Guardiano orbitante (Dis. di Davide Cattaneo) di Luciano Nardelli Il reticolo pulsava. Linee gialle e azzurre si intersecavano, con simmetria e ritmo, in una armoniosa miscela di gradazioni, testimoniando lo stato di quiete diffusa in un volume di miliardi di chilometri. Soltanto il ronzio dei monitori, gli occhi di Osca+R, turbava il silenzio della sala cilindrica, cuore e cervello della titanica sentinella. Osca+R, Orbitante superiore controllo alieni con rilevatori, gravitava (da quando?) all'estrema periferia del sistema stellare, parte integrante, e apparentemente immota, di quell'insieme di pianeti, satelliti, asteroidi, comete, che sembrava non decidersi (ancora per quanto?) ad assolvere al suo compito primo, ossia quello di far da culla alla vita biologica. Una vita da difendere. Così Osca+R, grazie a impalpabili onde, controllava molte braccia: scafi snelli che sfidavano audaci lo spazio profondo. Pattugliavano, vigili, i confini di rispetto imposti a qualsiasi entità estranea a quel potenziale crogiolo di elementi organici. Quelle sue poderose estremità, per l'appunto i Rilevatori, nel loro moto continuo intersecavano orbite, violavano cieli altrui, analizzavano ogni indizio. Poi riferivano, per il tramite del reticolo. Mai, però, nell'opalescente e panoramica scacchiera, erano comparse le macchie rosse, sintomo inequivocabile di presenze aliene. Di pericolo. Osca+R conosceva bene quale fosse il suo dovere nel
caso che una simile eventualità si fosse concretizzata.
Al suo co Questa l'informazione basilare di Osca+R, sofisticato vigilante, consapevole di una missione cui era impossibile sottrarsi, pena l'autodistruzione. Un compito che lo inorgogliva, ma la cui importanza non contribuiva certo a dissipare la noia che sembrava attanagliare ogni suo circuito. Così reagiva interrogandosi, senza altro costrutto se non quello di aumentare la coscienza di sé. Le lunghe attese di Osca+R erano dominate da un quesito ossessionante: lui possedeva o meno un'identità logica? Era capace di decisioni autonome? Sì, se ne sentiva sicuro. Aveva coscienza dell'immensità in cui vagava, sapeva dominare i propri strumenti e conosceva ogni segreto del territorio di cui gestiva (con amore?) la sicurezza. Una simile massa di cognizioni, però, non lo aiutava a risolvere il suo problema intimo: chi era lui? Per questo Osca+R amava comunque cullarsi in un gioco di introspezione. Se desiderava, poi, avere delucidazioni sulla realtà che lo attorniava era presto soddisfatto. Voci senza timbro, perché sprigionate da nastri che impressionavano direttamente i sensori, gli parlavano a lungo. Com'era melodiosa quella percezione! Quando, però, osava chiedere informazioni sulla propria natura, allora i toni si alteravano. La melodia cedeva il posto al... dolore? O a cos'altro? I nastri neri lanciavano contro i sensori violente tonalità di rimprovero. Un rimbrotto iterativo, che faceva male. Infierivano ancor di più se, preda forse di un sentimento (no, sensazioni), ardiva insistere nello scrutarsi, in un processo di intima analisi che sapeva usare, ma di cui ignorava il delicato meccanismo. Così, in un'altalena di lunghi sonni e di risvegli improvvisi, Osca+R peregrinava ai bordi del sistema che gli era stato affidato, vigile scolta armata di un qualcosa che, prima o poi, sarebbe pur dovuto accadere. * * * Il prodotto finito svettava, imponente, monolitico, contro il cielo plumbeo, foriero dipioggia e di burrasca. Tutto attorno ferveva l'intrecciarsi di una febbrile attività: un andirivieni senza sosta, un brulicare che mai scemava d'intensità, nemmeno di notte. Migliaia di chilometri di cavi multicolori rappresentavano il sistema nervoso di quella sagoma in acciaio e leghe speciali. Migliaia di interruttori, migliaia di fotocellule, tonnellate e tonnellate di metallo contribuivano a dar forma, peso, potenza a quel solido e prezioso contenitore destinato a proteggere, in un'impresa mai tentata fino ad allora, qualcosa di ben più complesso, ossia gli esseri viventi. Mancava solo un comando, e poi quel fantastico vascello avrebbe piegato la forza di gravità, violando i primi strati dell'atmosfera. Sarebbe poi sfrecciato oltre l'orbita, allontanandosi sempre più, fino a raggiungere ipotetici confini, per poi librarsi nello spazio, in quel grande nulla dove i suoi costruttori, di carne e di sangue, non potevano sopravvivere senza un adeguato scudo. Quant'era costato, in sacrifici, quel guscio? Volti tesi, mani agili, avevano trascorso ore, giorni, mesi, consumando un mare di carta, fra la polvere di grafite e il lucido degli inchiostri. Quei fogli, staccati dai tavoli di legno, erano arrivati nelle officine e nei laboratori. Qui altri volti, sudati, e altre mani, sempre agili, ma più tozze, avevano scolpito nel metallo i modelli proposti: uno dopo l'altro, fra le vampate degli altiforni, il calore delle colate, l'unto degli oli e dei grassi. Volti dagli occhi stanchi, abbagliati da scoppi di luci colorate, avevano collaudato, controllato ogni lastra, ogni interruttore, ogni bullone, ogni cavetto. E tutto ciò mentre altri volti, alterati dalla preoccupazione, attendevano con pazienza, con rassegnazione quasi, sottoposti com'erano a estenuanti prove fisiche e intellettuali. Su quelle facce si alternavano l'ansia e la speranza. Ora, nell'imminenza del volo, atteso e temuto al tempo stesso, la serenità, almeno apparente, era ritornata. Unico ostacolo le condizioni atmosferiche, che non accennavano a migliorare. A ogni rinvio, un nuovo tormento. Quando, nello spazio di una rotazione, in cielo il color del piombo fu sostituito da un azzurro carico, l'euforia prese il sopravvento. * * * Osca+R capì che c'era qualcosa di nuovo, di importante, quando controllò i dati inviati da una pattuglia di Rilevatori. Una analisi facile, che poteva riassumersi in un solo vocabolo: vita. I Rilevatori avevano scoperto la vita in quel sistema che lui, Osca+R, doveva circondare delle stesse attenzioni che si usano nei confronti di un neonato. Vita biologica, vita senziente. Straordinario: quegli esseri erano già in grado di svincolarsi dal proprio pianeta natale. Come mai non lo si era scoperto prima? Che le informazioni fossero state mal interpretate? No, le immagini mostravano, chiaramente, la presenza di sia pur rudimentali oggetti volanti nello spazio immediatamente sovrastante il pianeta osservato, quarto in ordine di distanza dalla stella madre, una giovane sorgente azzurrognola. Sapeva quel che fare. Comunicare, immediatamente, la notizia tanto attesa. Attivò, quindi, il segnale di interrogazione. Non uno di quelli soliti, rivolti al suo cervello - coscienza, ma quello particolare, destinato a chi sapeva quale risposta dare. Perché lui, adesso, attendeva anche comunicazioni sulla propria sorte. Osca+R tornò al riposo. * * * Quando le immani lingue di fuoco squarciarono la cortina di nubi artificiali, prodotta dal frastornante scarico degli ugelli, milioni di segnali saturarono l'atmosfera del pianeta. Segnali di esultanza. Una baraonda gioiosa, che durò per giorni e giorni, fino a quando il veloce scafo non ruppe le catene della gravità e assunse il normale assetto di volo, lasciando dietro di sé non solo il globo materno, ma anche altri mondi. Sempre più lontano, fino a quel confine che sarebbe, alla buon'ora, divenuto una soglia: la porta verso le stelle. I messaggi fioccavano al suolo. Parole gaie, di gioia per quel successo: "Velocità in aumento. Tutto bene". "Punto di avvicinamento". "La soglia,... la soglia!" E poi, finalmente, lo spazio esterno. Il vuoto fra gli astri. * * * Il reticolo fiammeggiò. Fasci di linee rette, di color rosso vivo, cancellarono il giallo e l'azzurro. Osca+R le percepì subito e si allarmò. Ma ben presto tornò freddo e lucido. E fu conscio che era giunto il momento di agire. Qualcosa di alieno intendeva violare la serenità del suo sistema. E proprio nel momento più delicato, quando i suoi protetti cominciavano ad affacciarsi alla finestra che dava sul mare siderale. Osca+R gioì. Impartì precisi ordini ai Cacciatori che uscirono, squadriglia dopo squadriglia, dalle aviorimesse allogate nell'enorme ventre, acquistando velocità fino a disporsi lungo la linea prestabilita, per formare un impenetrabile involucro difensivo. Condusse le operazioni con tempestività ed efficienza. Che importava se l'allarme rosso era scomparso dal reticolo? Osca+R sapeva che i temibili alieni stavano per arrivare e l'acuta vista dei Cacciatori, a quel punto, non avrebbe lasciato loro scampo. Osca+R aveva atteso quel momento per un'eternità. Voleva assaporarlo fino in fondo e dimostrare, così, che gli sforzi per renderlo operativo non erano stati vani. Infastidito, Osca+R interruppe i segnali di una coppia di Rilevatori che, infrangendo ogni regola, chiedevano di comunicare, occupando i canali di trasmissione necessari all'azione imminente. Dovette escludere altre linee, a causa dell'insistenza di altri Rilevatori. Che cosa succedeva a quegli emissari? Non sapevano che era proibito interferire, quando si era in fase di combattimento? C'era la remota possibilità di un errore, ammise, o di un guasto, ma Osca+R, dopo una fulminea verifica, escluse una simile ipotesi. Lui, ne era conscio, era costruito per non sbagliare. Disinserì altri canali. E provò irritazione per quelle continue, fastidiose intromissioni. Irritazione o inquietudine? Ogni senso di stizza sparì quando finalmente i monitori gli fornirono l'immagine dell'alieno che, a velocità fantastica, si avvicinava a quel confine che non doveva superare.Una massa oblunga, lucida, irta di pinnacoli e cuspidi come una cattedrale. Ma era un tempio di morte, perché certamente quelle astruse estremità sporgenti camuffavano micidiali bocche da fuoco. Osca+R valutò velocità, posizione, rotta di intercettazione e poi trasmise ordini perentori. Decine di tastiere ticchettavano. Quattro squadriglie di Cacciatori mossero da punti diversi dello spazio, con manovra convergente, formando una bolla mortale e intercettando la rotta dell'estraneo. A distanza ravvicinata lo straniero parve accorgersi del nemico. Osca+R se ne avvide perché notò che dall'entità proveniva un inspiegabile aumento di energia. Diramò l'ultima direttiva. I Cacciatori agirono all'unisono, staffilando lo spazio con precise frustate di color verde smeraldo. L'alieno brillò come un astro in espansione. Ingigantì. I suoi atomi si sparpagliarono a velocità spaventevole, dissociandosi. Tutto nel più assoluto silenzio. Il suono non esiste nel vuoto. Solo mortali fiori di luce testimoniano il dramma di navi ed equipaggi. Osca+R ordinò il rientro. Segnalò: nessuna perdita. * * * Molto lontano un pianeta intero pianse i suoi figli, ma soprattutto il sogno glorioso infranto da... da chi? da un misterioso quanto malvagio nemico o dal caso? Nell'impossibilità di saperlo il pianeta si chiuse subito a riccio, preparandosi a una disperata difesa. * * * Come d'obbligo, Osca+R analizzò il rapporto sullo scontro e riabilitò le vie di comunicazione con i Rilevatori. Sospese subito l'esame, bombardato, torturato da una serie di dati. Ogni messaggio lo colpì con la feroce violenza di un'ascia bipenne. Non capì subito, perché si barricò a difesa. Poi la tremenda realtà attanagliò ogni fibra della sua coscienza. Ogni circuito dell'Orbitante si tramutò in un gemito. Il pianto di Osca+R che, agonizzante, aveva scoperto di aver distrutto chi, invece, avrebbe dovuto proteggere. Il presunto alieno altri non era che il primo veicolo interstellare che tentava di aprire, ai suoi ideatori, la via della galassia. Com'era stato possibile confondere una nave che proveniva dal cuore di quel sistema con un ipotetico estraneo che, se reale, sarebbe dovuto piombare dallo spazio esterno? Per un guasto? Per cecità? Per orgoglio? Perché non aveva ascoltato i Rilevatori? Per tracotante presunzione? Ma che importava, adesso? Lui, Osca+R, l'aveva annientato. Il condizionamento sottomise la non coscienza e riprese il controllo. Inviò il dovuto segnale, pur conoscendo già quella che sarebbe stata la risposta: aveva fallito nel modo più aberrante. Richiamò Rilevatori e Cacciatori, sorvegliando puntigliosamente ogni rientro. Quando anche l'ultimo emissario ebbe ripreso il proprio posto, Osca+R agì. Un ticchettio breve, sommesso, dettò la sentenza. Con meccanica freddezza innescò il dispositivo che mai avrebbe pensato di dover usare. Stava ancora chiedendosi il perché del tragico equivoco quando si trasformò in una spettrale, ciclopica rosa di fuoco multicolore. * * * Sul lontano mondo in lutto il bagliore di morte fu scambiato per l'esplosione di una nova. Strumenti ottici ed elettronici indagarono fino a quando ci fu traccia di chiarore. Non furono tentate indagini più ravvicinate perché per molti anni, ormai, nessun essere di carne e ossa avrebbe osato abbandonare il rifugio offerto da quella superficie. © 1978 by Luciano Nardelli |
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