico: un giorno, il vecchio ordine sociale
va in frantumi e un gruppo di superstiti ne crea uno
nuovo.
Negli anni Settanta, tale fantascienza fu definita
"terroristica" dal pedagogista Giovanni M.
Bertin. Fortunatamente, non tutta la fantascienza è
così; anzi, essa è una letteratura prevalentemente a
sfondo didattico ed educativo ed è, perciò, uno
strumento molto valido di formazione per i giovani di
qualunque razza e religione, come ebbe ad affermare, nel
corso di una conferenza tenuta nel 1957 all'Università
di Chicago, il grande scrittore di fantascienza Robert A.
Heinlein: «In senso generale, tutta la fantascienza
prepara la gioventù a vivere e sopravvivere in un mondo
di perenne mutamento, insegnando che il mondo cambia.
Più in particolare, la fantascienza sottolinea il
bisogno di libertà di pensiero, e l'ansia della
conoscenza».
N O T E
1 Cit. in A.KOYRÉ, Dal mondo chiuso
all'universo infinito, Feltrinelli, Milano 19882,
p.30.
2 Cit. in E.CANTORE S.J., L'uomo
scientifico. Il significato umanistico della scienza,
Ed. Dehoniane, Bologna 1988, p.509.
3 Cfr. MASSIMO INTROVIGNE, Osama bin
Laden. Apocalisse sull'Occidente, Editrice ELLEDICI,
Leuman (TO) 2001, pp.55-65.
4 Ibidem, p.9
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