LINO ALDANI-UGO MALAGUTI, Futuro Europa n. 38 (anno XVII, aprile 2004), Perseo Libri, Bologna, pp. 255, € 12,91.

Il lavoro di divulgazione culturale che Futuro Europa fa dalla sua nascita è ormai davanti agli occhi di tutti. Questa rivista, in ogni numero, riesce a presentare ai suoi lettori il meglio sia nel campo della narrativa che in quello della saggistica. Ancora una volta, alcuni dei migliori nomi della narrativa di genere s’incontrano in queste pagine: Giovanni Mongini con Eternità (racconto puntuale sul quesito dell’esistenza dell’immortalità vagheggiato da generazioni di uomini e donne); Fabio Calabrese con Concetto di entropia (racconto imperniato sulle teorie di Ernest Schumacher, in cui una trasmissione televisiva diventa improvvisamente il fondamento della realtà e va contro natura); Vittorio Catani con Le quattro stagioni (racconto in cui le stagioni sono momenti ma anche convincimenti, passioni, invenzioni, malinconia, cambiamenti); Sauro Donati con Vento (un racconto in cui ci sta la tradizione della fantascienza italiana e l’innovazione recente); Renato Pestriniero con Collateral damages (originale racconto in cui la realtà si confonde con la fantascienza e al lettore resta solo la possibilità di tenere insieme o dividere i due orizzonti).

Da segnalare all’attenzione dei lettori il romanzo breve di Davide Ghezzo, Il treno del tempo, che apre il numero. Un romanzo molto psicologico, mediante il quale l’autore indaga se stesso, le sue fragilità, le sue gioie ed i suoi sogni. Non è un romanzo semplice, perché va capito nella sua forza simbolica e nella sua capacità di spingere al viaggio personale che non rimane, alla fine, solo introspezione ma si apre alla vita e al rapporto con gli altri.

Da segnalare, tra i saggi, quello di Fabio Calabrese, I "lettori oscuri" e l’evoluzione, che, già dal titolo, ci conduce sul tema dell’evoluzione, riprendendo alcune teorie su creazionismo ed evoluzionismo ed arrivando ad una netta conclusione. "Ma attenzione - conclude Calabrese - un conto è dire che la complessità delle forme viventi non richiede, per essere spiegata, di postulare un Dio creatore, un altro asserire che questo Dio non esiste. La prova scientifica dell’esistenza del creatore non c’è, né ci potrebbe essere, ma non c’è neppure la sua smentita ed al credente resta sempre aperta la via della fede. La scienza, semplicemente, deve tenersi separata dalla religione, ed altrettanto dovrebbe fare la religione nei confronti della scienza. È precisamente questo che i creazionisti "scientifici" si ostinano a non capire".

Completano il numero una ricca sezione di recensioni di libri di genere e quella delle lettere con le risposte della redazione.

                                                       Gianluca Bocchinfuso