SANDRO SANDRELLI, I ritorni di Cameron Mac Clure, Editrice La Tribuna, Piacenza 1962, pp.198.

Sandro Sandrelli è scomparso di recente. Autore prolifico, può essere considerato uno dei pionieri della science fiction in Italia.

Sandrelli, già con I ritorni di Cameron Mac Clure del 1962 e, successivamente, con Caino dello Spazio del 1964, si pone alla testa di una tradizione originale della letteratura di fantascienza italiana che non aveva (e non ha) nulla da invidiare a quella statunitense. Coltivò sempre la passione per la scrittura, anche mediante la collaborazione con giornali e riviste, cercando sempre di diffondere il suo credo di fantascienza che emarginasse il surreale e il paranormale. Sandrelli entrava in ciò che scriveva usando un linguaggio diretto, immediato, anche "fuori dalle righe", per esprimere messaggi onnicomprensivi, umanizzando, quasi sempre, personaggi e situazione.

I ritorni di Cameron Mac Clure è un volume - edito dalla casa editrice La tribuna di Piacenza - che raccoglie il romanzo breve che dà il titolo al libro e altri racconti, divisi in due sezioni: La conquista dello spazio (Per la gloria di Reenah, Tragedia in due tempi, Il cagnolino, Il Gah) e Nodi al pettine (Il fabbricante di pioggia, Due o tre Cantorp, Il polipo musicante, Le cavie di Brékeke, Il pungiglione).

In queste storie si ritrova tutta la passione di Sandrelli per la sua concezione di letteratura di fantascienza. Non basta raccontare ciò che non viviamo e non vediamo; non basta l’immaginazione. Bisogna entrare nelle storie come autore-personaggio, scardinare concezioni opposte (scontate o surreali), riflettere anche sulla psicologia di personaggi che altrimenti rimarrebbero automi. Anche lo scontro galattico - la guerra - è raccontato da Sandrelli con la volontà di comprendere motivazioni e azioni: i suoi personaggi si parlano e si combattono, si confrontano e si scontrano. Nulla è scontato. Questa capacità narrativa che caratterizza il romanzo breve I Ritorni di Cameron Mac Clure si ritrova anche nei racconti, in cui, in poche pagine, l’autore mette a fuoco situazioni e dialoghi mai banali, per costruire storie che si reggono sull’imprevedibilità da un lato e sull’originalità dall’altro. In questa cura c’è anche la scansione temporale, altro elemento fondamentale nella prosa di Sandrelli, perché le storie hanno un’evoluzione fatta di ritorni e rimandi, di salti temporali in avanti e indietro che danno alla narrazione un ritmo sempre vivo.

L’autore traccia nelle sue storie - ricordiamo che scrive agli inizi degli anni Sessanta, tempo di cambiamenti sociali, di grandi speranze ma anche di tanti tabù - percorsi in cui si concentra pienamente la concezione di vita e di morte, anche nell’ambito della sfida, della contrapposizione ideale. La riflessione vita-morte, passato-presente-futuro, amore-odio, gioia-dolore, c’è sempre ma in maniera diversa. Non basta raccontare la morte e il suo opposto: bisogna capirlo. Essere ottimisti o pessimisti sul futuro serve solo ad esprimere stati d’animo che poi si perdono nella soggettività di ognuno. Ecco perché Sandrelli va oltre: disegna scenari che lasciano sempre una speranza riposta ma quest’ultima viene fuori - e con vigore - solo dopo avere vissuto, capito, sofferto. Un realismo fantascientifico da leggere e capire. In molti casi anche da attualizzare, perché tante sue pagine anticipano di decenni molta altra letteratura di genere.

                                                       Gianluca Bocchinfuso