Pancetta affumicata

(Dis. di Davide Cattaneo)

                                                       di   Michele Nigro

"Pancetta affumicata!" Fu questo l’ordine ferreo che formulò Ingrid con lo sguardo rivolto verso i pulsanti luminosi del replicatore molecolare. I "REPLIHOME" - questo il nome commerciale dei replicatori - erano in dotazione all’equipaggio e alle migliaia di abitanti della stazione spaziale "Jupiter III" orbitante intorno a Giove.

Vi era un replicatore in ogni "appartamento": uno per ogni nucleo familiare. Avevano pensato anche alle esigenze dei numerosi single con la comoda serie "RepliSolitude". Il problema non era tanto il dover replicare la pancetta, in quanto il file "grassi" era piuttosto avanzato, ma le complicazioni nascevano nel momento in cui si dovevano riprodurre gli aromi dell’affumicatura. Per affumicare certi prodotti occorrono legni particolari da far bruciare lentamente per produrre fumo denso e senza superare determinate temperature.

Ingrid non aveva mai visto un albero perché i suoi genitori partirono per Giove ancor prima di conoscersi e sposarsi: quindi figuriamoci che cosa ne poteva sapere di legni per l’affumicatura delle pancette..! Per non parlare delle sue conoscenze sui maiali d’allevamento: l’unica foto di un grosso e grasso maiale di razza Landrace l’aveva vista in un file di paleozootecnia alle scuole elementari nel settore K-12 della stazione.

Ingrid aveva 25 anni ed era una bella ragazza di origini terrestri con tre lauree in ingegneria e una "insana" passione più volte contrastata dai genitori e dai tutori di "Jupiter III" : l’archeologia gastronomica. Tutto cominciò quando Ingrid conobbe Bob, un "camionista" androide, assiduo frequentatore della rotta Giove-Terra e con il compito, come tanti altri androidi programmati simili a lui, di mantenere i contatti commerciali tra la stazione "Jupiter III" e il congestionato pianeta Terra.

Molte cose venivano replicate presso la stazione, ma molte altre dovevano essere "importate" dalla Terra tramite viaggi spaziali della durata di mesi (e non di anni, grazie alle nuove velocità ottenute dai traguardi scientifici e tecnici del 23° secolo !!!). Nonostante il progresso si pensò ugualmente di usare androidi come Bob, con una vita artificiale lunghissima e senza stupide nostalgie per una casa che non esisteva. E soprattutto senza il rischio di versare lacrime su una patetica foto di famiglia con tanto di moglie e figli sorridenti durante una gita sulla Terra nei bio-parchi di Futureland!

Unico compito: pilotare gli astro-tir della Compagnia senza aver bisogno di delicate ibernazioni e senza correre il rischio di impazzire dopo mesi di viaggio. L’ultima volta che Bob era stato sulla stazione aveva ricevuto un ordine clandestino da Ingrid: "…Portami dalla Terra un libro di cucina, preferibilmente con ricette italiane..!" e guardandosi intorno per paura che qualcuno della sicurezza la sentisse, aggiunse : "…Non farti scoprire da quelli del Reparto Anti-Nostalgia, altrimenti per te è finita..!" E poi avvicinando la bocca al sensore uditivo di Bob, con gli occhi stretti e le labbra come quelle di chi riproduce l’atmosfera di una minaccia, concluse : "Sarebbero capaci di formattarti la memoria androide e sicuramente ti cambierebbero di rotta…!"

Il Reparto Anti-Nostalgia nacque quando i primi coloni giunsero dalla Terra nel lontanissimo 2175 - anno della migrazione interplanetaria - ed ebbe in affidamento la missione chirurgica di estirpare ogni forma di nostalgia nei confronti della Terra da parte dei coloni.

"Una nuova vita, una nuova mente": questo il motto dei funzionari del Reparto.

Ma quale nostalgia poteva nutrire Ingrid se non aveva mai visto un albero, un fiore, un animale, un ruscello…? E soprattutto quale nostalgia poteva avere una ragazza concepita nello spazio, nata in una nursery con vista sulla Grande Macchia Rossa di Giove ed allevata con omogeneizzati sintetici? Eppure da quando aveva ricevuto quel libro di cucina italiana, grazie all’abile "contrabbando spaziale" di Bob, la sua vita era cambiata. I suoi amici non la riconoscevano più ed erano piuttosto preoccupati per alcuni suoi atteggiamenti nei confronti soprattutto del cibo. La sera "uscivano" per andare al solito "pub biotecnologico" dove si riunivano tutti i giovani della stazione e il robot che stava al bancone serviva saporite creme di carne sintetica e integratori vitaminici con bollicine artificiali… Spesso Ingrid rimaneva assorta nei suoi pensieri e osservava la crema di carne scivolare flaccida dal cucchiaio mentre i suoi amici ridevano e scherzavano parlando degli esami all’Accademia Interplanetaria e della difficile prova al computer di Esobiologia. Ingrid aveva già dato il meglio di sé all’università: con le sue tre lauree poteva anche permettersi di distrarsi mentre i suoi amici parlavano.

* * *

Ma la sua distrazione era di altra natura: erano mesi che ormai Ingrid tentava di riprogrammare clandestinamente il replicatore molecolare del suo appartamento e grazie al libro di Bob, intitolato "L’Italia a tavola" (un’edizione ingiallita del 2024!), aveva fatto breccia nei misteri della cucina casalinga e, con la scusa di volersi aggiornare sulle tecniche di coltivazione idroponica per un inesistente dottorato di ricerca in paleobotanica, aveva riprodotto nei magazzini della stazione (con il rischio di essere beccata dalle telecamere della sicurezza) una rachitica pianta di "pomodori": frutti lucenti di colore rosso della Solanum lycopersicum, una strana pianta già da tempo estinta sulla Terra ma ancora in memoria negli archivi botanici della stazione. Dopo questi primi successi biotecnologici, Ingrid si impegnò duramente per replicare anche il "grano" da cui ricavare la "farina" (una polvere biancastra ottenuta dal traumatico schiacciamento dei chicchi di grano).

E il "peperoncino": un parente alla larga del pomodoro che aveva una caratteristica assolutamente straordinaria e mai provata né da Ingrid, né da qualsiasi altro abitante della stazione orbitante. Solo uno dei più vecchi coloni giunti dalla Terra una volta si lasciò sfuggire qualche frase entusiasta sulla "leggenda del peperoncino". Il vecchio era uno degli ultimi piloti d’astronave "umani" in pensione e alla veneranda età di 98 anni poco gli importava delle leggi che vietavano l’istigazione alla nostalgia e così spesso si sfogava con Ingrid : "…Che vengano pure a prendermi quei bastardi del Reparto Anti-Nostalgia!!! Sai quanto me ne può importare di essere imprigionato…!?" E così dicendo ricordava, con lo sguardo perso nell’oceano di stelle che si spostavano lentissime nell’oblò e felicemente ignare della umana legge di gravitazione universale, il periodo di detenzione scontato presso le miniere di solipsite sull’asteroide Reo IV.

L’esperienza detentiva fu causata da una poesia declamata con l’interfono della stazione dopo una sbronza presa con gli amici del circolo piloti che avevano messo le mani su una partita sequestrata di neurobirra prodotta dai monaci marziani di una delle più antiche colonie missionarie del pianeta rosso. Il componimento voleva celebrare l’infatuante incontro con la nuova ragazza addetta alla sala ologrammi del livello Z-45:

Nel silenzio del cosmo

il mio cuore ibernato

ha scoperto una stella

che brilla solo per me.

Perfetti i suoi seni

come gli anelli di Xilon.

Rosse le labbra

più dei vulcani di Protyn.

Simili alla nebulosa di Aberom

i suoi morbidi capelli…

Traccerò nuove rotte

verso le costellazioni

della sua passione…

E il vento solare

non mi sorprenderà più

sulle spiagge interstellari

della fredda solitudine.

Amava quella poesia… Anche se le conseguenze non furono piacevoli: tre anni a scavare nelle miniere. Motivo della condanna: "pubblica istigazione a relazioni improduttive."

E poi il vecchio, rinvenendo dai suoi ricordi di gioventù, si confidava con Ingrid assumendo un tono più familiare e garbato come farebbe un qualsiasi nonno nel raccontare una favola alla sua nipotina: "…Prima di partire per Giove, tanti e tanti anni fa, sentii parlare del peperoncino e delle sue strane virtù…Dicevano che potesse infiammare la bocca in maniera insopportabile e che nessun liquido fosse capace di calmare quel bruciore che passava solo dopo alcuni minuti…Alcuni lacrimavano per la forte sensazione, rimanendo a bocca aperta. E guai se qualcuno si strofinava gli occhi dopo averlo sbriciolato con le mani..! Ah,ah,ah..!" - rise il vegliardo - "In quei secoli la gente si divertiva con poco!"

E poi con aria affranta aggiungeva: "Sai figliola, io non so se queste cose siano vere perché prima della mia partenza dalla Terra molte piante ed animali erano già estinti e quindi quello che so mi è stato tramandato da chi era vecchio all’epoca della mia giovinezza…!"

* * *

Ma Ingrid aveva fede e anche se le immagini dell’archivio botanico non confermavano le cose dette dal vecchio, presto avrebbe sperimentato gli effetti lei stessa e ogni dubbio sarebbe sparito…Ormai Ingrid, grazie anche alla sua ineccepibile cultura ingegneristica e alla sua curiosa e fervida intelligenza, aveva capito come riprogrammare il replicatore e ricreare le cellule vegetali e animali da cui ricavare i prodotti che le servivano per uno dei più audaci esperimenti di archeologia gastronomica mai tentati nella storia delle esplorazioni interplanetarie.

Tutti i suoi studi sulla replicazione delle piante estinte avevano avuto un eccellente successo. Cipolla, peperoncino, pomodori, farina di grano e quindi "la pasta": un materiale ricavato dall’unione della farina con l’acqua, dapprima molle e poi solido, a cui si poteva dare qualsiasi forma. Ingrid osservò attentamente l’immagine del libro di cucina e con le mani sporche di farina cercava di ricreare quella strana pasta molto simile ai tubi di plastica usati nei circuiti elettrici della stazione. Con la sola differenza che questo tubo era tagliato in tante piccole sezioni uguali tra loro ed il taglio era obbliquo. Chissà perché sul libro c’era scritto "penne"…Non avevano certo la forma di quegli antichi strumenti con cui scrivevano nel ventesimo secolo! Passarono alcune ore e quel tubo di pasta tagliato si era solidificato in tante penne. Tutto era pronto: mancava solo quel dannato ingrediente che il computer del replicatore non riusciva a processare: la pancetta affumicata.

Ingrid rielaborò i dati intensificando il fattore fumo e cercando di rendere il più realistico possibile il rapporto casuale tra "magro" e "parte grassa"…Il linguaggio di Ingrid era ormai compromesso e a volte si ritrovava a parlare da sola dinanzi al computer discutendo di "pancetta magra" e "pancetta grassa"…"Quale percentuale di grasso devo introdurre e quale di magro?" si domandava dubbiosa. Lasciò decidere alle leggi del caos e fornì al computer una provvida equità tra grasso e magro…

I dati erano pronti per l’ennesima volta. Le altre volte aveva ottenuto solo liquami grassi puzzolenti o blocchi di pseudocarne disidratata… A volte sbagliava la percentuale di acqua; altre volte dimenticava di introdurre nel programma lo schema del tessuto adiposo dei suini… L’impresa era difficile, ma più sbagliava e più lei imparava dai suoi errori. Spesso

si fermava scoraggiata interrogandosi : "…Ma perché devo rischiare la prigione cercando di ricreare un alimento fatto con piante e animali estinti?" E poi continuava: "…devo essere impazzita per perdere tempo con questa archeologia gastronomica mentre i miei colleghi ingegneri si danno da fare per progettare nuovi metodi di estrazione dei metalli dalle lune di Giove!"

Ingrid ripensava ai racconti che giungevano sulla stazione e che riguardavano le condizioni di vita nella prigione interplanetaria su Europa…Non era certamente attirata dal fatto che una condanna del Reparto Anti-Nostalgia l’avrebbe rovinata sia dal punto di vista della carriera che dal punto di vista sociale… Ammesso che si potesse parlare di "società", dal momento che tutti pensavano di essere liberi in quel mondo artificiale orbitante intorno ad un pianeta inospitale, ma nessuno era veramente libero di fare ciò che voleva e le personalità erano da tempo assopite sotto i colpi di un sistema che doveva controllare centinaia di persone senza che queste potessero esprimere velleità di alcun tipo. Tutti erano vestiti uguali in modo tale da non consumare energia per produrre abiti poco funzionali e inutili; tutti dovevano mangiare lo stesso fluido proteico al quale avevano osato dare il nome di "carne" e tutti dovevano vivere una vita concentrandosi su un unico, grande, necessario scopo: scoprire nuove fonti di energia nello spazio. Ormai erano decenni che Giove costituiva la mèta ambita di industriali, scienziati e tecnici…Ma per scendere su un pianeta inospitale come Giove e sui suoi satelliti, occorreva formare una classe di scienziati e di tecnici tutti tesi verso quel unico grande obiettivo. Quindi come poteva trovare consensi in una tale comunità di esseri uniformati, un desiderio così semplice ma dispendioso: le penne all’arrabbiata?

Questa volta i dati erano giusti e Ingrid non poteva sostenere altre ore interminabili di esperimenti davanti al computer. Doveva funzionare assolutamente! Diciamo pure che Ingrid aveva ereditato perfettamente la disciplina ferrea e quella concentrazione maniacale tipica di chi lavora nello spazio. Quando ti trovi a milioni di chilometri dalla Terra e la vita di centinaia di persone è affidata ai tuoi calcoli matematici e al mantenimento di un ecosistema artificiale controllato dal computer, non puoi non assumere una "forma mentis" ferrea e rigorosa. Ma questa volta Ingrid applicava tutta la sua rigorosità su una ricerca che non sarebbe stata approvata dal Consiglio di Stazione e dentro di sé sapeva benissimo che la sua ricerca, per la prima volta in vita sua, era solo frutto di un puro, sano, troppo inibito egoismo. Non lavorava per la stazione, ma per il gusto di ricreare una cosa che non esisteva più e che ormai (cosa peggiore!) nessuno ricercava nei meandri di un ancestrale desiderio. Aveva dovuto fare prima un lungo lavoro psicologico su se stessa per accettare questa sua idea e per capire che doveva dare sfogo ad un’esigenza dell’anima e non solo ad un capriccio scientifico.

"Anima": una parola che assumeva un nuovo significato dinnanzi a questa prova di cucina che pian piano si stava trasformando in una prova di vita. Rinnegare i valori fino a quel momento difesi; riesaminare tutta la fiducia data alle tecnologie che davano da mangiare a migliaia di persone con poche energie. Ingrid immaginava le conseguenze del suo gesto ribelle e pensava : "…E se tutti volessero cucinarsi le mie penne all’arrabbiata?" Sarebbe stata crisi energetica e soprattutto culturale. Nuovi spazi per le coltivazioni, tempi lunghissimi di cottura, energie sprecate, guerre civili e ribaltamenti di potere, in nome di che cosa ? Del gusto? Ingrid non poteva credere a se stessa: stava mandando in rovina anni di cultura spaziale e di economia interplanetaria per un piatto di penne all’arrabbiata viste su un maledetto libro di ricette ingiallito e rubato chissà da quale museo dell’arte tipografica. Bob, pur essendo un androide, aveva ricevuto una buona programmazione e con un lavoro di alterazione dei dati nel suo sistema operativo poteva compiere anche molte altre azioni illegali come trasportare psico-tabacco dalle lune di Saturno o sakè transgenico da Callisto...

Ma mai nessuno aveva rischiato la cella per un libro.

* * *

Non si usavano libri da quasi due secoli sia per la loro tendenza a deperire con l’umidità o ad essere distrutti dal fuoco e sia perché trasmettevano strane idee alla gente non sempre conformi ai progetti del Consiglio Interplanetario. Erano più controllabili e veloci i messaggi elettronici di un computer proiettati su un paio di occhiali video…!

Ingrid aveva già oltrepassato il limite legale nel momento in cui aveva riprogrammato Bob per ricevere il suo libro. Tanto valeva andare avanti e vedere che cosa avrebbe combinato questa volta il replicatore molecolare. La voce fredda del replicatore avvisava delle varie sequenze: "dati grassi inseriti…dati percentuale aroma fumo inseriti…rapporto magro-grasso inserito…schema tessuto adiposo specie "Sus domesticus" inserito…" E poi dopo qualche secondo di elaborazione: " struttura molecolare in elaborazione…attendere prego…DNA replicato conforme ai dati…" Era un buon segno per Ingrid: quando il replicatore confermava il DNA voleva dire che il passo successivo dal DNA alle proteine era vicinissimo dal realizzarsi… E infatti : "…struttura in elaborazione…struttura in elaborazione…! "

Ingrid non potè contenere la gioia immensa che scaturì da quel suo personale e privatissimo successo scientifico. Non si trattava della solita miniera di uranio scoperta su qualche luna di Giove, ma aveva replicato il grasso di un animale estinto da tanto tempo!

Durante le ore che trascorreva in compagnia del replicatore, Ingrid non amava essere avvolta dal silenzio ma spesso ascoltava, a volume basso per non farsi scoprire, un antichissimo compact disc pirata, ricevuto in regalo dal prodigo Bob, contenente tracce audio proibite di un cantautore siciliano del ventesimo secolo. Le parole di quelle "canzoni" (così venivano chiamati all’epoca gli audaci accostamenti tra musica e parola), pur appartenendo a culture e popolazioni scomparse, le sentì immediatamente scivolare sull’anima come carezze perché descrivevano sorprendentemente l’esistenza condizionata degli abitanti di Jupiter III:

"…Noi provinciali dell’Orsa Minore

alla conquista degli spazi interstellari

e vestiti di grigio chiaro

per non disperdersi…

Un capitano del centro impressioni

colto da esaurimento

venne presto mandato in esilio…"1

Ora che la pancetta affumicata aveva fatto la sua comparsa su quella fredda stazione spaziale affacciata sull’atmosfera di Giove, Ingrid poté attuare il completamento della sua ossessione culinaria: mangiare come gli uomini del ventesimo secolo.

Intanto il cd clandestino costruiva l’atmosfera giusta proiettando, sotto forma di musica, antiche visioni di mondi seppelliti eppure in un certo qual modo attuali:

"Migliaia di prigionieri immobili

costretti sulle macchine ai semafori

quando non c’è traffico per le vie del centro

solitario me ne vò per la città…" 2

E mentre tagliava la pancetta che emanava un odore stranissimo ma invitante:

"…No Time No Space

another Race of Vibrations

the Sea of the Simulation

keep your feelings in memories

I love you especially tonight…" 3

Un irrazionale brivido carnivoro si impossessò di Ingrid che rideva generosamente pensando alla faccia del Direttore del Reparto Anti-Nostalgia quando durante la pausa mensa lo si vedeva succhiare soddisfatto con la cannuccia i suoi frappé alla carne.

E intanto l’estinto siciliano incalzava cantando:

"…ma l’animale che mi porto dentro

non mi fa vivere felice mai

si prende tutto anche il caffè

mi rende schiavo delle mie passioni

e non si arrende mai e non sa attendere

e l’animale che mi porto dentro vuole te." 4

Utilizzando un laser a bassa potenza preso in prestito dai laboratori di fisica applicata delle scuole primarie della stazione, fece riscaldare l’acqua e quando vide delle strane bolle piene di vapore uscire dal recipiente metallico, capì che quello era il momento giusto per immergere la pasta nell’acqua. Quando ricomparvero le bolle di vapore gettò nell’acqua una pasticca di sale sintetico . La pancetta affumicata tagliata a pezzetti, il pomodoro tagliato e la cipolla tritata erano già stati cotti e il peperoncino aggiunto… Inserendo alcune equazioni di deviazione molecolare nel replicatore, aveva ricavato dal grasso animale anche "l’olio" in cui soffriggere la pancetta e gli altri ingredienti. Fra non molto avrebbe saputo tutto sulla leggenda del peperoncino e sugli strani effetti che provocava. Ed intanto, dagli altoparlanti del suo appartamento, altri sprazzi di quella musica primitiva:

"Innumerevoli stati d’assedio

propongono ricette per la vita

ma ho già l’astrologia babilonese.

Nel Medioevo rinascimentale

c’è chi cerca una liberazione

e c’è chi scopre un’altra particella." 5

Trascorsi alcuni minuti, la pasta era diventata più morbida e aveva il colorito come si vedeva dall’immagine del suo libro clandestino: poteva toglierla dall’acqua bollente. Sulla strana massa di "tubi cotti" Ingrid poté spargere la altrettanto strana massa di pomodori e pancetta…Nell’immagine sembrava ben mescolata e così la mescolò…Non restava che assaggiare! Con alcune pinze da laboratorio Ingrid prese una penna con un po’ di condimento e pose sulla sua giovane bocca vergine il risultato del suo strano esperimento. Masticò delicatamente come se stesse maneggiando le cariche esplosive che lei e i suoi colleghi usavano per estrarre i metalli dagli asteroidi. I suoi occhi si spalancarono atterriti e compiaciuti al tempo stesso e mentre stava per declamare la bontà della tanto agognata pancetta, si sentì invadere la bocca da un incendio di strana natura. Subito ricordò le parole del vecchio pilota sul peperoncino e con viva commozione sapeva che stava provando una cosa non accessibile a tutti.

Con un filo di voce e mentre le lacrime le scendevano sul viso Ingrid ordinò al replicatore: "acqua!"

© 2005 by Michele Nigro

1 Tratto da "Mondi lontanissimi" di F. Battiato – Emi 1985

2 Tratto da "Mondi lontanissimi" di F. Battiato – Emi 1985

3 Tratto da "Mondi lontanissimi" di F. Battiato – Emi 1985

4 Tratto da "Mondi lontanissimi" di F. Battiato – Emi 1985

5 Tratto da "Mondi lontanissimi" di F. Battiato – Emi 1985

 

MICHELE NIGRO, nato nel 1971, vive a Battipaglia (Sa) dal 1978. Si lancia nella vita pubblica, dopo anni di diari personali, quaderni e fogliettini volanti, redigendo dapprima, a distanza di sette anni dall’itinerante stesura originale, il diario odepòrico - Viaggio in Israele - che verrà pubblicato sul sito www.diari.it riscuotendo l’approvazione di pellegrini e avventurieri, e in seguito partecipando al XXXVI Premio Nazionale "Sìlarus" di Battipaglia, ricevendo una segnalazione per il racconto intitolato Le roselline di Persano pubblicato sul n. 233-234 della storica rivista battipagliese "Sìlarus" di Italo Rocco. La giuria del 18° Concorso Letterario Internazionale "Giovanni Gronchi" di Pontedera (PI) gli assegna il 3° premio per il racconto L’agenda. Alla VI edizione del Concorso Nazionale "Fauno d’oro" di Contursi Terme (Sa), si classifica al 2° posto con il racconto quasi fantascientifico Il poliziotto che amava i libri pubblicato sul volume collettaneo "Concerto" edito dalla casa editrice "Il Fauno". Interessato da sempre (la passione risalirebbe, stando ad alcuni studi di auto-psicanalisi, alla fine degli anni 70, quando una sera la madre gli spegne la televisione sul più bello durante la visione del film "Guerre Stellari" di G. Lucas: trauma che lo segnerà per il resto della vita!!!) alla narrativa e alla cinematografia fantascientifiche, partecipa alla Rassegna di letteratura fantascientifica "Strade Perdute", edizione 2004, e il suo lavoro viene selezionato per essere pubblicato sul secondo volume della collana di narrativa "Lost Highway Motel" edita da "Cut–up" di La Spezia. Insieme ad altri amici scrittori e poeti esordienti di Battipaglia, fonda - nel Dicembre 2003 - la rivista trimestrale di scrittura e letteratura "Nugae – scritti autografi" su cui pubblica narrativa (anche fantascientifica), recensioni, interviste e piccoli lavori di "sperimentalismo poetico" come nel caso di Odissea notturna e Cyberpoetry.