Pianeta "Ideale"

(Dis. di Davide Cattaneo)

                                                       di   Guido Pagliarino

- Commodoro, siamo in vista del pianeta -.

Aveva parlato il maggiore tecnico, già ufficiale dell'Astromarina, Katina Babowich: uno dei 141 prigionieri politici fuggiti dal lager Titano agli ordini del commodoro Maximilian "Spartacus" Netu III, impadronendosi dell'unica nave armata del satellite, la veloce Idealista, come l'avevano ribattezzata. Molti di quei fuggiaschi provenivano dall'Astromarina dove, fino al colpo di Stato della Ego, era stata viva la tradizione della libertà: alcuni comandanti s'erano ribellati ai golpisti, ma le loro unità  erano state sconfitt e dal resto della flotta. I sopravvissuti erano finiti minatori-schiavi sul satellite. Quanto agli altri evasi, si trattava, in gran parte, d'intellettuali,  esperti nelle diverse discipline tecniche ed umane, già membri o simpatizzanti del disciolto Partito Idealista.

- 8 Agosto 2978, ore 14 e 16 tempo terrestre d'Inghilterra -, emise con stanchezza Spartacus, iniziando a dettare il diario di bordo, - anno primo del pianeta Ideale, già Affari, dei liberi corsari al comando del commodoro Maximilian Netu III. Stiamo attraccando nell'orbita standard. Nessuno è riuscito a inseguirci e la nostra destinazione è da ritenersi segreta.

Spartacus aveva saputo di quel mondo dal padre, Maximilian Netu II, prima di lui ufficiale dell'Astromarina, perito in uno scontro coi pirati extragalattici larkuani, e figlio di quel Netu I che aveva comandato la prima flotta mercantile diretta al pianeta. Affari era stato scoperto dalla McEntire Corporation quando ancora s'era in democrazia. La compagnia sarebbe poi stata una delle nove del supertrust golpista Ego. Intanto, la corporation aveva colonizzato quasi completamente il pianeta  nel corso di settanta rotazioni (di giorni 396 di 24 ore di sessantotto minuti di sessantotto secondi, per dodici mesi tutti di trentatré giorni); ma l'aveva infine abbandonato, perché divenuto antieconomico.

Spartacus ricordava d'aver sentito ch'erano stati abbandonati gli impianti e i cyborgs operai e contadini, e contava di servirsene. Ideale, nuovo nome da lui imposto al mondo Affari, poteva essere per i ribelli un rifugio sicuro, perché fuori dalle rotte, a 2000 parsec dal sistema solare.

- Signora KO, lasci il comando della nave -, ordinò il commodoro, - ed entri in turno-riposo. Signor Sanchez, assuma lei il comando. Signora Ford e tenente Parini, con me ai camerini Sbarco: esploriamo gli astroporti di New London -.

Il capitano di vascello KO Xiao Tzen lasciò la poltrona al capitano di fregata Ignacio Sanchez Figueroa, mentre il tenente di vascello Mary Ford e il tenente del servizio tecnico  Arcy Parini seguirono il commodoro verso i camerini Sbarco

.New London era stata la capitale d'Affari, la più munita delle abbandonate città del pianeta, con tre astroporti e impianti d'ogni sorta; poteva divenire utilmente la base dei ribelli e il porto dell'Idealista.

* * *

- Ci sarà comunque da lavorare molto, commodoro -, fece l'ingegner Parini. Avevano ormai ispezionato tutti e tre gli astroporti della città. I primi, una rovina; solo l'ultimo aveva mostrato aree di sbarco in buone condizioni, anche se ormai invase dalla vegetazione: - Si tratterà di diserbare, per prima cosa -.

- È evidente, tenente", gli gettò infastidito Spartacus; - ma... il resto?! -

- Gli altri impianti, commodoro, possono essere riattivati; e il sole in bottiglia è perfettamente efficiente -, arrossì un poco.

- Bene; ed ora, signori, valutiamo attentamente le condizioni delle industrie, cominciando da quella astronautica che abbiamo superato poc'anzi: primi, i macchinari e i cyborgs operai; poi cercheremo attorno a New London se ci siano ancora cyborgs agricoltori efficienti, o almeno riparabili, e coi loro attrezzi funzionanti; e sementi vitali nelle fattorie -.

Questa nuova ricognizione non fu appieno soddisfacente: - Sì, l'industria astronautica è utilizzabile -, commentò Spartacus, - ma per l'agricoltura, qui, niente da fare -. Chiamò l'Idealista: - Invio a Nuova Roma -, ordinò.

* * *

Nuova Roma era la città più a sud del pianeta, in zona australe temperata, ai margini superiori d'un'area verde che copriva tutto il gambo dell'unico continente di quel mondo, una terra emersa a forma di fungo porcino grande quasi come il Sudamerica. Essendo stata alzata per ultima, poco prima che il pianeta venisse abbandonato, si sperava che Nuova Roma fosse rimasta in buona parte attiva. Aveva avuto fama d'avere un efficiente astroporto e ottime industrie - ma non quella astronautica - e di sorgere al centro d'un terreno naturalmente fertile

.Questa volta, finalmente, fu successo. Vennero trovati molti cyborgs giardinieri e operai ancora attivi, che avevano potuto alimentarsi grazie alla fusione di soli in bottiglia; e si scoprì che i primi avevano seguitato a seminare e raccogliere, seminare e raccogliere... negli ampi terreni agricoli attorno alla città; mentre gli operai, che s'erano posti in sonno quando i magazzini erano stati colmi, erano risvegliabili. Gran quantità di prodotti industriali d'ogni sorta giaceva pronta per l'uso. Il commodoro decise che la maggior parte dei suoi avrebbe avuto base a Nuova Roma e solo una stretta minoranza, di tecnici, a New London, per riattivare e gestire l'industria astronautica; e lì, per avere a portata le parti di ricambio, avrebbe avuto normalmente porto l'incrociatore, con equipaggio base di dodici elementi; in séguito, i primi vascelli che sarebbero stati costruiti; altre navi, infine, avrebbero avuto stanza a Nuova Roma, formando una seconda flotta: obiettivo, l'attacco dei trasporti della Ego. Nell'attesa, nelle due città sarebbero state di stanza alcune navette dell'Idealista, per i trasporti suborbitali.

* * *

La bianca scimmietta maschio Uuth, re degli indigeni del pianeta Shiaah, non appena sveglia sentì sorgere e crescere un senso d'apprensione; e, dopo breve tempo, focalizzò il pericolo: per la seconda volta in tutta la sua lunghissima vita, esseri umani erano sbarcati. Il suo corpo, di una trentina di centimetri, si tese, il muso al cielo, come ogni volta che Uuth si concentrava. Da quando anni prima gli uomini, dopo tante rivoluzioni planetarie durante le quali avevano imperato e distrutto vegetazione, avevano abbandonato Shiaah, la vita del popolo innocente delle scimmiette era ripresa tranquilla, nell'unica zona lasciata boschiva da quei predatori venuti dallo spazio: per le scimmiette, ormai decimate dall'industrializzazione, e i loro discendenti quelle aree alberate verdissime, punteggiate dai diversi colori dei fiori e dei frutti, erano rimaste sufficientemente ampie; e nel male, bene era stato che la più gran parte dell'ossigeno del pianeta derivasse dal grande oceano che circondava l'unico continente: se Shiaah avesse avuto maggiori terre emerse, non ci sarebbe più stata alcuna vita. Per la specie era essenziale la foresta; e se ora gli umani avessero ripreso la loro attività di distruzione, se, come nel passato, dopo i primi ne fossero giunti altri a milioni, quale speranza mai per il suo popolo?!

Da quasi un anno, Uuth era ormai solo nel governare. La sua regina Vaah, che tanti buoni consigli aveva saputo donargli, era salita al Bene Assoluto per un ramo spezzato. Non avevano avuto figli: evidentemente, il Signore del Creato aveva voluto che, dopo di lui, la stirpe regale fosse un'altra; ma per questo, se Uuth avesse seguìto senza incidenti il corso naturale della sua vita, sarebbero occorse ancora, almeno, mille rivoluzioni planetarie.

* * *

Spartacus stava per dare l'ordine di rientro, quando accadde qualcosa. Sentì la barba rossiccia e i capelli biondastri arricciarsi e fu preso da un irresistibile prurito alla nuca, tanto che non poté non grattarsi; i suoi ufficiali fecero lo stesso. "Un terreno arcipulcioso", disse scherzando, ma non del tutto; ma ecco che, da una vicinissima macchia di vegetazione giallastra, sortì di colpo un enorme lionante, caricando! Trentadue anni prima, decenne, Maximilian III aveva seguito il padre e la madre in una vacanza-safari nella zona subequatoriale del pianeta Lindau, dove signoreggiava proprio la specie del lionante, una sorta di atroce velocissimo leone nero alto cinque metri al garrese, con una proboscide nuda, zanne da mastodonte e unghie retrattili a sciabola, belva ferocissima, gran divoratrice d'una sorta di piccolissimi bovini locali dal latte ottimo, gli gnukka, che ingoiava interi dopo averli avvolti a spirale nella proboscide: la Pellissier Corporation, proprietaria del pianeta, per agevolarne la colonizzazione aveva ordinato di decimare i lionanti, offrendo compensi a chi ne avesse abbattuti riportandone le zanne; ed oltre ai cacciatori professionisti, ma tanti di loro più per amore d'una vacanza avventurosa che di denaro, non pochi dilettanti s'erano dedicati a quella caccia. Era dunque accaduto che, nel bel mezzo della battuta, a qualcosa come settanta miglia all'ora, ben tre lionanti avessero caricato contemporaneamente, uno puntando dritto sul bambino. Mentre la guida sistemava i primi due, i genitori di Maximilian avevano abbattuto il mostro che minacciava il figlio, ma riuscendo solo quand'era stato, ormai, a pochissimi metri dal bimbo, che aveva provato un terrore quale mai prima e mai dopo nella sua vita.

Spartacus sentì, dopo tanti anni, la stessa sensazione invadergli le viscere e chiudergli la gola; l'impulso aveva preso il sopravvento sulla sua volontà; e svenne vergognosamente.

Si ritrovò sospeso entro un vuoto rossastro, irritante. Gli pareva di giacere supino; vicini, i suoi due ufficiali ancora svenuti, a loro volta supini ma come giacendo su altri piani, a 45 gradi rispetto al suo asse, l'uno alla sua sinistra, l'altra alla sua destra. Provò a cambiare posizione, si mise accosciato; pure così, il suo corpo restò perfettamente trattenuto. Tentò d'alzarsi in piedi e ci riuscì; poi provò a camminare e riuscì anche in questo, come se sotto di lui ci fosse stato un pavimento: non assenza di gravità, dunque, ma qualcosa di diverso, mai sperimentato prima. Si domandò che fare. In quella, Mary Ford riprese i sensi.

- Siamo stati rapiti -, le sorrise, rassicurante ma non rassicurato,  il commodoro: - Non appena rinviene il tenente, cercheremo di toglierci da qui -; poi le chiese: - Lei cos'ha visto, signora Ford? Un liofante che stava... - .

- Nossignore. Ho... rivissuto un'esperienza... Ah, atroce! -. Raccontò di quando, appena adolescente, era stata picchiata e poi violentata da tre ominidi autoctoni del suo pianeta nativo, Baràthan.

Anche il tenente Parini rinvenne. Per lui s'era trattato d'una caduta di molti metri da un ciglio della collina di Torino, sulla Terra, a soli sette anni d'età, miracolosamente attutita da una folto cespuglio, e del trasporto successivo all'ospedale, penosissimo anche se breve, colmo di terrore di morire.

- Credo che questo luogo, chiamiamolo così, non esista che nelle nostre menti -, ipotizzò Spartacus, - così come le tre nostre esperienze terrorizzanti. Proviamo a tornare al reale, sforzando la volontà -.

- Siete certi che esista ancora il reale?! -, tuonò una voce. I tre ufficiali non ebbero il tempo di rispondere. - Peccatori umani -, tuonò ancora, ma questa volta con voce diversa, - noi spero che la sofferenza non abbia danneggiato il vostro cervello -

.- Chi siete? -, chiese per primo il Parini.

- Siamo io, gli spiriti del pianeta, costretti da voi perversi a vivere nell'ultima zona ancora naturale. L'altra volta, in nome della carità e dell'ospitalità, non vi scacciammo sùbito; ma ebbi a pentircene. E poiché la prima carità dev'essere verso il prossimo, non potemmo far altro infine, per difendere i miei, che obbligarvi a fuggire. Decisi tuttavia d'usare uno stratagemma non troppo doloroso per i vostri spiriti, anche se lento nell'effetto; così, purtroppo, voi uomini, nel frattempo, continuaste a disboscare. Ebbene, io sbagliammo; ma stavolta, se non ripartirete immediatamente, noi ricorrerò a una tremenda violenza -.

- Sostantivo singolare, verbo plurale, e viceversa: sono esseri legati tra loro mentalmente -, sussurrò la Ford a Spartacus.

- Inutile parlare basso -, fece la voce - Se anche solo tu lo pensassi, io sentirei: femmina, adesso vanno d'accordo il sostantivo e il verbo, no? -

- S...sì -.

- Certo avete capito che abbiamo la forza di rovinarvi. Se voi continuaste il disboscamento come i vostri predecessori, noi ci estingueremmo! Lo senti, cara, come uso bene anche congiuntivi e condizionali? -: risata assordante; poi, serio: - Si tratta dunque di legittima difesa! Abbandonate immediatamente il nostro pianeta, o dovremo farvi soffrire al punto da lasciare le vostre menti rovinate. Solo dei pazzi in fuga vagherebbero nell'universo. Ma sarebbe stata legittima difesa, davanti al Creatore -.

- Non siamo qui per distruggere -, cercò di rassicurarlo Spartacus, che intanto aveva respirato profondo e a lungo per trovare calma; e, levando il mento e puntando l'indice al vuoto con forzata autorità, continuò: "Se puoi, o potete, espl...-

- Di' pure puoi -.

- Mm... - s'innervosì il commodoro, - se... puoi esplorare le nostre menti, scopri il nostro ideale di libertà e giustizia; e se voi vivete nella zona a sud di Nuova Roma...-

- Non restano altre foreste -, l'interruppe ancora la voce, questa volta con mestizia.

- Ebbene -, riprese Spartacus, - io ti prometto e giuro a nome di tutti, sul mio onore di gentiluomo e di credente nel Creatore, che la foresta mai sarà toccata. Noi chiediamo rifugio contro i nostri persecutori umani, proprio quelli che disboscarono. Se indagherai in noi, scoprirai che non abbiamo altro posto dove andare. Domandiamo la vostra ospitalità in nome del Creatore in cui voi pure credete -.

Seguì un breve silenzio, durante il quale Uuth, sempre unito alla mente dei suoi, penetrò nel profondo del cuore dei tre; poi: - Ho sentito il vero, quanto ai vostri persecutori; ma solo due di voi credono in Dio -.

- È verità, - intervenne Mary con voce arrochita, - che io non riesco a credere in Dio; ma ricerco la giustizia, secondo i principi d'un antico filosofo che si chiamava Seneca -.

- Mm... Sì! leggo in te quei principi; ma sento che quel filosofo non viveva come insegnava: lo sapevi che prima s'era giaciuto con Agrippina e poi aveva complottato con Nerone per sopprimerla?! -

- Che avesse giaciuto, non lo sapevo; per il resto, la storia, soltanto, lo sospetta -.

- Complottò, complottò, stanne sicura; ma a parte questo, avverto che sei migliore di lui -. Uuth esplorò ancor più a fondo l'animo di Mary: - Sì, può essere sufficiente -. Quindi, allungando la portata del pensiero con ancor più sofferto sforzo, sempre in sintonia con ogni altro della sua gente, grazie ai doni preternaturali ricevuti dal Creatore prese a indagare nello spirito di tutti i membri dell'equipaggio dell'Idealista.

* * *

- Voi come ve li immaginate? -, domandò agli altri due il tenente Parini, sedendo a mensa nell'astronave, dopo che la creatura li aveva liberati dando il proprio consenso.

- Come siano, non lo sapremo mai -, rispose Spartacus, che aveva appena masticato e inghiottito una gustosa bacca di ricco: - Tutti manterremo il giuramento di mai entrare né sorvolare la loro zona; ma se volete sapere quanto sento... ebbene, signori, li avverto con certezza come splendidi angeli divini alti tre metri, con vesti ed ali bianche -.

- Anch'io! -, esclamarono in coro il Parini e la Ford.

- ...e così dovete credere: gli angeli non si molestano!, sorrise mentalmente, dalla sua foresta, la scimmietta bianca Uuth, re del popolo innocente di Shiaah; e colse e si mangiò con gusto una bananuccia matura dolce dolce.

© 1994 by Guido Pagliarino

GUIDO PAGLIARINO è laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino, con particolare interesse per la Storia delle Dottrine Economiche e Sociali e la Storia Economica; tesi di ricerca sulla seconda, pubblicata a cura del relativo Istituto sulla rivista "Economia e Storia" nel 1974. Pagliarino scrive o ha scritto, fra l’altro, su "Talento", "Controcampo", "Spiritualità e Letteratura", "Vernice", "Penna d'Autore", "Il Corriere di Roma", "Cultura e Società", "Le Muse", mentre su "Future Shock" ha pubblicato i racconti Pianeta Affari (n.36), Gli Eterni (n.37, I 200 pellegrini (n.46) e recensioni. Negli anni sono usciti suoi libri di poesia e narrativa mentre ha continuato a occuparsi di storia e, dal 1990, soprattutto di storia del Cristianesimo; sull’argomento ha scritto fra il ’96 e il ’99 una trilogia poi pubblicata con la Prospettiva editrice: Gesú, nato nel 6 "a.C.", crocifisso nel 30 - Un approccio storico al Cristianesimo, 2003 (segnalato al Premio per la Pace del Centro Studi Cultura e Società di Torino nel 2004); La vita eterna, saggio sull’immortalità tra Dio e l’Uomo, 2003 (primo assoluto per la saggistica al Premio Città di Torino 2003); Cristianesimo e Gnosticismo: 2000 anni di sfida, 2003 (2° premio per la saggistica al Concorso Città di Salò 2005). Ha da poco terminato una quarta opera, al momento in cerca d’editore, Il Dio col grembiule, saggio storico-teologico sull’Amore divino fra Antico e Nuovo Testamento. Per le sue pubblicazioni precedenti gli è stato conferito il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri 1996.