LANFRANCO FABRIANI, Lungo i vicoli del tempo, Mondadori, Milano 2002, pp.278, € 3,5.

Incuriosisce questo romanzo di Lanfranco Fabriani, Premio Urania 2001. Incuriosisce perché in molti momenti sembra avere un accento storico, in altri sociale, in altri ancora sentimentale. Incuriosisce perché non manca il tono del giallo, l’intrigo che sta dietro la linearità di una semplice azione e che dà atmosfere grigie e nere che si legano ad altre meno oscure. Il tutto unito dalla cornice di fantascienza che tutto è tranne che narrativa tradizionale di genere. Fabriani, infatti, traccia una trama in cui gli eventi scorrono lungo un arco di sei secoli, grazie alla fantomatica macchina del tempo che mette insieme situazioni, poteri, personaggi, uomini, donne, luoghi. Attorno a questa invenzione ruota un po’ l’intera trama che fa avvicinare e allontanare protagonisti ma anche epoche e luoghi. Non c’è forzatura nella trama di Fabriani; la sua è semplicità narrativa che, in maniera diretta, coglie l’essenziale.

Ciò che colpisce è la capacità con cui l’autore riesce a tenere insieme l’intreccio fantascientifico con i personaggi storici che abbiamo imparato a studiare e leggere nel corso della nostra vita di studenti e non solo: da Giovanni Boccaccio a Leonardo da Vinci. L’Italia medievale, prerinascimentale e rinascimentale e oltre vive con tutte le sue caratteristiche ma infarcite dal nuovo, dal moderno, dal futuro. In questa Italia, l’elemento forse più dirompente - per come viene descritto e per come agisce - è la presenza di servizi segreti che s’impegnano a nascondere l’invenzione della macchina del tempo, infiltrandosi in ogni cosa, in ogni meccanismo, in ogni rapporto. Una sorta di Grande fratello che controlla tutto - moderno e invisibile - che trama da paese a paese e tra paesi e paesi. Fabriani, in queste descrizioni, risulta molto agile e preciso. Narra situazioni in cui la causalità è sempre pronta a dettare nuovi equilibri e determinare nuove circostanze: viene messo in gioco sempre l’equilibrio tra gli uomini e gli Stati, fino al rischio di scontri e di conflitti.

In alcuni momenti, il romanzo veste i panni di un vero e proprio libro guida, in cui la realtà italiana si dipana lungo i secoli e viene descritta con preciso realismo. L’originalità di Fabriani sta proprio in queste parti del romanzo, in cui una storia che si regge ovviamente sull’impronta fantascientifica assume i tratti di descrizione reale e storica. Quello che dicevamo all’inizio, viene confermato in molte parti del libro ma la narrazione non assume toni contorti o confusionari, bensì diventa originale e coinvolgente. È forse questo uno dei motivi che fa di Lungo i vicoli del tempo un romanzo di fantascienza altro, in cui tanti elementi narrativi si amalgamano in maniera eterogenea e vanno a formare un mosaico equilibrato e sensato. Anche i personaggi sono convincenti per caratterizzazione, scelte, interventi, comune sentire.

Fabriani riesce a costruire una trama articolata e affascinante. Oggetti e persone attraversano il tempo e i luoghi. Si perdono e si ritrovano, in maniera diretta e indiretta, perché dove le situazioni sembrano concluse, interviene il cambiamento e quindi la trama acquista subito nuovo vigore fino al suo epilogo, che è tutto da scoprire, lentamente e con curiosità.

                                                       Gianluca Bocchinfuso