I 200 pellegrini (Dis. di Davide Cattaneo) di Guido Pagliarino I 200 Pellegrini erano ai propri posti. L'astronave, in orbita attorno alla Terra, era pronta a salpare: cento uomini e cento donne in coppia scelti tra volontari del Corpo dei Pretoriani Astronauti. Erano le 23 e 18, tempo d'Inghilterra, del 12 Maggio 2992. La nave gigante Newmayflower della Caprini
Megasocietà, la quale portava le insegne comuni Ego
delle nove corporations che, con la Caprini, si
spartivano il dominio della galassia, era stata
controllata da poco per l'ultima volta, in ogni parte dei
suoi 600 metri di lunghezza e 50 di larghezza, e così
pure le armi e il carico: derrate, a Pisapis Ward Secondo aveva ricevuto la promozione a commodoro pochi giorni prima, già dopo la nomina a comandante della Newmayflower. Aveva accanto, come primo ufficiale, la sua compagna Gioberti Foster Prima. Pisapis sarebbe stato il governatore di Solingo dal momento dello sbarco e avrebbe governato con gli undici ufficiali più alti in grado della spedizione, compresa Gioberti come vice governatore: un sistema politico rigorosamente oligarchico-militare, tributario solo dellEgo, così come in tutti i mondi, ad eccezione della Terra, dove governava direttamente il Consiglio dellEgo Centrale. Agli occhi del Consiglio, Pisapis s'era guadagnato ampi meriti. Tra l'altro, per incarico diretto del Capo del Governo, aveva perseguitato, con l'aiuto della sua compagna e al comando del loro reparto di Destroyers, molti religiosi, riuscendo addirittura a fare fuggire col proprio séguito sull'arido pianeta Thano, dov'erano stati lasciati finalmente in pace, i capi delle diverse religioni, tutti strenui avversari dell'ateo tirannico governo dellEgo. In particolare per questo successo, a soli trentacinque anni Pisapis Ward aveva avuto la promozione a commodoro e Gioberti Foster, a trentadue, aveva raggiunto il grado di capitano di vascello. "Mollare gli ormeggi", ordinò il comandante Ward, dopo che il primo dei due incrociatori di scorta già aveva lasciato l'orbita a velocità subluce e il secondo si accingeva a seguire la gigante Newmayflower: "Velocità standard d'allontanamento. Prepararsi per super". L'apparato a energia ultrafotonica era già in funzione. Al comando successivo: "Ultraluce!" in pochi attimi i computer centrali delle tre navi ordinarono ai motori di fiondarle fuori dal sistema solare. "Pari avanti adagio": all'ordine della comandante Mary Ford, due navi submariner della flotta corsara degli Squali dello Spazio, la Spartacus e la Affondatrice, lasciarono, a velocità subluce, l'orbita di stazionamento attorno a Thor, unico satellite, di massa più che doppia di quella terrestre, della quasi-stella Ultrano, fuori da ogni rotta commerciale. Avevano fatto provvisoria sosta per raccogliere uranio di cui la superficie del satellite era ricca ed ora sarebbero tornati al loro pianeta-base Ideale, dopo avere distrutto un'intera flotta commerciale della McEntire Corporation; ma le onde ultrafotoniche avevano rilevato tre nuove navi dell'Ego in avvicinamento. "Stazionamento per agguato sul fondo!" ordinò la comandante, secondo il convenzionale linguaggio che le astromarine avevano ereditato da quelle terrestri. I due vascelli si fermarono in attesa attorno alla rotta nemica. Attivarono il dispositivo di mascheramento rendendosi del tutto invisibili come gli antichi sottomarini quando s'immergevano: solo i corsari ribelli all'Ego disponevano del congegno submariner, inventato anni prima dal migliore dei loro ingegneri. Grazie a questo, pur se numericamente assai inferiori i loro vascelli, in meno d'un ventennio, avevano potuto distruggerne molti della flotta dell'Ego. "Allarme siluri!" urlarono i computer di bordo delle tre navi Ego. Gli equipaggi dei due incrociatori di scorta fecero appena in tempo a veder apparire i vascelli corsari e a scorgere i siluri che si precipitavano su di loro; un attimo, ed eccoli sublimati colle loro navi. "Fuoco a volontà", ordinò il commodoro Ward dalla sua Newmayflower: "Zigzagamento!". Le armi dell'astronave gigante fecero fuoco contemporaneamente in ogni direzione, ma invano; i nemici erano già lontani. "Avvertite la Terra che proseguiamo la missione da soli". "Fai bene", commentò la sua compagna: "c'è il medesimo rischio a proseguire o a tornare". "Tutti restino ai posti di combattimento!" ordinò ancora Pisapis Ward; "e speriamo si siano accontentati dei due incrociatori", aggiunse a bassa voce verso la compagna; "ma ho un brutto presentimento". Fu soltanto a pochi anni luce da Solingo che una delle due velocissime corsare, la Spartacus, riapparve; ma non lanciò siluri. "Come avevo temuto", fece il commodoro: "L'altra nave ci tiene di certo sotto tiro, pronta a emergere e silurarci all'istante da chi sa quale altra imprevedibile direzione". "Forse vogliono parlamentare", suggerì la sua compagna, "o ci avrebbero già silurati. Sarebbe per loro impossibile parlarci in immersione, che impedisce loro non solo di lanciare siluri ma anche le comunicazioni". "Sì, credo che vogliano catturare la nave: per questo non ci hanno dato battaglia presso Ultrano. Con le onde ultrafotoniche hanno potuto rilevare la nostra rotta e via via precederci". "Evidentemente sono più veloci di noi", intervenne il secondo ufficiale Müller Kaganashi Quarto: "Ma perché non hanno provato a catturarci laggiù?". "Per basarsi una seconda volta sulla sorpresa!": l'espressione del commodoro malcelava il compatimento. Era vero solo in parte. Alla radio ultrafotonica della Newmayflower risuonò la voce della comandante corsara Mary Ford: "Arrendetevi, o sarete sublimati! Se vi arrendete, sarete lasciati vivi e con provviste; e colle vostre navette di salvataggio potrete scendere sul pianeta. Avete la nostra parola d'onore; ma dovete decidere immediatamente". Pisapis Ward avvertì d'avere il corpo del tutto sudato: "Di sicuro c'è anche la loro seconda nave, rimasta invisibile", disse per la seconda volta, mentre i nervi gli si tendevano ancor più. Intanto la Spartacus s'era di nuovo immersa e a velocità subluce s'era spostata in un altro punto attorno all'avversaria. "Bombe di profondità!" urlò Pisapis lasciando libero l'istinto, mentre un rivolo di sudore unto gli colava dalla fronte all'interno dell'orbita dellocchio sinistro e poi lungo il naso aquilino: "Lanci a volontà in ogni direzione! Zigzagamento!". "Ecco il risultato della sua compassione", sorrise brevemente, dalla sua nave corsara, la capitana Ford, rivolta al cappellano di bordo Alfio Silenti, mentre le bombe cominciavano ad esplodere attorno. "Veramente le cose stanno un po' diversamente, comandante: lei disse che accoglieva la mia proposta di non attenderli nello spazio profondo non per carità ma perché poteva indurli più facilmente a consegnarci la nave nella speranza di salvarsi sul pianeta. Non è così?". Era vero, ma Mary non fece in tempo ad ammetterlo perché una bomba esplose vicinissima. "Emersione rapida! Siluramento immediato a volontà!" ordinò. Vedendo dagli oblò la nave capitana riemergere, anche il comandante dellAffondatrice, Chateaubriand, diede lordine d'emersione e siluramento. "Togliamoci dai piedi!" fu invece il comando del nemico Pisapis Ward non appena un primo siluro sfiorò la sua nave: "Continuare zigzagamento!". La Newmayflower diede velocità massima; quasi contemporaneamente anche il secondo vascello corsaro apparve in superficie. "Cannoni laser, fuoco a volontà! Lanciare bombe dietro di noi!" fu l'ordine del comandante della nave gigante in fuga. "Raggi sublimatori!" ordinarono nello stesso tempo la Ford e lo Chateaubriand, lanciandosi all'inseguimento. In un momento lo spazio fu illuminato per anni luce da mille esplosioni. "Cannoni poppieri colpiti!" comunicò dopo pochi secondi il secondo ufficiale della Newmayflower, subendo contemporaneamente un molesto brivido nervoso. "Immediata discesa su Solingo" fu lordine del Ward: "Continuare con fuoco e bombe sulla nostra scia". La più veloce Affondatrice tagliò proprio allora la rotta all'avversaria, ponendosi tra questa e la più piccola delle tre lune dell'ormai vicinissimo pianeta; ma fu la Newmayflower la prima a colpire, dai cannoni prodieri, facendo esplodere la nemica; e l'esplosione provocò quella del vicinissimo satellite che finì in miliardi di particelle. "Effetto boomerang! Particelle verso di noi! Penetreranno nello scafo!" gridò Gioberti Foster. "Invertire la rotta! Chiudere camere stagne", comandò, ormai disperatamente, Pisapis Ward. Non fecero in tempo a sfuggire. Sulla spinta residua la Newmayflower s'infilò dritta in mezzo alla massa delle particelle. Alcune presero a penetrare nell'astronave creando il vuoto spaziale negli scomparti colpiti. "È ben difficile che riescano a scendere sul pianeta vivi", sentenziò Mary Ford. " e se anche ci riuscissero", commentò il suo primo ufficiale Kinkade Kalinin, "sarebbero costretti a vivere là per sempre: le particelle si stanno posizionando rapidamente tutt'attorno al pianeta". "Sì, e inoltre tutto quel pulviscolo impedirà per sempre ogni comunicazione: penso proprio che di quella gente, ammesso che sopravviva, non si saprà mai più nulla". Si sbagliava... * * * "Frattanto questo vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine" (Mt, 24, 14) "Ferrero Verdier Seconda di Schmidt Verdier Primo e Pellissier Ferrero Terza, ti sei tu preparata con un buon esame di coscienza?" "Sì, Confessore". Ferrero era rimasta due ore in fila davanti all'Obelisco del Pentimento. Era giunta prima del tramonto della seconda luna ma molti già erano arrivati e, in attesa che fosse venuto il suo turno, aveva ripassato ancora una volta gli ottantotto Comandamenti della Legge. Eppure, come sempre, era stata piena d'angoscia; temeva di scordarsene qualcuno, talmente erano numerosi: al penitente spettava d'elencarli e nel loro preciso ordine. In caso d'errore, cinque schiaffi per guancia e, peggio, presentarsi il giorno successivo e cominciare daccapo. Doveva evitarlo, era già veramente troppo pesante il doversi confessare, per Legge, una volta al mese! La sera prima aveva caricato la sveglia per levarsi almeno con due ore d'anticipo sul tramonto della prima luna e avere il tempo per un nuovo esame di coscienza. Non aveva però dovuto attendere la soneria per svegliarsi; una luce che irrompeva dalla finestra semiaperta l'aveva destata, abbacinandola. Nel cielo nero, tra le poche stelle, cera una cometa luminosissima, immobile. Dopo qualche secondo, l'astro era sparito veloce dietro all'orizzonte, come improvvisamente precipitato. Conclusa la Confessione, Ferrero sarebbe passata dalla piazza del Mercato Grande per sapere se altri l'avesse visto e, magari, ne sapesse di più. Il Confessore aveva intanto pronunciato la seconda frase rituale: "Provvedi dunque a elencare nell'ordine i Comandamenti, e per ognuno dirai se vi hai mancato o se non vi hai mancato; e che lo Spirito del Divino Fondatore e quello del Divino Comandante ti assistano". Ferrero deglutì, umettò le labbra e cominciò: "Primo Comandamento: Ho io mangiato, come prescritto, nel primo giorno del mese, il frutto della pianta del Divino Fondatore? Sì. Secondo Comandamento: Ho io lanciato in alto, come prescritto, un bianco sassolino nel decimo giorno del mese? No". Abbassò il viso in segno di pentimento, poi lo rialzò per averne lo schiaffo penitenziale. "Terzo Comandamento: Ho io..." Dopo il quarantaquattresimo, bisognava recitare i primi versetti del Libro Sacro: "Vennero a Solingo da una terra lontana, che aveva in cielo una luna soltanto, i 200 Pellegrini. Attraversarono il luogo di morte delle particelle penetranti e sulla nave dell'Uomo solo più venti erano vivi, e dieci erano maschi e dieci femmine. A causa della barriera di quelle particelle attorno al pianeta, non poterono inviare messaggi al resto delluniverso. Sbarcarono e la nave fu distrutta da un terremoto. Per ottantotto anni su Solingo furono sangue e caos, l'uno combatteva l'uno, i dieci combattevano i dieci e cinquanta figli furono contro cinquanta figli. Allora, il Divino Fondatore diede la Legge e l'Ordine fu". Ferrero riprese il suo elenco di Comandamenti. "(...) Comandamento ottantasettesimo: Ho io chinato la testa davanti ad ogni Santo Compasso, simbolo del Divino Comandante? Sì". Erano questi ultimi i precetti più importanti; se uno aveva mancato contro di loro, la penitenza era la prigione: mesi, o addirittura un anno. Ma non si poteva non confessare quei peccati: la Religione insegnava che sette anni di disgrazie tremende sarebbero caduti altrimenti sul capo, e lutti. "Comandamento ottantottesimo: Ho io disobbedito al Divino Comandante o ai suoi Santi Ministri o ai suoi Venerabili Funzionari e, se sì, come? No". Ferrero fece i tre inchini prescritti, sollevata; non avendo compiuto peccati gravi, anche questa volta poteva andarsene assolta e libera. Il Divino Comandante camminava avanti e indietro per tutta la larghezza della sala del Posto di Comando, le mani giunte dietro la schiena, lo sguardo al pavimento. Rifletteva. Per fortuna il popolo ancora non sapeva nulla e c'era un poco di tempo. Lavare loro il cervello? E se con quei quattro alieni non avesse funzionato? Tenerli al palazzo ospiti per sempre, senza lasciarli uscire mai? Ma le guardie non avrebbero, prima o poi, parlato? Inoltre, non sarebbe stato quasi come condannarli alla prigione? Per peccati d'opinione, massimo un anno; e poi dov'era scritto che fossero venuti a creare disordine? Ma se invece avessero mestato? Cambiare la legge apposta per loro? La sua defunta madre aveva innalzato la massima pena, per peccati di pensiero contro l'ordine costituito, a vent'anni; ma era stato controproducente, perché la gente aveva preferito attendersi sette anni di disgrazie piuttosto di confessare e finire per due decenni in galera: tutti santi parevano divenuti in quel tempo! Perciò, appena salito al Posto di Comando, egli aveva riportato ogni cosa come prima. Massimo un anno di prigione, e di solito assai meno, contro i sette di lutti e rovine era l'equilibrio perfetto, lo diceva l'esperienza: era un tempo più che sufficiente per un buon lavaggio del cervello; anzi, qualche mese, di solito, bastava. Né si poteva, viceversa, far credere a un numero maggiore d'anni di malasorte; sette e solo sette erano ormai nella Fede di tutti. Anche lui, fino a quando non era salito al potere un anno prima e non aveva letto, unico ad averne diritto, il diario del Divino Fondatore, era stato credente, aveva adorato la Divina sua Madre ed era stato certissimo che la mancata confessione dei peccati portasse davvero sette anni di disgrazie. Figurarsi! Quelle toccavano a tutti, purtroppo; era la vita! Davvero aveva avuto gli occhi coperti; e pensare di divenire sul serio un dio una volta Comandante: che ingenuità! Eppure, allora era stato meno infelice di adesso che sapeva, ormai, d'essere soltanto un povero uomo, e solo: l'unico senza la Speranza. Quanto lavrebbe voluta! Non aveva la dura tempra di sua madre lui: se solo quei quattro fossero arrivati un anno prima, la Divina Comandante li avrebbe subito fatti bruciare sul rogo come stregoni, senza esitazione, senza nemmeno volerli vedere; e tuttavia, nonostante l'apparente forza d'animo, la mamma era stata persona tristissima, come lui adesso. Egli ricordava che, bambino, entrato furtivo nelle Adorabili Stanze, l'aveva sorpresa piangere sul diario del Divino Fondatore: doveva appena avere appreso che Lui era stato solo un uomo e che lei, dopo la propria morte, non sarebbe sopravvissuta nella sua Mente Eterna. Fratello Paolo-Miki Tanaka, capo della missione, stava pregando il Cielo coi suoi tre compagni affinché il signore del pianeta si decidesse a riceverli. Anche in questo Dio li aveva aiutati, facendo atterrare la Comet proprio vicino alla reggia; e certo era stato per sua ispirazione che, fin da ragazzo e contro la verosimiglianza, egli aveva sentito che gli esseri umani partiti mille anni prima a colonizzare il pianeta Solingo non erano tutti periti nello spazio delle particelle penetranti, come invece raccontava la storia: lanciati nel 2992, dicevano i testi, all'epoca dell'ennesimo, provvisorio, trionfo dell'ateismo, questa volta sotto il governo dell'Ego Centrale, essi erano tutti miscredenti. Infatti, in quel tempo di nuova gravissima persecuzione contro la religione, solo i nemici del Trascendente potevano accedere alla scuola superiore e all'università ed avere cariche o funzioni pubbliche; il Corpo degli Astronauti accoglieva, così, solo atei professi. In quel lontano passato, l'accanimento contro i fedeli era stato tale che le autorità avevano invitato ogni ateo che portasse il nome d'un santo a sostituirlo, affinché desse pubblica mostra della sua miscredenza e dobbedienza assoluta al Governo ateo: al posto, il cognome della madre. Anche per i nomi di quei pellegrini, che gli elettroarchivi storici tramandavano, padre Paolo-Miki era convinto che quegli antichi astronauti fossero stati atei e che quel pianeta fosse terra di missione. Dopo il Grande Caos Egotista del trentunesimo secolo, nuovo purgatorio per il genere umano col suo malo frutto di orrori, il Trascendente aveva trionfato, non solo su tutta la Terra ma su ogni mondo della galassia ove l'uomo, nel frattempo, s'era diffuso. Soltanto su Solingo non s'era più avventurato nessuno, temendo le particelle che lo circondavano. Per dieci anni Paolo-Miki aveva implorato il permesso di papa Pirelli, ma quel pontefice prudente gliel'aveva sempre negato: "Iniziativa destinata a fallire nella morte dei missionari; e senza che su quel mondo vi sia alcun essere umano". Dopo che questi era mancato, poco meno di un anno prima, il suo successore papa Mobutu, ricevuto fratel Paolo-Miki in udienza, gli aveva dato invece lautorizzazione, immediatamente. Egli pure sentiva, come aveva detto, che su quel pianeta c'erano "anime da convertire; e", aveva aggiunto, "poiché il bisogno di Dio resta nel cuore, sento, misteriosamente, non solo che quegli esseri umani esistono ma che essi vogliono Dio e sono ormai pronti ad accoglierlo". I quattro religiosi stavano ancora pregando quando una guardia entrò: "Rassettatevi. State per essere ricevuti dal Divino Comandante". "Come potremo iniziare?" chiese, più a sé stessa che agli altri, sorella Mao Xiao Zhen Maria: "Dicendo della Speranza?". "Non sarebbe meglio parlare prima, in generale, della Terra?", suggerì la sorella Elizabeth Donovan. "No, sùbito i due Comandamenti: Ama il Signore Dio Tuo con tutta l'anima, con tutto il cuore, con tutte le tue forze; e il prossimo tuo come te stesso, compresi i nemici!" proclamò fratello Marius Arouet. Paolo-Miki sorrise: "Perché vi affannate a cercare parole? Credete forse che Dio, il quale ci ha condotto salvi, contro ogni probabilità, fino a quest'ultima terra di missione, non vorrà tra poco darci la Parola?" "In principio era la Parola e la Parola era presso Dio e la Parola era Dio" (Gv. 1, 1) © 1992 by Guido Pagliarino Guido Pagliarino è laureato in
Economia e Commercio allUniversità di Torino con
una tesi di ricerca pubblicata a cura dellIstituto
di Storia Economica e S |
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